Abbandono dei clienti
Altro nome di Customer churn
Glossario
Le parole di marketing, vendite, dati e organizzazione che portano valore all'impresa intesa come soggetto che apprende (cognitive company). Ognuna con definizione, esempio e gli articoli che la approfondiscono.
384 definizioni230.720 parole10 aree tematiche
214 articoli dal 2006
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Questo glossario, insieme all'intero sito, valorizza l'identità culturale e digitale dell'Unione Europea, privilegiando riferimenti ed esempi comunitari.
Abbandono dei clienti
Altro nome di Customer churn
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: cart abandonment, carrello abbandonato
L'abbandono del carrello (cart abandonment) indica le visite in cui un utente aggiunge prodotti al carrello di un e-commerce e lascia il sito senza completare l'acquisto.
Si misura come tasso: carrelli abbandonati su carrelli creati. Le cause citate più spesso sono i costi di spedizione scoperti all'ultimo passaggio, la registrazione obbligatoria e un pagamento complicato. Un tasso alto non indica sempre un difetto del sito, ma a una lettura più approfondita può rivelare un uso diverso del carrello, per esempio come promemoria per comprare poi in negozio. Per questo il dato va incrociato con quello degli altri canali prima di intervenire.
Esempio. Un e-commerce ha molti carrelli pieni e poche vendite. Incrociando i dati con quelli dei negozi si scopre che i carrelli abbandonati vengono soprattutto da chi abita vicino a un punto vendita, e lì completa l'acquisto.
Abilitazione della rete vendita
Altro nome di Sales enablement
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Account-based marketing, Marketing per conti nominati
L'ABM, sigla di account-based marketing (in italiano marketing per conti nominati), rovescia l'ordine abituale del lavoro commerciale: si scelgono per nome le imprese da conquistare e si costruisce per ciascuna un'azione dedicata, invece di raccogliere contatti da un pubblico ampio e filtrarli dopo.
Conviene quando poche decine di clienti fanno la maggior parte del fatturato, e chiede a Marketing e Vendite di lavorare sullo stesso elenco di nomi con lo stesso ordine di priorità. Il lavoro procede per passi: si definisce l'ideal customer profile, se ne ricava la target account list, e si misura l'interesse per azienda con il marketing qualified account invece che per singolo contatto. Il primo dialogo si apre con l'outbound marketing (telefonate, cold mailing, presentazioni da contatti comuni, eventi su invito), mentre l'inbound marketing resta utile per farsi trovare dalle aziende dell'elenco. Quando il programma continua dopo la firma, fino al rinnovo, prende il nome di account-based experience.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un fornitore industriale con poche decine di clienti possibili lavora su un elenco più che su un pubblico: ogni riga porta il nome dell'impresa da conquistare, il venditore che la segue e il motivo per cui quell'impresa dovrebbe cambiare fornitore. I materiali di marketing nascono per quelle righe, e il costo per contatto smette di essere la misura del lavoro.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Account-based experience
L'ABX, sigla di account-based experience, estende l'account-based marketing a tutto il rapporto con il cliente: oltre a conquistare l'azienda bersaglio, la segue dopo la firma con la stessa cura, fino al rinnovo e all'allargamento del contratto.
Mette nello stesso programma marketing, vendite e assistenza. Nasce dall'osservazione che nelle vendite fra imprese una parte rilevante dei ricavi arriva da clienti già acquisiti, e il lifetime value cresce quando l'esperienza dopo la vendita resta all'altezza della promessa.
Esempio. Un fornitore di servizi di manutenzione industriale, dopo il primo contratto con uno stabilimento, prepara ogni trimestre un resoconto dei fermi evitati per il direttore di produzione. Al rinnovo il cliente aggiunge un secondo sito.
Account-based experience
Altro nome di ABX (Account-based experience)
Account-based marketing
Altro nome di ABM (Account-based marketing)
Acquisto intelligente
Altro nome di Smart buying
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Annual contract value, Valore annuo del contratto
L'ACV, sigla di annual contract value, è il valore medio annuo di un contratto, calcolato dividendo il valore totale per gli anni di durata.
Si usa per contratti pluriennali e abbonamenti, e permette di confrontare clienti con durate diverse. Guida la scelta del modello commerciale: un ACV alto giustifica venditori dedicati e programmi di account-based marketing, un ACV basso chiede canali più automatici. Insieme al costo di acquisizione del cliente dice in quanto tempo un cliente ripaga ciò che è costato conquistarlo.
Esempio. Una società di servizi di manutenzione firma un contratto triennale da novantamila euro: l'ACV è di trentamila. Confrontato con un costo di acquisizione di quindicimila euro, il cliente ripaga la spesa commerciale in sei mesi.
adozione dell'IA
adozione dell'intelligenza artificiale
Altri nomi di AI adoption
AEO (Answer Engine Optimization)
Altro nome di GEO (Generative Engine Optimization)
Un agente di intelligenza artificiale è un sistema che riceve un obiettivo, sceglie da solo la sequenza di passaggi per raggiungerlo e usa gli strumenti dell'azienda, dalla posta elettronica al gestionale al magazzino, per eseguirli.
La distanza dall'automazione sta in chi sceglie il passaggio successivo, e sposta la domanda di governo: da «la regola è scritta bene?» a «fin dove può spingersi da solo, e chi se ne accorge se supera il confine?». Negli articoli di Enrico Giubertoni l'agente compare anche dall'altra parte del banco: il consumatore gli delega ricerca e confronto, e il brand si trova a parlare con una macchina che rappresenta il cliente.
Esempio. Un'impresa affida a un agente i solleciti di pagamento: legge lo scaduto nel gestionale, sceglie il tono, scrive al cliente e programma il richiamo. Finché nessuno ha messo per iscritto quali clienti l'agente può sollecitare da solo, il confine lo disegna il sistema un caso alla volta, e lo scopre chi legge il registro dopo l'incidente.
Area tematica Intelligenza artificiale
L'Agentic AI (agente di intelligenza artificiale) è uno strumento che riceve un obiettivo e lo porta a termine da solo, scomponendolo in passaggi e usando i software a cui ha accesso: calendario, posta, gestionale, sito di e-commerce.
Serve ad automatizzare le operazioni ripetitive e a svolgere compiti che richiedono un grado avanzato di decision making, cioè la capacità di scegliere fra alternative, con una supervisione umana ridotta.
Esempio. Verificare le disponibilità in agenda, proporre tre orari alla cliente su WhatsApp, prenotare l'appuntamento e inviare il link per l'acconto; oppure controllare il magazzino e riordinare un prodotto quando scende sotto la soglia.
AI
Altro nome di Intelligenza artificiale
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 1° agosto 2024 e applicabile per gradi.
Negli articoli di Enrico Giubertoni conta l'ordine in cui arrivano gli obblighi più della data d'entrata in vigore: l'articolo 50 sulla trasparenza dei contenuti generati colpisce già oggi l'impresa che li pubblica, mentre i doveri che la obbligherebbero a sapere quali sistemi girano in casa sua sono stati spostati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento (UE) 2026/1744. Prima arriva la responsabilità, la visibilità arriva sedici mesi dopo. È la prima legge organica al mondo sull'intelligenza artificiale, e la sua logica è il rischio: vieta le pratiche a rischio inaccettabile, come il punteggio sociale dei cittadini e la manipolazione che sfrutta le fragilità delle persone (divieti in vigore dal 2 febbraio 2025); sottopone a obblighi stringenti i sistemi ad alto rischio, come quelli usati per selezionare il personale o concedere un credito; chiede trasparenza ai sistemi a rischio limitato, come le chat e i contenuti generati; lascia libero il resto. Dal 2 agosto 2025 valgono gli obblighi per i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, quelli alla base degli assistenti generativi. Come il GDPR, si applica a chiunque offra sistemi nel mercato europeo, ovunque abbia sede.
Esempio. Un'azienda pubblica sul proprio sito un video promozionale con una voce generata artificialmente e non lo dichiara: la sanzione dell'articolo 50 arriva fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo ed è esigibile dal 2 agosto 2026. Gli obblighi che imporrebbero alla stessa azienda di sapere quali sistemi girano in casa sua sono altri, cioè i doveri degli articoli 26 e 27 su chi impiega un sistema ad alto rischio dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, e maturano il 2 dicembre 2027.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: adozione dell'intelligenza artificiale, adozione dell'IA
L'AI adoption (in italiano adozione dell'intelligenza artificiale) è il percorso con cui un'azienda porta l'intelligenza artificiale dentro i propri processi di lavoro.
Comprende la scelta degli strumenti, la formazione delle persone, le regole d'uso e la misura dei risultati, perciò riguarda l'organizzazione prima ancora della tecnologia. Gli articoli del sito insistono su un punto: l'adozione dovrebbe guardare oltre il risparmio di costi nel breve periodo. Quando la spinta arriva solo dal vertice e le persone operative restano con i loro dubbi, l'azienda crea uno scollamento interno; da qui discende la Shadow AI, cioè l'uso di strumenti di intelligenza artificiale fuori da ogni regola aziendale. Per questo motivo l'adozione si accompagna a una governance dell'IA e a una gestione del cambiamento che coinvolga chi userà davvero gli strumenti.
Esempio. Un'azienda produttrice di componenti meccanici parte da un solo processo, le offerte tecniche: sceglie lo strumento, forma l'ufficio commerciale, fissa le regole sui dati dei clienti e misura il tempo di risposta prima e dopo. Solo quando il processo regge passa al successivo.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Paralisi decisionale sull'AI, AI paralysis
L'AI decision paralysis (in italiano paralisi decisionale sull'intelligenza artificiale, detta anche in breve AI paralysis) è lo stato in cui i vertici di un'organizzazione non riescono a scegliere una strategia chiara per adottare l'intelligenza artificiale.
Non nasce dalla mancanza di informazioni, ma dal loro eccesso: la complessità, i rischi percepiti, la velocità con cui cambiano gli strumenti e la posta in gioco. È una forma della paralisi da analisi (analysis paralysis), e ricorda il paradosso della scelta descritto dallo psicologo Barry Schwartz (2004): più alternative ci sono, più è difficile sceglierne una. Ne derivano progetti fermi, occasioni perse e uno svantaggio competitivo che cresce mentre il mercato va avanti. Se ne esce riducendo la decisione: un caso d'uso, un perimetro, una misura di successo.
Un comitato valuta per un anno cinque piattaforme di intelligenza artificiale in attesa di quella definitiva, mentre un concorrente ne adotta una su un solo processo e impara.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Governo dell’intelligenza artificiale
L'AI governance è il modo in cui un'impresa stabilisce chi autorizza, chi controlla e chi risponde dei sistemi di intelligenza artificiale che usa.
Negli articoli di Enrico Giubertoni è una questione di architettura prima che di conformità alle norme, e la domanda ricorrente suona così: se il consiglio di amministrazione chiedesse oggi di dimostrare con prove inconfutabili che l'adozione dell'AI è un bene sotto controllo, la direzione saprebbe farlo? Chi rinuncia a costruirla cade nella paralisi da governance dell'AI, che è la conseguenza diretta del lavorare senza una guida: nessuno sa fin dove può spingersi, e i progetti restano fermi.
Esempio. In un'impresa manifatturiera tre reparti usano tre strumenti diversi, nessuno dei tre è passato dall'ufficio legale e nessuno ha un responsabile. Il governo dell'intelligenza artificiale comincia da una casella dell'organigramma con dentro un nome: il documento di linee guida viene dopo, e senza quel nome resta sulla scrivania.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Paralisi della governance dell'AI
L'AI governance paralysis (in italiano paralisi della governance dell'intelligenza artificiale) è la condizione dell'impresa che ha adottato l'intelligenza artificiale senza una guida e non sa dimostrare al proprio consiglio di amministrazione che quell'adozione è un patrimonio strategico e non una passività nascosta.
È una fragilità della direzione più che un problema tecnico: lo spazio fra ambizione e azione in cui si perde il vantaggio competitivo. Si distingue dall'AI decision paralysis, che blocca prima di adottare: qui l'adozione c'è già, spesso sotto forma di shadow AI, e manca chi ne risponde. L'AI Act europeo e la norma ISO/IEC 42001 rendono il problema concreto, perché chiedono di sapere quali sistemi girano in azienda e chi li controlla. Il primo passo per uscirne è misurare il punto di partenza reale.
Il consiglio chiede quanti strumenti di intelligenza artificiale usi l'azienda e con quali dati, e nessuno sa rispondere.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Alfabetizzazione all’intelligenza artificiale
L'AI literacy (in italiano alfabetizzazione all'intelligenza artificiale) è quanto le persone di un'organizzazione capiscono davvero dei sistemi che usano: che cosa il sistema sa fare, dove sbaglia, quali dati riceve, quali decisioni restano a una persona.
L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, la nomina in un solo punto, l'articolo 4, che dal luglio 2026 chiede di «adottare misure per sostenere lo sviluppo» di quella competenza e resta fuori dall'elenco degli obblighi sanzionati. Da qui discende il passaggio che Enrico Giubertoni mette in evidenza: l'unico articolo che tocca il terreno su cui cresce lo shadow AI (gli strumenti di intelligenza artificiale che le persone usano per lavorare fuori da ogni scelta e da ogni censimento dell'impresa) è privo di sanzione ed è appena stato ammorbidito.
Esempio. In un'azienda di distribuzione il responsabile commerciale fa riassumere le trattative aperte a un assistente e considera quel testo affidabile quanto un foglio di calcolo. Nessuno gli ha spiegato che è una previsione statistica da rileggere: l'alfabetizzazione mancante costa una riunione passata a discutere di un numero che il sistema ha inventato.
AI organization chart
Altro nome di Organigramma AI
AI Overview (in italiano panoramica generata dall'intelligenza artificiale) è la funzione con cui Google mostra, in cima ai risultati di ricerca, una risposta riassuntiva scritta dall'intelligenza artificiale, con i collegamenti alle fonti usate.
Nata come esperimento nel 2023 con il nome di Search Generative Experience, è stata lanciata negli Stati Uniti nel maggio 2024 e poi estesa ad altri paesi. Cambia il patto su cui si reggeva la ricerca: meno clic verso i siti per le domande semplici, più valore per i contenuti approfonditi e autorevoli, che hanno più probabilità di essere citati come fonte. È il terreno dell'ottimizzazione per le risposte generative.
Chi cerca «che cos'è il churn» legge la definizione direttamente in pagina, con accanto i siti da cui è stata presa.
AI paralysis
Altro nome di AI decision paralysis
Area tematica Intelligenza artificiale
AI slop (alla lettera «brodaglia da IA») indica i testi, le immagini e i contenuti generati in serie con l'intelligenza artificiale, piatti, ripetitivi e spesso pieni di errori, pubblicati senza un controllo umano.
Per un marchio il danno è di reputazione: chi legge riconosce il contenuto prodotto in serie e smette di fidarsi della fonte. Il rimedio è un passaggio di revisione con un responsabile, prima che il contenuto arrivi al cliente.
Esempio. Un'azienda di servizi finanziari pubblica ogni settimana dieci articoli generati con l'IA, tutti con la stessa struttura e qualche dato sbagliato. In pochi mesi le visite calano e i clienti iniziano a segnalarne gli errori.
AI strategic vision
Altro nome di Visione strategica dell'AI
AI washing
Altro nome di Washing
Alfabetizzazione all’intelligenza artificiale
Altro nome di AI literacy
L'algorithm economy (in italiano economia degli algoritmi) è la fase economica in cui il vantaggio competitivo viene da come gli algoritmi elaborano i dati per guidare le decisioni, più che dal possesso dei dati stessi.
L'espressione si è diffusa dal 2015 grazie alla società di analisi Gartner, che la presentava come il passo successivo all'economia dei big data (le grandi masse di dati). Il dato grezzo acquista valore quando un sistema lo trasforma in una scelta pertinente per il cliente: una raccomandazione, un prezzo, un messaggio al momento giusto. Da qui nasce il problema del governo degli algoritmi.
Due catene hanno gli stessi dati di vendita; vince quella il cui algoritmo propone a ogni cliente il prodotto che sta per finire nella sua dispensa.
L'allineamento fra Marketing e Vendite è l'insieme delle regole scritte con cui un'informazione passa da una funzione all'altra senza perdere valore, e serve a impedire che un'opportunità già pagata muoia nel tragitto.
Enrico Giubertoni lo misura nei passaggi invece che nelle riunioni: il Marketing risponde del volume dei contatti, le Vendite del fatturato chiuso, e il tratto che unisce i due numeri resta fuori dalla scheda obiettivi di entrambi, quindi nessuno lo presidia.
Esempio. Il marketing consegna alle vendite un contatto che ha già chiesto un preventivo, e nel passaggio resta indietro il contesto: che cosa aveva letto e con quale urgenza aveva scritto. Il venditore richiama tre giorni dopo e riparte dalla prima domanda, così la stessa qualificazione si paga due volte. Nessuno dei due reparti ha sbagliato il proprio pezzo: al pezzo in mezzo mancano un nome che ne risponda, un tempo entro cui prenderlo in carico e una prova che dimostri che è avvenuto.
Area tematica Intelligenza artificiale
L'allucinazione è la risposta che un sistema di intelligenza artificiale produce con tono sicuro e che risulta inventata: un dato sbagliato, una citazione inesistente, una fonte attribuita a chi non l'ha scritta.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il pericolo sta nella credibilità percepita più che nell'errore: man mano che questi sistemi entrano nei flussi di lavoro, chi li usa sopravvaluta l'affidabilità della risposta diretta e rinuncia alla verifica critica delle fonti. Mitigare quel rischio è un dovere di chi porta lo strumento in azienda, accanto alla trasparenza e al rispetto della riservatezza.
Esempio. Un venditore prepara l'offerta per un cliente industriale e chiede all'assistente quale direttiva europea regoli quel componente. Riceve un numero preciso, citato con sicurezza, che nella realtà non esiste. L'offerta parte, il cliente ha un ufficio tecnico, e la credibilità persa costa più delle ore risparmiate.
Area tematica Canali e strumenti
Always-on (in italiano sempre acceso) ha due significati legati fra loro. Riferito al consumatore, descrive la persona sempre connessa, che usa ogni giorno più dispositivi e piattaforme e si aspetta dalle aziende risposte immediate, esperienze personalizzate e la possibilità di passare da un canale all'altro, online e offline, senza ricominciare da capo.
Riferito al marketing, descrive la presenza continua della marca accanto a quella persona, che la assiste e la informa ogni giorno invece di comparire soltanto nelle campagne di lancio. Il secondo significato è la risposta al primo: le campagne a ondate, pensate per un pubblico che guardava la televisione a orari fissi, lasciano vuoti i giorni in cui il consumatore connesso cerca, confronta e decide.
Un marchio di elettrodomestici pubblica ogni settimana guide d'uso, risponde in chat anche la sera e manda un promemoria per la manutenzione, invece di concentrare tutto il budget nella campagna di Natale.
Amplifying Signal Advantage è la formula con cui Enrico Giubertoni riassume il proprio lavoro, e sta nel marchio accanto al suo nome: amplificare il vantaggio che nasce dai segnali.
In italiano si legge «amplificare il vantaggio di segnale», e dice una cosa precisa: il vantaggio non sta nel possedere i dati, che ormai possiedono tutti, ma nel leggerli prima degli altri e nel trasformarli in una decisione. Il lavoro consiste nell'allargare quella distanza.
Esempio. Due concorrenti ricevono lo stesso segnale, cioè un cliente storico che smette di chiedere preventivi. Il primo se ne accorge a fine trimestre leggendo il fatturato, il secondo la settimana dopo leggendo il gestionale: fra i due c'è un vantaggio di segnale, e amplificarlo significa renderlo sistematico invece che fortunato.
Area tematica Dati e infrastruttura
L'analisi dei dati (in inglese data analysis) è la lettura dei dati di acquisto, di comportamento e di contesto per anticipare un bisogno invece di aspettare che si manifesti.
Area tematica Dati e infrastruttura
L'analisi del traffico, in inglese analytics, è la misura di ciò che le persone fanno su un sito o dentro un'applicazione: da dove arrivano, quali pagine guardano, in quale punto si fermano.
Google Analytics è lo strumento più diffuso per farla, e il valore della misura dipende dall'uso a cui serve: gli stessi dati possono decidere quali contenuti scrivere la settimana successiva, oppure riempire un cruscotto che nessuno traduce in una decisione. Il secondo caso ha un nome nel lessico di Enrico Giubertoni, Analytical Inertia, e descrive i dati che crescono mentre le decisioni stanno ferme.
Esempio. Dai dati di traffico del blog aziendale si vede che un quinto degli articoli porta quattro quinti delle visite. Il calendario editoriale del trimestre successivo parte da quella lista invece che dalle idee emerse in riunione, e il reparto smette di produrre contenuti che nessuno cerca.
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
L'Analytical Inertia è la condizione dell'impresa che guarda il passato nei rapporti e spera che il futuro gli somigli. Enrico Giubertoni usa il termine per la reportistica fine a se stessa: cruscotti che descrivono e non fanno agire.
Esempio. Un'azienda avvia tre progetti pilota di intelligenza artificiale, ciascuno con il suo cruscotto, e nessuno cambia una decisione: è una nuova forma di Analytical Inertia travestita da innovazione.
Area tematica Persuasione
L'ancoraggio è l'effetto per cui la prima informazione ricevuta fissa il metro con cui si giudicano tutte le successive, anche quando quella informazione vale poco.
Negli articoli compare come bias di ancoraggio (in inglese anchoring bias, cioè la distorsione sistematica del giudizio prodotta dalla prima cifra o dal primo dato incontrato), fra le trappole che deformano l'analisi della concorrenza. Riconoscerlo è il primo passo per ridurne l'impatto sulle decisioni.
Esempio. Un venditore apre la trattativa con il listino pieno e poi concede il dieci per cento: il cliente valuta l'offerta a partire da quella prima cifra. Lo stesso prezzo finale, presentato subito come «prezzo netto», viene percepito come più alto.
Chris Anderson è un giornalista e saggista statunitense, direttore della rivista Wired dal 2001 al 2012, e uno degli autori che hanno spiegato l'economia di internet mentre prendeva forma.
Va distinto dall'omonimo curatore delle conferenze TED. Le sue idee principali sono tre libri: - «La coda lunga» (The Long Tail), nata come articolo su Wired nel 2004 e diventata libro nel 2006. Gli articoli del sito la riassumono così: il modello «dimostrò come il digitale potesse rendere economicamente sostenibile un'offerta quasi infinita di prodotti di nicchia». Il passaggio logico è questo: quando scaffale e magazzino costano quasi niente, tanti prodotti che vendono poco valgono insieme quanto i pochi successi; - «Free: The Future of a Radical Price» (2009), che il sito indica come «una base concettuale imprescindibile» per capire le forme del gratuito e progettare strategie freemium (il modello in cui il servizio base è gratuito e si pagano le funzioni avanzate); - «Makers» (2012), sulla manifattura digitale e sulla stampa tridimensionale che portano la produzione alla portata di piccoli gruppi. Il blog lo definisce autore di «uno dei libri fondamentali per vivere nel nuovo secolo».
Esempio. Un distributore di prodotti chimici di laboratorio mette online migliaia di reagenti rari che nessun magazzino fisico terrebbe: ciascuno vende poco, ma insieme fanno una parte del fatturato che il catalogo ridotto non raggiungeva. È la coda lunga di Anderson applicata a un mercato industriale.
Annual contract value
Altro nome di ACV (Annual contract value)
Area tematica Processo e organizzazione
L'antropologia digitale è lo studio di come culture e paesi diversi usano piattaforme e strumenti digitali. Va fatto prima di esportare in un mercato nuovo.
AOV (Average order value)
Altro nome di Scontrino medio
Area tematica Intelligenza artificiale
L'apprendimento automatico (in inglese machine learning) è la scienza di progettare sistemi che imparano dai dati e migliorano le proprie prestazioni su un compito nel tempo, senza essere programmati per ogni singola casistica.
È un sottoinsieme dell'intelligenza artificiale: l'intelligenza artificiale è l'ambizione di far esibire alle macchine facoltà cognitive umane, l'apprendimento automatico è il percorso più diffuso per arrivarci. Dove la programmazione tradizionale chiede regole precise per ogni azione, qui si forniscono al sistema grandi quantità di dati e algoritmi che ci trovano dentro le regolarità.
Esempio. Una catena di negozi dà al sistema tre anni di scontrini, e il sistema isola micro-segmenti che nessuno aveva mai definito: chi compra solo durante i saldi, chi torna ogni sei settimane, chi ha smesso dopo il cambio di insegna. La regola «cliente che torna ogni sei settimane» l'ha scritta il sistema leggendo i dati, e da lì nascono offerte molto più mirate.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Unsupervised learning
L'apprendimento non supervisionato (in inglese unsupervised learning) è la forma di apprendimento automatico in cui il sistema lavora su dati senza etichette, cioè senza che nessuno gli dica la risposta giusta.
Cerca da solo somiglianze, strutture e gruppi (cluster) nei dati. Si contrappone all'apprendimento supervisionato, in cui ogni esempio porta la sua risposta, e all'apprendimento per rinforzo, che impara da premi e penalità. Uno dei metodi più antichi e usati, il k-means, che divide i dati in un numero dato di gruppi, fu descritto da James MacQueen nel 1967. Nel marketing è lo strumento della segmentazione scoperta nei dati invece che decisa a tavolino.
Un modello divide i clienti in gruppi con abitudini di acquisto simili, che nessuno aveva definito prima.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Reinforcement learning
L'apprendimento per rinforzo (in inglese reinforcement learning) è la forma di apprendimento automatico in cui un agente impara per tentativi, agendo in un ambiente e ricevendo ricompense o penalità.
Con il tempo trova la strategia che rende massima la ricompensa complessiva. L'idea viene dalla psicologia del comportamento; la sua forma informatica è stata sistematizzata da Richard Sutton e Andrew Barto nel manuale Reinforcement Learning (1998). Il caso più noto è europeo: AlphaGo di DeepMind, società nata a Londra, che nel 2016 ha battuto il campione Lee Sedol al gioco del go. Lo stesso metodo, con il giudizio di persone come ricompensa, serve oggi a rendere utili e sicuri i modelli linguistici.
Un sistema che sceglie quale offerta mostrare a ogni visitatore e impara, dai clic e dagli acquisti, quale funziona meglio.
AR e VR sono le sigle di Realtà Aumentata (Augmented Reality) e Realtà Virtuale (Virtual Reality). Servono a far provare un prodotto al cliente che acquista o si informa a distanza, cioè senza contatto fisico con il prodotto.
La differenza: la Realtà Aumentata sovrappone elementi digitali al mondo reale inquadrato dalla fotocamera, e il rossetto appare sulle proprie labbra in tempo reale; la Realtà Virtuale sostituisce il mondo reale con un ambiente interamente digitale, in cui si entra di solito con un visore, per esempio un negozio o una cabina estetica ricostruiti in tre dimensioni.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice di macchine per il confezionamento manda al cliente un'applicazione di realtà aumentata: il responsabile di stabilimento inquadra il pavimento del reparto e vede la macchina in scala reale, con gli ingombri e i passaggi per i carrelli. Con un visore di realtà virtuale lo stesso cliente percorre la linea completa prima che esista, e le obiezioni sullo spazio emergono prima dell'ordine invece che durante il montaggio.
Area tematica Persuasione
Un archetipo è una figura ricorrente che il pubblico riconosce senza bisogno di spiegazioni: l'eroe e le altre figure di quel «linguaggio del mito» con cui Enrico Giubertoni raccoglie valori universali e simboli profondi che risuonano con l'inconscio collettivo.
Nei suoi testi ha due usi: i valori a cui attinge il racconto di marca, e la figura rappresentativa da cui nasce una target persona (il ritratto tipico del cliente a cui ci si rivolge). La selezione conta più della quantità: pochi archetipi che i reparti usano davvero valgono più di molti ritratti fermi su una presentazione.
Esempio. Un'azienda produttrice di infissi costruisce due ritratti di cliente: il geometra che ordina cento pezzi e la famiglia che ristruttura una volta nella vita. Sono due archetipi, e la rete di venditori li adopera perché sono pochi e riconoscibili.
Architettura dell'informazione
Altro nome di Struttura di un sito web
aritmometro di Odhner
Altro nome di Calcolatrice a ruota a pioli
Assistente di lavoro
Altro nome di Copilot
Area tematica Metriche e misurazione
L'attribuzione è la regola con cui un'impresa decide a quale canale, reparto o punto di contatto assegnare il merito di una vendita.
Diventa la giunzione in cui il denaro si perde quando quella regola resta implicita: finché l'origine del contatto e il luogo della consegna stanno in due registri diversi, l'attribuzione è un'opinione contro un'altra, e in consiglio vince chi parla per ultimo. La regola si scrive prima, e vale per tutti.
Esempio. Un cliente confronta il prezzo sullo smartphone mentre è dentro il negozio e poi compra online. Il gesto è uno, e dentro l'azienda la sua attribuzione è contesa fra due direzioni con due bilanci e due premi: la soluzione comincia da un'unica scrittura che conserva insieme l'origine del contatto e il luogo della consegna.
Augmentation
Altro nome di Aumento dell'intelletto umano
Augmented Reality
Altro nome di Realtà Aumentata
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Augmentation
L'aumento dell'intelletto umano è l'idea che il computer serva ad amplificare l'intelligenza delle persone per risolvere problemi complessi, in una collaborazione fra persone e macchine.
La formulò lo statunitense Douglas Engelbart nel 1962 nel saggio Augmenting Human Intellect, sulla scia di due visioni precedenti: il Memex immaginato da Vannevar Bush nel 1945 e la simbiosi fra persona e computer descritta da J. C. R. Licklider nel 1960. Per svilupparla Engelbart fondò l'Augmentation Research Center allo Stanford Research Institute, e nel 1968 mostrò in una sola dimostrazione pubblica il mouse, gli ipertesti e la videoconferenza. È l'antenato concettuale dell'intelligenza artificiale usata come copilota, e dell'idea di human-in-the-loop.
Un analista che usa l'intelligenza artificiale per esplorare in un'ora ipotesi che da solo avrebbe verificato in una settimana, tenendo per sé la decisione.
Area tematica Intelligenza artificiale
L'automazione è l'esecuzione di una regola scritta prima da una persona: il criterio lo sceglie chi scrive la regola, e la macchina lo applica.
Negli articoli di Enrico Giubertoni serve da termine di confronto per l'agentificazione (il passaggio a sistemi che scelgono da soli i passaggi con cui raggiungere un obiettivo assegnato), e l'errore di valutazione che ricorre è proprio confondere le due: all'agente si delega un'autonomia esecutiva di reazione dentro scopi definiti, mentre la visione, la strategia e la decisione che indirizzano quello scopo restano di una persona. Nel marketing prende la forma della marketing automation (l'automazione del marketing), cioè software che incrociano dati complessi per segmentare il pubblico, riconoscere quando un segmento è pronto all'acquisto e adattare di conseguenza i messaggi.
Esempio. Una banca collega il gestionale dei clienti alla piattaforma di invio e imposta una regola: chi apre un conto corrente riceve dopo venti giorni il messaggio sul piano di accumulo (l'investimento a piccole rate mensili). Il criterio lo ha scelto la responsabile Marketing, la macchina lo esegue, e la responsabilità di quel messaggio resta di chi ha scritto la regola.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: MAP (Marketing automation platform), Marketing automation
L'automazione del marketing, che negli articoli si chiama marketing automation, è l'uso di programmi basati su intelligenza artificiale, algoritmi e analisi del linguaggio per affidare alla macchina compiti di marketing ripetitivi: dividere i clienti per interesse, unire dati che arrivano da fonti diverse, far partire le campagne quando un segmento è pronto a comprare.
Il risultato dipende da come l'impresa ha disegnato i propri flussi prima di comprare lo strumento: due aziende con la stessa piattaforma ottengono esiti diversi, perché ciascuna vi ha versato la propria definizione di contatto e di conversione.
Esempio. La piattaforma registra un contatto quando qualcuno scarica un documento, mentre la rete vendita chiama contatto soltanto chi ha chiesto un preventivo. In consiglio i due numeri si contraddicono e la discussione sull'attribuzione (quale canale si prende il merito di una vendita) diventa un'opinione contro un'altra. Prima si ridisegna il confine fra Marketing e Vendite, poi si configura la piattaforma.
Area tematica Persuasione
L'autorevolezza (in inglese authority) è il credito riconosciuto a chi parla, e nasce dalla competenza dimostrata e dalla coerenza fra ciò che si dice e ciò che si fa.
Vale per le persone e per i siti: un venditore autorevole conosce a fondo il prodotto e gestisce le obiezioni con professionalità, e un sito autorevole su un tema passa quel credito alle proprie pagine, tanto che i motori di ricerca e i sistemi di intelligenza artificiale lo scelgono come fonte.
Esempio. In un punto vendita l'addetto che conosce a fondo il prodotto, propone soluzioni su misura e gestisce le obiezioni con professionalità costruisce un'autorevolezza professionale da cui nasce un rapporto più solido con il pubblico, e si vede nel rendimento complessivo del negozio e nella lealtà del cliente. Sul sito, gli approfondimenti collegati fra loro attorno a una pagina pilastro (in inglese pillar page, la pagina che copre l'argomento per intero) concentrano l'autorevolezza su un argomento e la distribuiscono alle pagine collegate.
Availability bias
Altro nome di Bias della disponibilità
Area tematica Canali e strumenti
Un avatar è la figura digitale con cui una persona si rappresenta in un ambiente virtuale: un personaggio tridimensionale in un metaverso o in un videogioco, un'immagine del profilo, una versione animata di sé.
