Area tematicaNorme, rischi e conformità
Il copyleft è il rovesciamento del copyright ideato da Richard Stallman negli anni Ottanta: usa gli strumenti del diritto d'autore per ottenere l'effetto opposto.
L'autore resta titolare dei diritti e concede a tutti di usare, modificare e ridistribuire l'opera, a una condizione: chi la ridistribuisce, modificata o no, deve concedere le stesse libertà alle stesse condizioni. Il nome gioca sul contrasto fra right (destra, ma anche diritto) e left (sinistra, ma anche lasciato): dal «tutti i diritti riservati» al «lasciato a tutti».
La conseguenza pratica è che la libertà dell'opera si trasmette lungo la catena delle versioni derivate, e nessuno può chiuderla in un prodotto proprietario. L'esempio più noto nel software è la GPL; nelle licenze Creative Commons il corrispettivo è la clausola SA (Share Alike, cioè condividi allo stesso modo).
Il copyleft si distingue dalle licenze permissive, come MIT o BSD, che chiedono soltanto di citare l'autore e lasciano libero chi riusa il codice di chiudere la propria versione.
Un esempio
Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un laboratorio chimico universitario pubblica con licenza CC BY-SA un manuale di sicurezza; un'azienda chimica lo adatta ai propri impianti e lo diffonde ai fornitori: la versione adattata esce con la stessa licenza, perciò chiunque potrà a sua volta migliorarla.
Enrico Giubertoni. Licenza CC BY-NC 4.0: puoi citarla, tradurla e adattarla con il nome dell'autore e il link, indicando se l'hai modificata. Per un uso commerciale scrivi a info@enricogiubertoni.com
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