Il nuovo web publishing determinerà la fine dei blogger? Alcune riflessioni su 2 articoli di Richard Macmanus e Anil Dash
Di Enrico GiubertoniAggiornato 5 minuti di lettura
Come sta cambiando il modo di condividere informazioni in rete? Le piattaforme tradizionali di blogging e i CMS sono in grado di soddisfare i bisogni sempre più pressanti di condivisione di informazioni degli utenti? Provo a fare una analisi partendo da due articoli molto interessanti.
Il primo articolo, 5 reasons why web publishing is changing (again), scritto da Richard MacManus su ReadWriteWeb, è stato trovato grazie allo Scoop.it del mio amico Pino Mauriello (che consiglio vivamente di seguire).
Il secondo articolo,Stop Publishing WebPages, di Anil Dash, analizza il perché il vecchio modello basato sulla supremazia dei CMS deve essere evoluto in direzione degli stream (ovvero delle piattaforme di StoryTelling, delle piattaforme di microblogging come Twitter, dei social network come Google+, Facebook e altro).
GoodBye blogger? GoodBye CMS?
Condivido in pieno l’analisi di Richard Macmanus sulla fine della leadership dei blogger nella condivisione dei contenuti e nel fatto che le nuove piattaforme di content curating consentono a chiunque di condividere informazioni.
Tramite i social network, lo story telling, il content curating si sta spezzando quel meccanismo per cui, per condividere contenuti (e opinioni) su internet si debba essere necessariamente autori e/o blogger professionali.
Non serve (più) essere blogger per poter condividere i propri pensieri.
Richard Macmanus parla indirettamente del tramonto della figura del blogger nel punto 1 dell’articolo intitolato appunto Publishing is getting more Casual.
Il termine casual utilizzato nel titolo è interessante poiché determina la fine della supremazia del ruolo dell’autore.
Il nuovo processo di pubblicazione è casual nel senso che è:
Meno oneroso dal punto di vista organizzativo/editoriale rispetto alla gestione di un processo organizzativo complesso come quello di curare la linea editoriale di un blog.
Meno tecnico: le nuove piattaforme di condivisione sono volutamente meno potenti di un blog, ma decisamente più facili da utilizzare.
Meno imperniato sulla “composizione dei contenuti”
Più orientato sulla condivisione dei propri ragionamenti, delle proprie riflessioni, delle proprie opinioni.
Non serve più essere blogger per condividere riflessioni.
Dalle pagine si passa agli stream nel senso di correnti di pensiero
Condivido l’opinione di Anil Dash quando sostiene che ha sempre meno senso per le organizzazioni concepire il proprio processo editoriale in termini di Web Pages da pubblicare sul proprio dominio.
Già il senso del termine Dominio (un castello chiuso di un dominus) e il termine pagina web danno l’idea di un modello editoriale superato …
… soprattutto se si pensa che gli utenti passano sempre più tempo a leggere stream nati da Facebook, Twitter, Tumblr.
Cambia l’approccio: dalla pagina allo stream
Cambia in modo copernicano l’approccio alla conoscenza.
Se nel web 2.0 si cercavano in siti, blog e domini, delle informazioni, nell’era dei social media la conoscenza viene aggregata e organizzata in stream.
Non ha più senso per l’utente basarsi su dei domini nei quali trovare le informazioni organizzate in pagine. L’utente cercherà le informazioni che gli interessano attraverso gli stream tematici che troverà in Facebook, twitter e altre risorse o social network.
È per questo motivo molto più efficace condividere degli stream, delle opinioni, delle notizie, delle conversazioni in uno stream pubblico come ad esempio Scoop.it, Tumblr, Twitter e altro.
Purtroppo – sottolinea Anil Dash – le aziende focalizzano (ancora) la propria produzione di contenuti su vecchi modelli del Web 2.0 basati ancora su CMS – Content Management System – sottovalutando il modello emergente degli stream.
Diamo più peso alle community, privilegiamo gli stream
Gli stream servono proprio a condividere ragionamenti, pensieri ed opinioni ed è quindi fondamentale ripensare la produzione di contenuti affinché sia basata sui modelli di lettura basati sugli stream.
Se vi interessa, trovate gli articoli di Richard Macmanus e di Anil Dash nel mio Scoop.it – Social Media: tricks and platforms
Domande frequenti
Perché non serve più essere blogger per condividere contenuti online?
Perché social network, storytelling e content curation hanno spezzato il meccanismo per cui bisognava essere autori o blogger professionali. Come osserva Richard MacManus, la pubblicazione è diventata casual: meno onerosa sul piano editoriale, meno tecnica, meno centrata sulla composizione dei contenuti e più orientata a condividere ragionamenti e opinioni.
I blogger scompariranno con il nuovo web publishing?
No, secondo me si trasformeranno. I blogger diventeranno più produttori di contenuti e meno curatori, mentre molti blogger insoddisfatti si tramuteranno in content curator ben più soddisfatti. Cambia il ruolo di chi pubblica, e finisce la supremazia dell’autore come unico titolare della condivisione.
Che differenza c’è tra pagine web e stream?
Le pagine web organizzano le informazioni dentro un dominio, un modello che richiama il castello chiuso di un dominus; gli stream aggregano la conoscenza in flussi tematici su piattaforme come Facebook, Twitter, Tumblr o Scoop.it. Nell’era dei social media l’utente cerca le informazioni negli stream, non nei domini.
Come dovrebbero cambiare le aziende la produzione di contenuti?
Dovrebbero smettere di ragionare solo in termini di pagine da pubblicare sul proprio dominio con un CMS (il software che gestisce i contenuti del sito). Come sottolinea Anil Dash, molte aziende sottovalutano il modello degli stream: occorre intercettare le community a cui indirizzare un contenuto e ripensare la produzione sui modelli di lettura basati sugli stream.