La parola viene dal sanscrito avatāra, «discesa», che nella tradizione induista indica l'incarnazione di una divinità sulla terra. Il senso digitale nasce con il gioco online Habitat di Lucasfilm (1986) e si diffonde con il romanzo Snow Crash di Neal Stephenson (1992), dove gli avatar abitano il metaverso. Per un marchio l'avatar è anche un cliente da vestire e da servire: moda e cosmetica vendono capi e trucchi digitali pensati per lui. Fuori dal mondo dei videogiochi, però, questo genere di esperienze non è ancora riuscito a entrare stabilmente nei processi di marketing delle imprese.
Una persona entra in una piattaforma di gioco con il suo avatar e compra per lui una giacca digitale di un marchio di moda, identica a quella in vendita nei negozi.
aziendalese
Altro nome di Jargon (gergo aziendale)
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Business to business
B2B, sigla di business to business, indica la vendita di prodotti o servizi da un'azienda a un'altra azienda. Rispetto alla vendita ai privati ha cicli di acquisto più lunghi, più persone coinvolte nella decisione, importi più alti e rapporti che durano anni.
Per queste caratteristiche nel B2B contano strumenti come l'ideal customer profile, l'account-based marketing e l'allineamento fra marketing e vendite, e il valore di un cliente si legge nel lifetime value più che nel singolo ordine.
Esempio. Un'azienda produttrice di valvole industriali vende a costruttori di impianti. Ogni commessa passa dall'ufficio tecnico, dagli acquisti e dalla direzione, richiede sei mesi e porta ordini ripetuti per dieci anni.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Business to consumer
B2C, sigla di business to consumer, indica la vendita di prodotti o servizi da un'azienda ai privati. Rispetto al B2B (business to business) ha decisioni più rapide, spesso prese da una persona sola, importi più bassi e numeri di clienti molto più grandi.
Per questo nel B2C pesano i canali di massa, la DEM, la pubblicità e il tasso di conversione dei negozi fisici e digitali.
Esempio. Un istituto di credito offre lo stesso conto sia alle imprese sia alle famiglie. Per le famiglie l'apertura avviene in dieci minuti dall'app, per le imprese passa da un colloquio con il gestore: due percorsi diversi per lo stesso prodotto.
Bandwagon effect
Altro nome di Effetto carrozzone
Battimenti binaurali
Altro nome di Suoni binaurali
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Business development representative
Il BDR, sigla di business development representative, è la figura commerciale dedicata alla ricerca attiva di clienti nuovi: individua le aziende, trova i decisori, apre il dialogo con telefonate, messaggi e cold mailing.
Lavora sull'outbound marketing, mentre il sales development representative gestisce più spesso i contatti che arrivano dal marketing. Nei programmi di account-based marketing il BDR lavora sulla target account list e porta le aziende bersaglio fino al primo incontro.
Esempio. Un'azienda produttrice di imballaggi tecnici vuole entrare nel settore farmaceutico, dove non ha clienti. Un BDR mappa sessanta aziende, individua per ciascuna il responsabile degli acquisti e della qualità, e in tre mesi porta i venditori a nove incontri.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Il BeautyTwin è un assistente predittivo basato su un gemello digitale della pelle, che anticipa i bisogni prima che diventino visibili.
Area tematica Metriche e misurazione
Un benchmark è un caso o uno standard di riferimento con cui confrontare la propria pratica.
BI
Altro nome di Business intelligence
Area tematica Norme, rischi e conformità
I bias algoritmici sono i preconcetti incorporati in un algoritmo. Non sono semplici errori tecnici: l'algoritmo è progettato da esseri umani e addestrato su dati prodotti da esseri umani, e ne eredita i pregiudizi.
Il risultato sono risposte sistematicamente distorte a danno di alcuni gruppi.
Esempio. Se la ricerca «donna» restituisce quasi solo immagini di donne bianche caucasiche, l'algoritmo ha identificato il concetto di donna con uno solo dei suoi gruppi. In qualunque valutazione automatica lo stesso meccanismo penalizza chi assomiglia poco ai casi del passato su cui il modello ha imparato.
Area tematica Persuasione
conosciuto anche come: Euristica della disponibilità, Availability bias
Il bias della disponibilità (o euristica della disponibilità, in inglese availability bias) è la tendenza a giudicare più probabile un evento quanto più è facile ricordarlo, perché recente, frequente nelle notizie o carico di emozione.
Lo hanno descritto gli psicologi israeliani Amos Tversky e Daniel Kahneman nel 1973, dentro il programma di ricerca sulle scorciatoie mentali (euristiche) che ha fondato l'economia comportamentale. Porta a sopravvalutare i rischi vistosi e a sottovalutare quelli silenziosi, ed è la ragione per cui un caso raccontato bene pesa più di una statistica.
Dopo la notizia di un attacco informatico a un concorrente, un'azienda sposta tutto il budget sulla sicurezza e trascura il calo lento dei clienti.
Il bias di conferma (in inglese confirmation bias) è la tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni che confermano ciò che si pensa già, trascurando quelle che lo smentiscono.
Lo ha messo in luce lo psicologo britannico Peter Wason con i suoi esperimenti degli anni Sessanta; Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia nel 2002, ne ha raccontato il ruolo nelle decisioni in Pensieri lenti e veloci (2011). In Italia sui bias nelle decisioni di marketing e nel rapporto con gli algoritmi ha lavorato Andreina Mandelli. Nelle imprese porta a leggere i dati come prova della strategia scelta e a ignorare i segnali deboli di un cambiamento; gli algoritmi dei social lo amplificano, perché mostrano a ciascuno ciò che conferma i suoi gusti.
I dirigenti di Blockbuster trovarono nei dati la conferma che il noleggio in negozio fosse insostituibile, e non diedero peso al fastidio dei clienti per penali e film non disponibili.
Area tematica Dati e infrastruttura
conosciuto anche come: Catena di blocchi, Registro distribuito
La blockchain (in italiano catena di blocchi) è un registro digitale condiviso fra molti computer, in cui le informazioni si scrivono in blocchi collegati uno all'altro e non si possono più cancellare o modificare di nascosto.
L'immagine più semplice è un quaderno dei conti di cui ogni partecipante tiene una copia identica: ogni nuova riga viene controllata da tutti prima di essere scritta, e se qualcuno prova a cambiare una riga vecchia nella sua copia, le altre copie lo smentiscono subito. Per questo non serve un'autorità centrale, come una banca o un notaio, a garantire che il registro sia vero: lo garantisce il fatto che è in mano a tutti. Ogni blocco porta un'impronta digitale (hash) del blocco precedente, e cambiarne uno spezzerebbe la catena. L'idea di marcare documenti digitali in una catena è di Stuart Haber e W. Scott Stornetta (1991); la prima blockchain funzionante nasce nel 2009 con Bitcoin, la moneta digitale descritta nel 2008 da un autore rimasto anonimo, Satoshi Nakamoto. Nel 2015 Ethereum, ideata da Vitalik Buterin, aggiunge i contratti intelligenti (smart contract), piccoli programmi che eseguono un accordo da soli quando si verificano le condizioni. L'Unione Europea sviluppa dal 2018 una propria infrastruttura, EBSI (European Blockchain Services Infrastructure), per certificare diplomi e documenti pubblici fra i paesi membri. Oltre alle monete digitali serve dove più soggetti che non si conoscono devono fidarsi dello stesso dato: la tracciabilità di una filiera, un titolo di studio, un certificato di autenticità.
Una bottiglia di vino porta un codice: inquadrandolo, il cliente vede su una blockchain la vigna, la data della vendemmia e ogni passaggio fino allo scaffale, registrati dai diversi attori della filiera e che nessuno di loro può ritoccare dopo.
Bottom of funnel
Altro nome di TOFU, MOFU, BOFU
Area tematica Canali e strumenti
Il brand come piattaforma è il marchio che diventa un unico punto di riferimento per il cliente, perché raccoglie in un ambiente coerente informazioni, servizi, assistenza e relazioni.
Il marchio orchestra ogni punto di contatto, digitale e fisico, e passa dal promuovere prodotti al costruire un ecosistema che accompagna il cliente. Enrico Giubertoni ha sviluppato il concetto nei suoi lavori sulle strategie digitali nella cosmesi, dove il marchio della bellezza diventa il luogo in cui la cliente trova diagnosi, consiglio, prova virtuale e comunità, prima ancora del prodotto.
Un marchio sportivo la cui app registra gli allenamenti, propone programmi, organizza eventi e vende l'attrezzatura adatta.
La brand equity (in italiano valore della marca) è il valore che un marchio aggiunge a un prodotto o a un servizio, rispetto allo stesso prodotto senza quel marchio.
Nasce dalla percezione e dall'esperienza del consumatore: notorietà, qualità percepita, associazioni, fedeltà. David Aaker, che la teorizzò nel libro Managing Brand Equity (1991), la descrive come un insieme di attività e di passività legate al marchio, che possono aggiungere o togliere valore all'offerta; Kevin Lane Keller nel 1993 l'ha letta dal lato del cliente, come la differenza che la conoscenza del marchio produce nella sua risposta. Si misura con il prezzo in più che il cliente accetta di pagare, con la fedeltà e con la resistenza alle crisi.
Due trapani con le stesse caratteristiche tecniche, usciti dalla stessa fabbrica: quello del marchio noto si vende a un prezzo più alto e con meno sconti.
Area tematica Processo e organizzazione
Il brief è il documento che fissa gli obiettivi e i requisiti di un nuovo prodotto prima della formulazione.
Brunsviga è il marchio delle calcolatrici meccaniche costruite dalla Grimme, Natalis & Co. di Braunschweig, in Germania, e prende il nome dalla forma latina della città.
Sono calcolatrici a ruota a pioli: l'azienda ottiene in licenza alla fine dell'Ottocento il progetto di Willgodt Theophil Odhner, e il suo ingegnere Franz Trinks lo migliora fino a renderlo adatto alla produzione su larga scala. Nel 1921 l'azienda diventa una società per azioni, e il nome Brunsviga copre una famiglia di modelli diffusi negli uffici tedeschi ed europei per buona parte del Novecento. Fra questi: - la Brunsviga Trinks MR, il modello in formato ridotto degli anni della Prima guerra mondiale; - la Brunsviga 13, prodotta fra gli anni Venti e la Seconda guerra mondiale. Dal 1922 al 1927 la vicina Rema Patent, anch'essa di Braunschweig, si unisce di fatto alla casa, e alcuni suoi modelli escono con il marchio Brunsviga. È uno dei nomi europei più noti delle tecnologie dell'intelligenza meccaniche.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un istituto di credito tedesco degli anni Trenta calcola gli interessi dei conti a fine trimestre: ogni impiegato ha sulla scrivania una calcolatrice a manovella, e la parola Brunsviga sul coperchio basta a indicare il tipo di macchina, come accadrà poi con il nome di una marca di computer.
Area tematica Intelligenza artificiale
La Brunsviga 13 è un modello di calcolatrice a ruota a pioli della Brunsviga, costruito dalla Grimme, Natalis & Co. di Braunschweig.
Secondo il Rechnerlexikon la produzione va dal 1927 al 1943, e i modelli di prima della guerra escono sempre in livrea nera; il verde arriva con le versioni del dopoguerra. È una macchina da scrivania con tre elementi che ne spiegano l'uso in ufficio: - le levette di impostazione, una per cifra, che fanno sporgere i pioli dei dischi; - il carrello mobile, che porta il registro dei risultati e il contatore dei giri e si sposta di una posizione per moltiplicare per dieci; - la manovella laterale, che si gira in avanti per sommare e all'indietro per sottrarre. Il meccanismo è quello ideato da Willgodt Theophil Odhner e sviluppato in Germania da Franz Trinks, e appartiene alle tecnologie dell'intelligenza che hanno portato il calcolo meccanico negli uffici prima del computer.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Il contabile di un'azienda chimica degli anni Trenta divide il costo di un lotto per i chili prodotti: imposta il costo con le levette, sposta il carrello e gira la manovella all'indietro finché sente il campanello, poi legge il quoziente nel contatore dei giri.
Area tematica Intelligenza artificiale
La Brunsviga Trinks MR è un modello di calcolatrice a ruota a pioli della Brunsviga, costruito dalla Grimme, Natalis & Co.
di Braunschweig dal 1916 al 1924. La sigla MR sta per Miniature Rechenmaschine, cioè «calcolatrice in miniatura»: è una versione in formato ridotto delle macchine da scrivania della casa. Il nome Trinks rimanda a Franz Trinks, l'ingegnere che sviluppò i modelli a pioli dell'azienda sul progetto di Willgodt Theophil Odhner. Secondo il Rechnerlexikon la dicitura Trinks-Brunsviga è un'aggiunta al nome voluta per sottolineare la qualità delle macchine, perciò trovarla scritta su un esemplare non identifica una variante. Il modello appartiene alle tecnologie dell'intelligenza meccaniche ed è precedente alla Brunsviga 13.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera degli anni Venti manda il suo ispettore a controllare i conti delle filiali: una calcolatrice compatta entra nella valigia e lo segue di città in città, dove una macchina da scrivania resterebbe in sede.
Area tematica Processo e organizzazione
Il budget è la quota di risorse che un'azienda assegna a un'attività in un periodo, e nel marketing è soprattutto una decisione di allocazione: quanto va a ciascun canale e quanto alle competenze da costruire.
La cifra da sola dice poco, perché avere un budget non garantisce di allocarlo bene: la resa dipende dalla capacità del team che lo guida. Negli articoli la scelta ricorrente riguarda la destinazione: meno spesa per interrompere il consumatore con la pubblicità tradizionale e più per accompagnarlo e assisterlo.
Esempio. Nel quarto trimestre la direzione alloca il budget dell'anno successivo e ci mette una voce per la formazione sui nuovi strumenti, intelligenza artificiale compresa. La stessa somma spesa tutta in spazi pubblicitari compra dodici mesi di visibilità; spesa in parte sulle competenze del team lascia una capacità che resta anche l'anno dopo.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il bundling dinamico è la composizione automatica di una routine di più prodotti, costruita sui dati della singola persona.
Business development representative
Altro nome di BDR (Business development representative)
La business intelligence (BI, alla lettera «intelligenza d'impresa») è l'insieme di metodi e strumenti che raccolgono i dati prodotti dai diversi reparti di un'azienda, li mettono in relazione e li mostrano in cruscotti e rapporti utili a decidere.
Il termine nel senso moderno lo usa per primo Hans Peter Luhn, ricercatore di IBM, nell'articolo «A Business Intelligence System» del 1958; lo diffonde alla fine degli anni Ottanta Howard Dresner, analista di Gartner. Il suo valore sta nell'incrocio dei dati. Il dato di un solo reparto racconta metà della storia, mentre la BI mette accanto, per esempio, le vendite dell'e-commerce e quelle dei negozi fisici, e mostra comportamenti che nessun reparto vede da solo.
Esempio. Un marchio europeo con e-commerce e negozi incrocia i dati dei due canali e scopre che chi abita vicino a un negozio usa il carrello online come promemoria e poi compra in negozio.
Business to business
Altro nome di B2B (Business to business)
Business to consumer
Altro nome di B2C (Business to consumer)
Area tematica Processo e organizzazione
La business unit (in italiano unità di business) è una divisione dell'impresa con prodotti, clienti e conti propri, guidata da un responsabile che ne risponde in termini di ricavi e margini.
Nelle imprese organizzate per business unit ogni unità tende a scegliere strumenti e metodi suoi: è lì che nascono i dati che l'azienda possiede e non trasforma in decisioni, e i disallineamenti tra reparti che rallentano il lavoro comune.
Esempio. Un gruppo chimico ha tre business unit: vernici, adesivi e additivi. Ognuna ha il suo listino, la sua forza vendita e il suo bilancio, e ognuna ha adottato un diverso assistente di IA.
Buyer persona
Altro nome di Persona buyer
Buzz
Altro nome di Buzz marketing
Il buzz marketing è la strategia che punta a far parlare le persone di un marchio o di un prodotto, e a lasciare che la conversazione si diffonda da sola, di persona e in rete.
Il buzz (in inglese il ronzio) è quel brusio di entusiasmo. Lo ha descritto per primo in modo organico Emanuel Rosen nel libro The Anatomy of Buzz (2000), che studia come il passaparola corre nelle reti di relazioni. Funziona quando nasce da un'esperienza condivisa che merita di essere raccontata, perché il passaparola influenza le decisioni di acquisto più della pubblicità; si distingue dal marketing virale, che punta su un singolo contenuto da far girare.
Un lancio a sorpresa riservato a pochi invitati, che raccontano l'evento ai loro contatti prima dell'annuncio ufficiale.
CAC
Altro nome di Costo di acquisizione del cliente (CAC)
calcolatrice a pioli
Altro nome di Calcolatrice a ruota a pioli
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: aritmometro di Odhner, calcolatrice a pioli
La calcolatrice a ruota a pioli (in inglese pinwheel calculator) è una calcolatrice meccanica che imposta ogni cifra facendo sporgere da un disco da zero a nove pioli.
Girando la manovella, i pioli sporgenti fanno da denti e fanno avanzare la cifra corrispondente nel registro dei risultati. Secondo John Wolff tutte le macchine di questo tipo derivano, chi più chi meno, dai progetti di Willgodt Theophil Odhner degli anni 1870-1880, perciò si chiama anche aritmometro di Odhner. Il funzionamento si capisce in quattro parti: - l'impostazione: per ogni cifra c'è un anello con una levetta; girandola, una rampa spinge fuori o ritira i pioli del disco; - la somma e il riporto: a ogni giro i pioli fanno avanzare le ruote numerate, e quando una ruota passa da nove a zero il riporto della decina passa alla ruota successiva, a cascata; - il contatore: conta i giri della manovella, ed è così che si leggono il moltiplicatore di una moltiplicazione o il quoziente di una divisione; - la sottrazione: si gira la manovella al contrario. Rispetto al tamburo a gradini di Leibniz, il sistema usato dalle macchine precedenti, la ruota a pioli occupa molto meno spazio, e da qui discende il suo successo negli uffici. È fra le tecnologie dell'intelligenza più diffuse prima del computer: ne nascono le famiglie Original-Odhner e Brunsviga, quest'ultima sviluppata in Germania da Franz Trinks.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Nell'ufficio contabile di un'azienda chimica degli anni Trenta l'impiegato imposta l'importo di una fattura girando le levette, poi dà tre giri di manovella: il registro mostra il triplo, e il contatore conferma che i giri sono stati tre.
calcolatrice Brunsviga
Altro nome di Brunsviga
calcolatrice Triumphator
Altro nome di Triumphator
calcolatrici meccaniche e macchine per scrivere
Altro nome di Tecnologie dell'intelligenza
Call to action
Chiamata all’azione
Altri nomi di CTA (Call to action)
carrello abbandonato
cart abandonment
Altri nomi di Abbandono del carrello
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il cash flow, cioè il flusso di cassa, è la liquidità che entra ed esce dall'impresa nell'attività quotidiana.
Area tematica Persuasione
Il caso di studio (in inglese case study) è il racconto documentato di un intervento reale, con lo scenario di partenza, le scelte compiute e i risultati verificabili.
Regge come prova quando porta numeri e fonti che chi legge può controllare, e mostra un metodo al lavoro.
Esempio. Un corso di formazione digitale del 2010 diventa un caso di studio perché il verbale della commissione esaminatrice registra un fatto misurabile: la maggior parte degli stage proseguì come collaborazione oltre il termine previsto, condizione che gli accordi non contemplavano. Il documento rende il risultato controllabile da chi legge, e la lezione trasferibile a un'altra organizzazione.
Catena di blocchi
Altro nome di Blockchain
CC
Altro nome di Creative Commons
Cerchio d'oro
Altro nome di Golden Circle
Area tematica Canali e strumenti
Un chatbot è un programma che risponde automaticamente in conversazione scritta, di solito alle domande frequenti.
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Previsione dell'abbandono
La churn prediction (in italiano previsione dell'abbandono) è l'uso di un modello predittivo per stimare quali clienti stanno per smettere di comprare o per disdire un servizio.
Il modello legge segnali come il calo degli acquisti, le richieste all'assistenza o il minore uso del servizio, e assegna a ogni cliente una probabilità di abbandono. Nata nelle telecomunicazioni e nelle banche, dove i clienti hanno un contratto e l'abbandono si vede nel giorno della disdetta, oggi si usa in ogni settore in abbonamento. Serve a intervenire prima che il cliente se ne vada, con azioni di fidelizzazione mirate, e il suo valore si misura sul valore del cliente nel tempo che salva.
Una compagnia telefonica chiama con un'offerta dedicata i clienti che il modello segnala a rischio.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il ciclo di vendita (in inglese sales cycle) è il tempo che passa dal primo contatto alla firma del contratto. Enrico Giubertoni lo tratta come un numero da ricalcolare sui contratti chiusi negli ultimi dodici mesi, perché la durata che l'organizzazione ripete in riunione e quella che i contratti raccontano sono quasi sempre due numeri diversi, e la distanza fra i due misura quanta previsione poggia sull'abitudine invece che sui dati.
Esempio. In un'azienda di servizi industriali la direzione commerciale dichiarava un ciclo di vendita fra i sei e i trentasei mesi, e quella cifra spiegava perché i contatti generati restassero senza esito. I contratti effettivamente firmati raccontavano meno di due mesi: i contatti lenti restavano fermi, e chi comprava lo faceva in fretta.
cilindro a gradini
Altro nome di Tamburo a gradini
Il citizen journalism (in italiano giornalismo partecipativo o dei cittadini) è l'informazione prodotta da cittadini comuni, spesso testimoni diretti, che con uno smartphone e una connessione diventano fonti primarie di notizie.
Il primo grande esperimento è sudcoreano: OhmyNews, fondato nel 2000 da Oh Yeon-ho con il motto «ogni cittadino è un reporter». Il giornalista statunitense Dan Gillmor ne ha fatto la teoria in We the Media (2004), e Jay Rosen ha parlato nel 2006 delle «persone un tempo note come pubblico». Lo tsunami dell'Oceano Indiano del 2004 e gli attentati di Londra del 2005 sono stati raccontati prima dai testimoni che dalle redazioni; in Italia accadde nelle ore del terremoto dell'Aquila del 2009. Arriva prima dei giornalisti di professione, ma senza la loro verifica: per questo convive con il rischio di notizie false, e ha spinto le redazioni a creare squadre dedicate a verificare i contenuti degli utenti.
Nelle ore successive al terremoto dell'Aquila del 2009 i primi aggiornamenti arrivarono dai residenti, non dalle redazioni.
Area tematica Norme, rischi e conformità
Un claim è un'affermazione pubblicitaria sulle prestazioni di un prodotto, soggetta a verifica e a norme.
clamore mediatico
Altro nome di Hype
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La clean beauty è l'orientamento verso formule con ingredienti percepiti come sicuri, trasparenti e sostenibili.
Click-to-open rate
Altro nome di CTOR (Click-to-open rate)
CLV (Customer lifetime value)
Altro nome di Valore del cliente nel tempo
CMP
Cosmetics Marketing Plan
Altri nomi di Cosmetica Marketing Plan
Il Codice della proprietà industriale, abbreviato CPI, è la legge italiana (d.lgs. 10 febbraio 2005, n. 30) che riunisce le regole su marchi, brevetti, disegni e segreti commerciali.
Per chi usa l'IA in azienda conta soprattutto l'articolo 98: un'informazione riservata è tutelata come segreto commerciale solo se l'azienda l'ha protetta con misure ragionevolmente adeguate a mantenerla segreta. Ne consegue che la tutela dipende dalle regole che l'azienda si è data e sa dimostrare.
Esempio. Un'azienda chimica custodisce le formule dei propri additivi. Se un tecnico ne incolla una in una chat di IA pubblica, e l'azienda non ha mai fissato una regola su questi strumenti, in giudizio sarà più difficile sostenere che quella formula era protetta.
Il coinvolgimento (in inglese engagement) è la somma delle reazioni con cui un pubblico risponde a un contenuto: like, commenti, condivisioni, salvataggi, tempo passato a guardare.
Negli articoli di Enrico Giubertoni conta la sua profondità più della sua quantità: il tono dei commenti e la loro articolazione dicono di un pubblico cose che il conteggio delle interazioni lascia fuori. È un indicatore quantitativo che risponde alla domanda «quanto è coinvolto il mio target», e il perché sta nei dati qualitativi.
Esempio. Una community aziendale misura il proprio successo su follower, like e impressioni, e i numeri salgono ogni mese. Passando a misurare coinvolgimento attivo, sentiment (il tono, favorevole o ostile, di ciò che il pubblico scrive), ritorno dei membri e qualità delle interazioni, la stessa community mostra dove il legame è davvero relazionale e dove è rimasto transazionale.
Cold email
Altro nome di Cold mailing
Il cold mailing è l'invio di email individuali a persone che non conoscono ancora il mittente, scelte una per una per ruolo e azienda.
Ogni messaggio cita il destinatario e il suo problema, e di solito fa parte di una sequenza di tre-cinque email distanziate di qualche giorno. È uno strumento dell'outbound marketing, e nell'account-based marketing serve spesso ad aprire il primo dialogo con le aziende bersaglio. Si distingue dalla DEM per il numero e per la cura: poche decine di messaggi scritti per una persona contro migliaia di copie dello stesso messaggio. Le misure che contano sono il tasso di risposta e gli appuntamenti fissati, più delle aperture.
Esempio. Un consulente di processo industriale scrive a trenta direttori di stabilimento del settore chimico. Ogni email apre con un dato pubblico dello stabilimento, come un ampliamento annunciato, e chiede un confronto di venti minuti: rispondono in sette.
comfort zone
Altro nome di Zona di comfort
Commercio al dettaglio
Altro nome di Retail
Il commercio elettronico, scritto negli articoli anche e-commerce, è la vendita di beni e servizi attraverso un canale digitale, dal sito proprio all'applicazione fino al punto vendita che chiude online un acquisto cominciato allo scaffale.
Negli articoli è un canale da progettare e non un catalogo da pubblicare: l'esperienza d'uso decide se un visitatore compra, e il modo in cui un negozio proprio si distingue dai grandi mercati digitali è ciò che lo tiene in piedi accanto a loro.
Esempio. Un'impresa misura che i clienti vicini ai negozi riempiono il carrello e abbandonano il pagamento, mentre quelli lontani concludono online. Lo stesso dato letto per zona cambia la decisione: il carrello abbandonato a due strade dal negozio diventa un ritiro in negozio da proporre, e il venditore allo scaffale entra nel percorso.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La commoditizzazione è la perdita di distinzione di un prodotto, che finisce per competere solo sul prezzo.
Il community marketing (in italiano marketing di community) è il marketing che si rivolge a gruppi di persone con interessi comuni e ne alimenta la partecipazione.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Comunità online, Comunità virtuale
Una community online è un gruppo di persone che si riunisce volontariamente in rete attorno a un marchio, un prodotto o un interesse comune, e vi interagisce in modo continuativo.
Si riconosce da cinque tratti: comunicazione in tutte le direzioni, fra i membri e con l'impresa; senso di appartenenza; scambio reciproco di aiuto e informazioni; possibilità di co-creare l'offerta; relazioni di lungo periodo. Lo scrittore statunitense Howard Rheingold ne ha dato la prima descrizione in The Virtual Community (1993), raccontando la sua esperienza su The WELL, una delle prime comunità in rete, nata a San Francisco nel 1985. Per un'impresa è un patrimonio che genera fedeltà, passaparola e idee; si distingue dal community marketing, che è l'uso di quel patrimonio a fini di marketing.
Il forum di un marchio di biciclette in cui i clienti si scambiano percorsi e consigli di manutenzione, e segnalano i difetti che l'azienda corregge.
I compartimenti stagni, che negli articoli vivono quasi sempre nella parola inglese silos (i sili del grano: torri chiuse, ognuna con la propria scorta, separate l'una dall'altra), sono i reparti che lavorano ognuno sui propri numeri e sui propri obiettivi senza scambiarli con gli altri.
Il costo si misura nei passaggi di consegne fra Marketing, Vendite, logistica e assistenza clienti, dove l'informazione si ferma e il cliente lo sente. Chi li smantella parte dagli obiettivi condivisi, perché una riunione in più senza un obiettivo comune lascia i silos dove sono.
Esempio. In un'azienda che vende sia in negozio sia online i due canali hanno responsabili distinti, sistemi di incentivi distinti e il timore che l'uno rubi le vendite all'altro: è un silo che si difende. Il cliente che cerca sul telefono e compra in negozio attraversa quella frattura, e la ritrova ogni volta che chiede una disponibilità o un reso.
Competitive advantage
Altro nome di Vantaggio competitivo
Area tematica Intelligenza artificiale
La Computer Vision è la branca dell'intelligenza artificiale che analizza immagini e video, per esempio per mappare rughe, macchie e pori da un selfie.
Comunità online
Comunità virtuale
Altri nomi di Community online
Confirmation bias
Altro nome di Bias di conferma
Area tematica Persuasione
La connotazione è lo strato di significato che un segno porta oltre alla sua funzione letterale: i valori e l'idea di mondo che si attaccano a un nome o a un prodotto.
Negli articoli di Enrico Giubertoni la parola nomina l'inclinazione che qualcuno o qualcosa si porta addosso. Nel novembre 2007 il blog Ecoweb diventa Buzzes.eu, perché la connotazione europeista del suo autore lo spinge verso i domini .eu (il suffisso europeo degli indirizzi web) appena nati. Al SANA 2016, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale che si tiene a Bologna, l'intervento riguarda l'eco sui social network generata dalla cosmesi a connotazione naturale, dove la parola qualifica una categoria di prodotto. Gran parte del lavoro su una campagna avviene su questo piano, e avviene spesso mentre si crede di lavorare sulle caratteristiche del prodotto.
Esempio. Una bottega alimentare mette in vetrina due oli della stessa provenienza: uno in bottiglia di vetro scuro con etichetta di carta grezza, l'altro in bottiglia di plastica trasparente. Il piano letterale è identico, la connotazione no, e il prezzo che il cliente accetta segue la connotazione.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il consenso al trattamento è la dichiarazione con cui una persona autorizza un'azienda a usare i propri dati per una finalità dichiarata.
È una delle basi giuridiche previste dal regolamento europeo, e nel lavoro commerciale si comporta come un requisito di apertura: un'insegna verifica consenso, sicurezza e finalità d'uso prima di aprire un flusso di dati verso un fornitore. Chi lo tratta come un adempimento da sistemare in fondo al progetto lo scopre quando il flusso è già costruito e va rifatto.
Esempio. Una community di clienti vale come canale quando esiste un elenco dell'azienda, con il consenso raccolto e l'identità nota di chi ne fa parte. Le stesse conversazioni ospitate soltanto su una piattaforma altrui restano un luogo in affitto, e il giorno in cui quella piattaforma cambia le condizioni il rapporto si interrompe.
Contatto qualificato
Altro nome di Lead
Contatto qualificato dal marketing
Altro nome di MQL (Marketing qualified lead)
Contatto qualificato dalle vendite
Altro nome di SQL (Sales qualified lead)
Content governance
Altro nome di Governance dei contenuti
Il content marketing (in italiano marketing dei contenuti) è la produzione di materiali che rispondono a una domanda del cliente prima che il cliente chieda un preventivo.
Negli articoli la sua strategia parte dal problema da risolvere e arriva al prodotto in fondo, e si giudica con indicatori dichiarati in partenza: quando quegli indicatori mancano, il numero di contenuti pubblicati diventa l'unica misura disponibile.
Esempio. Un costruttore di macchinari pubblica ogni settimana una scheda tecnica e conta le schede. Riletta sul problema del cliente, la stessa produzione cambia forma: le schede diventano risposte alle domande che arrivano al servizio clienti, e l'indicatore diventa quante di quelle domande smettono di arrivare al telefono.
Contenuto di scambio
Altro nome di Lead magnet
Area tematica Canali e strumenti
Il conversational commerce è il commercio basato sulla conversazione. Al posto del catalogo da scorrere, cioè lo «scaffale elettronico» dell'e-commerce tradizionale, l'utente dialoga con un sistema, di solito un chatbot evoluto, che attraverso domande mirate individua i prodotti più adatti alla persona.
Oggi il settore parte dalla vendita condotta dentro una conversazione su app di messaggistica o chat. È destinato a estendersi attraverso l'assistente personale d'acquisto (personal shopping assistant) integrato negli e-commerce, che funziona come un nuovo motore di ricerca basato sul dialogo.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice di utensili mette sul sito un assistente che chiede al cliente quale materiale deve forare, con quale macchina e con quale volume di lavoro, e alla terza risposta propone le due punte adatte con il collegamento per ordinarle. Il catalogo resta, e il cliente arriva al prodotto attraverso le domande.
Conversion rate
Altro nome di Tasso di conversione
Area tematica Dati e infrastruttura
Un cookie è un piccolo file che un sito deposita nel programma di navigazione di chi lo visita, per riconoscerlo alla visita successiva e ricostruire il percorso che ha fatto.
Ha retto per vent'anni la misura della pubblicità online, e oggi regge meno: i programmi di navigazione limitano i cookie posati da soggetti diversi dal sito visitato, quindi la misura si sposta sui dati che l'azienda raccoglie in prima persona. Chi legge un cruscotto pubblicitario oggi legge una stima, e conviene saperlo prima di portarla in riunione. In Europa i cookie sono regolati dalla direttiva 2002/58/CE sulla vita privata nelle comunicazioni elettroniche (detta ePrivacy), modificata nel 2009 dalla direttiva 2009/136/CE, nota come «legge sui cookie»: salvo quelli tecnici indispensabili, un cookie si può depositare solo con il consenso di chi visita il sito, ed è da qui che nascono i banner. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali ha aggiornato le sue linee guida nel 2021, chiedendo fra l'altro che rifiutare sia facile quanto accettare.
