Mi è capitato di trovare su Facebook un post di un mio amico insegnante, profondamente deluso nei confronti della generazione contemporanea.

Questo post ha scatenato la solita ridda di voci pro e contro e naturalmente qualche richiamo a non generalizzare.

Identity by Photologic

Identity by Photologic. Licenza CC BY

Non generalizzare tuttavia non significa esimersi dal trovare delle peculiarità della generazione dei Digital Natives, poiché questa generazione ha caratteristiche completamente differenti dalle precedenti:

loro vivono in un periodo di accelerazione tecnologica che non ha precedenti nella storia dell’umanità.

Gli ultimi venti anni hanno avuto una evoluzione tecnologica superiore a quanto avvenuto negli ultimi quattordici secoli sia nelle forme di espressione culturale (vedi ad esempio YouTube e Wikipedia), sia nei mezzi di comunicazione interpersonale come  i social media.

E per questo motivo i paradigmi dei Digital Natives e la loro visione del mondo sono radicalmente differenti dalla generazione precedente, “la nostra” appunto.

Noi siamo figli della società di massa, caratterizzata dal paradigma del controllo e dei media di massa, loro sono figli della società digitale, caratterizzata dal paradigma della condivisione, del libero arbitrio e dell’innovazione.

Per comprendere questi modelli sociali, i loro protagonisti, dobbiamo guardare a quali contributi loro creano negli spazi di libertà che internet offre loro.

Loro sono i protagonisti della “creatività dilettante” (così come Chris Anderson ha definito le forme di espressione culturale autonome create su internet): la creatività dilettante non è necessariamente una creatività semplicistica.

Al contrario, la Creatività dilettante è una creatività fatta per pura passione. Nel tempo in cui scrivo questa risposta vengono caricati su YouTube più di 48 ore di video. Molti di questi video creano delle forme di creatività e di contaminazione di stili impensabili solo otto anni fa.

Io non insegno Letteratura ma se dovessi insegnare la letteratura dell’800 e del ‘900 lo farei tramite le produzioni dei nativi digitali in rete: alcune sono veramente meravigliose, altre meno, ma sono pur sempre frutto di passione.

Forse dovremmo guardare con un occhio più affascinato, esplorativo, appassionato YouTube oppure le comunità letterarie o i siti come www.anobii.com.

Gran parte di questi contenuti sono creati dai tanto vituperati Nativi Digitali.

Questa è cultura: almeno io la penso in questo modo. Forme di cultura impensabili per la nostra generazione che non aveva i mezzi che loro – i nativi digitali – hanno a disposizione.

Se poi andiamo a vedere ancora più in dettaglio cosa stanno realizzando utilizzando la rete, ci rendiamo conto che ciò che stanno costruendo è un diverso paradigma di democrazia, cultura e partecipazione. Non dico che sia necessariamente privo di errori per fascino del nuovismo, ma è più efficace del nostro nel rendere desueti i sistemi dittatoriali autoritari: basta guardare a cosa sta avvenendo in Costa d’Avorio, in Libia, in Egitto e in Tunisia.

La nostra generazione non è riuscita a fare vacillare l’Iran, Gheddafi, la Siria o la Costa d’Avorio, la loro sì. La nostra generazione è rimasta apatica e indifferente nei confronti delle atrocità della guerra di Bosnia. Loro, al contrario, non tacciono e  usano Twitter per esprimere il proprio dissenso.

Wikipedia, le Licenze Creative Commons, Twitter, I social Network, le community letterarie come Anobii.com sono esempi per me assolutamente emblematici di come ci sia un grande fervore culturale da parte dei Nativi Digitali.

La dicotomia tra noi e loro ha sempre meno senso e la trovo veramente improduttiva.

Io mi occupo di Social Media Marketing, ma sono sempre più convinto che sia in atto una vera e propria rivoluzione copernicana. E questo è solo l’inizio.

Mio figlio ha tre anni, è un nativo digitale, e quando crescerà, lui e la sua generazione dovranno assumersi grandi responsabilità su tematiche come la bioetica, l’ingegneria molecolare che cambieranno radicalmente gli esseri umani e i sistemi sociali almeno come li intendiamo oggi.

A me piace molto una frase di Lawrence Lessig – giurista statunitense, Fondatore della licenza Creative Commons e nel board della Electronic Frontiers Foundation.

“l’Attuale divario nel mondo è una separazione tra generazioni rispetto a una separazione tra nazioni”

E tu, quale futuro hai intenzione di costruire oggi?