Esempio. Un negozio online vede cento conversioni nel cruscotto della piattaforma pubblicitaria e sessanta ordini attribuiti nel gestionale. Lo scarto nasce da più cause che convivono, dai cookie caduti fra un dispositivo e l'altro alle finestre di attribuzione che la piattaforma decide da sé (il periodo entro cui un ordine viene ancora contato come effetto di un annuncio), e la domanda utile riguarda quale dei due numeri entra nella riunione commerciale e chi risponde di quella differenza.
Area tematica Metriche e misurazione
La copertura (in inglese reach) è il numero di persone diverse che hanno visto un messaggio almeno una volta, distinta dalle impressioni, che contano ogni singola visualizzazione.
Misura l'ampiezza del pubblico raggiunto: una copertura che sale mentre il valore medio per contratto resta fermo descrive un pubblico più grande, e un mercato che compra meglio si vede su altri indicatori.
Esempio. Una direzione marketing ottimizza i contenuti per la copertura e la visibilità, e il conto lo paga la profondità: è il punto in cui l'algoritmo diventa il direttore creativo al posto di chi scrive. La copertura dice quante persone diverse hanno visto, e quanto vale quel pubblico si legge sul valore dei contratti firmati.
Un copilot (in italiano copilota, o assistente di lavoro) è un sistema di intelligenza artificiale che propone una risposta e lascia la scelta alla persona, ogni volta: la decisione resta umana, mentre cambia la velocità con cui la proposta arriva sul tavolo.
Il confronto che ne chiarisce la posizione è con l'automazione, dove il criterio l'ha scelto chi ha scritto la regola, e con l'agente, che sceglie da sé il passaggio successivo dentro un perimetro assegnato: qui, invece, decide la persona ogni volta. Nei testi di Enrico Giubertoni la parola compare come nome di prodotto, Bing Copilot, accanto a Search GPT e Google Gemini, fra i motori che leggono i dati strutturati di un sito per costruire le proprie risposte.
Esempio. In un punto vendita l'addetto interroga un assistente sul modello che il cliente ha in mano e riceve in tre secondi disponibilità, alternative e condizioni di garanzia. L'assistente propone, l'addetto sceglie che cosa dire e si prende la responsabilità del consiglio.
Copilota
Altro nome di Copilot
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il copyleft è il rovesciamento del copyright ideato da Richard Stallman negli anni Ottanta: usa gli strumenti del diritto d'autore per ottenere l'effetto opposto.
L'autore resta titolare dei diritti e concede a tutti di usare, modificare e ridistribuire l'opera, a una condizione: chi la ridistribuisce, modificata o no, deve concedere le stesse libertà alle stesse condizioni. Il nome gioca sul contrasto fra right (destra, ma anche diritto) e left (sinistra, ma anche lasciato): dal «tutti i diritti riservati» al «lasciato a tutti». La conseguenza pratica è che la libertà dell'opera si trasmette lungo la catena delle versioni derivate, e nessuno può chiuderla in un prodotto proprietario. L'esempio più noto nel software è la GPL; nelle licenze Creative Commons il corrispettivo è la clausola SA (Share Alike, cioè condividi allo stesso modo). Il copyleft si distingue dalle licenze permissive, come MIT o BSD, che chiedono soltanto di citare l'autore e lasciano libero chi riusa il codice di chiudere la propria versione.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un laboratorio chimico universitario pubblica con licenza CC BY-SA un manuale di sicurezza; un'azienda chimica lo adatta ai propri impianti e lo diffonde ai fornitori: la versione adattata esce con la stessa licenza, perciò chiunque potrà a sua volta migliorarla.
Area tematica Norme, rischi e conformità
conosciuto anche come: diritto d'autore
Il copyright è la protezione giuridica delle opere dell'ingegno, cioè testi, immagini, musica, fotografie, software e banche dati: riserva all'autore il diritto esclusivo di riprodurle, diffonderle e modificarle, e di autorizzare altri a farlo.
La protezione nasce con la creazione dell'opera, senza registrazioni, e dura per tutta la vita dell'autore e per settant'anni dopo la sua morte. Il simbolo © con il nome del titolare e l'anno ricorda chi detiene i diritti; la formula «tutti i diritti riservati» dice che ogni uso va chiesto. Fra copyright anglosassone e diritto d'autore europeo c'è una differenza di impostazione. Il primo protegge soprattutto lo sfruttamento economico dell'opera; il secondo aggiunge i diritti morali, come il diritto a essere riconosciuto autore, che restano all'autore anche quando cede quelli economici. In Italia la norma di riferimento è la legge 633 del 1941, aggiornata nel 2021 per recepire la direttiva (UE) 2019/790 sul diritto d'autore nel mercato unico digitale. Il tema torna d'attualità con l'intelligenza artificiale generativa: gli articoli del sito citano «il bias dell'AI nel business e il copyright» fra le preoccupazioni dei più giovani nei gruppi di lavoro. Creative Commons offre una via di mezzo, «alcuni diritti riservati», con cui l'autore concede in anticipo alcuni usi.
Esempio. Un istituto finanziario fa scrivere a un'intelligenza artificiale generativa il testo di una brochure: prima di pubblicarla verifica che il testo non riproduca brani protetti di altri autori, ed è il rischio che gli articoli del sito associano al copyright nell'adozione dell'AI.
Area tematica Metriche e misurazione
I Core Web Vitals sono i tre indicatori con cui Google misura l'esperienza tecnica di una pagina web: quanto tempo passa prima che compaia il contenuto principale, con quanta prontezza la pagina risponde al primo tocco, quanto gli elementi si spostano mentre il caricamento va avanti.
Contano perché entrano nella valutazione del posizionamento, e perché una pagina lenta perde il visitatore prima che il contenuto abbia avuto la sua occasione.
Esempio. Il sito di un'impresa manifatturiera ha schede prodotto ricche di immagini che continuano a caricarsi mentre la persona sta già leggendo, e il testo si sposta sotto le dita. Chi arriva da telefono se ne va prima del modulo di richiesta, e il difetto si vede nei Core Web Vitals prima ancora che nel numero di richieste ricevute.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: corso interaziendale
I corsi interaziendali sono corsi aperti a persone che lavorano in aziende diverse, con un programma uguale per tutti i partecipanti.
Sono la forma classica dell'approccio one to many, uno che parla a molti, e gli articoli del sito li mettono accanto ai webinar «con ventimila partecipanti». Il loro vantaggio è il costo per persona contenuto e la possibilità di confrontarsi con chi lavora altrove. Ne consegue però un limite: siccome il programma deve valere per tutti, resta lontano dai processi e dai dati di ciascuna impresa, e in aula nessuno porta i propri problemi reali davanti a possibili concorrenti. Per questo motivo, quando l'obiettivo è cambiare un processo, si preferisce la formazione in azienda.
Esempio. Un responsabile acquisti di un'azienda manifatturiera segue un corso interaziendale sull'intelligenza artificiale accanto a colleghi di banche e di studi professionali: impara il lessico comune, ma gli esempi non toccano mai i suoi fornitori né i suoi ordini.
corso interaziendale
Altro nome di Corsi interaziendali
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
conosciuto anche come: CMP, Cosmetics Marketing Plan
Il Cosmetica Marketing Plan (CMP) è il metodo in otto passaggi che Enrico Giubertoni ha creato nel libro I social nella Cosmesi per progettare la strategia digitale di un marchio della bellezza.
È insieme strategico e tattico: aiuta a fissare i fini ultimi della campagna e dà gli strumenti operativi per raggiungerli. Si fonda sul modello Pain/Gain, cioè sui punti di dolore e sui punti di guadagno della cliente, per individuare i valori e i contenuti che differenziano il prodotto e ne danno la ragione d'acquisto (reason why), da trasformare in un approccio esponenziale.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un marchio di solari parte dal punto di dolore della cliente, il timore della pelle lucida in città, e dal punto di guadagno che cerca, una protezione invisibile sotto il trucco. Da quei due punti ricava la ragione d'acquisto, la texture che non si vede, e sugli otto passaggi del CMP costruisce un calendario di contenuti in cui ogni pubblicazione dimostra quella sola promessa.
Cost per acquisition
Costo per azione
Altri nomi di CPA (Costo per acquisizione)
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: CAC
Il costo di acquisizione del cliente (in inglese CAC, customer acquisition cost, oppure CPA, cost per acquisition) è quanto un'impresa spende in media, fra marketing e vendite, per portare a casa un cliente nuovo.
Preso da solo dà il prezzo dell'ingresso, e il margine che quell'ingresso porta sta in un altro numero, il valore del cliente nel tempo. I due si leggono insieme.
Esempio. In un'impresa il costo per acquisizione sale su tutti i canali nello stesso trimestre, e la prima ipotesi è che l'agenzia stia lavorando male. Quando sale ovunque insieme la causa sta di solito nella saturazione del mercato, cioè nel numero di concorrenti che comprano lo stesso spazio: si cambia il mix di canali prima della cifra.
Area tematica Metriche e misurazione
Il costo per clic (in inglese CPC, cost per click) è la cifra che un inserzionista paga ogni volta che una persona clicca il suo annuncio.
Il prezzo lo fa un'asta, e in un'asta il prezzo dipende dal numero dei partecipanti: quanti più inserzionisti comprano lo stesso spazio, tanto più il costo sale, a parità di bravura di chi imposta la campagna.
Esempio. Un'azienda di componentistica vede il costo per clic salire da un anno all'altro, con le stesse impostazioni e la stessa agenzia. La causa sta nel numero di concorrenti entrati nella stessa asta: alzare l'offerta compra spazio già affollato, e la mossa utile è cambiare il mix dei canali.
Area tematica Metriche e misurazione
Il costo per contatto (in inglese cost per lead, CPL) è quanto costa in media ottenere un nominativo interessato, cioè una persona che lascia i propri dati.
È l'indicatore che scende più facilmente di tutti: una piattaforma pubblicitaria impostata sul numero di conversioni spinge la spesa dove le conversioni costano poco, e le conversioni che costano poco sono quasi sempre le meno preziose.
Esempio. In un'azienda il costo per contatto scende riunione dopo riunione mentre il valore dei contratti firmati resta fermo. La riga di configurazione che chiedeva al sistema di ottimizzare sul numero dei contatti stava lì da mesi, e faceva esattamente quello che le era stato chiesto.
Area tematica Metriche e misurazione
Il costo per mille impressioni (in inglese CPM, cost per mille) è la cifra che un inserzionista paga per mille visualizzazioni del proprio annuncio, a prescindere da quante persone lo cliccano.
Serve a confrontare il prezzo dello spazio pubblicitario fra canali diversi: dice quanto costa farsi vedere, e quanto vale essere visti si legge su altri indicatori.
Esempio. Una catena di negozi confronta due piattaforme e trova lo stesso costo per mille impressioni. La scelta si decide altrove: su quale delle due porta persone che poi entrano in negozio, perché il prezzo della visibilità è identico e il valore di ciò che arriva dopo è diverso.
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Cost per acquisition, Costo per azione
Il CPA, sigla di cost per acquisition (costo per acquisizione), è la spesa di una campagna divisa per il numero di azioni completate che la campagna voleva ottenere: un acquisto, una richiesta di preventivo, un'iscrizione.
Si usa soprattutto nella pubblicità digitale, dove spesso è anche il modo in cui si paga. Si distingue dal costo per lead, che conta i contatti, e dal costo di acquisizione del cliente (CAC), che somma tutte le spese commerciali e di marketing per ogni cliente nuovo. Un CPA basso su un'azione poco legata al fatturato è un risultato apparente.
Esempio. Una società di noleggio di macchinari spende tremila euro in pubblicità e ottiene sessanta richieste di preventivo: il CPA è di cinquanta euro. Solo sei richieste diventano contratti, e il conto che conta per la direzione è quello per contratto firmato.
Area tematica Norme, rischi e conformità
conosciuto anche come: CC, licenze Creative Commons
Creative Commons è l'organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 2001 da Lawrence Lessig, e insieme la famiglia di licenze che porta il suo nome.
Gli articoli del sito ricordano che Lessig, promuovendo l'idea di una «cultura libera», ha posto «questioni fondamentali sul diritto d'autore nell'era digitale». La risposta pratica è un passaggio da «tutti i diritti riservati» ad «alcuni diritti riservati»: l'autore resta titolare del copyright e dichiara in anticipo che cosa gli altri possono fare, così nessuno deve chiedere il permesso caso per caso. Le licenze si compongono con quattro clausole: BY (attribuzione, si cita l'autore), SA (Share Alike, le opere derivate escono con la stessa licenza), NC (Non Commercial, niente uso commerciale) e ND (No Derivatives, niente modifiche). Le sei licenze sono queste: - CC BY: si può fare tutto, anche a fini commerciali, citando l'autore; - CC BY-SA: come la precedente, e le opere derivate restano libere allo stesso modo; - CC BY-NC: uso e modifiche ammessi, solo a fini non commerciali; - CC BY-ND: si può ridistribuire, anche a fini commerciali, ma senza modifiche; - CC BY-NC-SA: niente uso commerciale, e le derivate escono con la stessa licenza; - CC BY-NC-ND: la più restrittiva, si condivide l'opera intera e citata, senza modifiche e senza guadagno. A parte sta CC0, con cui l'autore rinuncia ai propri diritti per quanto la legge lo consente e porta l'opera verso il dominio pubblico. Ogni licenza ha il suo bollino grafico con le sigle delle clausole. Le licenze Creative Commons sono pensate per testi, immagini, musica e dati; per il software la stessa organizzazione consiglia licenze dedicate come la GPL.
Esempio. Questo glossario è pubblicato con licenza CC BY-NC 4.0: chiunque può riprenderne una voce in una dispensa universitaria o nel blog di uno studio di consulenza, purché citi l'autore e non la usi per vendere un prodotto.
Area tematica Dati e infrastruttura
CRM sta per Customer Relationship Management: è il sistema che raccoglie e gestisce i dati e la storia di ogni cliente.
CRM
Altro nome di Gestionale dei clienti
Il cross-selling (in italiano vendita incrociata) è la tecnica di vendita che propone al cliente prodotti o servizi complementari a quello che sta comprando.
Aumenta il valore di ogni acquisto e sfrutta un cliente già acquisito, quindi migliora il rapporto fra ricavi e costo di acquisizione. Si distingue dall'up-selling, che propone invece una versione superiore dello stesso prodotto. Nel commercio elettronico ha preso la forma dei suggerimenti «chi ha comprato questo ha comprato anche», resi celebri da Amazon; in negozio funziona solo se il prodotto complementare è davvero disponibile, ed è qui che l'integrazione con l'ERP diventa decisiva.
Chi compra una macchina fotografica trova in negozio, già disponibile, l'obiettivo adatto e la scheda di memoria.
Cruscotto
Altro nome di Dashboard
Area tematica Persuasione
conosciuto anche come: Call to action, Chiamata all’azione
La CTA, sigla di call to action (in italiano chiamata all'azione), è l'invito esplicito a compiere il passo successivo: chiedere un preventivo, iscriversi, prenotare una visita.
Il testo e la posizione cambiano il numero di clic e di conversioni, e la stessa chiamata va calibrata sull'intento di ricerca di chi arriva, cioè su ciò che quella persona voleva ottenere quando ha digitato la propria domanda: informarsi, oppure comprare.
Esempio. Su una pagina di listino «Richiedi il preventivo» funziona con chi è pronto a comprare, mentre chi arriva da una ricerca informativa risponde meglio a «Scarica il confronto fra le tre soluzioni». Rileggere le versioni archiviate delle proprie pagine, e di quelle dei concorrenti, mostra quali chiamate hanno generato clic e quali sono state ignorate.
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Click-to-open rate
Il CTOR, sigla di click-to-open rate, è la quota di clic calcolata sulle sole email aperte, invece che su tutte quelle inviate.
Misura quanto il contenuto del messaggio convince chi lo ha già aperto, separandolo dall'effetto dell'oggetto. Si legge accanto al CTR (la quota di clic su tutte le email inviate) e all'open rate: un open rate alto con un CTOR basso dice che l'oggetto promette qualcosa che il testo poi non mantiene.
Esempio. Un produttore di macchine utensili vede che la sua newsletter tecnica ha un buon tasso di apertura ma pochi clic. Il CTOR mostra che il problema sta dentro il messaggio: il collegamento principale era in fondo, dopo quattro paragrafi, e spostato in alto raddoppia i clic.
Il CTR, sigla di click-through rate (in italiano tasso di clic), è la quota di persone che cliccano un annuncio o un risultato di ricerca sul totale di quelle a cui è stato mostrato.
Misura quanto un risultato si fa scegliere fra gli altri della stessa pagina, e negli articoli compare quasi sempre nella forma inglese. Nelle email si legge accanto al click-to-open rate, che calcola i clic sulle sole email aperte e misura la forza del contenuto separata da quella dell'oggetto.
Esempio. Secondo un'analisi di Schema App del 2023 sulle pagine dei propri clienti, le pagine che adottano i dati strutturati, cioè le etichette che spiegano ai motori di ricerca che cosa contiene la pagina, hanno registrato un tasso di click-through superiore del 40% rispetto a quelle che ne sono sprovviste. Lo stesso contenuto, mostrato meglio nella pagina dei risultati, viene scelto più spesso.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Human-centric innovation
La cultura dell'innovazione centrata sulle persone è il modo di innovare che parte dai bisogni delle persone, clienti e collaboratori, e solo dopo sceglie la tecnologia.
Gli strumenti, per quanto avanzati, restano al servizio di una strategia umana che li orienta; il punto è dare uguale peso all'innovazione tecnologica e alla comprensione delle persone. Le sue radici sono nella progettazione centrata sull'utente di Don Norman (La caffettiera del masochista, 1988) e nel design thinking; in Europa ha preso la forma dell'Industria 5.0, con cui dal 2021 la Commissione europea chiede un'industria centrata sulle persone, sostenibile e resiliente, un tratto dell'Identità Digitale Europea.
Prima di introdurre un assistente di intelligenza artificiale nell'assistenza clienti, un'azienda osserva quali richieste frustrano davvero i clienti e quali gli operatori vogliono delegare.
La cultura digitale (in inglese digital culture) è il modo di pensare, comunicare e lavorare che il digitale ha portato con sé, fatto di apertura, condivisione e collaborazione fra persone lontane.
Nei testi di Enrico Giubertoni vive su due piani: quello storico, dove nasce negli anni della rete aperta e del software libero, e quello aziendale, dove indica la mentalità che decide se una trasformazione riesce, perché dove la cultura digitale interna resta ferma i processi macchinosi continuano a essere tollerati dentro l'azienda proprio quando i clienti hanno smesso di tollerarli.
Esempio. Due aziende dello stesso settore ricevono lo stesso strumento nuovo. Nella prima i responsabili chiedono di provarlo su un caso reale entro due settimane e raccontano in riunione anche i tentativi falliti. Nella seconda si aspetta l'istruzione dall'alto e si torna al foglio di calcolo: la differenza fra le due sta nella cultura digitale, prima ancora che nel budget.
Il customer churn, o semplicemente churn (in italiano abbandono dei clienti, e churn rate per il tasso che lo misura), è la quota di clienti che smette di comprare o disdice in un periodo.
Negli articoli è una conseguenza culturale prima che commerciale: le piattaforme più avanzate lasciano intatto l'abbandono dove manca una cultura del cliente. I modelli predittivi servono a vedere chi sta per andarsene mentre si può ancora parlargli.
Esempio. Un'impresa applica l'apprendimento automatico ai propri dati di vendita per prevedere quali clienti sono a rischio di abbandono, e ottiene un elenco di nomi da richiamare. L'elenco vale quanto l'organizzazione che lo riceve: con la chiamata in carico a qualcuno diventa una trattativa, altrimenti il modello ha soltanto anticipato una perdita.
Area tematica Dati e infrastruttura
conosciuto anche come: Piattaforma dei dati sui clienti
La customer data platform, sigla CDP (in italiano piattaforma dei dati sui clienti), è il software che raccoglie da più fonti i dati riferiti alla stessa persona e li riconcilia in un profilo solo.
Unifica ciò che è già definito, e sull'ambiguo resta impotente: se «contatto» significa due cose diverse in due reparti, la piattaforma replica quella differenza più in fretta e a costo più alto. L'ordine giusto mette prima le definizioni e poi lo strumento.
Esempio. Per il Marketing è un contatto chi ha scaricato una guida, per le Vendite è un contatto chi ha chiesto un preventivo. Finché le due definizioni convivono, la piattaforma consegna un profilo unico che i due reparti continuano a leggere in due modi, e la riunione mensile discute di nuovo su quale numero sia quello vero.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: CX, esperienza del cliente
La customer experience (CX, in italiano esperienza del cliente) è la somma delle impressioni che un cliente si forma in tutti i contatti con un'azienda: pubblicità, sito, negozio, acquisto, consegna, assistenza.
Il cliente non la vive per canali separati, la giudica come un'esperienza unica. L'idea che l'esperienza sia essa stessa un'offerta economica la formulano B. Joseph Pine II e James H. Gilmore nell'articolo «Welcome to the Experience Economy» (Harvard Business Review, 1998). Ne consegue che un difetto in un solo punto di contatto pesa sul giudizio di tutto il marchio, e che migliorarla richiede reparti che lavorano insieme.
Esempio. Un cliente trova un prodotto disponibile sul sito, va in negozio e scopre che lì non c'è. Il prodotto è lo stesso, ma l'esperienza è peggiorata, e il giudizio negativo ricade sul marchio intero.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Percorso del cliente
Il customer journey (in italiano percorso del cliente) è l'insieme delle interazioni fra una persona e un'azienda attraverso tutti i punti di contatto, fisici e digitali: dalla scoperta del marchio alla valutazione, all'acquisto, all'assistenza dopo la vendita, fino al riacquisto.
Enrico Giubertoni lo usa anche come perimetro su cui si misurano i danni, perché un attrito in un solo passaggio interrompe il percorso intero e consegna il cliente al concorrente che in quel punto funziona.
Esempio. Un'avvocata compra su un negozio online che con il suo browser rompe il completamento automatico dei campi e poi non le mostra l'ordine. L'acquisto si perde lì, e con l'acquisto se ne va il racconto che quella cliente farà del marchio: un difetto tecnico in un passaggio diventa un problema di reputazione.
Customer persona
Altro nome di Persona customer
Area tematica Processo e organizzazione
Il customer service è il servizio di assistenza ai clienti prima e dopo l'acquisto.
CX
Altro nome di Customer experience
La dashboard (in italiano cruscotto) è la schermata che raccoglie in un posto solo gli indicatori di un'attività, perché chi decide li legga insieme.
Vale per le decisioni che fa prendere: togliere un numero da un cruscotto ha spesso lo stesso valore che aggiungerne uno, e un cruscotto con quaranta voci è un cruscotto che nessuno legge.
Esempio. Un'azienda avvia tre progetti pilota di intelligenza artificiale, ciascuno con il proprio cruscotto, e alla fine del trimestre nessuna decisione è cambiata. I cruscotti descrivono, e la reportistica che si ferma alla descrizione è quella che Enrico Giubertoni chiama Analytical Inertia, l'inerzia analitica.
Area tematica Dati e infrastruttura
Data-driven (in italiano guidato dai dati) descrive un'organizzazione, una decisione o un prodotto fondati su evidenze misurate invece che sull'intuizione, sull'abitudine o sull'opinione di chi ha più autorità nella stanza.
Una cultura data-driven ha tre condizioni: dati affidabili e accessibili a chi decide, persone capaci di leggerli, e l'abitudine di cambiare idea quando i dati lo chiedono. Il termine si è diffuso dalla fine degli anni Duemila, insieme al mestiere del data scientist (lo specialista che ricava conoscenza dai dati), e l'apprendimento automatico ne ha moltiplicato la portata. Il rischio opposto è la metrica sbagliata: guidarsi con dati che non misurano il risultato, come le vanity metric, è peggio che guidarsi con l'intuito, perché dà una falsa sicurezza.
Un'azienda smette di scegliere le promozioni in base al gusto del direttore commerciale e le decide confrontando, negozio per negozio, le vendite delle settimane in cui erano attive con quelle in cui non lo erano.
Un dataset (in italiano insieme di dati) è una raccolta ordinata di dati usata per addestrare, verificare e mettere alla prova un modello di apprendimento automatico.
Di solito si divide in tre parti: una per l'addestramento, una per regolare il modello e una per misurarne il risultato su dati mai visti. La qualità del dataset decide la qualità del modello: dati incompleti o distorti producono previsioni sbagliate e bias algoritmici. Il caso che ha mostrato quanto conti è ImageNet, il grande archivio di immagini etichettate costruito dal 2009 dal gruppo della ricercatrice Fei-Fei Li a Stanford: su quei dati, nel 2012, una rete neurale ha dimostrato la forza dell'apprendimento profondo. In Europa l'AI Act chiede che i dataset dei sistemi ad alto rischio siano pertinenti, rappresentativi e il più possibile privi di errori.
Lo storico di tre anni di acquisti dei clienti, con l'indicazione di chi ha smesso di comprare, per insegnare a un modello a riconoscere chi sta per andarsene.
I dati di terze parti, in inglese third-party data, sono informazioni su persone o su imprese che un'azienda acquista o riceve in licenza da un fornitore esterno, e che descrivono un pubblico con cui quell'azienda ha ancora un rapporto da costruire.
Servono a raggiungere chi non conosce il marchio, e il loro limite sta proprio nella disponibilità: li può comprare anche il concorrente, quindi il vantaggio che offrono dura il tempo di un contratto. Diventano patrimonio nel momento in cui la prima risposta entra nel gestionale dei clienti con la fonte scritta accanto e si trasforma in dato proprietario.
Esempio. Un'azienda produttrice che vuole entrare in una nuova regione compra da un fornitore una lista di aziende selezionate per codice di attività e fatturato. La lista apre la porta, e vale qualcosa solo se ogni richiamata lascia una riga nel gestionale: dopo sei mesi il valore sta in quelle righe, non più nella lista.
I dati proprietari, in inglese first-party data, sono le informazioni che un'azienda raccoglie direttamente dalle persone con cui ha già un rapporto: acquisti, richieste di preventivo, iscrizioni, chiamate al punto vendita.
Sono una delle poche materie prime che un concorrente non può comprare, insieme ai casi dei propri clienti e a una posizione dichiarata su una questione controversa, e per questo decidono la distanza fra due imprese che usano lo stesso modello di intelligenza artificiale: il vantaggio si sposta su ciò che solo tu puoi dargli in pasto. L'errore ricorrente è lasciarli sparsi in sistemi separati, dove ogni reparto possiede una fetta della stessa persona e nessuno ha davanti la persona intera.
Esempio. Una rete di punti vendita tiene le vendite nel gestionale, le richieste nel modulo del sito e le telefonate su un centralino: tre archivi di dati proprietari che descrivono lo stesso cliente, e nessuno li mette in fila. Il patrimonio esiste già, il lavoro consiste nel ricomporlo prima di comprare un altro strumento.
Area tematica Dati e infrastruttura
I dati strutturati, in inglese structured data, sono il codice con cui una pagina dichiara a una macchina che cosa contiene: chi è l'azienda, dove sta, quando è aperta, quanto costa un prodotto.
Il vocabolario condiviso con cui si scrivono si chiama schema.org, e lo leggono sia i motori di ricerca sia gli assistenti vocali che rispondono a voce. Il difetto tipico sta a monte della pagina: quei campi nascono nel gestionale, e finché nessuno li traduce in codice leggibile il negozio conosce i propri orari mentre il motore di ricerca resta all'oscuro.
Esempio. Chiedere a un assistente vocale se il negozio è aperto adesso è già una visita al punto vendita. Se la risposta arriva da un orario scritto a mano su una pagina mentre il gestionale ne registra un altro, la rete ha comprato traffico che accompagna il cliente davanti a una porta chiusa.
Area tematica Intelligenza artificiale
Il Deep Learning è il ramo avanzato del Machine Learning. Usa reti neurali artificiali a molti strati, da qui «profondo», ispirate al funzionamento del cervello, che imparano da sole quali caratteristiche dei dati contano.
La differenza con il Machine Learning classico: là una persona deve indicare al sistema quali variabili osservare, come l'età, la frequenza d'acquisto o il tipo di pelle, mentre il Deep Learning le individua da solo, e per questo sa elaborare dati non strutturati come immagini, video e voce. È la tecnologia dietro gli skin analyzer, che leggono rughe, macchie e pori da un selfie.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda chimica controlla con una telecamera i granuli in uscita dalla linea. Con il Machine Learning classico un tecnico deve dire al sistema che cosa misurare, come diametro e colore; un modello di Deep Learning addestrato su un archivio di immagini già classificate dai tecnici impara da solo quali dettagli separano un lotto buono da uno da scartare, comprese le crepe sottili che nessuno aveva messo nell'elenco.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Direct email marketing, Email promozionale
La DEM, sigla di direct email marketing, è l'invio dello stesso messaggio promozionale a una lista ampia di contatti, segmentata per settore, interesse o comportamento.
Parte da una piattaforma di invio, l'email service provider, e si misura con il tasso di apertura, il click-to-open rate e le conversioni. Lavora sui grandi numeri, e per questo sta all'opposto del cold mailing, che scrive a poche persone una per una. Nella pratica italiana DEM indica soprattutto la comunicazione promozionale, mentre la newsletter porta contenuti a cadenza fissa.
Esempio. Un distributore di prodotti chimici per l'industria invia a diecimila clienti e contatti la promozione di fine trimestre. Il segmento delle aziende manifatturiere apre il doppio della media, e dalla volta successiva riceve un messaggio scritto per quel settore.
Area tematica Persuasione
La denotazione è il significato letterale di un segno: quello che una parola o un'immagine indicano prima di qualsiasi valore aggiunto.
È il piano che si misura, si confronta e si scrive in un capitolato, ed è il pavimento su cui la connotazione poggia, perché il significato aggiunto regge finché il prodotto fa davvero quello che dice. Chi negozia lavora qui, chi comunica lavora un piano sopra, e i due piani vanno tenuti allineati.
Esempio. La scheda tecnica di una pompa dichiara portata, prevalenza e consumo: quella è la denotazione. Il catalogo che la chiama «il cuore silenzioso dell'impianto» lavora su un altro piano, e il venditore che confonde i due si ritrova a difendere una promessa con un numero.
Area tematica Canali e strumenti
Digiland è stato uno dei servizi italiani di spazio web gratuito e di comunità online fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila.
Molti utenti italiani vi pubblicavano la propria homepage personale, accanto a chi sceglieva GeoCities, Xoom o Interfree. Fa parte della prima stagione della rete italiana, quella in cui pubblicare un sito era un gesto personale prima che commerciale.
Esempio. Un gruppo di amici apre su Digiland la pagina della propria squadra di calcetto, con la classifica aggiornata a mano ogni settimana.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La Digital Beauty Routine è la routine di bellezza frammentata e continua dell'era OnLife: scoperta, acquisto e uso passano dallo smartphone. Il concetto è stato introdotto da Enrico Giubertoni nel 2022.
Digital culture
Altro nome di Cultura digitale
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il Digital Markets Act (DMA, la legge europea sui mercati digitali, Reg. UE 2022/1925) è il regolamento dell'Unione Europea che vuole rendere i mercati digitali più equi e contendibili: impone obblighi specifici alle grandi piattaforme online definite «gatekeeper», per prevenire le pratiche anticoncorrenziali.
È entrato in vigore nel novembre 2022 e si applica dal 2 maggio 2023. Nel settembre 2023 la Commissione europea ha designato i primi sei gatekeeper, Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft, a cui nel 2024 si è aggiunta Booking; dal 6 marzo 2024 devono rispettarne gli obblighi. Fra questi: permettere di disinstallare le applicazioni preinstallate e di scegliere il motore di ricerca e il browser predefiniti, non favorire i propri servizi nei risultati, consentire agli utenti di portare via i propri dati e alle imprese di accedere ai dati che generano sulla piattaforma. Per un'impresa europea significa condizioni più eque sulle piattaforme da cui dipende per vendere.
Esempio. Chi accende in Europa un telefono Android nuovo trova una schermata che chiede di scegliere il motore di ricerca predefinito: è uno degli obblighi che il DMA impone ad Alphabet come gatekeeper. Per un'azienda produttrice che vende online ne discende una conseguenza pratica: una parte dei clienti cerca con un motore diverso da Google, e conviene presidiare anche Bing e gli altri motori proposti nella scelta.
Digital maturity
Altro nome di Maturità digitale
Area tematica Canali e strumenti
Il digital retail è l'evoluzione del commercio tradizionale in cui ogni fase del percorso del cliente è resa possibile dalla tecnologia.
Il negozio fisico smette di essere un magazzino aperto al pubblico e diventa un centro di esperienza e di logistica collegato ai canali digitali: mostra online le sue disponibilità, spedisce gli ordini web, accoglie i ritiri. È il termine generale di cui il New Retail e lo smart retail sono due declinazioni.
Un negozio che mostra online le disponibilità, spedisce gli ordini web dal proprio magazzino e fa ritirare in cassa gli acquisti fatti con l'app.
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il Digital Services Act (DSA, la legge europea sui servizi digitali, Reg. UE 2022/2065) è il regolamento dell'Unione Europea che vuole uno spazio online più sicuro: armonizza le regole sulla moderazione dei contenuti, sulla trasparenza della pubblicità online e sul contrasto alla disinformazione e ai contenuti illegali.
È entrato in vigore nel novembre 2022; dall'agosto 2023 si applica alle piattaforme e ai motori di ricerca molto grandi, cioè con più di 45 milioni di utenti al mese nell'Unione, e dal 17 febbraio 2024 a tutti i servizi intermediari. Le piattaforme devono permettere di segnalare i contenuti illegali e motivare le rimozioni, dire perché mostrano un annuncio e chi lo ha pagato, spiegare come funzionano i loro sistemi di raccomandazione e offrirne almeno uno non basato sulla profilazione; è vietata la pubblicità profilata rivolta ai minori o basata su dati sensibili. Insieme al Digital Markets Act forma il pacchetto con cui l'Europa ha scelto di regolare le grandi piattaforme.
Esempio. Ogni piattaforma molto grande deve tenere un archivio pubblico degli annunci: un'azienda che fa pubblicità su Instagram vi ritrova le proprie inserzioni, con chi le ha pagate e a quale pubblico sono state mostrate. Se un terzo pubblica un contenuto illegale sul suo prodotto, l'azienda lo segnala con lo strumento che la piattaforma è obbligata a offrire e riceve la motivazione della decisione.
Il digital twin (in italiano gemello digitale) è la rappresentazione digitale fedele di un prodotto o del volto di una persona, usata per simulare, prevedere e validare.
Direct email marketing
Altro nome di DEM (Direct email marketing)
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il Direct-to-Consumer (DTC) è la vendita diretta dalla marca al consumatore, senza intermediari.
Direttiva (UE) 2016/943
Altro nome di Direttiva (UE) 2016/943 sui segreti commerciali
Area tematica Norme, rischi e conformità
conosciuto anche come: Direttiva (UE) 2016/943, Segreto commerciale
La Direttiva (UE) 2016/943 protegge in tutta l'Unione i segreti commerciali, cioè il know-how e le informazioni aziendali riservate: formule, liste di clienti, prezzi, processi, strategie.
Prima ogni paese li tutelava a modo suo; la direttiva ha dato una definizione comune e rimedi comuni contro chi li acquisisce, usa o divulga illecitamente. Un'informazione è un segreto commerciale se ha tre requisiti: è segreta, cioè non nota agli operatori del settore; ha valore economico proprio perché segreta; l'impresa ha preso misure ragionevoli per mantenerla riservata. In Italia è stata recepita con il decreto legislativo 63 del 2018, che ha aggiornato gli articoli 98 e 99 del Codice della proprietà industriale. Il terzo requisito è quello che più spesso manca: un'informazione comunicata a terzi senza un vincolo di riservatezza perde la protezione, anche se nessuno l'ha rubata.
Un dipendente incolla il listino riservato in un servizio di intelligenza artificiale gratuito, senza contratto: l'azienda rischia di non poter più difendere quel listino come segreto.
diritto d'autore
Altro nome di Copyright (diritto d'autore)
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La Discovery Predittiva è la prima fase del Funnel Cosmetico Aumentato: intercettare un bisogno latente prima che la persona lo cerchi.
Il display advertising (in italiano pubblicità display) è l'annuncio grafico ospitato dentro siti e applicazioni di altri, comprato a impressioni (le volte in cui l'annuncio viene caricato) oppure a clic.
Raggiunge persone che in quel momento stanno facendo altro, quindi la misura che conta sta a valle dell'annuncio, nel comportamento che ne segue.
Esempio. Un costruttore di macchinari compra spazi grafici (i banner) sui portali di settore e li giudica sulle impressioni. Riletta sulle richieste di preventivo arrivate dal sito nelle settimane successive, la stessa spesa racconta un'altra storia, e il budget si sposta sui portali che hanno prodotto conversazioni.
DMAIC
Altro nome di Lean Six Sigma
Il DPA, sigla di data processing agreement (in italiano accordo sul trattamento dei dati), è il contratto con cui un'azienda affida a un fornitore il trattamento di dati personali per suo conto.
Il GDPR lo rende obbligatorio (art. 28) e ne fissa il contenuto: che cosa il fornitore può fare con i dati, come li protegge, a chi può passarli e che cosa succede alla fine del rapporto. Per gli strumenti di IA il DPA è il documento che dice se ciò che si incolla può servire ad addestrare i modelli del fornitore.
Esempio. Un'azienda di componentistica adotta un servizio di IA per analizzare i reclami dei clienti. Prima del contratto verifica che il DPA del fornitore escluda l'uso dei dati per l'addestramento e indichi dove vengono conservati.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il DPO, sigla di data protection officer (in italiano responsabile della protezione dei dati), è la figura che sorveglia come un'organizzazione tratta i dati personali e fa da punto di contatto con l'autorità di controllo.
Il GDPR (il regolamento europeo sulla protezione dei dati) lo rende obbligatorio per gli enti pubblici e per le imprese che trattano dati su larga scala o dati particolari, come quelli sanitari (artt. 37-39). Il DPO consiglia e verifica: le decisioni sul trattamento restano all'azienda. Per questo, quando l'IA entra nei processi, il DPO è l'interlocutore con cui si stabilisce quali dati possono arrivare a quali strumenti.
Esempio. Una banca regionale vuole usare un assistente di IA per rispondere alle richieste dei clienti. Prima di attivarlo, il DPO verifica quali dati personali lo strumento riceve, dove li conserva il fornitore e quale accordo sul trattamento li tutela.
E-commerce
Altro nome di Commercio elettronico
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Late adopter, Primo adottante
L'early adopter è chi adotta una tecnologia, un prodotto o un modello di business per primo, prima che diventi comune; il late adopter è chi entra quando la strada è già aperta.
Per un'impresa, e anche per un sistema di imprese come quello europeo, sono due strategie di innovazione, ed entrambe sono opportunità. L'early adopter crea mondi nuovi e si assume il rischio di un mercato che ancora non esiste. Il late adopter lavora a consuntivo: qualcuno ha inventato qualcosa e ha aperto una strada, ma l'invenzione ha ancora delle pecche, perciò chi arriva dopo entra con la versione robusta, potente e perfezionata. Ne consegue che arrivare secondi è una scelta, e spesso è la scelta che conquista il mercato. Per l'Europa vuol dire che un'occasione mancata da early adopter si può riprendere da late adopter, con la propria visione del mondo e i valori dell'Unione Europea.
Esempio. Il Nabaztag, messo in vendita in Francia nel 2005, è stato un caso europeo di early adopting: era già uno smart speaker (un altoparlante intelligente che parla e ascolta) un decennio prima che il mercato lo chiedesse. Apple è spesso un late adopter: lo smartphone esisteva già con i telefoni di Research In Motion, poi BlackBerry, che avevano dei limiti, e l'iPhone ha diffuso quell'idea con una versione più robusta e più semplice da usare. Allo stesso modo Apple non ha inventato il computer, ha inventato un modo semplice di usarlo, e così ha democratizzato il digitale.
Economia degli algoritmi
Altro nome di Algorithm economy
Area tematica Canali e strumenti
Un ecosistema digitale integrato è un insieme di applicazioni che condividono account, dati e funzioni fino a formare un solo ambiente di lavoro o di vita.
Il passaggio da applicazioni separate a ecosistema cambia il valore del prodotto: il cliente resta perché tutto è collegato, e ogni servizio in più rafforza gli altri. Google con posta, calendario e documenti, Apple con dispositivi che si riconoscono fra loro, e in Asia le super-app come WeChat ne sono le forme più compiute. Il rovescio è la dipendenza: uscire costa, ed è una delle ragioni per cui l'Europa, con il Digital Markets Act, chiede alle grandi piattaforme di lasciar portare via i propri dati.
Posta, calendario e documenti che si richiamano a vicenda: un invito in posta crea l'evento in calendario con il documento allegato.
L'effetto carrozzone (in inglese bandwagon effect) è la tendenza ad adottare un comportamento o una convinzione perché molte altre persone lo hanno già fatto.
Il nome viene dalla politica statunitense dell'Ottocento, quando il carro della banda (bandwagon) apriva i cortei elettorali e «salire sul carro» voleva dire schierarsi con chi sembrava vincere; l'economista Harvey Leibenstein lo ha portato nella teoria della domanda nel 1950. Più un'idea si diffonde, più attira nuovi seguaci, indipendentemente dalle prove a suo favore. Per un'impresa è il rischio di inseguire le tendenze del mercato senza chiedersi se servono al proprio cliente; per il marketing è una leva, parente della riprova sociale.
Un'azienda apre un canale su un social emergente solo perché lo fanno i concorrenti, senza sapere se il suo pubblico ci sia.
Effetto gregge
Altro nome di Effetto carrozzone
Elenco delle aziende bersaglio
Altro nome di TAL (Target account list)
Email a freddo
Altro nome di Cold mailing
Area tematica Canali e strumenti
L'email marketing è la comunicazione inviata per posta elettronica a persone che hanno chiesto di riceverla, e negli articoli vive quasi sempre nella sua forma più riconoscibile, la newsletter (la lettera periodica agli iscritti).
Serve a riportare qualcuno dove il contenuto sta, e funziona quando arriva nel momento in cui quel contenuto gli è utile: fuori contesto viene letta come rumore anche da chi si era iscritto. Comprende due pratiche diverse: la DEM (direct email marketing), cioè lo stesso messaggio a una lista ampia, e il cold mailing, cioè email individuali a persone che non conoscono ancora il mittente. Le misure di base sono l'open rate e il click-to-open rate, e l'invio passa da una piattaforma dedicata, l'email service provider.
Esempio. Un'impresa annuncia una vendita a tempo prima dell'apertura: una lettera agli iscritti con l'anteprima di ciò che sarà in vendita, i post sui social, un conto alla rovescia e la collaborazione con qualche voce del settore. L'attesa si costruisce nei giorni precedenti, e all'apertura chi si era iscritto arriva preparato all'acquisto, perché data e condizioni gli sono state comunicate con chiarezza.
Email promozionale
Altro nome di DEM (Direct email marketing)
Email service provider
Altro nome di ESP (Email service provider)
Area tematica Norme, rischi e conformità
Le emissioni Scope 3 sono le emissioni di gas serra indirette lungo tutta la catena del valore, cioè fornitori, trasporti, uso e smaltimento del prodotto, secondo la classificazione del GHG Protocol.
Area tematica Canali e strumenti
L'empatia digitale è l'uso dei dati per comprendere e servire la persona, invece che per sommergerla di messaggi.
Engagement
Altro nome di Coinvolgimento
Area tematica Dati e infrastruttura
conosciuto anche come: Gestionale aziendale
L'ERP (Enterprise Resource Planning, in italiano pianificazione delle risorse d'impresa) è il sistema gestionale che tiene insieme le attività interne di un'azienda: contabilità, acquisti, magazzino, produzione e logistica.
Sa che cosa l'azienda possiede e dove si trova. Discende dai sistemi di pianificazione dei materiali degli anni Sessanta; la sigla ERP è stata coniata dalla società di analisi Gartner nel 1990. Il suo protagonista storico è europeo: SAP, fondata nel 1972 a Walldorf, in Germania, da cinque ex dipendenti di IBM, è ancora oggi il principale produttore mondiale. Si distingue dal CRM, che gestisce la relazione con i clienti e sa chi sono e che cosa preferiscono: l'ERP dice se il prodotto c'è, il CRM a chi proporlo, e la loro integrazione è il presupposto della Sincronia organizzativa.
Esempio. In un progetto di retail il gestionale aziendale è stato collegato al sito, alle schede di Google Maps e ai canali social, così le giacenze dell'ERP diventano la disponibilità che il cliente vede online. La vendita diventa più dinamica: i prodotti fermi in magazzino si possono spingere nel momento giusto, le giacenze si svuotano e il fatturato ne guadagna.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Email service provider, Piattaforma di invio email
L'ESP, sigla di email service provider, è la piattaforma che invia email in quantità per conto di un'azienda: gestisce le liste, i moduli di iscrizione, l'invio, le cancellazioni e le statistiche.
Brevo, Mailchimp e simili sono ESP. Oltre all'invio cura la consegna nella casella principale: autentica il mittente e controlla la reputazione degli indirizzi. Molti ESP includono funzioni di marketing automation, cioè sequenze di messaggi che partono da sole in base a ciò che fa il contatto.
Esempio. Un'azienda produttrice di attrezzature per laboratori chimici invia la newsletter dal proprio server di posta e la metà dei messaggi finisce nello spam. Passata a un ESP con il mittente autenticato, la consegna in casella principale torna sopra il novanta per cento.
esperienza del cliente
Altro nome di Customer experience
Esperienza di prodotto
Altro nome di Product experience
Esperienza nel retail
Altro nome di Retail experience
Euristica della disponibilità
Altro nome di Bias della disponibilità
Exclusionary persona
Altro nome di Persona negative
Il fast fashion (in italiano moda rapida) è il modello dell'abbigliamento che rinnova le collezioni in poche settimane invece che a ogni stagione, a prezzi accessibili.
L'azienda controlla progettazione, produzione e distribuzione, e i dati di vendita dei negozi tornano ogni giorno ai progettisti: l'assortimento segue la domanda invece di anticiparla. L'espressione si diffonde nel 1989, quando il New York Times la usa per raccontare l'arrivo di Zara a New York. Nell'Unione Europea il modello nasce e cresce con Inditex in Spagna (Zara, Pull&Bear, Bershka, Stradivarius) e con Mango, con H&M in Svezia e con Primark in Irlanda, quest'ultimo quasi soltanto nei negozi fisici; in Italia ne seguono il ritmo OVS e il gruppo Teddy con Terranova e Calliope. Fuori dall'Unione, nel Regno Unito, il fast fashion nato online ha i suoi nomi principali in ASOS e Boohoo. Il rovescio è l'impatto ambientale: la strategia dell'Unione Europea per prodotti tessili sostenibili e circolari, presentata dalla Commissione nel 2022, mira proprio a ridurre la moda usa e getta.
Esempio. Un capo che in una settimana vende più del previsto in alcuni negozi torna subito in produzione, mentre un altro che resta sugli scaffali esce dall'assortimento senza attendere i saldi di fine stagione.
Guido Ferraro è un semiologo italiano, docente di Semiotica generale e di Teoria della narrazione all'Università degli Studi di Torino.
La semiotica è la disciplina che studia come i segni (parole, immagini, oggetti, interfacce) producono significato, e Ferraro l'ha applicata al mito, al cinema, alla pubblicità, agli stili di vita e ai nuovi media. Il suo percorso si riconosce in alcune tappe: - la formazione alla scuola di Silvio D'Arco Avalle, filologo e semiologo, da cui riprende il metodo strutturalista; - gli anni Novanta, quando a Torino promuove i primi laboratori di ricerca sull'ipertesto (un testo fatto di blocchi collegati fra loro, che il lettore percorre scegliendo i collegamenti), sulla multimedialità e sulla comunicazione delle aziende sul World Wide Web; - la direzione del Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Comunicazione (CIRCe) dell'Università di Torino, confluito nel 2026 nel centro SERTO, Semiotic Research in Torino; - la presidenza dell'Associazione Italiana di Studi Semiotici (AISS), la società scientifica che riunisce gli studiosi italiani della disciplina; - la proposta di una «semiotica neoclassica», che ricompone in un quadro unitario gli strumenti della disciplina, esposta in Fondamenti di teoria sociosemiotica (Aracne, 2012) e in Teorie della narrazione (Carocci). Nel 2019 il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'educazione dell'Università di Torino gli ha dedicato il volume Semiotica 3.0.
Esempio. Nel 1997 Enrico Giubertoni discute con Guido Ferraro, relatore, la tesi «La comunicazione aziendale esterna sul World Wide Web»: il sito di un'azienda viene letto come un testo, che comunica attraverso la struttura dei collegamenti oltre che attraverso le parole.
La fiducia (in inglese trust) è la disponibilità di un cliente a esporsi con un'impresa prima di avere la prova che andrà bene: consegnare i propri dati, pagare in anticipo, tornare dopo un problema.
Si costruisce con le promesse mantenute e con la trasparenza su come i dati vengono usati, e si perde in un passaggio interno gestito male, perché il cliente giudica l'azienda intera dal reparto con cui ha parlato per ultimo.
Esempio. Un cliente cambia operatore e una fattura ancora da scadere finisce al recupero crediti, con una pioggia di solleciti che sembrano un tentativo di truffa. L'incasso perso è la parte piccola del danno: quel cliente racconterà la vicenda a chiunque stia valutando quel fornitore.
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
La Financial Velocity è il tempo che separa un segnale di mercato dal fatturato che ne deriva. Il termine, coniato da Enrico Giubertoni, sposta l'attenzione dalla quantità del ricavo alla velocità con cui arriva.
Esempio. Un'impresa del settore retail aveva affidato il Retail Marketing a un'agenzia esterna, con una strategia curata, e i risultati tardavano ad arrivare, perché il lavoro restava sull'estetica e sulla comunicazione. Il blocco era nella Financial Velocity. Dopo l'analisi sono stati rimossi gli attriti strutturali, collegando l'ERP (il gestionale che tiene ordini, magazzino e fatture) dell'azienda al sito web.
First-party data
Altro nome di Dati proprietari
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: vendita lampo, vendite lampo, flash sales
La flash sale, in italiano vendita lampo, è una vendita online a tempo molto breve, di solito da poche ore a qualche giorno, con sconti forti su una quantità limitata di prodotti, spesso riservata agli iscritti.
Funziona perché mette insieme quattro leve: l'urgenza della scadenza, la scarsità delle scorte, l'esclusività dell'accesso e il valore percepito dello sconto. Il modello nasce in Europa: lo ha inventato Jacques-Antoine Granjon, che nel 2001 a Parigi fonda Vente-privée (oggi Veepee) per vendere ai propri iscritti le rimanenze dei marchi di moda senza svalutarne il listino nei negozi. Per l'azienda serve a liquidare l'invenduto, far crescere il database dei clienti e provare prodotti nuovi. Il rischio è l'abuso: un marchio che appare sempre in saldo fatica a vendere a prezzo pieno e attira clienti che comprano solo in sconto.
Esempio. Un'azienda produttrice di arredamento ha in magazzino la collezione della stagione precedente. Apre una vendita lampo di 48 ore riservata agli iscritti alla newsletter, con un conto alla rovescia sulla pagina: libera il magazzino, raccoglie nuovi contatti e il listino dei negozi resta intatto.
flash sales
Altro nome di Flash sale (vendita lampo)
Area tematica Processo e organizzazione
Un focus group è un gruppo di discussione guidato, usato per raccogliere opinioni qualitative su un prodotto o un messaggio.
Area tematica Processo e organizzazione
La formazione è il percorso con cui le competenze di un team vengono costruite su misura del lavoro che quel team fa davvero, e negli articoli italiani torna come percorso formativo e come formazione digitale; nei testi inglesi si chiama training.
Parte dall'ascolto organizzato di ciò che serve a quelle persone in quel contesto, e finisce in risultati che si possono misurare. Un programma preconfezionato e calato dall'alto riempie l'aula e lascia i comportamenti dove erano.
Esempio. Una rete di punti vendita indipendenti deve imparare a usare gli strumenti digitali, e i titolari hanno orari, età e dimestichezza molto diversi fra loro. Una piattaforma che permette a ciascuno di seguire il modulo a negozio chiuso abbatte i costi di trasferta e porta dentro anche chi in aula non sarebbe mai arrivato.
formazione aziendale interna
formazione monoaziendale
Altri nomi di Formazione in azienda
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: formazione monoaziendale, formazione aziendale interna
La formazione in azienda, detta anche formazione monoaziendale, è la formazione progettata per una sola impresa e svolta con le sue persone.
Come dice l'articolo che la introduce, «entra in casa e lavora sui processi, sui dati e sulle opportunità di quell'impresa, con le sue persone e senza concorrenti in sala». Il confronto utile è con i corsi interaziendali, aperti a partecipanti di aziende diverse con un programma uguale per tutti. La formazione in azienda costa di più per persona, ma porta due vantaggi: - il materiale è quello vero: gli esercizi si fanno sui documenti, sui dati e sui flussi di lavoro dell'impresa, perciò ciò che si impara si applica il giorno dopo; - si parla apertamente: senza concorrenti in aula, le persone portano i problemi reali, che sono quelli da cui parte il cambiamento. Per questo motivo, quando si introduce l'intelligenza artificiale, l'articolo la mette accanto alla consulenza: la formazione dà alle persone il metodo, la consulenza aiuta a scegliere dove applicarlo.
Esempio. Un'azienda manifatturiera che vuole usare l'intelligenza artificiale per pianificare la produzione porta il corso nel proprio stabilimento: gli esercizi si fanno sui suoi ordini e sui suoi dati di magazzino, e i responsabili discutono i loro problemi senza temere che li ascolti un concorrente.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La forza vendita è la rete di persone che vende il prodotto ai punti vendita o ai clienti.
Area tematica Metriche e misurazione
La frequenza di rimbalzo (in inglese bounce rate) è la quota di visite che si chiudono sulla pagina d'ingresso, con la persona che se ne va da lì.
Nell'articolo che la cita sta fra gli indicatori di utilità percepita di una pagina, letta insieme al tempo medio di permanenza e alla quota di uscite.
Esempio. Le pagine di categoria di un sito aziendale ricevono traffico dai motori di ricerca e hanno una frequenza di rimbalzo alta. Il visitatore arriva e si ferma lì: la struttura interna del sito lo rimanda a ricominciare la ricerca, e la tassonomia delle categorie sta guidando male la navigazione.
Il funnel (in italiano imbuto di vendita) è la rappresentazione del percorso che porta molte persone a conoscere un'offerta e poche a comprarla, diviso in fasi: scoperta, valutazione, decisione.
Enrico Giubertoni lo usa soprattutto per mostrare dove quel percorso si rompe: chi si informa attraverso un assistente automatico attraversa le fasi in un ordine proprio, e un imbuto disegnato sull'ordine vecchio misura passaggi che il cliente ha già saltato. Le tre fasi dell'imbuto si indicano spesso con le sigle TOFU, MOFU e BOFU (parte alta, centrale e bassa), e ogni contenuto lavora su una fase precisa.
Esempio. Un servizio con versione gratuita costruisce l'imbuto sul numero di iscritti e converte in clienti paganti una quota piccola di quella base. Finché il cruscotto guarda gli iscritti, il marketing festeggia una crescita che i conti dell'azienda non registrano.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Il Funnel Cosmetico Aumentato è il modello proposto da Enrico Giubertoni nel capitolo: un percorso circolare in quattro fasi, Discovery, Diagnosi, Conversione e Relazione, in cui i dati d'uso tornano alla formulazione.
Il gain point (in italiano punto di guadagno) è il risultato che una persona o un reparto vuole ottenere: l'obiettivo dichiarato, insieme alla soluzione che lo rende raggiungibile.
Sta all'altro capo del punto di dolore, e il lavoro consiste nel trasformare i punti di dolore emersi in punti di guadagno, concreti come contatti più qualificati e un supporto alla forza vendita, oppure emozionali come l'esperienza che il pubblico ricorda.
Esempio. Una rete di venditori lamenta contatti poco qualificati, che è il punto di dolore; il punto di guadagno corrispondente sono contatti più qualificati in arrivo, insieme allo strumento scelto per selezionarli. Nell'analisi di un gruppo di marketing i punti di dolore fotografano la situazione attuale, i punti di guadagno dicono dove si vuole arrivare.
Area tematica Metriche e misurazione
La Gap Analysis è l'analisi della distanza fra la situazione attuale e uno standard di riferimento.
Gemello digitale
Altro nome di Digital twin
GEN AI divide
Altro nome di GenAI Divide
Il GenAI Divide è il divario fra le organizzazioni che ottengono valore dall'intelligenza artificiale generativa e quelle che vi investono senza ritorno.
L'espressione è stata resa nota nel 2025 dal rapporto The GenAI Divide del progetto NANDA del MIT, il Massachusetts Institute of Technology. La causa indicata non è la qualità dei modelli né la normativa, ma un'impostazione superata: sistemi che non imparano dall'uso, non trattengono il riscontro degli utenti e non si adattano al contesto, e quindi restano fuori dai flussi di lavoro critici. In un secondo senso l'espressione indica il distacco fra consumatori che usano già l'intelligenza artificiale come assistente personale e imprese che la vedono solo come strumento interno per tagliare costi.
Un'azienda compra licenze di un assistente generativo per tutti i dipendenti, ma nessun processo cambia e dopo un anno l'uso si è fermato alla scrittura di email.
Generative AI (GenAI)
Altro nome di IA generativa
La generazione con recupero dei documenti (in inglese retrieval augmented generation, sigla RAG) è la tecnica che fa rispondere un sistema di intelligenza artificiale sui documenti dell'impresa: prima il sistema cerca i passaggi pertinenti negli archivi che gli sono stati indicati, poi scrive la risposta a partire da quei passaggi.
Serve a legare ogni risposta a una fonte controllabile, e restringe il margine di invenzione che un modello lasciato solo con il proprio addestramento si concede.
Esempio. Il servizio clienti di un'azienda di macchinari risponde sui tempi di consegna leggendo il gestionale e i manuali caricati, e accanto a ogni risposta compare il documento da cui è stata tratta. Chi la riceve può aprirlo e controllare, e chi la firma sa su che cosa sta mettendo il proprio nome.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Posizionamento nelle risposte generative, AEO (Answer Engine Optimization)
La GEO, sigla di generative engine optimization (in italiano posizionamento nelle risposte generative, chiamata anche AEO, answer engine optimization), è il lavoro che porta un'impresa dentro le risposte scritte da un assistente conversazionale, dove al posto di dieci risultati da scorrere c'è una risposta sola.
Negli articoli il concetto arriva prima del nome: la battaglia per la visibilità si sposta sul grounding (l'ancoraggio della risposta ai dati e ai contenuti su cui il modello si appoggia), e l'obiettivo diventa l'affidabilità del proprio marchio agli occhi del modello, perché i dati e i contenuti dell'impresa siano la base di ciò che l'assistente racconta al cliente.
Esempio. Un costruttore scopre che l'assistente consiglia tre concorrenti a chi chiede chi fornisce un certo componente, e che la propria scheda tecnica esiste soltanto come immagine. Riscritta in testo, con dati strutturati e fonti citabili, la stessa informazione diventa citabile e il nome dell'azienda entra nella risposta.
GeoCities è stato il più noto servizio gratuito di spazio web degli anni Novanta, dove chiunque poteva pubblicare la propria homepage personale.
Lo fondano nel 1994 David Bohnett e John Rezner, con il nome iniziale di Beverly Hills Internet. I siti erano ordinati in «quartieri» tematici e l'indirizzo componeva quartiere, via e numero civico: ne uscivano indirizzi lunghi e bizzarri. Yahoo! lo acquista nel 1999 e lo chiude negli Stati Uniti nel 2009; una parte dell'archivio l'hanno salvata i volontari dell'Archive Team. Per il marketing è un antenato del contenuto generato dagli utenti: milioni di persone imparano lì a pubblicare, ben prima di blog e social network.
Esempio. Nel 1997 Enrico Giubertoni ed Erica Borgaro pubblicano su GeoCities il loro primo sito personale. Lo spazio gratuito era di 1 megabyte, poi portato a 5, e allora sembrava immenso.
Geocities
Altro nome di GeoCities
Geotaggatura
Altro nome di Geotagging
Il geotagging (in italiano geotaggatura) è l'aggiunta di informazioni geografiche a un contenuto digitale: una foto, un video, un messaggio, un post, una pagina web.
Di solito si tratta di latitudine e longitudine, ma può comprendere anche il nome di un luogo, un indirizzo o l'altitudine. Nelle foto le coordinate si scrivono nei metadati (i dati nascosti che accompagnano il file) secondo lo standard EXIF, nato in Giappone negli anni Novanta; con la diffusione del GPS nei telefoni e con piattaforme come Flickr, che dal 2006 permetteva di mettere le foto su una mappa, è diventato un gesto automatico. Serve a ritrovare e ordinare i contenuti per luogo, e nel marketing a farli comparire nelle ricerche locali; è anche un dato personale, perché rivela dove una persona si trova, e in Europa ricade sotto il GDPR.
Uno smartphone con la localizzazione attiva registra nei metadati della foto il punto esatto dello scatto.
gergo
gergo aziendale
Altri nomi di Jargon (gergo aziendale)
Gestionale aziendale
Altro nome di ERP (Enterprise Resource Planning)
Il gestionale dei clienti, in inglese CRM (customer relationship management), è il sistema in cui un'azienda registra i propri contatti e la storia di ogni trattativa commerciale.
Il suo valore dipende da come viene compilato: un gestionale ricco di righe e povero di campi coerenti alimenta decisioni sbagliate con la stessa velocità con cui alimenterebbe quelle giuste. Il salto arriva quando i venditori smettono di essere compilatori di CRM e diventano cacciatori predittivi: la macchina processa il rumore, la persona decide su chi intervenire.
Esempio. Un direttore commerciale apre il gestionale e conta, su cento righe recenti, quante hanno il campo della fonte vuoto o scritto in grafie diverse. Quella percentuale è il tetto di ogni analisi sulle campagne, perché nessun cruscotto può ricostruire un'informazione che al momento della registrazione nessuno ha scritto.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La gestione del cambiamento (nei testi compare quasi sempre come change management) è la disciplina che guida le trasformazioni aziendali con un obiettivo preciso: generare innovazione, cioè un miglioramento concreto e duraturo del modo in cui l'impresa crea valore.
Enrico Giubertoni la considera il contenuto vero di un progetto tecnologico, perché l'organizzazione è un sistema vivente di strutture, processi e culture, e il lavoro consiste nel creare le condizioni perché impari a evolvere da sé.
Esempio. Un assistente automatico entra nella rete vendita e produce effetti solo quando cambia anche il modo di qualificare una richiesta commerciale. Ai venditori servono competenze aggiornate per il ruolo che hanno (upskilling, il potenziamento delle abilità) e, per qualcuno, la riqualificazione verso un ruolo nuovo (reskilling). Senza quel lavoro la tecnologia si somma ai problemi che c'erano già.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il gestore dei tag, in inglese tag manager (il più diffuso è Google Tag Manager, abbreviato GTM), è lo strumento che raccoglie in un unico posto i tag, cioè i frammenti di codice con cui un sito comunica alle piattaforme esterne le azioni compiute dai visitatori.
Serve a spostare quei frammenti dalle mani degli sviluppatori a quelle di chi misura, quindi una modifica alla misura richiede minuti invece di un rilascio di software. Porta con sé una responsabilità precisa: chi pubblica una modifica dal gestore dei tag cambia in un colpo il dato che legge tutta l'azienda, e quel permesso va assegnato a una persona con un nome.
Esempio. Il Marketing vuole contare quante persone aprono il modulo di preventivo e lo abbandonano prima di inviarlo. Con un gestore dei tag la misura si attiva in una mattina; senza, entra nella coda degli sviluppatori e arriva dopo il trimestre di cui doveva parlare.
gioco dell'imitazione
Altro nome di Test di Turing
Giorgio Perotto
Altro nome di Perotto, Pier Giorgio
Giornalismo partecipativo
Altro nome di Citizen journalism
GNU General Public License
GNU GPL
Altri nomi di GPL (GNU General Public License)
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il go-to-market è l'insieme delle attività con cui un prodotto viene portato sul mercato.
Il Golden Circle è il modello del saggista anglo-statunitense Simon Sinek, presentato nel 2009 in un intervento TEDx diventato fra i più visti di sempre e sviluppato nel libro Partire dal perché (Start with Why, 2009): tre cerchi concentrici, con al centro il Perché (lo scopo che muove un'organizzazione), poi il Come (principi e processi) e fuori il Cosa (prodotti e servizi).
Le organizzazioni e i leader che ispirano comunicano dall'interno verso l'esterno, partendo dal Perché, perché le decisioni, dall'acquisto alla fedeltà a un marchio, hanno una forte componente emotiva e identitaria.
Invece di «vendiamo software gestionali», un'azienda dice «vogliamo che chi fa impresa passi il tempo a decidere, non a compilare».
Area tematica Norme, rischi e conformità
La governance è l'insieme di regole, ruoli e controlli con cui un'organizzazione gestisce dati e intelligenza artificiale in modo sicuro, etico e conforme.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Una società di servizi finanziari stabilisce chi può caricare dati dei clienti in uno strumento di intelligenza artificiale, chi approva un uso nuovo e chi controlla ogni trimestre che le regole siano rispettate. Il documento che raccoglie queste risposte, con il nome di una persona accanto a ogni ruolo, è la sua governance: i nomi sono ciò che la trasforma da dichiarazione d'intenti in un sistema che funziona.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Content governance
La governance dei contenuti è l'insieme di ruoli, processi e regole con cui un'organizzazione decide chi crea, approva, aggiorna e ritira i contenuti.
Assicura coerenza di tono e di qualità, evita pagine doppie o superate, e mantiene nel tempo la struttura del sito anche quando cambiano le persone. È una parte della strategia dei contenuti (content strategy), disciplina resa nota da Kristina Halvorson con il libro Content Strategy for the Web (2009).
Ogni pagina ha un responsabile e una data di revisione; alla scadenza viene aggiornata o ritirata con un rimando.
La Governance dei Ricavi è il governo dell'insieme di flussi, dati e decisioni che porta un'impresa dal primo segnale d'acquisto al fatturato: chi decide che cosa, su quali dati e in quale ordine.
Enrico Giubertoni usa il termine per separare il governo del sistema dalla somma degli strumenti, perché un'impresa può avere il gestionale, le campagne e la rete di vendita e non avere nessuno che governa il modo in cui le tre cose si parlano.
Esempio. Marketing porta contatti e li misura in quantità, Vendite li giudica in qualità, e nessuno dei due misura quanto tempo passa fra il primo segnale e la firma. La Governance dei Ricavi comincia da quella misura, perché è l'unica che appartiene a entrambi.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il governo degli algoritmi è la capacità di un'impresa di capire e orientare gli algoritmi delle piattaforme digitali su cui comunica e vende.
Ogni canale digitale è fatto di un mezzo e di un algoritmo che, come un regista, decide quali contenuti mostrare, a chi e quando. Governarlo significa conoscerne i segnali e costruire contenuti e dati che quel regista premia, trasformando una scatola nera in un alleato. Il tema ha anche un lato pubblico: in Europa il Digital Services Act obbliga le grandi piattaforme a spiegare i criteri con cui i loro sistemi di raccomandazione ordinano i contenuti, un tassello dell'Identità Digitale Europea.
Un'azienda studia che cosa premia l'algoritmo di un social e riorganizza formati e orari invece di aumentare il budget pubblicitario.
Area tematica Processo e organizzazione
La governance è l'insieme delle regole, dei ruoli, delle responsabilità e dei processi con cui una cosa viene gestita e mantenuta nel tempo: chi decide, chi valida, chi ha l'autorità di approvare o di fermare un progetto.
Negli articoli si applica ai contenuti di un sito, ai dati e soprattutto all'intelligenza artificiale, e vale come architettura del ricavo più che come adempimento normativo. La strategia dice che cosa fare, la governance dice come lo si tiene in piedi.
Esempio. Un'azienda rifà il sito e nessuno stabilisce chi può aprire una nuova categoria, chi controlla i doppioni e ogni quanto si rivede la tassonomia (l'albero con cui i contenuti sono classificati). Due anni dopo tre sezioni dicono la stessa cosa: il progetto iniziale reggeva, mancava la governance che lo mantenesse.
Governo dell’intelligenza artificiale
Altro nome di AI governance
Area tematica Norme, rischi e conformità
conosciuto anche come: GNU General Public License, GNU GPL
La GPL (GNU General Public License, licenza pubblica generale del progetto GNU) è la licenza del software libero scritta da Richard Stallman per la Free Software Foundation e pubblicata nel 1989.
Garantisce a chiunque quattro libertà: usare il programma, studiarne il codice sorgente (le istruzioni scritte dai programmatori), modificarlo e ridistribuirlo. La condizione è il copyleft: chi distribuisce il programma, modificato o no, deve farlo con la stessa licenza e mettere a disposizione il codice. Le licenze del software si dividono in due famiglie, ed è la distinzione che conta per un'azienda: - copyleft, che obbligano a lasciare libere anche le versioni derivate: la GPL; la LGPL (Lesser GPL), più leggera, che permette di usare una libreria dentro un programma chiuso; l'AGPL (Affero GPL), che estende l'obbligo a chi offre il programma come servizio in rete; la MPL (Mozilla Public License), con un copyleft limitato ai singoli file; - permissive, che chiedono soltanto di citare l'autore e conservare l'avviso di licenza: MIT, BSD e Apache 2.0, quest'ultima con una clausola esplicita sui brevetti. La GPL applica al software lo stesso principio che Creative Commons esprime con la clausola SA per testi e immagini; Creative Commons stessa sconsiglia però le sue licenze per il codice, perché la GPL regola aspetti che le licenze CC trascurano, come la distribuzione del codice sorgente.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera integra in una macchina che vende un programma di controllo rilasciato con GPL e lo modifica: consegnando la macchina ai clienti distribuisce il programma, perciò deve rendere disponibile anche il codice delle sue modifiche. Se avesse scelto una libreria con licenza MIT, avrebbe potuto tenerlo chiuso.
Area tematica Dati e infrastruttura
conosciuto anche come: Knowledge Graph, knowledge graph
Il grafo della conoscenza (in inglese Knowledge Graph) è la base dati con cui Google descrive il mondo come un insieme di entità (persone, aziende, luoghi, opere, concetti) legate da relazioni: una persona ha fondato un'azienda, l'azienda ha sede in una città, la città sta in un Paese.
Google lo ha presentato nel 2012, e da allora i motori di ricerca ragionano sempre più sulle cose e sempre meno sulle stringhe di testo. Il risultato più visibile è il pannello che compare accanto ai risultati quando si cerca un nome. Gli articoli del sito lo dicono così: i dati strutturati possono «contribuire ai pannelli del Knowledge Graph e migliorare la visibilità del marchio». Il grafo è di Google, perciò nessuno lo scrive direttamente e nessun marcatore lo inserisce in una pagina: lo si alimenta con fonti coerenti fra loro, cioè i dati strutturati di schema.org sul proprio sito, Wikidata, Wikipedia e i profili ufficiali. In senso più generale l'espressione indica qualunque base dati organizzata a nodi e relazioni, e anche le piattaforme di intelligenza artificiale costruiscono i propri grafi a partire dai dati strutturati delle pagine.
Esempio. Un'azienda produttrice di vernici industriali descrive sul proprio sito, con i dati strutturati, il nome, la sede, il fondatore e i profili ufficiali, e li fa coincidere con la sua scheda su Wikidata: Google collega le fonti alla stessa entità e, cercando il marchio, mostra il pannello con le informazioni corrette.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La Green Beauty è la cosmetica attenta alla sostenibilità e agli ingredienti naturali.
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il greenwashing (letteralmente «lavaggio verde») è la comunicazione che attribuisce a un prodotto o a un'impresa meriti ambientali che non ha, o che ingrandisce un merito piccolo fino a farlo sembrare la regola.
È la forma più nota del washing, ed è anche la più regolata: in Europa la direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde (UE 2024/825) vieta le dichiarazioni ambientali generiche non dimostrabili, come «ecologico» o «sostenibile» senza una prova riconosciuta. La parola fu coniata nel 1986 dall'ambientalista statunitense Jay Westerveld, colpito dai cartelli degli alberghi che invitavano a riutilizzare gli asciugamani «per l'ambiente» mentre il vero scopo era risparmiare sul bucato. Il meccanismo generale, con le sue varianti, è descritto nella voce washing.
Esempio. Un'azienda scrive «green» sulla confezione di un prodotto perché ha cambiato il colore del tappo, mentre formula e filiera restano le stesse. Il claim non regge a una verifica, e da quel momento anche le dichiarazioni vere della marca vengono lette con sospetto.
guida passo passo
Altro nome di Tutorial
Area tematica Norme, rischi e conformità
Halal significa conforme ai precetti islamici. Nella cosmetica riguarda gli ingredienti e i processi di produzione.
La homepage personale era il sito che una persona costruiva da sé, negli anni Novanta, per presentarsi in rete: chi era, le sue passioni, le foto, i link ai siti amici.
Nasceva quasi sempre su servizi di spazio web gratuito come GeoCities, Xoom, Digiland o Interfree, scritta a mano in HTML (il linguaggio con cui si descrivono le pagine web), con contatori di visite e libri degli ospiti. È una forma arcaica di contenuto generato dagli utenti e il punto d'origine del personal branding (la cura della propria immagine professionale) in rete: blog e profili social ne hanno ereditato la funzione.
Esempio. Una studentessa di economia pubblica nel 1998 una pagina con il proprio curriculum, le foto di un viaggio e un elenco di link utili: è la sua homepage personale, ospitata gratis su GeoCities.
homepage personali
Altro nome di Homepage personale
Human-centric innovation
Altro nome di Cultura dell'innovazione centrata sulle persone
Area tematica Norme, rischi e conformità
Human-in-the-loop è il modello in cui una persona competente supervisiona e convalida ciò che produce l'intelligenza artificiale.
Esempio. Il caso che segue è costruito. In un'azienda produttrice di componenti l'intelligenza artificiale prepara la bozza di risposta a ogni richiesta d'offerta, con prezzi e tempi di consegna. Un tecnico commerciale la legge, corregge ciò che non torna, e solo allora la firma e la invia: la persona resta l'ultimo passaggio, e la responsabilità dell'offerta resta sua.
L'hype è il clamore mediatico che cresce attorno a una tecnologia, a un prodotto o a una tendenza: articoli, convegni e annunci si moltiplicano e gonfiano le attese prima che se ne conoscano gli effetti concreti nel lavoro.
La parola viene dall'inglese, dove indica una promozione insistente ed esagerata. Negli articoli del sito l'hype compare in due modi: - come segnale da leggere: «dietro ogni hype c'è un cambio di paradigma, cioè un cambiamento che riscrive le regole del lavoro». Il rumore, perciò, indica dove guardare; - come attesa che si ridimensiona: è successo al metaverso, di cui si continua a parlare con un hype ridimensionato rispetto agli anni precedenti. Ne consegue che la scelta di un'impresa nasce dall'analisi del proprio processo e dei propri dati, e il volume del clamore resta un'informazione sul mercato. È l'invito con cui si chiude l'articolo sulla visione strategica dell'IA: andare oltre l'hype.
Esempio. Una banca legge ogni settimana che una nuova piattaforma cambierà il credito alle imprese e si chiede se deve adottarla subito. Andare oltre l'hype significa chiedersi quale processo cambierebbe, quali dati servono e come si misura il risultato, prima di firmare il contratto.
L'IA generativa è la famiglia di sistemi che producono contenuti nuovi, testi, immagini, audio, video, a partire da una richiesta scritta in linguaggio corrente.
Negli articoli di Enrico Giubertoni compare per due effetti misurabili: il consumatore che ormai affianca l'IA generativa ai motori di ricerca quando cerca un prodotto, e l'impresa che resta ferma alla tattica, cioè alla ricerca della richiesta perfetta, mentre il modo in cui decide rimane quello di prima. Il rischio ricorrente è la credibilità percepita: un testo sicuro e dal tono autorevole può contenere incongruenze fattuali, invenzioni o citazioni errate, e chi legge alza la fiducia e abbassa la verifica delle fonti. La differenza con l'intelligenza artificiale analitica: quella classifica e prevede su dati esistenti, la generativa crea. La differenza con l'Agentic AI: la generativa produce un contenuto e si ferma lì, l'agente usa anche strumenti per agire.
Esempio. Il reparto Marketing di un'azienda produttrice di macchine utensili fa generare trecento schede prodotto in due settimane. La direzione vede subito le ore risparmiate e vede molto più tardi che le indicazioni di sicurezza non erano state controllate: il lavoro si è spostato dalla scrittura alla verifica, e la verifica non era assegnata a nessuno.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Ideal customer profile, Profilo del cliente ideale
L'ICP, sigla di ideal customer profile (profilo del cliente ideale), descrive il tipo di azienda che trae più valore dall'offerta e ne restituisce di più: settore, dimensione, area geografica, tecnologie usate, situazione che fa nascere il bisogno.
Descrive aziende, mentre la buyer persona descrive le persone che dentro quelle aziende decidono. È il primo passo dell'account-based marketing: dall'ICP si ricava la target account list, e senza un ICP condiviso marketing e vendite inseguono clienti diversi.
Esempio. Un fornitore di software per la qualità analizza i suoi venti clienti più redditizi e scopre che sono quasi tutti aziende produttrici fra cinquanta e duecento persone, certificate e con un audit esterno l'anno. Quel profilo diventa il filtro per scegliere a chi dedicare il tempo dei venditori.
Ideal customer profile
Altro nome di ICP (Ideal customer profile)
Area tematica Norme, rischi e conformità
L'identità digitale ha due significati. Nel senso sociale è il modo in cui una persona esiste e si racconta negli spazi digitali: profili, contenuti condivisi, opinioni, tracce lasciate in rete, che diventano parte dell'identità complessiva e influenzano come viene percepita; la sociologa statunitense Sherry Turkle ne ha studiato gli effetti già in Life on the Screen (1995).
Nel senso giuridico è l'insieme di credenziali con cui un cittadino dimostra chi è per accedere ai servizi online. Qui l'Europa ha fatto scuola: l'Estonia ha una carta d'identità elettronica dal 2002, l'Italia lo SPID dal 2016, e il regolamento europeo eIDAS (Reg. UE 910/2014, aggiornato dal Reg. UE 2024/1183) prevede un portafoglio di identità digitale valido in tutta l'Unione. È uno dei pilastri dell'Identità Digitale Europea.
Il profilo professionale di una persona su LinkedIn è identità digitale nel primo senso; lo SPID con cui scarica un certificato è identità digitale nel secondo.
Area tematica Norme, rischi e conformità
L'Identità Digitale Europea è il modo in cui l'Europa costruisce un proprio approccio al digitale, distinto dal modello statunitense e da quello cinese: la tecnologia al servizio della persona, una regolamentazione basata sui valori, la ricerca della sovranità digitale, un mercato unico digitale forte e l'attenzione alla sostenibilità e all'inclusione.
Enrico Giubertoni la descrive come un progetto ancora in formazione, che cerca di bilanciare innovazione e diritti.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice italiana sceglie un fornitore di cloud con i server nell'Unione Europea, chiede che i dati dei clienti restino lì e verifica come l'assistente di intelligenza artificiale che adotta dichiara di trattarli. In queste scelte si vede l'Identità Digitale Europea alla scala di un'impresa: tecnologia adottata dentro regole fondate sui valori, insieme all'innovazione.
Imbuto di vendita
Altro nome di Funnel
Area tematica Metriche e misurazione
Un'impressione è una singola visualizzazione di un annuncio o di un contenuto, contata ogni volta che compare sullo schermo di qualcuno.
È l'unità con cui si comprano gli spazi pubblicitari: per ogni impressione la piattaforma presenta un'offerta all'asta. In consiglio è anche il primo indicatore a essere retrocesso, perché dice quante persone hanno visto e lascia aperta la domanda su quanto vale ciò che è entrato.
Esempio. Un'azienda rifà l'elenco degli indicatori del proprio marketing e comincia da ciò che smette di contare: le impressioni grezze, la crescita dei follower, i «mi piace» senza contesto. Al loro posto entrano la profondità del coinvolgimento e lo spostamento del ricordo di marca. Le impressioni restano utili a chi conduce le campagne, per decidere dove intervenire domani, e servono poco a chi decide se quel budget esiste ancora l'anno prossimo.
L'inbound marketing è il metodo che porta i clienti a cercare l'azienda: contenuti utili, posizionamento nei motori di ricerca e risorse scaricabili attirano le persone che hanno già un problema, e il contatto nasce dalla loro iniziativa.
Il percorso si misura per fasi, dalla scoperta alla decisione (il modello TOFU, MOFU, BOFU), e il contatto pronto per le vendite prende il nome di marketing qualified lead. Funziona bene quando il mercato è ampio e chi compra si informa da solo prima di parlare con un fornitore. Con poche decine di clienti possibili si affianca all'account-based marketing, che sceglie le aziende per nome invece di aspettarle.
Esempio. Una società di consulenza finanziaria pubblica ogni mese un'analisi sui tassi per le imprese e la offre in versione completa a chi lascia nome ed email. In un anno la lista diventa la prima fonte di appuntamenti, e il costo per contatto scende man mano che i contenuti salgono nei risultati di ricerca.
Indicatori di risultato
Altro nome di KPI (Key Performance Indicator)
Area tematica Canali e strumenti
L'influencer marketing è la collaborazione a pagamento con persone che hanno un pubblico proprio e una relazione di fiducia con quel pubblico.
Negli articoli la scelta si fa con l'ascolto della rete (il social listening, cioè l'analisi di quello che si dice online di un marchio), che individua chi è già compatibile con il marchio e misura quanto coinvolge davvero la sua comunità. Il rischio sta nello stesso meccanismo: dietro compenso una voce può promuovere l'immagine ambientale di un'impresa senza averne verificato le implicazioni, e allarga la portata di un'affermazione che nessuno ha ancora provato.
Esempio. Un'azienda produttrice di attrezzi da giardino confronta due creatori di contenuti con lo stesso numero di iscritti: uno parla di cura del verde da anni, l'altro promuove qualunque settore. L'ascolto della rete mostra che solo il primo ha una comunità che discute i prodotti, e il contratto va lì.
L'InfoCommerce è l'abitudine di informarsi online prima di comprare, anche quando l'acquisto avviene in negozio. Recensioni, confronti e schede prodotto sostituiscono il consiglio del negoziante e la pubblicità televisiva come prima fonte di fiducia.
Nel 2011 Jim Lecinski di Google ha dato a questo passaggio il nome di momento zero della verità (Zero Moment of Truth, ZMOT), aggiungendolo ai due momenti descritti da Procter & Gamble: il primo davanti allo scaffale, il secondo nell'uso del prodotto. La variante in cui la ricerca è online e l'acquisto in negozio si chiama ROPO (research online, purchase offline). Oggi l'InfoCommerce evolve nello smart buying, con l'assistente di intelligenza artificiale al posto dei risultati di ricerca.
Una persona legge recensioni e confronta prezzi sul telefono, poi va in negozio già decisa sul modello.
Information Technology
Altro nome di IT
Area tematica Processo e organizzazione
L'infosfera è un concetto del filosofo Luciano Floridi: l'ambiente fatto insieme di atomi e di informazioni in cui oggi viviamo.
Ingegnere del Risultato è il nome con cui Enrico Giubertoni descrive il proprio ruolo: la persona che analizza i processi di un'azienda, individua le perdite di carico e li ottimizza.
Non è un titolo professionale: la parola «ingegnere» descrive un metodo di lavoro, fatto di misura e progettazione, non una laurea.
Esempio. Come in un impianto idraulico, dove la perdita di carico è la pressione che si disperde lungo un tubo mal collegato, in un'azienda l'energia commerciale si disperde nei passaggi fra un reparto e l'altro. L'Ingegnere del Risultato cerca quei punti di dispersione prima di chiedere più spinta.
Insieme di dati
Altro nome di Dataset
Area tematica Dati e infrastruttura
L'integrazione dei sistemi è il lavoro di far dialogare fra loro i programmi che un'azienda possiede già, perché un dato scritto una volta valga in tutti.
Il punto delicato si chiama giunzione: è il punto in cui due sistemi che nessuno ha progettato insieme si passano un'informazione, e una giunzione senza un proprietario resta invisibile in ogni cruscotto, perché i due sistemi funzionano entrambi e ciò che manca sta nello spazio fra loro. Chi cerca la causa dentro i singoli programmi guarda dalla parte sbagliata.
Esempio. Un'insegna paga campagne che portano le persone su una scheda di prodotto, e la scheda dichiara una disponibilità che il magazzino ha già smentito. Entrambi i reparti hanno fatto bene il proprio lavoro e il cliente compra dal concorrente: l'integrazione dei sistemi si misura in quei passaggi di mano, prima che dentro i programmi.
L'intelligenza artificiale è l'insieme dei sistemi informatici capaci di svolgere compiti che chiedono facoltà cognitive umane: ragionare, capire il linguaggio, riconoscere immagini, imparare dai dati.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il termine arriva quasi sempre accompagnato da una precisazione di metodo: chi la tiene per uno strumento da gestire la riduce a un centro di costo da ottimizzare, mentre il vantaggio competitivo nasce dall'organizzazione che la governa, cioè dall'organigramma, dai ruoli e dalla cultura, prima che dal modello acquistato. È qui che si sbaglia più spesso: comprare una piattaforma è molto più semplice che ridisegnare ruoli, flussi decisionali e responsabilità sui dati.
Esempio. Una direzione compra una licenza, la distribuisce a Marketing e Vendite e annuncia il progetto, mentre ruoli e responsabilità restano quelli di prima. Lo strumento si appoggia sopra un processo rimasto identico, e il progetto pilota si chiude senza aver cambiato una sola decisione.
Area tematica Canali e strumenti
L'Interest Graph è la logica di distribuzione dei contenuti basata sugli interessi dell'utente e non sulle sue connessioni: è il modello di TikTok e dei Reels.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice di valvole pubblica su TikTok un video breve su come si riconosce una guarnizione usurata. Il profilo ha pochi follower, eppure il video raggiunge manutentori in tutta Italia, perché l'algoritmo lo mostra a chi guarda contenuti di manutenzione: a decidere la distribuzione è l'interesse di chi guarda.
Area tematica Dati e infrastruttura
Un'API (application programming interface, l'interfaccia che permette a un programma di dialogare con un altro) è la porta documentata attraverso cui due sistemi si scambiano dati senza che una persona li ricopi.
Un'interfaccia aperta trasforma un prodotto in un ecosistema, perché altri sviluppatori aggiungono servizi che il produttore non aveva immaginato. Il suo peso commerciale si vede per assenza: due sistemi che funzionano benissimo ciascuno per conto proprio si passano il dato a mano, e il passaggio a mano è il punto in cui il dato invecchia.
Esempio. La vetrina digitale di una rete di negozi deve leggere la disponibilità dal gestionale di magazzino. Con un'interfaccia fra i due la promessa sullo schermo regge per tutta la giornata; con un foglio esportato ogni notte, regge fino al primo esaurimento del pomeriggio.
Area tematica Canali e strumenti
Interfree è stato un servizio italiano gratuito della fine degli anni Novanta che offriva, fra l'altro, spazio web per pubblicare la propria homepage personale.
Con Digiland rappresentava l'alternativa italiana ai grandi servizi statunitensi come GeoCities e Xoom. Fa parte della prima stagione della rete italiana, quella in cui pubblicare un sito era un gesto personale prima che commerciale.
Esempio. Uno studente universitario pubblica su Interfree gli appunti dei propri corsi, e la pagina diventa in pochi mesi un punto di riferimento per i compagni di facoltà.
«Io che cosa ci guadagno?»
Altro nome di WIIFM (What’s in it for me?)
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
L'iper-personalizzazione è l'offerta costruita sui dati della singola persona, fino alla routine o alla formula su misura.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Una banca propone a ciascun cliente un piano di accantonamento calcolato sulle sue entrate e sulle sue spese reali degli ultimi mesi, con la rata e la data di addebito scelte su quei dati. La personalizzazione classica parla a un segmento di clienti simili; l'iper-personalizzazione parla a una sola persona.
Area tematica Norme, rischi e conformità
La ISO/IEC 42001:2023 è lo standard internazionale pubblicato nel dicembre 2023 da ISO (International Organization for Standardization) e IEC (International Electrotechnical Commission).
È il primo standard al mondo sui sistemi di gestione dell'intelligenza artificiale (AI Management System). Specifica i requisiti con cui un'organizzazione che sviluppa, fornisce o usa sistemi di intelligenza artificiale stabilisce, attua, mantiene e migliora nel tempo un sistema di gestione dell'AI: politica e obiettivi, ruoli e responsabilità, valutazione dei rischi e dell'impatto dei sistemi su persone e società, controlli su dati, trasparenza e supervisione umana, monitoraggio e miglioramento continuo. Ha la stessa struttura degli altri standard di sistema di gestione, come la ISO 9001 per la qualità e la ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni, e come questi è certificabile da un ente terzo. Non sostituisce l'AI Act, ma aiuta a dimostrare di aver gestito i rischi in modo strutturato.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Una società di servizi finanziari che usa l'intelligenza artificiale per valutare le richieste di credito nomina un responsabile del sistema di gestione dell'AI, valuta i rischi di ogni modello per i clienti, documenta la supervisione umana e chiede la certificazione a un ente accreditato. Al cliente aziendale che domanda come sono governati quegli algoritmi risponde con un certificato.
Area tematica Persuasione
Un'isotopia è il filo di significato che attraversa un testo e lo tiene insieme: la ricorrenza di un tema o di un registro che fa sentire come una sola voce pagine scritte in mesi diversi.
Nella comunicazione d'impresa è ciò che permette al sito e al catalogo di sembrare la stessa azienda. Quando si rompe, il lettore fatica a dire perché, e intanto smette di fidarsi.
Esempio. Un'azienda meccanica parla di precisione in ogni pagina del sito, poi manda una promozione scritta come un volantino di supermercato. I due testi sono corretti uno per uno, e insieme rompono l'isotopia su cui poggiava la reputazione.
Area tematica Intelligenza artificiale
Il prompt è l'istruzione che si scrive a un sistema di intelligenza artificiale per ottenere una risposta: la domanda, il testo da riscrivere, il compito da svolgere.
Negli articoli di Enrico Giubertoni regge due discorsi distinti. Il primo riguarda il dato riservato o personale che finisce dentro quella finestra ed esce dal perimetro dell'impresa; il secondo riguarda l'ossessione per il prompt perfetto, che tiene i dirigenti sulla maestria tattica mentre il lavoro davanti a loro è strategico.
Esempio. Una responsabile del personale incolla in un servizio gratuito le venti candidature ricevute e chiede una classifica. Quel prompt contiene nomi, recapiti e valutazioni: in dieci secondi il dato personale è uscito dall'azienda, senza base giuridica e senza contratto di trattamento.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Information Technology, sistemi informativi, reparto IT
L'IT (Information Technology, in italiano tecnologia dell'informazione) è la funzione aziendale che gestisce i sistemi informativi: computer, reti, software, dati e la loro sicurezza.
Il termine indica sia la disciplina sia il reparto che se ne occupa. Nei testi del sito l'IT compare quasi sempre in relazione con le altre funzioni: «Il Marketing deve dialogare con le Vendite, le Vendite con l'IT, l'IT con il Customer Service». Il motivo è che le inefficienze nascono nei passaggi fra reparti, e quando l'IT scopre dopo mesi gli strumenti adottati da soli da marketing e vendite si ha la Shadow AI. Per questo motivo l'integrazione dei sistemi e la Sincronia organizzativa fra IT, marketing e vendite pesano quanto la tecnologia scelta.
Esempio. In una banca il marketing vuole un nuovo strumento per le campagne: l'IT verifica che si colleghi al gestionale dei clienti, che i dati restino protetti e che il contratto con il fornitore regga, prima che la prima email parta.
Area tematica Persuasione
conosciuto anche come: gergo, gergo aziendale, aziendalese
Il jargon (in italiano gergo, e in azienda gergo aziendale) è il linguaggio fatto di sigle, tecnicismi e frasi fatte che un gruppo sviluppa al proprio interno.
Accorcia le frasi fra chi lo condivide e le rende opache per tutti gli altri: altri reparti, clienti, fornitori. La parola viene dal francese antico jargon, il cinguettio degli uccelli, e Geoffrey Chaucer la usa già nel Trecento in quel senso. Il rischio è un bias della comunità interna: chi si capisce al volo crede di parlare una lingua comune. Il rimedio è una definizione che arriva dove serve, nel momento in cui il termine compare.
Esempio. In una banca il reparto rischi parla di «LGD» e «stage 2», e il marketing annuisce senza capire. La campagna che ne esce promette ai clienti una cosa che il reparto rischi non approverà mai.
Area tematica Dati e infrastruttura
JSON-LD (JavaScript Object Notation for Linked Data, cioè un formato di testo leggibile dalle macchine per collegare dati fra loro) è il formato con cui una pagina web descrive in modo strutturato chi è e di che cosa parla: un'azienda, un prodotto, un articolo, un evento.
Il codice sta in un blocco invisibile al lettore e usa il vocabolario di schema.org, che Google, Bing, Yahoo! e Yandex hanno lanciato insieme nel 2011. Il W3C (l'organismo che fissa gli standard del web) lo pubblica come raccomandazione nel 2014; fra i suoi autori c'è Manu Sporny. Per il marketing conta perché è il modo in cui motori di ricerca e intelligenze artificiali leggono un sito senza doverlo interpretare: chi descrive con precisione i propri dati viene capito, e citato, meglio degli altri.
Esempio. Un'azienda chimica inserisce nella pagina di ogni prodotto un blocco JSON-LD con nome, scheda di sicurezza e sede produttiva. Quando un buyer chiede a un assistente di IA chi produce quell'additivo in Europa, la risposta riporta il nome dell'azienda.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La K-Beauty è la cosmetica coreana, nota per le routine in più passaggi e per l'innovazione negli ingredienti.
Il kaizen (in giapponese cambiamento in meglio) è il miglioramento continuo fatto a piccoli passi, ogni giorno, da chi svolge il lavoro.
Lo ha fatto conoscere in Occidente Masaaki Imai con «Kaizen: The Key to Japan's Competitive Success» (1986), ed è il motore quotidiano del lean: il lean dice che cosa togliere, il kaizen dice come farlo un passo alla volta. Il principio regge bene fuori dalla produzione. In una squadra commerciale il kaizen è la riunione breve dopo ogni trattativa persa, in cui si sceglie una sola cosa da cambiare nella prossima. Nel marketing è la modifica singola a una pagina o a un'email, misurata prima di passare alla successiva.
Esempio. Un'azienda chimica che vende a distributori chiede a ogni venditore, il venerdì, l'obiezione più frequente della settimana. La risposta preparata per quell'obiezione entra nel materiale di vendita il lunedì: un miglioramento a settimana, che si accumula.
Area tematica Canali e strumenti
KakaoTalk è l'app di messaggistica della Corea del Sud, usata dalla quasi totalità della popolazione. In Corea non è vissuta come una semplice chat: è un social network identitario nazionale, con un coinvolgimento ben più alto dei social network del gruppo Meta, e integra pagamenti, prenotazioni, servizi bancari e funzioni di e-commerce, compreso l'invio di regali fisici.
Le persone vi comprano prodotti, e per questo è diventata il social network di bandiera del paese: chi esporta cosmetici in Corea deve passare da qui.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice italiana di macchine per il caffè che entra in Corea del Sud apre un canale ufficiale su KakaoTalk prima ancora del sito in coreano. Lì i clienti chiedono informazioni, prenotano la dimostrazione e pagano, e chi vuole fare un regalo manda la macchina a un collega direttamente dalla chat.
Knowledge Graph
knowledge graph
Altri nomi di Grafo della conoscenza (Knowledge Graph)
known knowns e unknown unknowns
Altro nome di Matrice di Rumsfeld
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Indicatori di risultato
Un KPI, sigla di key performance indicator (in italiano indicatore di risultato), è il numero su cui si giudica l'andamento di una funzione aziendale.
In consiglio regge quello che possiede tre proprietà insieme: un denominatore, cioè un rapporto invece di un totale; un perimetro dichiarato, cioè linea di business, canale e periodo di confronto; una voce di conto economico all'altra estremità, cioè un ricavo o un costo che si muove quando l'indicatore si muove. Negli articoli pubblicati la lezione è la sorella di questa: un indicatore quantitativo dice quanto un pubblico si muove, e le ragioni per cui si muove stanno nei dati qualitativi.
Esempio. Cento contatti possono valere meno di venti. Un indicatore che conta i contatti generati lascia quella differenza invisibile; il valore medio per contratto firmato la mostra, ed è il numero che la direzione finanziaria riconosce come proprio.
La landing page (in italiano pagina di destinazione) è la pagina su cui arriva chi ha cliccato un annuncio o un collegamento, costruita intorno a una sola azione.
Negli articoli la sua qualità è una questione di flusso logico: la navigazione è volutamente ridotta, quindi ogni elemento deve portare avanti la lettura. Con le risposte generative il suo compito cambia: il consumatore chiede a un assistente di riassumerla, e allora la pagina va scritta anche per essere letta da una macchina che la citerà.
Esempio. Una campagna porta mille visitatori su una pagina che elenca dodici prodotti e ha il menu completo in cima. Riscritta su una sola offerta, con il modulo visibile senza scorrere e la navigazione ridotta all'essenziale, la stessa spesa produce richieste di preventivo invece di visite.
Late adopter
Altro nome di Early adopter e late adopter
Un lead, e in particolare un lead qualificato (in italiano contatto qualificato), è una richiesta commerciale verificata e pronta da lavorare, con un bisogno riconosciuto e una persona che può decidere.
Enrico Giubertoni lo tratta come il termine su cui due reparti si dividono senza accorgersene: per il marketing basta un nome con un recapito, per le vendite serve la verifica, e le sigle MQL e SQL (Marketing Qualified Lead e Sales Qualified Lead, cioè contatto qualificato dal marketing e contatto qualificato dalle vendite) sembrano una definizione condivisa mentre ne sono due. Lungo il percorso il contatto cambia nome a seconda di chi lo giudica: marketing qualified lead quando corrisponde ai criteri del marketing, sales accepted lead quando le vendite lo prendono in carico, sales qualified lead quando le vendite lo riconoscono come opportunità reale.
Esempio. In un'azienda di servizi industriali la domanda su che cosa contasse come contatto qualificato è rimasta aperta dodici mesi. Il marketing consegnava volumi, le vendite li giudicavano vuoti, e per un anno si è cercato il colpevole a valle, dove mancava il risultato, invece che a monte, dove stava la parola ambigua.
Il contenuto di scambio (in inglese lead magnet) è un materiale utile offerto in cambio di un contatto: una guida, un foglio di calcolo, una diagnosi.
Il valore da guardare è quello che riceve chi lo scarica: un materiale che risolve un pezzo del suo problema porta contatti che sanno già di averlo, mentre un materiale generico porta indirizzi che nessuno chiamerà.
Esempio. Un fornitore business-to-business (che vende ad altre imprese) sostituisce la brochure scaricabile con un foglio di calcolo che stima quanto costano i contatti mai lavorati. Chi lo compila arriva alla telefonata con il proprio numero in mano, e la conversazione comincia da un passaggio più avanti.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Lean management, Lean thinking, Produzione snella
Il lean (in italiano produzione snella, o lean management) è il metodo che elimina gli sprechi da un processo, cioè ogni passaggio che consuma tempo e risorse senza creare valore per il cliente.
Nasce nel sistema di produzione della Toyota, costruito da Taiichi Ohno fra gli anni Cinquanta e Settanta. La parola «lean» la conia John Krafcik nel 1988, e la rendono celebre James Womack e Daniel Jones con «La macchina che ha cambiato il mondo» (1990) e «Lean Thinking» (1996). Dalla fabbrica il metodo si è esteso a tutte le funzioni aziendali, e ogni estensione ha preso un nome proprio: Lean Startup per i prodotti nuovi, Lean UX per il design, Lean Marketing e Lean Sales per l'acquisizione dei clienti, Lean AI per la crescita guidata dall'intelligenza artificiale. Gli strumenti di base restano due parole giapponesi: muda, lo spreco da togliere, e kaizen, il miglioramento a piccoli passi. Enrico Giubertoni cita il lean come esempio di parola che divide i reparti: in produzione indica un metodo, e al marketing basta una lettera per sentirci lead.
Esempio. Un'azienda produttrice di vernici industriali disegna la mappa del flusso di un ordine, dalla richiesta del cliente alla consegna. Scopre che il prodotto resta fermo in magazzino più a lungo del tempo che serve a fabbricarlo: il primo spreco da togliere è quell'attesa, prima ancora della linea.
Area tematica Intelligenza artificiale
Il Lean AI è l'uso dell'intelligenza artificiale secondo i principi del lean: si automatizzano gli esperimenti di crescita, si misura in continuo e si spostano le risorse verso ciò che funziona, con squadre piccole.
Il termine viene da Lomit Patel, autore di «Lean AI: How Innovative Startups Use Artificial Intelligence to Grow» (O'Reilly, 2020), che lo applica al growth marketing (il marketing orientato alla crescita misurata): l'intelligenza artificiale esegue in poche ore i test che una squadra farebbe in settimane. Il punto lean resta quello di sempre: l'automazione amplifica il processo che trova. Applicata a un processo pieno di sprechi, l'intelligenza artificiale produce sprechi più in fretta; per questo il primo passo è togliere il muda, e il secondo automatizzare.
Esempio. Un'azienda produttrice di attrezzature per laboratori usa un sistema di intelligenza artificiale per provare decine di varianti degli annunci su un pubblico di tecnici. Prima di accenderlo controlla che i contatti generati vengano richiamati: altrimenti il sistema moltiplica i contatti, e le vendite ne lavorano la stessa quota di prima.
Il Lean Analytics è il metodo che applica il lean alla misurazione: si sceglie una sola metrica alla volta, quella che conta di più nella fase in cui si trova l'attività, e si lavora per muoverla.
L'hanno formulato Alistair Croll e Benjamin Yoskovitz in «Lean Analytics» (2013), con il principio della One Metric That Matters (la metrica che conta, adesso). Il libro distingue le metriche che guidano una decisione da quelle di vanità, i numeri che crescono e fanno piacere senza indicare che cosa fare. Per il marketing e le vendite è un antidoto ai cruscotti affollati di indicatori: la metrica cambia con la fase, e in ogni fase ce n'è una che decide.
Esempio. Un'azienda di software per la contabilità, appena lanciato un prodotto, misura per un trimestre solo la quota di clienti che lo usa ancora dopo trenta giorni. Finché quel numero resta basso, portare più traffico al sito vuol dire portare più persone verso un prodotto che le perde.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il Lean Canvas è uno schema su una sola pagina che descrive un modello di business in nove riquadri, partendo dal problema del cliente: problema, segmento di clienti, proposta di valore unica, soluzione, canali, flussi di ricavo, struttura dei costi, metriche chiave, vantaggio difficile da copiare.
L'ha ideato Ash Maurya nel 2010 adattando il Business Model Canvas di Alexander Osterwalder, e lo racconta in «Running Lean». Rispetto al modello da cui deriva sposta l'attenzione dall'azienda al mercato: i riquadri su partner, attività, risorse e relazioni lasciano il posto a problema, soluzione, metriche e vantaggio. Per questo funziona bene come strumento di allineamento fra marketing e vendite, perché obbliga a scrivere in una riga il problema che si risolve e la metrica che dice se lo si sta risolvendo.
Esempio. Il direttore commerciale di un'azienda produttrice di imballaggi chiede a marketing e vendite di compilare separatamente il Lean Canvas di una nuova linea. I due fogli coincidono sui canali e divergono sul problema del cliente: la discussione va fatta lì, prima della campagna.
Lean management
Lean thinking
Altri nomi di Lean
Il Lean Marketing è l'applicazione del lean al marketing: si tolgono le attività che consumano budget e tempo senza portare clienti, e si concentrano le risorse sui pochi passaggi che fanno avanzare un contatto verso l'acquisto.
Lo strumento è quello della fabbrica, cioè seguire il flusso del valore e togliere gli sprechi, applicato al percorso del cliente invece che a quello del prodotto. Il riferimento più recente è «Lean Marketing» di Allan Dib (2024). In pratica significa pochi canali presidiati bene al posto di molti presidiati male, contenuti misurati sul contributo ai ricavi, esperimenti piccoli e frequenti al posto di campagne grandi e rare. Il passaggio che rende possibile tutto il resto è la misura: uno spreco diventa visibile solo quando si sa quale attività porta i clienti.
Esempio. Un'azienda produttrice di macchinari presidia molti social, due fiere e una newsletter. Misurando da dove arrivano i contratti firmati nell'ultimo anno, scopre che quasi tutti i clienti vengono da due canali: concentra lì il budget, e il resto diventa un esperimento da giustificare.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Vendita snella, Lean selling
Il Lean Sales (in italiano vendita snella) è l'applicazione del lean al processo di vendita: si disegna il percorso che va dal primo contatto al contratto firmato, e si tolgono i passaggi che allungano la trattativa senza aumentarne la probabilità di chiusura.
Gli sprechi tipici sono le attese fra un contatto e l'altro, le proposte scritte da zero ogni volta, i contatti deboli lavorati come se fossero qualificati, le informazioni chieste due volte al cliente. Il Lean Sales è nato nella pratica delle squadre commerciali, senza un testo fondativo riconosciuto come quelli delle altre voci della famiglia lean: per questo il termine circola con significati vicini e a volte diversi. Il punto fermo è il criterio di giudizio, che resta quello del lean: ogni passaggio vale per il valore che ha per chi compra.
Esempio. La squadra commerciale di un'azienda di prodotti chimici per l'edilizia misura il tempo fra la richiesta di un'offerta e il suo invio. La maggior parte se ne va a cercare listini e schede tecniche in cartelle diverse: un modello di offerta unico, con i dati già collegati, accorcia la trattativa senza toccare il prezzo.
Lean selling
Altro nome di Lean Sales
Il Lean Six Sigma unisce due metodi: il lean, che toglie gli sprechi, e il Six Sigma, che con strumenti statistici riduce la variabilità di un processo e quindi i suoi errori.
Il Six Sigma nasce in Motorola a metà degli anni Ottanta, e il nome indica un processo che sbaglia meno di 3,4 volte su un milione. L'unione dei due l'ha resa sistematica Michael George con «Lean Six Sigma» (2002). Il metodo procede in cinque fasi, riassunte nella sigla DMAIC (Define, Measure, Analyze, Improve, Control: definire, misurare, analizzare, migliorare, controllare). Nel marketing e nelle vendite serve quando un risultato oscilla senza una ragione apparente: tassi di conversione che cambiano da un mese all'altro, tempi di risposta alle richieste che variano da un venditore all'altro. Il lean accorcia il processo, il Six Sigma lo rende prevedibile.
Esempio. Un'azienda produttrice di componenti meccanici nota che i preventivi partono a volte in un giorno, a volte in tre settimane. Con il DMAIC misura il percorso di ogni preventivo, trova che i ritardi nascono dalle richieste con disegni tecnici incompleti, e introduce un modulo che li fa arrivare completi.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La Lean Startup è il metodo per lanciare un prodotto o un'attività nuova riducendo lo spreco più costoso di tutti: costruire qualcosa che nessuno vuole comprare.
L'ha formulato Eric Ries in «The Lean Startup» (2011), portando il lean dalla fabbrica all'innovazione. Il cuore è il ciclo build-measure-learn (costruisci, misura, impara): si costruisce un MVP, si misura la reazione dei clienti veri, si impara se proseguire o cambiare direzione, con quello che Ries chiama pivot (la svolta). Per il marketing e le vendite cambia l'ordine delle cose: le ipotesi sul cliente si verificano sul mercato prima di investire, e ogni campagna diventa un esperimento con una domanda precisa. Enrico Giubertoni ha portato il metodo in aula nel 2015 con un intervento alla Lean Startup Machine di Milano, il format di workshop nato a New York, e lo ha raccontato nella trasmissione «Aperitivo Aziendale» di OkRadio.
Esempio. Una società di consulenza finanziaria pensa a un servizio in abbonamento per le piccole imprese. Prima di costruire la piattaforma pubblica una pagina che descrive il servizio, con il prezzo e un pulsante di iscrizione, e misura quante persone lo premono: è la risposta del mercato, prima di qualunque investimento.
Area tematica Processo e organizzazione
La Lean UX è l'applicazione del lean al design dell'esperienza utente (la UX, cioè il modo in cui una persona vive l'uso di un prodotto o di un sito).
Al posto di documenti di progetto lunghi, approvati una volta per tutte, si lavora per ipotesi: si formula una supposizione sul comportamento dell'utente, si costruisce il prototipo più leggero che la mette alla prova, si osserva. L'hanno formulata Jeff Gothelf e Josh Seiden in «Lean UX» (2013). Nel marketing è il metodo con cui si progettano pagine di atterraggio, moduli e percorsi di acquisto: ogni scelta di design è un'ipotesi sulla conversione, e si verifica con persone vere prima di diventare definitiva.
Esempio. Una banca regionale vuole semplificare la richiesta di un prestito online. Invece di ridisegnare tutto il percorso formula un'ipotesi (chi abbandona lo fa alla richiesta dei documenti), prepara due versioni di quel solo passaggio e osserva dove le persone si fermano.
Area tematica Processo e organizzazione
Il leapfrogging è il salto tecnologico: un paese passa direttamente alla tecnologia più recente saltando le tappe intermedie, come l'Africa arrivata allo smartphone senza passare dal computer.
Lawrence Lessig è un giurista statunitense, professore di diritto a Harvard, che gli articoli del sito descrivono come «figura chiave di Internet per avere fondato la Fondazione Creative Commons, ed essere membro del consiglio direttivo della Electronic Frontier Foundation» (l'associazione che difende i diritti civili in rete).
Il blog lo colloca nel filone di pensiero «volto a definire un quadro etico e legale per la nascente società dell'informazione». Due idee lo rendono riconoscibile: - «Code is law» (il codice è legge), dal libro «Code and Other Laws of Cyberspace» del 1999: in rete il comportamento delle persone è regolato dall'architettura del software tanto quanto dalle leggi, perciò chi scrive il codice decide anche le regole; - «Free Culture» (cultura libera), dal libro del 2004: un diritto d'autore troppo rigido frena la creatività, che si nutre di riuso. È la stessa idea che Lessig aveva già messo in pratica nel 2001 fondando Creative Commons, con le sue licenze ad «alcuni diritti riservati»: il libro ne dà la teoria tre anni dopo. Nel marzo 2010 Lessig ha tenuto alla Camera dei Deputati la lectio magistralis del convegno «Internet è Libertà», raccontata in un articolo del blog con questa sintesi: «non si può capire che cosa è internet se pensiamo a delle applicazioni singole».
Esempio. Una banca decide che la sua app accetta bonifici solo dopo una doppia verifica dell'identità: nessuna legge interna lo impone, ma il codice lo rende impossibile da aggirare. È il «code is law» di Lessig, la regola scritta nel programma.
licenze Creative Commons
Altro nome di Creative Commons
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: live shopping, live streaming shopping
Il live commerce (o live shopping) è la vendita durante una diretta video: chi presenta mostra i prodotti, risponde alle domande nella chat e il pubblico compra senza lasciare lo schermo.
Nasce in Cina, dove Alibaba lancia Taobao Live nel 2016, nello stesso anno in cui Jack Ma annuncia il New Retail; da lì si diffonde con TikTok Shop e con le dirette sui social network. È una forma onlife del vecchio televendita: l'esperienza è quella di un negozio con un commesso, ma avviene in rete e lascia dati misurabili su chi guarda, chi chiede e chi compra.
Esempio. Un'azienda produttrice di pentole organizza ogni giovedì una diretta in cui uno chef cucina con i prodotti del catalogo. Durante la diretta compare il link d'acquisto, e i prodotti usati nella ricetta si vendono nella mezz'ora successiva.
live shopping
live streaming shopping
Altri nomi di Live commerce
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Modello linguistico di grandi dimensioni
Un LLM, sigla di large language model (in italiano modello linguistico di grandi dimensioni), è un sistema addestrato su enormi quantità di testo che, ricevuta una richiesta, prevede parola dopo parola la risposta più probabile.
È il motore che sta sotto gli assistenti conversazionali come ChatGPT e Gemini, e negli articoli di Enrico Giubertoni ricorre per una conseguenza commerciale precisa: una quota crescente di persone porta lì le ricerche informative che prima faceva su un motore di ricerca. Il limite resta da tenere in vista: il modello impara dai dati con cui è addestrato, quindi ne eredita anche i pregiudizi.
Esempio. Un'azienda di componentistica scopre che i suoi clienti tecnici arrivano da una conversazione con un assistente, che cita tre fornitori fra cui lei non compare. La domanda per la direzione cambia forma: da come salire nella pagina dei risultati a come mettere a disposizione del modello linguistico materiale aziendale attendibile da citare.
Area tematica Dati e infrastruttura
llms.txt è un file di testo semplice che si mette nella radice di un sito (all'indirizzo /llms.txt) per presentare il sito ai modelli linguistici di grandi dimensioni, gli LLM (i sistemi che stanno dietro agli assistenti di intelligenza artificiale).
È una proposta pubblicata nel 2024 da Jeremy Howard, e resta una convenzione volontaria, senza un ente che la governi. Il file è scritto in Markdown (un modo di formattare il testo con pochi segni, leggibile anche da una persona): un titolo con il nome del sito, un breve sommario e poi gli elenchi delle pagine che contano, ciascuna con una riga di spiegazione. Spesso accanto alle pagine HTML si pubblicano i loro gemelli in Markdown, senza menu, pubblicità e codice, perciò il modello legge il contenuto e spreca meno risorse per ripulirlo. Il rapporto con gli altri file della radice è di complemento: robots.txt dice ai programmi che cosa possono visitare, la sitemap elenca tutti gli indirizzi, llms.txt indica quali pagine spiegano meglio il sito e in che ordine leggerle.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Una società di consulenza finanziaria mette in /llms.txt il suo nome, due righe su che cosa fa e l'elenco delle pagine dei servizi, ciascuna con il collegamento alla sua versione in Markdown: un assistente che risponde a una domanda sul suo settore trova subito il testo pulito da citare.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La loyalty è la fedeltà del cliente, e con essa i programmi che la alimentano nel tempo.
LTV (Lifetime value)
Altro nome di Valore del cliente nel tempo
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: macchina universale di Turing
La macchina di Turing è il modello astratto di calcolo che Alan Turing descrive nel 1936 nell'articolo On Computable Numbers.
È una macchina immaginaria, pensata per dire con precisione che cosa significa «calcolare seguendo una procedura», e si compone di tre elementi: - un nastro diviso in caselle, su cui si leggono e si scrivono simboli; - una testina, che legge una casella alla volta e si sposta a destra o a sinistra; - una tabella di regole, che per ogni stato e ogni simbolo letto dice che cosa scrivere, dove spostarsi e in quale stato passare. Il passo decisivo è la macchina universale: una macchina di Turing che legge sul nastro la descrizione di un'altra macchina e ne esegue il lavoro. Ne consegue che un solo apparecchio può svolgere qualunque procedura gli venga descritta, ed è il principio del computer a programma memorizzato. Le tecnologie dell'intelligenza precedenti, come la calcolatrice a ruota a pioli, eseguono invece soltanto le operazioni per cui sono costruite.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. In una banca lo stesso computer calcola gli interessi dei mutui la mattina e controlla le transazioni sospette il pomeriggio: cambia soltanto il programma caricato. È l'idea della macchina universale di Turing applicata all'ufficio.
macchina universale di Turing
Altro nome di Macchina di Turing
macchine per l'ufficio
Altro nome di Tecnologie dell'intelligenza
Area tematica Dati e infrastruttura
Il magazzino dei dati, in inglese data warehouse, è l'archivio centrale in cui i dati dei diversi sistemi aziendali vengono raccolti in una forma pensata per essere interrogata e confrontata.
Conviene costruirlo quando l'azienda sa già quali incroci chiede davvero, e aspettarlo prima di cominciare è il modo più comune per perdere un anno: una sola promozione seguita dall'inizio alla fine su un perimetro definito dà una risposta utilizzabile in poche settimane. Quella prima prova indica quali dati vale la pena portare nel magazzino, quindi lo progetta meglio di qualunque riunione preliminare.
Esempio. Una direzione commerciale vuole sapere se lo sconto sul prodotto di punta ha spostato il fatturato del canale o ha solo anticipato ordini che sarebbero arrivati comunque. Una promozione tracciata su venti punti vendita risponde in tre settimane, e proprio quella misura dice quali tabelle del gestionale servono davvero.
MAP (Marketing automation platform)
Marketing automation
Altri nomi di Automazione del marketing
Area tematica Persuasione
Il marcatore somatico è il segnale corporeo che un'emozione lascia associato a un'esperienza e che poi guida le decisioni, spesso prima del ragionamento.
È l'ipotesi del neuroscienziato portoghese Antonio Damasio, esposta nel libro L'errore di Cartesio (1994): contro l'idea di una ragione separata dalle emozioni, Damasio mostra che i pazienti con lesioni alle aree cerebrali che collegano emozione e decisione ragionano bene ma scelgono male. Un'emozione acuta, come la paura, modifica percezioni e comportamenti nel breve e nel medio termine. Nel marketing spiega perché, dopo un evento scatenante, i consumatori cambiano abitudini e reagiscono con forza a contesti che lo ricordano, e perché la fiducia in un marchio si costruisce anche nel corpo.
Dopo una grave crisi sanitaria molte persone scelgono prodotti che comunicano igiene e sicurezza, anche quando il rischio è passato.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il margine è quello che resta di un ricavo dopo i costi che quel ricavo si porta dietro. Quando serve a misurare il rientro di un investimento la forma che conta è il margine di contribuzione, cioè il ricavo meno i costi variabili, quelli che crescono con il volume venduto.
Enrico Giubertoni ne fa una regola di calcolo: il rientro si calcola sul margine, non sul ricavo, perché un progetto da centomila euro di ricavo con un margine del trenta per cento ne restituisce trentamila l'anno, e sul tempo di rientro la differenza è un fattore tre. Negli articoli pubblicati il termine compare nella forma «marginalità», dove la perdita di marginalità è il costo dell'attesa.
Esempio. Un reparto commerciale chiude una commessa da centomila euro concedendo uno sconto che erode il margine di contribuzione. La cifra entra nel fatturato che si legge in riunione, e la cassa disponibile per assumere un venditore in più resta quella del mese prima.
Marketing dei contenuti
Altro nome di Content marketing
Area tematica Canali e strumenti
Il marketing dell'ascolto è un approccio che mette al centro il cliente e i suoi bisogni, e fonda la comunicazione sulla relazione invece che sulla sola promozione.
L'azienda ascolta prima di parlare: raccoglie domande, critiche e desideri, e li usa per migliorare prodotti e servizi. La radice è il Cluetrain Manifesto (1999) di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, la cui prima tesi dice che «i mercati sono conversazioni». In Italia l'idea ha preso la forma di un manifesto delle aziende che praticano il marketing dell'ascolto e della relazione, promosso dal blog Aziende con le Orecchie.
Un'azienda legge ogni settimana le domande arrivate all'assistenza e ne ricava i temi del sito e le modifiche al prodotto.
Marketing di attrazione
Altro nome di Inbound marketing
Marketing di community
Altro nome di Community marketing
Marketing in uscita
Altro nome di Outbound marketing
Marketing per conti nominati
Altro nome di ABM (Account-based marketing)
Marketing qualified account
Altro nome di MQA (Marketing qualified account)
Marketing qualified lead
Altro nome di MQL (Marketing qualified lead)
Marketing snello
Altro nome di Lean Marketing
Area tematica Canali e strumenti
Un marketplace è la piattaforma che ospita l'offerta di molti venditori e gestisce per loro la ricerca, il pagamento e spesso la consegna, in cambio di una commissione e del rapporto con il cliente.
Negli articoli è il termine di confronto di ogni negozio proprio: la sua forza è l'efficienza logistica, e un cliente servito male si sposta lì accettando anche un prodotto non originale, purché l'acquisto scorra. Il potere delle piattaforme più grandi è oggi regolato in Europa: il Digital Markets Act (il regolamento europeo sui mercati digitali) impone obblighi a chi controlla l'accesso al mercato, i cosiddetti gatekeeper (i guardiani del varco), per tenere quei mercati equi e contendibili.
Esempio. L'arrivo di Amazon in Italia ha accelerato l'adozione dell'e-commerce, ha alzato gli standard di servizio e ha aperto a molte imprese europee la vendita attraverso il suo marketplace. Il bilancio è agrodolce: gli esercenti sono andati online, ma il mercato su cui vendono dipende da una piattaforma che non è europea, e manca quella sovranità digitale che è identità digitale europea e non sovranismo. Nei Paesi Bassi e in Belgio la piattaforma europea bol.com è il primo negozio online e tiene testa ad Amazon, arrivata con un sito olandese solo nel 2020; Zalando, nata a Berlino, ha fatto lo stesso nella moda. La Cina, con il New Retail di Alibaba, ha dato al commercio il proprio paradigma: ora è il turno dell'Europa.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: quadrato di Rumsfeld, known knowns e unknown unknowns
La matrice di Rumsfeld (detta anche quadrato di Rumsfeld) è uno schema a quattro quadranti per ordinare ciò che si sa e ciò che si ignora prima di una decisione.
Prende il nome da Donald Rumsfeld, allora segretario alla Difesa degli Stati Uniti, che nella conferenza stampa del 12 febbraio 2002 distinse fra «known knowns», «known unknowns» e «unknown unknowns». I quadranti sono quattro: - noti noti: le cose che sappiamo di sapere; - noti ignoti: le cose che sappiamo di non sapere, e su cui si può fare una ricerca; - ignoti noti («unknown knowns»): le cose che sappiamo senza sapere di saperle. È il quadrante aggiunto dal filosofo sloveno Slavoj Žižek, quello in cui stanno abitudini e convinzioni che nessuno mette in discussione; - ignoti ignoti: le cose che non sappiamo nemmeno di ignorare. Gli articoli del sito la applicano all'intelligenza artificiale, perché il rischio maggiore di un'adozione sta spesso negli ultimi due quadranti, che una pianificazione ordinaria non vede.
Esempio. Un'azienda manifatturiera applica la matrice all'intelligenza artificiale: sa di avere preventivi lenti (noto noto), sa di non sapere quanto costi integrare i dati (noto ignoto), ignora che i tecnici usano già strumenti propri (ignoto noto) e non immagina come cambierà la richiesta dei clienti (ignoto ignoto).
La maturità digitale (in inglese digital maturity) è il grado in cui il digitale è entrato nelle abitudini di un'organizzazione e del suo mercato, dai processi interni alle attese dei clienti.
Enrico Giubertoni la usa per descrivere il terreno su cui si lavora oggi: dove la maturità digitale è diffusa, la tecnologia smette di distinguere un'impresa dall'altra e la gara torna a giocarsi sulla relazione con il cliente.
Esempio. Due fornitori dello stesso mercato hanno entrambi il sito, l'assistente automatico e i dati dei clienti in ordine: la dotazione tecnologica è la stessa, e a scegliere resta altro. Il cliente, più informato e attento a come vengono trattati i suoi dati, resta con quello che ricorda la conversazione precedente e gli risparmia le domande già fatte. Dove la maturità digitale è diffusa, la fiducia è quello che distingue due offerte equivalenti.
Area tematica Canali e strumenti
Il media buying è l'acquisto di spazi pubblicitari sui media, oggi soprattutto digitali.
Mercato totale raggiungibile
Altro nome di TAM (Total addressable market)
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il Mercato Unico Digitale è l'obiettivo europeo di abbattere le barriere digitali fra gli Stati membri, perché le imprese europee, in particolare le PMI e le startup, possano crescere e competere su scala continentale e globale.
Esempio. Una PMI italiana che vende online ricambi industriali riceve un ordine da Lione. Dal dicembre 2018 il Regolamento (UE) 2018/302 vieta di dirottare quel cliente su una versione nazionale del sito, o di rifiutarne la carta, solo perché è francese. È un pezzo concreto del Mercato Unico Digitale: un solo sito vende a tutta l'Unione alle stesse condizioni.
Area tematica Canali e strumenti
Il metaverso è un mondo virtuale tridimensionale e persistente, che continua a esistere anche quando l'utente esce, in cui le persone entrano con un avatar per muoversi, incontrarsi, lavorare e comprare.
Ricalca le forme del mondo fisico, con strade, negozi e luoghi di ritrovo, ma ne toglie i limiti di spazio. La parola nasce nel 1992 con il romanzo di fantascienza Snow Crash dello statunitense Neal Stephenson, che immagina una strada infinita in cui le persone vivono una seconda vita digitale; il primo tentativo di massa è Second Life (2003). Il termine torna al centro nel 2021, quando Facebook cambia nome in Meta. Fra i paesi che ci hanno investito di più c'è la Corea del Sud, che ha fatto del metaverso un piano nazionale e ha aperto servizi pubblici virtuali, come Metaverse Seoul della capitale. Rispetto ai social network, che raccontano la vita fisica mentre accade o dopo, il metaverso è un luogo in cui l'esperienza avviene. Fuori dal mondo dei videogiochi, però, questo genere di esperienze non è ancora riuscito a entrare stabilmente nei processi di marketing delle imprese.
Un marchio di moda apre un negozio in un mondo virtuale: gli avatar provano i capi digitali e possono ordinare quelli veri, che arrivano a casa.
Metrica di vanità
Altro nome di Vanity metric
Area tematica Processo e organizzazione
I micro-momenti sono i brevi istanti in cui una persona prende lo smartphone per sapere, andare, fare o comprare qualcosa.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un manutentore davanti a una pompa ferma cerca sul telefono il codice del pezzo e «ricambio disponibile vicino a me»: è un micro-momento del tipo comprare. Il distributore che compare con la disponibilità a magazzino, l'indirizzo e l'orario si prende quell'ordine nei pochi secondi in cui la decisione matura.
Middle of funnel
Altro nome di TOFU, MOFU, BOFU
Miglioramento continuo
Altro nome di Kaizen
Minimum viable product
Altro nome di MVP
Area tematica Canali e strumenti
Il Mobile Money è l'insieme dei servizi di pagamento e di deposito gestiti dal telefono cellulare, come M-Pesa in Africa.
Area tematica Canali e strumenti
Mobile-only indica i mercati o gli utenti per cui lo smartphone è l'unico punto di accesso a internet e all'economia.
moda rapida
Altro nome di Fast fashion
Modello linguistico di grandi dimensioni
Altro nome di LLM (Large Language Model)
Un modello predittivo usa i dati del passato per stimare un comportamento futuro: chi sta per abbandonare, quanto varrà un cliente nel tempo, quale tendenza sta per crescere.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il valore sta in ciò che la previsione consente, cioè intervenire in modo proattivo e mirato mentre la cosa si può ancora cambiare. Nei testi il termine vive quasi sempre nella forma «analisi predittiva», affiancata all'intuito strategico di chi decide.
Esempio. Il gestionale di un'azienda di servizi segnala che un cliente storico ha smesso di chiedere preventivi e che il suo profilo assomiglia a quello di chi ha disdetto negli ultimi due anni. La rete vendita riceve quel nome oggi, invece che nel rapporto di fine trimestre: il modello predittivo ha comprato settimane di vantaggio, e la telefonata la fa comunque una persona.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Marketing qualified account
L'MQA, sigla di marketing qualified account, è un'azienda della target account list che mostra segnali di interesse sufficienti per passare alle vendite.
Si calcola sull'azienda intera: più persone della stessa impresa che leggono contenuti, partecipano a un evento o visitano le pagine dei prezzi. È la versione per aziende del marketing qualified lead, che guarda alla singola persona. Nelle vendite fra imprese decide un gruppo, e un solo contatto interessato dice poco su un acquisto che coinvolge cinque o sei ruoli.
Esempio. Nello stesso mese tre persone di un gruppo bancario, dalla finanza, dall'informatica e dagli acquisti, scaricano documenti diversi dello stesso fornitore. Nessuna da sola supera la soglia di punteggio, l'azienda nel suo insieme sì, e il venditore riceve la segnalazione.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Marketing qualified lead, Contatto qualificato dal marketing
L'MQL, sigla di marketing qualified lead, è il contatto che secondo i criteri del marketing ha mostrato abbastanza interesse e corrisponde abbastanza al cliente ideale da meritare l'attenzione delle vendite.
Il giudizio si basa di solito su un punteggio che somma chi è la persona (ruolo, azienda) e che cosa ha fatto (download, visite, risposte). Nasce nell'inbound marketing ed è il primo gradino di una scala: le vendite lo accettano (sales accepted lead), lo verificano e lo qualificano (sales qualified lead). Il criterio va scritto insieme con le vendite, altrimenti il marketing consegna volumi che le vendite giudicano vuoti.
Esempio. Un'azienda di servizi finanziari per le imprese assegna dieci punti a chi scarica la guida sui crediti d'imposta e venti a chi visita la pagina delle tariffe. Oltre i cinquanta punti, con un ruolo da direttore amministrativo, il contatto diventa MQL e passa al commerciale.
Muda (in giapponese spreco) è ogni attività che consuma risorse senza aggiungere valore per il cliente. Taiichi Ohno, nel sistema di produzione della Toyota, ne ha classificati sette tipi: sovrapproduzione, attese, trasporti, lavorazioni superflue, scorte, movimenti inutili, difetti.
Il lean, alla radice, è la caccia sistematica al muda. Fuori dalla fabbrica le sette categorie si ritrovano intatte. Nel marketing e nelle vendite il muda prende la forma di contenuti prodotti che nessuno legge, contatti passati alle vendite e mai richiamati, report compilati e mai aperti, approvazioni che fermano una campagna per giorni. Riconoscerlo è il primo passo, perché uno spreco che ha un nome si può misurare.
Esempio. In una società di servizi finanziari ogni proposta commerciale attraversa una catena di firme prima di partire verso il cliente. Il lavoro vero sulla proposta dura poche ore, il resto è attesa fra una firma e l'altra: muda di attesa, il secondo dei sette.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Minimum viable product, Prodotto minimo praticabile
L'MVP (minimum viable product, in italiano prodotto minimo praticabile) è la versione più semplice di un prodotto che permette di imparare qualcosa dai clienti veri con il minimo sforzo.
Il termine l'ha introdotto Frank Robinson nel 2001, e l'hanno reso celebre Steve Blank ed Eric Ries, che ne ha fatto il primo passo del ciclo della Lean Startup. La parola chiave è «minimo», ed è anche la più fraintesa: l'MVP serve a verificare un'ipotesi, quindi può essere una pagina, un video dimostrativo, un servizio erogato a mano prima di essere automatizzato. Nel marketing e nelle vendite l'MVP è spesso un'offerta: la si propone a pochi clienti prima di costruirla, e la loro risposta dice se costruirla.
Esempio. Un'azienda chimica valuta un servizio di analisi dei consumi per i clienti industriali. L'MVP è un foglio di calcolo compilato a mano da un tecnico per pochi clienti: se lo usano e lo chiedono ancora, si investe nel software.
Area tematica Canali e strumenti
Il Nabaztag è un coniglio di plastica connesso a internet via wi-fi, capace di illuminarsi, muovere le orecchie e parlare, che riceveva notizie, messaggi e aggiornamenti dai feed RSS (i flussi che avvisano dei nuovi contenuti di un sito).
È un'invenzione europea, francese: lo idearono Rafi Haladjian e Olivier Mével, che nel 2003 fondarono a Parigi la società Violet, e fu messo in vendita nel 2005. Il nome viene dall'armeno nabastag, «lepre», un omaggio alle origini armene di Haladjian. È stato uno dei primissimi oggetti dell'Internet delle cose (Internet of Things) rivolti al grande pubblico, e un vero precursore: l'idea di un oggetto di casa, sempre acceso, che ascolta, parla e mette al servizio della persona le informazioni della rete è la stessa che gli altoparlanti intelligenti (smart speaker, come Alexa e altri) hanno portato al successo di massa un decennio dopo. Chi lo comprava era un early adopter, cioè uno dei primi ad adottare una tecnologia prima che diventi comune.
Esempio. Enrico ha visto il Nabaztag in azione al convegno Frontiers of Interaction III, all'Università di Milano Bicocca, il 28 giugno 2007. Messo in vendita in Francia nel 2005, era già uno smart speaker (un altoparlante intelligente che parla e ascolta) e un oggetto dell'Internet delle cose: dava le previsioni del tempo, leggeva la posta e permetteva alcune azioni, con la tecnologia di allora. Piaceva, aveva un volto umano e scherzoso e un design riuscito: nelle società di comunicazione francesi che lo adottavano si diceva al telefono che il Nabaztag stava dicendo delle bêtises, delle sciocchezze affettuose, e quel coniglio portava calore in uffici che avevano ancora un'idea del lavoro molto rigida. È stato un caso di early adopting europeo, e anche un'occasione mancata, perché gli investimenti per farlo crescere non sono arrivati.
Negative persona
Altro nome di Persona negative
Il New Retail è il modello commerciale annunciato nell'ottobre 2016 da Jack Ma, fondatore del gruppo cinese Alibaba, che fonde acquisto online e offline, logistica e dati in un'unica catena del valore centrata sul consumatore.
È nato in Cina, dove il telefono era già il primo strumento di pagamento e di acquisto: il negozio fisico, interamente digitalizzato, diventa luogo di esperienza e nodo logistico che serve sia chi entra sia gli ordini online, e le app si usano in negozio per pagare, informarsi e ordinare ciò che manca. La differenza con lo smart retail è di scala: il New Retail ripensa l'intero modello di business, dalla produzione alla consegna, mentre lo smart retail porta tecnologie intelligenti dentro il negozio. In Europa l'idea del negozio come luogo di esperienza ha una radice più antica, nei grandi magazzini parigini dell'Ottocento, ma il modello integrato alla cinese non ha ancora un equivalente di pari scala.
I supermercati Hema di Alibaba, che sono insieme negozio, ristorante e centro di smistamento per le consegne a domicilio in trenta minuti nel quartiere.
New Retail Experience
Altro nome di New Retail
Odhner St. Petersbourg
Original-Odhner
Altri nomi di Original-Odhner St. Petersbourg
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Willgodt Theophil Odhner, W. T. Odhner
Willgodt Theophil Odhner (1845 - San Pietroburgo, 1905) è stato un ingegnere svedese che ha lavorato a San Pietroburgo, in Russia, ed è l'inventore della calcolatrice a ruota a pioli.
Secondo John Wolff tutte le calcolatrici di questo tipo derivano, chi più chi meno, dai suoi progetti degli anni 1870-1880. Il suo contributo sta nel meccanismo: ogni cifra si imposta su un disco da cui sporgono da zero a nove pioli. È un sistema diverso dal tamburo a gradini di Leibniz, usato dalle macchine precedenti, e molto più compatto, perciò rende la calcolatrice abbastanza piccola da stare sulla scrivania di un ufficio. A San Pietroburgo fonda una propria fabbrica, la Maschinenfabrik W. T. Odhner, che produce aritmometri dal 1874 e da cui nasce il modello Original-Odhner St. Petersbourg. Il suo progetto viene concesso in licenza anche in Germania, dove Franz Trinks lo sviluppa nella Brunsviga. È uno dei protagonisti europei delle tecnologie dell'intelligenza: uno svedese che lavora in Russia e il cui progetto viene sviluppato in Germania, prima di tornare in Svezia con la produzione dei suoi successori.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera che progetta un componente semplice da produrre e da riparare, e lo vede adottare dai concorrenti, segue la strada di Odhner: il suo meccanismo si diffuse proprio perché era compatto e replicabile.
og tag
Altro nome di Open Graph
Olivetti Programma 101
Altro nome di Programma 101 (Perottina)
Adriano Olivetti (Ivrea, 1901 - 1960) è stato un imprenditore italiano, figlio di Camillo Olivetti, che nel 1908 aveva fondato a Ivrea la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.
Adriano entra in azienda negli anni Venti, ne diventa presidente nel 1938 e la trasforma in un'impresa di rilievo internazionale. Il suo nome resta legato a due linee di lavoro: - l'innovazione tecnologica: sotto la sua guida la Olivetti passa dalle macchine per scrivere e dalle calcolatrici meccaniche, le tecnologie dell'intelligenza del suo tempo, all'elettronica, con il calcolatore Elea 9003 presentato nel 1959; - l'idea di impresa come comunità: servizi sociali per i dipendenti, architettura e design curati, cultura in fabbrica. Per Olivetti il profitto andava reinvestito anche a beneficio del territorio, e nel 1948 fondò il Movimento Comunità. Muore il 27 febbraio 1960, poco dopo l'ingresso dell'azienda nell'elettronica. La sua eredità più nota arriva dopo di lui: dalla divisione elettronica che aveva voluto nasce la Programma 101, la Perottina progettata dal gruppo dell'ingegnere Pier Giorgio Perotto, presentata nel 1965 e considerata il primo personal computer della storia. Nel 2018 l'UNESCO ha iscritto «Ivrea, città industriale del XX secolo» nella lista del patrimonio mondiale.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera che investe in intelligenza artificiale e insieme nella formazione delle persone che la useranno segue la lezione di Olivetti: la tecnologia rende quando chi lavora capisce il perché del cambiamento.
Camillo Olivetti (Ivrea, 1868 - Biella, 1943) è stato un ingegnere e imprenditore italiano, fondatore della Olivetti. Nel 1908 apre a Ivrea la Ing.
C. Olivetti & C., la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, e nel 1911 presenta all'Esposizione universale di Torino il primo modello, la M1. La sua scelta di fondo è portare in Italia una delle tecnologie dell'intelligenza del suo tempo, la macchina per scrivere, che fino ad allora arrivava soprattutto dall'estero. Per farlo costruisce in fabbrica le competenze tecniche e forma gli operai, perché una produzione meccanica di precisione richiede persone capaci di farla. Negli anni Venti entra in azienda il figlio Adriano Olivetti, che nel 1938 ne diventa presidente e la porta dalla meccanica all'elettronica. Camillo muore il 4 dicembre 1943.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera che decide di produrre in casa una tecnologia fino a quel momento importata ripete la scelta di Camillo Olivetti: costruire la competenza nel proprio territorio invece di comprarla fuori.
Area tematica Canali e strumenti
L'omnicanalità è la condizione in cui una persona passa dal sito al negozio al telefono e trova la stessa storia, perché i sistemi che la servono si parlano.
Negli articoli è una domanda di diagnosi prima di essere un obiettivo: «abbiamo integrato il digitale nella nostra strategia omnicanale?» è una delle tre domande con cui Enrico Giubertoni apre una consulenza. Il punto dove si rompe è la tenuta dei registri, prima della tecnologia: sito, piattaforma pubblicitaria, centralino, registro commerciale (la scheda del cliente tenuta dal commerciale), punto vendita e lettera agli iscritti conoscono ciascuno un pezzo del cliente, e la somma dei sei lascia fuori la persona.
Esempio. Un cliente prova un prodotto in negozio, lo ordina la sera dal telefono e chiama il centralino per la consegna. Tre sistemi registrano tre clienti diversi, e il venditore che lo ha servito allo scaffale resta fuori da tutti e tre. L'omnicanalità si misura lì, sul riconoscimento della stessa persona nei tre passaggi.
One Metric That Matters
Altro nome di Lean Analytics
One to many (in italiano uno a molti) è il modello di comunicazione in cui una sola fonte parla a molti destinatari con lo stesso messaggio.
Gli articoli del sito lo definiscono così: «È il classico approccio one to many: uno che parla a molti». Ne sono esempi il convegno, il webinar (il seminario trasmesso online), la newsletter e i corsi interaziendali. Il vantaggio è la copertura: si raggiungono tante persone con uno sforzo solo. Il limite discende dalla stessa struttura, perché il messaggio deve valere per tutti e quindi resta generico. Quando serve adattare il contenuto ai problemi di una sola azienda si passa a forme uno a uno, come la formazione in azienda.
Esempio. Una società finanziaria presenta il nuovo servizio in un webinar a migliaia di iscritti: il messaggio arriva a tutti nello stesso momento, ma nessuno riceve una risposta sul proprio portafoglio. Per quello servono gli incontri uno a uno con i consulenti.
Area tematica Canali e strumenti
Il marketing one-to-one è quello rivolto alla singola persona invece che a un gruppo.
Area tematica Processo e organizzazione
OnLife è un concetto del filosofo Luciano Floridi: la condizione esistenziale in cui la distinzione fra vita online e offline non ha più senso, perché siamo sempre connessi e il digitale fa parte della vita quotidiana, del corpo e delle relazioni.
La differenza con Phygital: OnLife descrive la condizione della persona e della società, ed è un concetto filosofico e antropologico, mentre Phygital descrive una strategia dell'impresa, ed è un concetto di marketing e di retail. Si usa OnLife per spiegare come vive e decide il consumatore, e Phygital per spiegare come una marca progetta i suoi punti di contatto per quella persona.
Esempio. In un progetto di retail, collegare l'ERP (il gestionale che tiene ordini e magazzino) al sito ha creato un unico ambiente fra negozio fisico, sito e schede di Google Maps: il cliente che guarda lo smartphone davanti allo scaffale trova le stesse informazioni che trova in negozio. È la condizione Onlife tradotta in un sistema di vendita.
Open Graph è il protocollo che Facebook ha presentato nel 2010 per trasformare una pagina web in un oggetto riconoscibile dai social.
Si scrive con alcuni tag meta nell'intestazione HTML della pagina, tutti con il prefisso og:: og:title per il titolo, og:description per il testo breve, og:image per l'immagine, og:url per l'indirizzo canonico (quello ufficiale della pagina) e og:type per il tipo di contenuto. Quando qualcuno incolla un link su LinkedIn, Facebook, WhatsApp o in quasi ogni altra piattaforma, il programma della piattaforma legge questi tag e compone la scheda di anteprima. Se mancano, la piattaforma indovina, e spesso sceglie un'immagine sbagliata o un testo tagliato a metà. Ne consegue che i tag Open Graph decidono la prima impressione di un contenuto condiviso, quindi una parte dei clic che riceve. Open Graph convive con i dati strutturati di schema.org: questi descrivono la pagina ai motori di ricerca, quelli ne preparano la vetrina sui social.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un'azienda produttrice di componenti meccanici condivide su LinkedIn la pagina di un nuovo cuscinetto: grazie a og:title, og:description e og:image l'anteprima mostra il nome del prodotto, una frase chiara e la foto giusta, invece del logo del sito ritagliato a caso.
L'open rate (tasso di apertura) è la quota di email aperte sul totale di quelle consegnate. È la prima misura di una DEM o di una newsletter, e dice quanto funzionano mittente, oggetto e momento dell'invio.
Dal 2021 è diventata meno affidabile: alcuni programmi di posta aprono le email in automatico per proteggere la privacy di chi le riceve, e gonfiano il dato. Per questo si legge insieme al click-to-open rate e alle conversioni, che misurano un'azione reale.
Esempio. Una banca per le imprese prova due oggetti per la stessa comunicazione sui finanziamenti agevolati. Il primo, con il nome del bando, raggiunge un tasso di apertura più alto del secondo, generico: nelle comunicazioni successive l'oggetto porta sempre il nome concreto dell'opportunità.
L'organigramma AI è la struttura di un'organizzazione che integra l'intelligenza artificiale nel modo in cui vede il mercato, decide e agisce.
Al posto della rete fissa di ruoli e di linee gerarchiche mette una struttura flessibile fondata sulla collaborazione fra talento umano e intelligenza delle macchine, e ridisegna chi governa dati, decisioni e sperimentazione. Aggiungere una casella AI sotto l'area informatica non basta: gerarchie rigide e silos funzionano solo dove l'informazione cambia poco. Paul Daugherty e H. James Wilson, in Human + Machine (2018), hanno descritto i nuovi ruoli che nascono fra persone e macchine; Ethan Mollick, in Co-Intelligence (2024), il lavoro quotidiano con l'intelligenza artificiale come collega.
Un'azienda nomina in ogni reparto una persona che risponde dei sistemi di intelligenza artificiale usati, e un comitato che decide quali sperimentare e con quali dati.
Organizational Synchrony
Altro nome di Sincronia organizzativa
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Odhner St. Petersbourg, Original-Odhner
L'Original-Odhner St. Petersbourg è la calcolatrice a ruota a pioli prodotta a San Pietroburgo dalla Maschinenfabrik W. T.
Odhner, la fabbrica di Willgodt Theophil Odhner, nel periodo in cui la città portava ancora quel nome. La fabbrica produceva aritmometri a pioli in città dal 1874, e il nome commerciale «Original-Odhner» è in uso dal 1907 circa. Tre indizi permettono di riconoscere e datare il modello: - il toponimo «St. Petersbourg»: il 31 agosto 1914 la città diventa Pietrogrado, quindi la scritta indica una macchina marchiata prima; - la dicitura «Original-Odhner», che colloca la macchina dopo il 1907 circa; - il medaglione in tedesco, MASCHINENFABRIK W.T.ODHNER, coerente con la famiglia di origine baltico-tedesca; le macchine con caratteri latini erano destinate all'esportazione, mentre il mercato russo le riceveva marcate in cirillico. Nessuno dei tre indizi basta da solo, ma insieme chiudono una finestra stretta. Il modello appartiene alla filiera russa zarista, da tenere distinta dalle due successive: quella svedese, a Göteborg dal 1917-1918 e poi ad Åtvidaberg, e quella sovietica, con la Felix di Mosca. Il principio del meccanismo resta lo stesso, mentre costruzione e materiali cambiano.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Uno storico della tecnica che trova una Original-Odhner con la scritta St. Petersbourg sa già che è stata marchiata prima dell'agosto 1914: dopo quella data la città si chiama Pietrogrado, e il medaglione cambia.
Area tematica Metriche e misurazione
L'ottimizzazione della conversione (in inglese CRO, conversion rate optimization) è il lavoro di alzare la quota di visitatori che compiono l'azione attesa, intervenendo sul percorso più che sulla quantità di traffico.
Comincia dall'individuare la barriera vera: a volte sta nel dubbio sul prodotto, più spesso sta nel percorso, e in quel caso portare più persone allo stesso ostacolo moltiplica la perdita.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali a canone ricorrente, business-to-business, oltre 50 milioni di fatturato nel mercato di riferimento, novantotto visitatori a pagamento su cento lasciavano il sito senza nemmeno iniziare il modulo di richiesta, e lo scarto di conversione fra telefono e scrivania era di circa venti volte. Perimetro: linea di core business (l'attività principale, quella da cui arriva la maggior parte del fatturato) sulla rete di ricerca a pagamento, rilevazione diretta del 16 luglio 2026, primo semestre 2026 contro primo semestre 2025. L'ottimizzazione della conversione comincia da quel modulo e dal percorso che ci arriva, e un'esperienza immersiva aggiunta alla scheda prodotto avrebbe lasciato quel numero dov'era.
L'outbound marketing è il lavoro commerciale che parte dall'azienda verso clienti che non l'hanno ancora cercata: telefonate, cold mailing, messaggi su LinkedIn, fiere, visite.
L'iniziativa è del venditore, e il primo contatto lo gestisce spesso una figura dedicata, il sales development representative. Rende quando il cliente ideale è chiaro e le aziende da raggiungere sono identificabili per nome, e per questo è il motore operativo di molti programmi di account-based marketing. La sua controparte è l'inbound marketing, che attira i contatti con i contenuti.
Esempio. Un'azienda produttrice di componenti in acciaio individua quaranta costruttori di macchine agricole che usano il suo stesso materiale. Due venditori li contattano in sei settimane con telefonata e messaggio personalizzato: nascono undici incontri, e tre diventano campionature.
P101
Perottina
Altri nomi di Programma 101 (Perottina)
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Il packaging è la confezione del prodotto, che nel digitale deve funzionare anche a schermo.
Pagina di destinazione
Altro nome di Landing page
La paid search (in italiano ricerca a pagamento) è l'annuncio che compare fra i risultati di un motore di ricerca quando una persona digita una domanda, e si paga a clic.
Negli articoli il termine vive come «rete di ricerca a pagamento» e serve a dichiarare il perimetro di una misura: un ritorno rilevato su quella rete vale lì, e non sull'intero investimento pubblicitario dell'impresa.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali il ritorno sulla spesa pubblicitaria cresce del 25% sulla linea di offerta che regge il fatturato, misurata sulla rete di ricerca a pagamento, mentre il ritorno dell'intero investimento pubblicitario resta in parte sotto la soglia di pareggio. Il numero e il suo perimetro viaggiano attaccati.
Il pain point (in italiano punto di dolore) è il problema concreto che rallenta il lavoro di una persona o di un reparto e che pesa abbastanza da spingere a cercare una soluzione.
Serve a decidere da dove si parte: l'errore più frequente è scegliere lo strumento digitale prima di avere individuato il punto di dolore, e in quel modo si compra la soluzione al problema di un'altra azienda.
Esempio. In un progetto di abilitazione della forza vendita i punti di dolore si raccolgono con un audit (l'esame sistematico di come si lavora oggi) e con sessioni di ascolto individuali e di gruppo, prima di scegliere qualunque strumento. Solo dopo quell'analisi entrano gli strumenti digitali, scelti per risolvere i problemi emersi: in quel progetto i punti di dolore si trasformarono in contatti più qualificati e in un supporto personalizzato alla forza vendita.
Panoramica generata dall'IA
Altro nome di AI Overview
Paralisi decisionale sull'AI
Altro nome di AI decision paralysis
Paralisi della governance dell'AI
Altro nome di AI governance paralysis
Percorso del cliente
Altro nome di Customer journey
Performance Systems Architect™ è il ruolo con cui Enrico Giubertoni definisce il proprio lavoro: progettare le infrastrutture di ricavo delle imprese B2B, cioè l'architettura che collega dati, Marketing, Vendite e Direzione al fatturato.
Il termine descrive una funzione e non un titolo: si interviene sul sistema che produce il risultato, non sul singolo strumento.
Esempio. Un'azienda ha un CRM (il gestionale dei clienti), un'agenzia per le campagne e una rete di venditori, e nessuno dei tre sa che cosa fanno gli altri due. Il lavoro di un Performance Systems Architect™ comincia dai collegamenti fra le parti, prima che dalle parti.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Pier Giorgio Perotto, Giorgio Perotto
Pier Giorgio Perotto (Torino, 1930 - Genova, 2002) è stato un ingegnere e informatico italiano, il progettista che alla Olivetti guidò il gruppo da cui nacque la Programma 101, il primo personal computer della storia, che porta il suo nome nel soprannome di Perottina.
Le tappe del suo lavoro: - la formazione: si laurea al Politecnico di Torino in ingegneria elettrotecnica nel 1952 e in ingegneria aeronautica l'anno dopo, e lavora due anni alla FIAT, dove comincia a occuparsi di calcolatori elettronici; - la Olivetti: entra nel 1957 nel Laboratorio di ricerche elettroniche di Barbaricina, vicino a Pisa, diretto da Mario Tchou, e lavora all'Elea 9003, il calcolatore voluto da Adriano Olivetti; dal 1962 guida il progetto della Programma 101, presentata a New York nel 1965, e dal 1967 è responsabile della ricerca e sviluppo dell'azienda; - il management: nel 1979 fonda e presiede Elea, la società del gruppo per la formazione e la consulenza; lasciata la Olivetti nel 1993, presiede a Genova la scuola di organizzazione aziendale SOGEA e scrive manuali di strategia e organizzazione. Nel 1995 racconta la sua versione della storia nel libro «Programma 101. L'invenzione del personal computer».
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Un'azienda chimica che porta l'intelligenza artificiale sulla scrivania di ogni tecnico, invece di chiuderla in un reparto specialistico, ripete la scelta di Perotto: lo strumento rende quando chi lavora lo usa da sé, senza intermediari.
Nel marketing e nella progettazione una persona è un personaggio semi-immaginario, costruito su dati reali e ricerche, che rappresenta un gruppo di clienti o di utenti con bisogni, obiettivi e comportamenti simili.
Le si dà un nome, un volto e una storia perché chi progetta prodotti, servizi e comunicazione pensi a qualcuno invece che a una media statistica. Il metodo nasce con il progettista di software statunitense Alan Cooper, che lo descrive nel 1999 nel libro The Inmates Are Running the Asylum. Si distingue dal target, che si ferma alle variabili socio-demografiche, perché indaga quelle psicografiche: motivazioni, paure, abitudini, modo di decidere. È la famiglia da cui discendono le varianti: la persona target (il cliente ideale), la persona buyer (chi compra), la persona customer (chi è già cliente, spesso nel punto vendita), la persona eCommerce (chi compra solo online), la persona brand (la personalità del marchio stesso) e la persona negative (chi non si vuole attrarre); nell'indice del glossario stanno tutte sotto la P, accanto alla voce madre.
Un'azienda che vende software per studi professionali lavora su tre persone: la titolare che decide, la segretaria che lo usa ogni giorno, il consulente informatico che lo installa.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Profilo del cliente tipo, Buyer persona
La buyer persona (in italiano profilo del cliente tipo) è il personaggio costruito a tavolino che rappresenta chi userà il prodotto, tenuto il più vicino possibile a sentimenti, abitudini e comportamenti del cliente reale.
Enrico Giubertoni lo distingue dal target (il gruppo di clienti a cui si vuole vendere, descritto per grandi categorie): il target si ferma alle variabili socio-demografiche, cioè età, sesso, ruolo e luogo, mentre il profilo del cliente tipo indaga quelle psicografiche, cioè identità e interessi, abitudini di consumo, luoghi frequentati, modo di decidere un acquisto. È una delle varianti della persona, il metodo nato con il progettista Alan Cooper nel 1999; la variante orientata all'acquisto è stata sviluppata soprattutto da Adele Revella, fondatrice del Buyer Persona Institute, nel libro Buyer Personas (2015).
Esempio. Due clienti hanno la stessa età, lo stesso ruolo e la stessa città. Uno entra in negozio dopo aver letto le recensioni, l'altro ordina dal telefono alle undici di sera. Per il target sono la stessa riga, per il profilo del cliente tipo sono due persone diverse, e il sito va progettato perché entrambe arrivino in fondo.
Le customer personas sono profili rappresentativi dei clienti tipo, costruiti su dati reali di comportamento e di bisogno.
Sono una delle varianti della persona: dove la buyer persona descrive chi deve ancora comprare, la customer persona descrive chi è già cliente, spesso nel punto vendita, e serve a migliorare servizio, fidelizzazione e vendite successive.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un distributore di materiale elettrico disegna la customer persona dell'installatore che passa al banco ogni mattina prima del cantiere: ha fretta, conosce i codici, vuole il pezzo già pronto. Da quel profilo nascono l'ordine via messaggio la sera prima e il ritiro in una corsia veloce, e le vendite successive crescono perché il servizio è costruito sul cliente che c'è già.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Exclusionary persona, Negative persona
La negative persona è la persona, nel senso del marketing, che descrive il cliente che un'impresa non vuole attrarre, perché non è adatto al suo prodotto o non ne ricava valore.
Definirla serve a concentrare budget e tempo commerciale sui contatti promettenti, a riconoscere in fretta chi non comprerà, a evitare clienti che costano più di quanto rendono, e ad affinare il messaggio perché attiri le persone giuste. Per contrasto, chiarisce chi è la target persona.
Per un software per aziende strutturate, la negative persona è il libero professionista che cerca uno strumento gratuito.
La target persona è la persona, nel senso del marketing, che descrive il cliente ideale: un ritratto semi-immaginario costruito su dati reali e ricerche di mercato.
Oltre alle variabili demografiche (età, luogo, ruolo) descrive obiettivi, ostacoli, motivazioni, valori, abitudini d'acquisto e canali preferiti, e dà al pubblico un volto e una storia. Serve a prendere decisioni coerenti su prodotto, contenuti e comunicazione; quando il ritratto si concentra sul processo d'acquisto diventa buyer persona, e il suo opposto è la negative persona.
«Giulia, 38 anni, responsabile marketing di un'azienda di cinquanta persone: poco tempo, budget stretto, deve dimostrare risultati al titolare ogni trimestre.»
Area tematica Canali e strumenti
Phygital è l'unione di physical e digital: la strategia con cui una marca integra punto vendita fisico e canali digitali in un'unica esperienza d'acquisto, per esempio lo specchio intelligente in negozio, l'app che riconosce il cliente in cassa o la prova virtuale prima dell'acquisto in profumeria.
La differenza con OnLife: Phygital è la risposta operativa dell'impresa, OnLife è la condizione della persona a cui quella risposta si rivolge. La parola è stata coniata intorno al 2013 dall'agenzia di marketing Momentum Worldwide, nella sua sede australiana, per descrivere esperienze di marca a metà fra negozio e schermo; si è diffusa soprattutto dopo il 2020, quando la pandemia ha costretto i negozi a integrare in fretta ordini online, ritiro in negozio e pagamenti senza contatto.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un concessionario di macchine agricole accoglie il cliente in sede con un tablet che mostra già lo storico della sua flotta e degli interventi; il preventivo nato in sala si completa la sera dall'app, e il ritiro avviene in concessionaria. Negozio e schermo diventano la stessa trattativa.
Area tematica Processo e organizzazione
La pianificazione è il lavoro con cui obiettivi, tempi, risorse e responsabilità vengono fissati prima dell'esecuzione, e negli articoli italiani torna come piano di marketing e, per gli spazi pubblicitari, come media planning (la pianificazione dei mezzi su cui comprare pubblicità); nei testi inglesi la stessa cosa si chiama planning.
Serve a rendere ripetibile ciò che altrimenti dipende dall'improvvisazione di chi c'è quel giorno. Il segno di una pianificazione vera sta nei collegamenti: una campagna pensata per conto suo funziona una volta, la stessa campagna dentro un piano di marketing più ampio regge anche la volta dopo.
Esempio. Una vendita lampo (in inglese flash sale, lo sconto forte aperto per poche ore) riesce quando obiettivo, scorte, prezzi, avvisi ai clienti e turni di magazzino sono decisi prima: alzare il fatturato e liberare un magazzino sono due piani diversi, con due assortimenti diversi. Improvvisata sull'entusiasmo, la stessa promozione svuota gli articoli più venduti e insegna ai clienti ad aspettare lo sconto.
Piattaforma dei dati sui clienti
Altro nome di Customer data platform (CDP)
Piattaforma di invio email
Altro nome di ESP (Email service provider)
La pipeline (in italiano portafoglio di trattative) è l'insieme delle trattative aperte, ciascuna con un valore atteso e una fase di avanzamento.
Risponde a una domanda sola: quanto si potrebbe vendere se le trattative in corso andassero come sembrano andare. Enrico Giubertoni lo tiene distinto dagli altri due numeri con cui viene confuso: il budget dice quanto si vorrebbe vendere, il portafoglio quanto si potrebbe, la previsione di vendita quanto si venderà.
Esempio. Un direttore commerciale porta in consiglio un portafoglio da due milioni e lo presenta come previsione. Dentro ci sono trattative ferme da nove mesi con la fase mai aggiornata: la previsione nasce già sbilanciata dal lato dell'ottimismo, e il consiglio decide gli investimenti su quella.
Area tematica Norme, rischi e conformità
La policy sull'IA è il documento aziendale che stabilisce quali strumenti di intelligenza artificiale si possono usare, con quali dati, per quali attività e sotto la responsabilità di chi.
Una policy efficace dice anche dove è pubblicata, chi la verifica e ogni quanto si aggiorna. Per la legge conta che le misure siano adeguate e applicate: una policy che nessuno controlla protegge poco, e una policy che rallenta troppo il lavoro spinge i collaboratori verso la Shadow AI (l'uso di strumenti che l'azienda non ha scelto).
Esempio. Una società finanziaria consente l'assistente di IA aziendale per riassumere documenti interni e lo vieta per i dati dei clienti. La policy lo scrive, indica il responsabile e prevede una verifica ogni sei mesi.
Portafoglio di trattative
Altro nome di Pipeline
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il posizionamento (in inglese positioning) è il posto che un'offerta occupa nella testa di chi compra, costruito con il messaggio, la proposta di valore e l'identità di marca.
Negli articoli di Enrico Giubertoni la stessa parola porta anche il significato tecnico di posizione ottenuta nei risultati dei motori di ricerca, e conviene chiarire subito quale dei due si sta usando: il primo si decide in direzione, il secondo si misura ogni settimana.
Esempio. Prima di riscrivere il messaggio, si guarda come i concorrenti hanno cambiato il proprio negli ultimi dieci anni, consultando l'archivio storico delle pagine web. Si vede quali segmenti hanno lasciato e quali promesse hanno abbandonato: quello spazio rimasto vuoto è il posizionamento su cui vale la pena costruire.
Posizionamento nei motori di ricerca
Altro nome di SEO (Search Engine Optimization)
Posizionamento nelle risposte generative
Altro nome di GEO (Generative Engine Optimization)
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Product qualified lead
Il PQL, sigla di product qualified lead, è il contatto qualificato dall'uso del prodotto: chi ha attivato una prova gratuita o una versione base e ha compiuto le azioni che di solito precedono l'acquisto.
È tipico del software venduto in abbonamento. Rispetto al marketing qualified lead, che si basa su ciò che una persona legge, il PQL si basa su ciò che fa con il prodotto, e per questo prevede l'acquisto con più precisione.
Esempio. Un software di pianificazione della produzione offre trenta giorni di prova. Chi in prova collega almeno due linee e invita un collega diventa PQL: questi contatti comprano quattro volte più spesso di chi ha solo scaricato la brochure.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La Precision Cosmetics, cioè la cosmetica di precisione, è l'insieme di prodotti e routine calibrati sui dati biologici e sul contesto della singola persona.
Predictive model
Altro nome di Modello predittivo
Previsione dell'abbandono
Altro nome di Churn prediction
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il pricing è la definizione del prezzo e della sua strategia.
Primo adottante
Altro nome di Early adopter e late adopter
Area tematica Processo e organizzazione
Il processo decisionale è la catena che porta da un dato a un atto: chi lo guarda, con quale metro lo legge, chi ha l'autorità di scegliere e in quanto tempo.
L'espressione vale su due fronti: il processo decisionale dell'azienda e quello del cliente, che negli articoli sulla chat con intelligenza artificiale è ciò che un assistente virtuale comprende, assiste e potenzia. Negli articoli italiani la forma è questa, mentre nei testi inglesi la stessa cosa si chiama decision making; accanto compare l'aggettivo data-driven (guidato dai dati), riferito all'azienda in cui la decisione parte dalla misura invece che dall'opinione di chi parla più forte. La parte delicata è la velocità: un processo decisionale lento trasforma un dato fresco in una constatazione tardiva.
Esempio. Il gestionale dei clienti segnala che un cliente storico ha smesso di chiedere preventivi. Se il segnale raggiunge il venditore soltanto con il rapporto di fine mese, la decisione è formalmente basata sui dati e in pratica arriva dopo la firma di un concorrente.
Prodotto minimo praticabile
Altro nome di MVP
La product experience (in italiano esperienza di prodotto) è il modo in cui l'intera esperienza di un prodotto viene progettata e comunicata, soprattutto quando il cliente lo incontra online prima di toccarlo.
Percezione e adozione non dipendono più solo dalle caratteristiche del prodotto, ma da come le si fa vivere. La radice è l'economia delle esperienze di B. Joseph Pine e James Gilmore (1998), per cui il valore si sposta dal bene all'esperienza che lo circonda. Enrico Giubertoni indica quattro bisogni a cui una product experience digitale deve rispondere: sensorialità, approfondimento, relazione e reiterazione.
La scheda di un trapano con video d'uso, configuratore degli accessori, domande ai tecnici e un promemoria per il ricambio delle punte.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Product Media è il nome che Enrico Giubertoni ha dato, nel libro I social nella cosmesi, alle applicazioni, comprese quelle di realtà aumentata, che funzionano come canali media pur essendo costruite interamente sui bisogni dell'utente finale.
I marchi le usano come se fossero canali social, e vi fanno campagne a pagamento per accrescere notorietà e vendite.
L'app di prova virtuale del trucco di L'Oréal, usata come canale su cui investire in pubblicità.
Product qualified lead
Altro nome di PQL (Product qualified lead)
Produzione snella
Altro nome di Lean
Profezia che si autoavvera
Altro nome di Teorema di Thomas
Area tematica Dati e infrastruttura
La profilazione è la costruzione del profilo di una persona a partire dai dati che ha lasciato, allo scopo di prevederne il comportamento futuro.
Nel marketing è ciò che permette di rivolgere un messaggio a segmenti di pubblico specifici invece che a un indirizzario intero; nell'apprendimento automatico (i sistemi che imparano dagli esempi) è il compito su cui si misura la qualità dei dati di partenza, perché un profilo vale quanto valgono i dati che lo hanno costruito. Porta con sé un vincolo giuridico esplicito: profila chi sa dire da dove arriva ogni campo e con quale base giuridica lo tratta.
Esempio. Un'azienda produttrice di materiali per l'edilizia ricava dall'ascolto delle conversazioni in rete la composizione demografica e la posizione geografica delle proprie community, e decide su quali province concentrare la distribuzione. Qui la profilazione resta anonima e serve a una scelta di rete commerciale, prima ancora che a un messaggio personalizzato.
Profilo del cliente ideale
Altro nome di ICP (Ideal customer profile)
Profilo del cliente tipo
Altro nome di Persona buyer
Progetto Esecutivo Ricavi
Altro nome di Revenue Blueprint™
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: Programma 101, Perottina, P101, Olivetti Programma 101
La Programma 101, detta Perottina o P101, è il primo personal computer della storia: un calcolatore programmabile da scrivania, che una sola persona usa al proprio tavolo, progettato dalla Olivetti fra il 1962 e il 1964 e prodotto dal 1965 al 1971.
Il progetto lo guida l'ingegnere Pier Giorgio Perotto, da cui viene il soprannome, scelto in assonanza con la pascalina, la macchina da calcolo di Blaise Pascal del 1642. Nel gruppo lavorano anche Giovanni De Sandre, Gastone Garziera, Giancarlo Toppi e Giuliano Gaiti; il disegno della scocca è del designer Mario Bellini. Che cosa la rendeva nuova, rispetto alle tecnologie dell'intelligenza che l'avevano preceduta: - il programma registrato: istruzioni e dati si salvano in una memoria interna e su una scheda magnetica, e si ricaricano quando servono; - le condizioni logiche: la macchina esegue salti condizionati, cioè sceglie da sé il passo successivo in base a un risultato; - la scrivania al posto della sala macchine: i calcolatori dell'epoca occupavano stanze intere e servivano tecnici specializzati. Presentata alla fiera BEMA di New York nell'ottobre 1965, ne furono vendute circa 44.000 unità. È un'eredità postuma di Adriano Olivetti, morto nel 1960: nasce dalla divisione elettronica che lui aveva voluto, e arriva sul mercato cinque anni dopo la sua scomparsa.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Nel 1966 l'ufficio tecnico di un'azienda manifatturiera calcola i costi di produzione con una Programma 101: il programma, registrato su una scheda magnetica, si carica in pochi secondi e lo esegue l'impiegato alla scrivania, senza passare dal centro di calcolo.
Proposta di valore
Altro nome di Value proposition
prova e ripeti
Altro nome di Test and repeat
Pubblicità display
Altro nome di Display advertising
Pubblicità sui social
Altro nome di Social ads (social advertising)
Punto di contatto
Altro nome di Touchpoint
Punto di dolore
Altro nome di Pain point
Punto di guadagno
Altro nome di Gain point
quadrato di Rumsfeld
Altro nome di Matrice di Rumsfeld
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
Il Quantum Leap è il passaggio da un'intelligenza artificiale che assiste a un'architettura che prevede. Enrico Giubertoni usa il termine per il salto evolutivo che separa l'impresa che automatizza i compiti da quella che anticipa i segnali.
Esempio. Un assistente che riassume le riunioni fa risparmiare tempo; un sistema che avvisa il Board prima che un cliente importante se ne vada cambia le decisioni. Il Quantum Leap è la distanza fra i due.
Area tematica Dati e infrastruttura
La Real World Evidence è l'insieme delle evidenze raccolte sull'uso reale del prodotto dopo la vendita, invece che in laboratorio.
La realtà aumentata (in inglese augmented reality, AR) è la tecnologia che sovrappone elementi digitali (immagini, testi, oggetti tridimensionali, suoni) al mondo reale inquadrato da uno schermo o visto attraverso occhiali trasparenti, in tempo reale e in modo coerente con lo spazio.
A differenza della realtà virtuale non isola dalla realtà: la arricchisce. L'espressione fu coniata nel 1990 da Tom Caudell, ricercatore della Boeing, per un sistema che mostrava agli operai lo schema dei cavi da montare; nel 1992 Louis Rosenberg costruì per l'aeronautica statunitense il primo sistema funzionante. È arrivata al grande pubblico con i telefoni: nel 2016 il gioco Pokémon Go, poi i filtri dei social e le prove virtuali di trucco, occhiali e arredamento. All'opposto del metaverso, la realtà aumentata è fortemente integrata nei processi di marketing, e lo è sempre di più grazie all'intelligenza artificiale e al phygital: serve a far provare un prodotto senza toccarlo, e nella cosmetica è diventata uno strumento di vendita.
Un cliente inquadra il proprio soggiorno con il telefono e vede il divano già collocato fra le pareti, nei diversi colori del rivestimento, prima di ordinarlo.
La realtà virtuale (in inglese virtual reality, VR) è la tecnologia che immerge l'utente in un ambiente interamente digitale, sostituendo il mondo reale: di solito con un visore che copre la vista e segue i movimenti della testa, a volte con controller o guanti che permettono di toccare e spostare gli oggetti.
I precursori sono il Sensorama di Morton Heilig (1962) e il primo visore di Ivan Sutherland (1968); l'espressione «realtà virtuale» è stata resa popolare negli anni Ottanta dallo statunitense Jaron Lanier. La fantascienza l'aveva immaginata prima della tecnica, dal cyberspazio di William Gibson in Neuromante (1984) al metaverso di Snow Crash (1992). Dopo i visori per il grande pubblico degli anni Dieci, si usa nei videogiochi, nella formazione, nella progettazione e nella vendita di ciò che non si può ancora vedere, come una casa da costruire.
Un'agenzia immobiliare fa visitare con un visore un appartamento ancora in costruzione, stanza per stanza, con gli arredi scelti dal cliente.
Recency bias
Altro nome di Recentismo
Il recentismo è la tendenza a dare più peso alle notizie e agli eventi più recenti, perdendo di vista il contesto storico e le informazioni di lungo periodo.
Si distingue dall'attenzione all'attualità perché misura l'importanza di un fatto dalla sua freschezza. La psicologia lo conosce come effetto di recenza (recency bias), parente del bias della disponibilità descritto da Tversky e Kahneman: ciò che è appena successo è più facile da ricordare, quindi sembra più importante. Nell'informazione digitale è favorito dal flusso continuo delle notizie; nelle decisioni aziendali porta a reagire all'ultimo dato invece di leggere la tendenza.
Un'azienda cambia strategia dopo una settimana di vendite deboli, senza confrontarla con lo stesso periodo degli anni precedenti.
Area tematica Persuasione
La reciprocità è la spinta a restituire ciò che si è ricevuto, e nel marketing si attiva offrendo valore reale prima di chiedere qualcosa in cambio.
Una community aziendale (un gruppo di clienti o di appassionati che si parlano fra loro attorno a un marchio) vive di questo: i membri che ricevono aiuto lo restituiscono agli altri, e il valore che circola cresce senza che l'azienda debba produrlo tutto da sola.
Esempio. Quechua, il marchio di Decathlon per le attività all'aperto, tiene una community di appassionati che si scambiano consigli e soluzioni, e Decathlon si limita a facilitare quello scambio: ne ricava fedeltà e contenuti autentici. Il valore che circola lo producono i membri che restituiscono l'aiuto ricevuto.
Recurring revenue
Altro nome di Ricavo ricorrente
Registro distribuito
Altro nome di Blockchain
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il Regolamento (UE) 2026/1744 dell'8 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 luglio ed entrato in vigore il 27 luglio 2026, modifica il calendario dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale.
Rinvia gli obblighi sui sistemi ad alto rischio: al 2 dicembre 2027 quelli dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, e al 2 agosto 2028 quelli dell'Allegato I, cioè i sistemi inseriti in prodotti già regolati, come macchine e dispositivi medici. Il resto dell'AI Act resta in vigore con le sue date, compreso l'articolo 50 sulla trasparenza, applicabile dal 2 agosto 2026. Per un'impresa ne discende un ordine curioso: la responsabilità su ciò che pubblica arriva prima dell'obbligo di sapere quali sistemi usa.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice usa un software di intelligenza artificiale per selezionare i candidati e pubblica sul sito testi generati con l'AI. Per la selezione, sistema ad alto rischio dell'Allegato III, ha tempo fino al 2 dicembre 2027; per i testi pubblicati l'obbligo di trasparenza dell'articolo 50 vale dal 2 agosto 2026. Il calendario rovesciato le chiede di sistemare prima la comunicazione e poi la selezione.
Il GDPR (general data protection regulation, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, Reg. UE 2016/679) è la legge che dal maggio 2018 governa in tutta l'Unione Europea l'uso dei dati riferiti a persone identificabili.
Si applica oggi e senza gradualità, quindi vale anche per il dato personale che un dipendente incolla dentro un servizio di intelligenza artificiale scelto da nessuno. L'articolo 22 dà a chi subisce una decisione automatizzata tre diritti: ottenere l'intervento di una persona, esprimere la propria posizione, contestare l'esito. Ha sostituito la direttiva 95/46/CE, che ogni paese aveva recepito a modo suo, con un'unica legge valida ovunque nell'Unione, e si applica anche alle imprese extraeuropee che trattano dati di persone che si trovano in Europa: per questo è diventato un modello imitato nel mondo. Si regge su alcuni principi: liceità, correttezza e trasparenza; limitazione della finalità; minimizzazione, cioè raccogliere solo i dati che servono; esattezza; limitazione della conservazione; sicurezza; responsabilizzazione, per cui è l'impresa a dover dimostrare di rispettare le regole. Le sanzioni arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale annuo (articolo 83). In Italia vigila il Garante per la protezione dei dati personali.
Esempio. Uno screening di candidature fatto con uno strumento personale produce effetti su persone reali senza controllo e senza tracciabilità. Gli obblighi dell'AI Act (il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, Reg. UE 2024/1689) sui sistemi ad alto rischio dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, arrivano il 2 dicembre 2027, mentre il regolamento sui dati personali vale da otto anni: la domanda da portare in direzione riguarda chi, in azienda, sa dire origine, proprietario e base giuridica di ogni campo che un modello legge.
Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale
Altro nome di AI Act
Reinforcement learning
Altro nome di Apprendimento per rinforzo
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
La Relazione Aumentata è la quarta fase del Funnel Cosmetico Aumentato: la cura del cliente dopo la vendita e il ritorno dei dati d'uso alla ricerca e sviluppo.
Rema
Altro nome di Rema Patent
La Rema Patent è una calcolatrice a ruota a pioli costruita dalla REMA GmbH di Braunschweig, in Germania, attiva dal 1914 al 1927 circa con i costruttori Richard Haase e Hermann Hoffmeister.
Il suo primo brevetto, del settembre 1914, riguarda una macchina a ruote a pioli con impostazione a tastiera: i numeri si inseriscono premendo dei tasti invece di girare una levetta per ogni cifra. Dal 1922 al 1927 la Rema si unisce di fatto alla Brunsviga, che ha sede nella stessa città, e i suoi modelli II e III escono anche come Brunsviga MII e MIII; la società viene cancellata dai registri nel 1927. Il suo caso mostra come, fra le tecnologie dell'intelligenza meccaniche, un'innovazione nata in un'azienda piccola finisca dentro il catalogo del concorrente più grande.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. In una banca degli anni Venti l'impiegato che imposta i numeri premendo dei tasti lavora più in fretta di quello che gira una levetta per ogni cifra: la tastiera è il passo che porta la calcolatrice verso la velocità di una macchina da scrivere.
Remarketing
Altro nome di Retargeting
reparto IT
Altro nome di IT
Area tematica Persuasione
La reputazione (in inglese reputation) è il giudizio che circola su un'impresa quando l'impresa è fuori dalla stanza, formato dalle recensioni, dalle conversazioni online e dalle esperienze che i clienti si raccontano fra loro.
Si governa ascoltando e rispondendo, e si misura nel tempo: le crisi passate lasciano tracce consultabili anni dopo, e il modo in cui sono state affrontate pesa sulla crisi successiva.
Esempio. Un'impresa attiva l'ascolto delle conversazioni online (in inglese social listening) e legge in tempo reale il sentimento, cioè il tono positivo o negativo di ciò che si dice attorno alle proprie parole chiave: vede subito se la percezione gira al negativo e su quali componenti del prodotto, e corregge prima che il fenomeno si allarghi, invece di decidere su supposizioni. Chi prepara il piano rilegge anche le versioni archiviate del sito, per vedere come l'azienda aveva risposto alla contestazione di qualche anno prima.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Vendita al dettaglio, Commercio al dettaglio
Il retail (in italiano vendita al dettaglio) è la vendita di beni o servizi direttamente al consumatore finale, per il suo uso personale.
Il retailer, cioè il rivenditore, sta fra il produttore o il grossista e il cliente, e opera attraverso negozi fisici, siti di commercio elettronico e canali misti. La parola viene dal francese antico retaillier, «tagliare di nuovo», cioè vendere a pezzi quello che si è comprato all'ingrosso. La forma moderna del retail è nata in Europa: il Bon Marché, aperto a Parigi nel 1852 da Aristide e Marguerite Boucicaut, è considerato il primo grande magazzino, con prezzi fissi esposti, ingresso libero e il negozio pensato come esperienza. Oggi il retail si ridefinisce con l'omnicanalità, il digital retail e il New Retail.
Una catena di negozi di elettronica che compra dalle aziende produttrici e vende al pubblico, in negozio e online.
La retail experience (in italiano esperienza nel retail) è la percezione complessiva che un cliente si forma interagendo con un rivenditore lungo tutto il percorso d'acquisto, in negozio e online.
Dipende da ogni punto di contatto e dalla coerenza fra i canali, ed è una delle leve principali della fidelizzazione. La teoria di riferimento è l'economia delle esperienze di B. Joseph Pine e James Gilmore (1998): quando i prodotti si somigliano, il cliente sceglie il luogo in cui comprare per come lo fa sentire.
Il cliente che prenota online, trova il prodotto pronto in negozio e riceve assistenza in chat sullo stesso ordine.
Area tematica Canali e strumenti
Il retail marketing è l'insieme delle strategie con cui un rivenditore attira clienti nel punto vendita, fisico o digitale, e li porta all'acquisto.
Comprende promozioni e programmi fedeltà, visual merchandising (l'allestimento del negozio o della pagina), pubblicità locale e ricerca locale, politica dei prezzi, comunicazione sul punto vendita e cura dell'esperienza del cliente. Si distingue dal trade marketing, con cui il produttore lavora sul rivenditore, perché qui è il rivenditore a lavorare sul consumatore. Molte delle sue leve sono nate con i grandi magazzini europei dell'Ottocento, come le vetrine allestite e le svendite stagionali; il digitale le ha portate sulla scheda di Google Maps e sulla pagina del negozio online.
Un negozio di elettronica aggiorna la sua scheda su Google Maps con le disponibilità in tempo reale e allestisce le vetrine sui prodotti più cercati in zona.
Il retargeting, negli articoli scritto remarketing, è la pubblicità che torna davanti a chi ha già visitato un sito o toccato un prodotto, e sceglie il messaggio in base a quel comportamento.
Negli articoli compare fra le cose che gli algoritmi orchestrano da soli, a partire dal comportamento di chi compra rilevato mentre accade. La differenza fra un richiamo utile e un'insistenza fastidiosa sta nel dato che l'annuncio porta con sé.
Esempio. Un cliente mette un ricambio nel carrello e si ferma prima del pagamento. Il giorno dopo vede un annuncio di quel ricambio con il tempo di consegna del magazzino più vicino, letto dal gestionale: lo stesso spazio pubblicitario, con dentro un dato di disponibilità vero, smette di essere un promemoria e diventa una risposta.
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
conosciuto anche come: Progetto Esecutivo Ricavi
Il Progetto Esecutivo Ricavi (Revenue Blueprint™) è il protocollo proprietario di Enrico Giubertoni per eliminare gli attriti che separano l'attività commerciale dal fatturato.
È un intervento strutturale, non un ritocco: la mappa su cui si allineano Marketing, Vendite e Direzione, e con cui si governa anche l'intelligenza artificiale.
Esempio. Governare l'intelligenza artificiale, per chi decide, significa assicurarsi che ogni algoritmo sia sincronizzato con il Progetto Esecutivo Ricavi (Revenue Blueprint™) aziendale: uno strumento che non serve quella mappa aggiunge un attrito invece di toglierlo.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Recurring revenue
Il ricavo ricorrente (in inglese recurring revenue) è la parte di fatturato che si rinnova da sé a scadenze fisse, per contratto o per abbonamento, invece di dipendere da una vendita nuova ogni volta.
Nel metodo di Enrico Giubertoni è il metro con cui si misura l'abbandono dei clienti: accanto al numero di clienti usciti si mette la quota di ricavo ricorrente uscita nello stesso periodo, perché la perdita di due contratti grandi non si vede in un conteggio fatto sulle teste.
Esempio. Un'azienda di servizi industriali lavora a canone annuale. In un trimestre perde dieci clienti piccoli e due contratti importanti: il conteggio dei clienti segnala un calo modesto e la quota di ricavo ricorrente uscita racconta la perdita vera, quella che il budget dell'anno dopo dovrà coprire.
Ricerca a pagamento
Altro nome di Paid search
Area tematica Canali e strumenti
La ricerca conversazionale è la ricerca di informazioni con domande in linguaggio naturale rivolte ad assistenti di intelligenza artificiale, al posto delle parole chiave.
ricerca zero-click
Altro nome di Zero-click
La riprova sociale (in inglese social proof) è il principio per cui si giudica più valida una scelta compiuta da un numero elevato di altre persone, descritto da Robert Cialdini in «Le armi della persuasione».
Nel marketing digitale si costruisce portando il pubblico giusto davanti ai propri messaggi, perché recensioni, commenti e «Mi piace» diventano il segnale che rassicura chi deve decidere.
Esempio. Una viaggiatrice appassionata di Oriente teneva un blog e un piccolo negozio online, e le vendite salirono quando cominciò a promuovere i propri racconti con le inserzioni social; quando spostò la spesa dai racconti ai soli prodotti le vendite crollarono, e tornarono appena riprese a promuovere i racconti. Con la riprova sociale si vende il perché delle proprie scelte, e la vendita arriva di conseguenza.
Il ritorno sulla spesa pubblicitaria (in inglese ROAS, return on ad spend) è il rapporto fra il fatturato che una campagna genera e la cifra spesa per farla girare.
Il numero vale con il suo perimetro accanto: una linea di prodotto, un canale, un periodo. Il ritorno si legge dove il denaro è stato spostato, e la media dell'intera azienda lo nasconde. Negli articoli pubblicati serve a confrontare una piattaforma pubblicitaria con le altre, a parità di categoria di prodotto.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali a canone ricorrente, business-to-business, oltre 50 milioni di fatturato nel mercato di riferimento, la spesa pubblicitaria viene spostata sulla sola linea di core business (l'attività principale, quella da cui arriva la maggior parte del fatturato) sulla rete di ricerca a pagamento. Rilevazione diretta del 16 luglio 2026, primo semestre 2026 contro primo semestre 2025: il ritorno sulla spesa di quella linea sale del 25% e sta sopra la soglia di pareggio, mentre il ritorno dell'intero investimento pubblicitario resta in parte sotto quella soglia. I due numeri sono veri insieme, e la differenza fra loro è il perimetro dichiarato. I valori assoluti sono piccoli, quindi la percentuale è un segnale e non una legge.
Area tematica Metriche e misurazione
Il ROI (return on investment, il ritorno sull'investimento) misura quanto rende una somma investita rispetto a quanto è costata, ed è la sigla che negli articoli compare più spesso quando si parla di rendimento del marketing.
Si calcola sottraendo al guadagno generato il costo sostenuto e dividendo il risultato per lo stesso costo: un ROI positivo dice che l'investimento ha restituito più di quanto ha assorbito, uno negativo che ha consumato risorse. Chi decide il budget lo usa come una domanda in tre parti: quanto costa, che cosa ha prodotto, che cosa succede se lo tagliamo. La terza è quella che separa un ROI dichiarato da un ROI difendibile, perché obbliga a dimostrare che il risultato dipende da quella spesa e sarebbe mancato senza di essa. Per questo motivo una campagna che cresce in visibilità e lascia fermo il fatturato ha risposto a una parte sola: sa dire quanto è costata, mostra un effetto, e cede alla domanda sul taglio.
Esempio. Il direttore finanziario di un'azienda produttrice di componenti meccanici riceve dal marketing la richiesta di rinnovare il budget delle fiere, e pone le tre domande in fila. Quanto costa: stand, viaggi e ore del personale commerciale, cifre che l'amministrazione ha già. Che cosa ha prodotto: i contatti raccolti allo stand e quanti di loro sono diventati ordini, rintracciabili nel gestionale. Che cosa succede se lo tagliamo: quegli stessi clienti avrebbero ordinato comunque attraverso gli agenti? Il marketing ottiene il rinnovo quando risponde alla terza domanda con i dati dell'anno in cui una fiera è saltata.
ROPO
Altro nome di InfoCommerce
ruota di Leibniz
Altro nome di Tamburo a gradini
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Sales accepted lead
Il SAL, sigla di sales accepted lead, è il passaggio intermedio fra il marketing qualified lead e il sales qualified lead: le vendite prendono in carico il contatto e si impegnano a lavorarlo entro un tempo stabilito.
Ancora nessun giudizio sull'opportunità, solo la presa in carico. Rende visibile il punto in cui i contatti si perdono più spesso, cioè fra un reparto e l'altro. Il tempo e le regole di presa in carico si scrivono in uno SLA (accordo sul livello di servizio) fra marketing e vendite.
Esempio. Una società di leasing per macchinari fissa una regola: ogni contatto qualificato dal marketing va accettato o rifiutato entro due giorni lavorativi. Il primo mese scopre che un terzo dei contatti restava fermo oltre una settimana prima di qualunque telefonata.
Sales accepted lead
Altro nome di SAL (Sales accepted lead)
Sales development representative
Altro nome di SDR (Sales development representative)
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Abilitazione della rete vendita
Il sales enablement (in italiano abilitazione della rete vendita) è il processo continuo con cui l'azienda mette a disposizione dei venditori tutto ciò che serve per lavorare una trattativa: strumenti, contenuti, formazione e, oggi, le indicazioni che arrivano dall'intelligenza artificiale.
Enrico Giubertoni la descrive come un lavoro sulla cultura e sui processi prima che sul software: comprata come strumento, fallisce come strumento. Si distingue dalle sales operations, che governano i numeri e i processi della vendita (territori, previsioni, sistemi): l'abilitazione riguarda ciò che il venditore sa e dice davanti al cliente. La sua forma più recente è l'AI sales enablement, in cui l'intelligenza artificiale prepara le visite, suggerisce i contenuti adatti a ogni fase della trattativa e analizza le conversazioni per indicare dove si perdono i clienti; anche qui il valore non viene dallo strumento, ma dal cambiamento culturale e operativo che accelera.
Esempio. Nell'esperienza di Enrico il punto delicato arriva dopo l'acquisto. Quando un'azienda ha già acquisito uno strumento di intelligenza artificiale per la forza vendita, il digital sales enablement (l'abilitazione digitale della rete commerciale) può chiedere di rimandarne l'introduzione, per inserirlo nel flusso di lavoro quando il flusso è pronto ad accoglierlo. In certi casi l'analisi porta a dirlo apertamente: lo strumento era stato comprato come la soluzione a tutti i problemi, l'acquisto non poggiava su una corretta analisi dei bisogni, e quello strumento non serve, o non serve più.
Sales qualified lead
Altro nome di SQL (Sales qualified lead)
Area tematica Persuasione
La scarsità è la leva per cui un'offerta disponibile per poco tempo o in poche unità viene percepita come più desiderabile.
Poggia sulla FOMO (fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa) e va maneggiata con misura: l'impresa che costruisce tutto il proprio modello sulla scarsità resta scoperta quando il mercato si sposta sull'abbondanza.
Esempio. In una vendita lampo (flash sale) la durata limitata e la disponibilità ridotta creano urgenza, l'accesso riservato agli iscritti aggiunge esclusività e lo sconto temporaneo alza il valore percepito senza svalutare il listino. Blockbuster aveva costruito i propri negozi sulla scarsità e sui grandi successi, e Netflix vinse con l'opposto, l'abbondanza e la personalizzazione.
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: AOV (Average order value), Valore medio dell’ordine
Lo scontrino medio (in inglese average order value, AOV) è il valore medio di un singolo acquisto, cioè il fatturato diviso per il numero di scontrini o di ordini.
Dice che cosa è successo alla cassa, e le ragioni per cui è successo stanno nei segnali a monte: ingressi, rapporto fra chi entra e chi compra, tempo di permanenza. Su quei segnali si può intervenire la settimana dopo.
Esempio. La sede di una catena misura iscrizioni, presenze e gradimento dei corsi rivolti alla rete di vendita; il negozio misura scontrino medio e riassortimento. Ciascuno misura ciò che controlla, il tratto che unisce le due misure resta senza padrone, ed è esattamente il tratto in cui il denaro si perde.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Sales development representative
L'SDR, sigla di sales development representative, è la figura commerciale che si occupa del primo contatto: qualifica i contatti in arrivo dal marketing o li cerca con l'outbound marketing, e fissa gli appuntamenti per i venditori che chiudono le trattative.
Il suo risultato si misura in incontri qualificati, più che in contratti. Separare il primo contatto dalla chiusura permette a ciascuno di specializzarsi. Accanto all'SDR c'è spesso il business development representative, più orientato alla ricerca di clienti nuovi.
Esempio. Una società di software per la contabilità aziendale affida a due SDR i contatti generati dal sito e dalle fiere. I venditori senior smettono di fare le prime telefonate e passano il tempo nelle trattative già avviate: il numero di contratti chiusi a trimestre cresce senza assunzioni fra i senior.
Area tematica Canali e strumenti
Second Life è un mondo virtuale online lanciato nel 2003 dalla società statunitense Linden Lab, fondata da Philip Rosedale, fra i primi esempi di metaverso di massa.
Ogni utente vi entra con un avatar, può comprare terreni e costruire edifici con una moneta interna, il Linden dollar, e si sposta da un luogo all'altro con il teletrasporto. Rosedale ha raccontato di essersi ispirato al metaverso di Snow Crash. Fra il 2006 e il 2008, negli anni del Web 2.0, aziende, università, ambasciate e partiti vi aprirono sedi virtuali per sperimentare una presenza nuova; poi l'attenzione si spostò sui social network. Fuori dal mondo dei videogiochi, però, questo genere di esperienze non è ancora riuscito a entrare stabilmente nei processi di marketing delle imprese.
Nel 2007 l'Italia dei Valori acquistò in Second Life un'isola e Antonio Di Pietro vi tenne una conferenza stampa.
Area tematica Dati e infrastruttura
La segmentazione è la divisione di un pubblico in gruppi omogenei, per rivolgersi a ciascun gruppo con un messaggio pertinente invece che a tutti con lo stesso.
I criteri si sono spostati dall'anagrafica al comportamento effettivo, perché un gruppo costruito su età e provincia predice l'acquisto molto meno di un gruppo costruito su ciò che le persone hanno fatto davvero. Il suo limite si vede quando viene presentata come personalizzazione: un messaggio uguale per tutto il gruppo parla a un insieme, mentre chi lo riceve si aspetta una conversazione con sé.
Esempio. Una farmacia con un programma fedeltà può dividere i clienti per fascia d'età, oppure per ciò che comprano al cambio di stagione. Il secondo taglio fa partire una comunicazione che arriva nella settimana in cui quel bisogno esiste, il primo fa partire una comunicazione che arriva a tutti nello stesso giorno.
Area tematica Persuasione
Un segno è qualcosa che sta al posto d'altro: una parola, un'immagine, un colore, un gesto che chi riceve legge come portatore di un significato.
Nei testi di Enrico Giubertoni il senso tecnico compare in un punto preciso: Pinterest (la piattaforma di immagini che le persone usano per cercare ispirazione prima di comprare) è descritto come un social network basato sul segno grafico, con utenti emotivamente coinvolti dal segno grafico e dalle immagini impattanti e per questo più propensi all'acquisto. La conseguenza pratica è che il significato lo assegna chi guarda.
Esempio. Un'azienda rifà il listino e sposta gli sconti dalla colonna «promozione» alla colonna «condizioni riservate». I numeri restano gli stessi, il segno cambia, e la rete di venditori smette di trattare quel prezzo come un cedimento.
Area tematica Norme, rischi e conformità
Il segreto commerciale è un'informazione aziendale riservata, come una formula, un prezzo, una lista di clienti o un processo, che ha valore proprio perché resta riservata.
La legge la tutela a tre condizioni: l'informazione è segreta, ha valore economico in quanto segreta ed è protetta da misure ragionevoli (art. 98 del Codice della proprietà industriale, che recepisce la Direttiva UE 2016/943). La terza condizione è quella che l'IA mette alla prova: un'informazione incollata in un servizio esterno senza regole aziendali rischia di perdere la tutela.
Esempio. Un'azienda manifatturiera ha un listino riservato per i grandi distributori. Se un venditore lo carica in un assistente gratuito per preparare un'offerta, l'azienda deve poter mostrare quali misure aveva preso per tenerlo riservato.
Segreto commerciale
Altro nome di Direttiva (UE) 2016/943 sui segreti commerciali
sell-through
Altro nome di Sell-through rate
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: sell-through, tasso di vendita
Il sell-through rate (tasso di vendita sul ricevuto) è la quota di merce venduta rispetto a quella ricevuta in un periodo: unità vendute diviso unità ricevute, per cento.
Dice quanto in fretta un prodotto esce dal magazzino o dallo scaffale, ed è il numero che nel fast fashion e nell'ultra fast fashion decide se un articolo si rifà o si abbandona. Un valore basso segnala merce che rischia di finire in saldo o in giacenza; un valore molto alto può segnalare scorte insufficienti e vendite perse. Per questo si legge insieme alla disponibilità e ai tempi di riassortimento.
Esempio. Un negozio riceve un lotto di giacche a inizio mese e a fine mese ne ha vendute tre su quattro: il sell-through del mese è del 75 per cento, e il riordino parte subito.
Semantic web
Altro nome di Web semantico
seminario online
Altro nome di Webinar
Area tematica Persuasione
La semiotica è la disciplina che studia come i segni producono significato: come un testo, un'immagine o una schermata dicano più di quello che mostrano, e con quale meccanismo.
Enrico Giubertoni viene da lì: la formazione universitaria a Torino e la collaborazione con il Centro Ricerche Semiotiche stanno all'origine del modo in cui legge il marketing digitale, dove l'analisi del significato precede la scelta del canale. Applicata al marketing, serve a capire perché un messaggio corretto nei fatti può essere letto in un altro modo.
Esempio. Due campagne annunciano lo stesso sconto: la prima lo chiama «ultimi pezzi», la seconda «errore di listino». L'informazione è identica, la lettura cambia, e la semiotica è lo strumento con cui si prevede quella differenza prima di spendere il primo euro.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Posizionamento nei motori di ricerca
La SEO, sigla di search engine optimization (in italiano ottimizzazione o posizionamento nei motori di ricerca), è il lavoro che rende una pagina trovabile quando qualcuno cerca.
Riguarda le parole con cui il contenuto è scritto, la struttura del sito e i collegamenti interni, e si giudica su quante volte quella pagina viene letta, più che sul gusto di chi l'ha scritta. Negli articoli la disciplina si sta spostando: quando la risposta la scrive un'intelligenza artificiale, la battaglia per la visibilità diventa il grounding, cioè far sì che i propri dati aziendali siano la base su cui il modello costruisce la risposta.
Esempio. Un'impresa con dieci punti vendita scopre che le ricerche che portano fatturato contengono il nome della città: la scheda del negozio, gli orari e le pagine locali pesano più della pagina principale (la homepage), e il lavoro sul posizionamento comincia da lì.
La serendipity (in italiano serendipità) è la scoperta felice e imprevista di qualcosa che non si stava cercando, mentre si cercava altro.
La parola fu coniata nel 1754 dallo scrittore inglese Horace Walpole, ispirato dalla fiaba I tre principi di Serendippo, pubblicata a Venezia nel 1557 e ambientata nell'antica Serendip, lo Sri Lanka, i cui protagonisti scoprono per caso e per intuito cose che non cercavano. La storia della scienza europea ne è piena: la penicillina, scoperta nel 1928 dallo scozzese Alexander Fleming su una coltura contaminata, è l'esempio più citato. Nel commercio, e soprattutto nell'e-commerce, progettare la serendipity significa lasciare spazio a incontri inattesi con prodotti che il cliente non sapeva di volere, contro la tendenza degli algoritmi a proporre solo il già noto.
Un negozio online che, accanto al prodotto cercato, propone un oggetto artigianale di un'altra categoria che incuriosisce il cliente.
Serendipità
Altro nome di Serendipity
Service level agreement
Altro nome di SLA (Service Level Agreement)
Area tematica Intelligenza artificiale
Shadow AI, alla lettera «AI ombra», è l'uso di strumenti di intelligenza artificiale dentro un'impresa senza che l'impresa li abbia scelti, autorizzati o censiti: il dipendente entra nella versione gratuita di un servizio che tutti conoscono, incolla il testo su cui sta lavorando e chiede una riscrittura.
Il nome fa pensare a qualcosa di clandestino, ed è il primo equivoco da smontare: quasi sempre c'è una persona con un lavoro ripetitivo da chiudere entro sera. Enrico Giubertoni ne rovescia il segno: la pratica produce esposizione e va governata, mentre il segnale che la genera è la migliore ricerca interna sui processi che l'azienda abbia mai avuto, e non l'ha pagata nessuno.
Esempio. Nelle imprese incontrate da Enrico il copione si ripete. Le persone del marketing adottano da sole strumenti di intelligenza artificiale gratuiti o freemium (gratuiti nella versione base, a pagamento oltre), spesso dal proprio smartphone, nei momenti in cui devono fare in fretta, uscire prima o sono stanche. Non sanno che quegli strumenti possono lasciare falle sui dati personali e sui segreti aziendali. L'azienda ha una licenza a pagamento di uno strumento diffuso, e la policy (la regola interna sull'uso dell'IA) viene vissuta come un'imposizione dell'apparato: l'hanno pagato, quindi va usato. Nessuno spiega perché la regola esiste, ed è lì che nasce la Shadow AI.
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
La Signal Intelligence™ è l'estrazione dei segnali d'acquisto dal rumore dei dati aziendali, per trasformarli in decisioni prima della concorrenza.
Enrico Giubertoni, che ha coniato il termine, la descrive come la capacità del Marketing di fornire al Board non dei report, ma dei vantaggi predittivi.
Esempio. Lo stesso gestionale può fare da archivio o da radar: da archivio registra gli ordini arrivati, da radar segnala il cliente storico che ha smesso di chiedere preventivi, e riduce il tempo fra il primo segnale e la firma. Nel commercio al dettaglio, il punto vendita diventa anche un punto di raccolta dati per la Signal Intelligence™.
Silos
Altro nome di Compartimenti stagni
Area tematica Persuasione
La simpatia (in inglese liking) è la disponibilità a farsi convincere da chi si percepisce vicino, per somiglianza, cortesia o familiarità.
Nella vendita accorcia la distanza con il cliente e apre la conversazione. Fra due reparti serve il passo successivo: l'allineamento si regge sui confini scritti e sulle misure con cui ciascuna funzione viene valutata, ed è lì che si interviene.
Esempio. Marketing e Vendite si accusano a vicenda: il primo è misurato sul volume dei contatti, il secondo sul fatturato chiuso, e il tratto che unisce i due numeri non sta in nessuna scheda obiettivi. La riunione fra i due responsabili produce cordialità e ognuno torna al proprio pezzo di processo; cambiare la misura condivisa cambia il comportamento di entrambi i reparti.
Simple Knowledge Organization System
Altro nome di SKOS
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
conosciuto anche come: Organizational Synchrony
La Sincronia organizzativa (in inglese Organizational Synchrony) è la condizione in cui i reparti di un'azienda leggono i dati che prima non riuscivano a leggere o a interpretare, ne danno un'interpretazione corretta e si organizzano perché quell'interpretazione diventi stabile.
Enrico Giubertoni usa il termine per descrivere il proprio lavoro con le direzioni: non aggiungere dati, ma far sì che tutti li leggano allo stesso modo.
Esempio. Nelle flash sales (le vendite lampo a tempo e a quantità limitata) gli aggiornamenti delle disponibilità non sempre tenevano il passo degli ordini: una taglia o un colore risultavano disponibili sul sito quando in magazzino erano già finiti. Ne conseguiva che una parte dei clienti si vedeva annullare l'ordine dopo averlo pagato, e la fiducia conquistata con la promozione si perdeva nel giro di una mail. La promessa fatta sullo schermo deve trovare riscontro immediato nel magazzino: senza Sincronia organizzativa il segnale digitale decade.
sistemi informativi
Altro nome di IT
Six Sigma
Altro nome di Lean Six Sigma
SKOS (Simple Knowledge Organization System, cioè sistema semplice per organizzare la conoscenza) è lo standard con cui si pubblica sul web un vocabolario controllato: un thesaurus (un dizionario di termini collegati fra loro), una tassonomia (una classificazione ad albero) o un elenco di categorie.
Lo ha pubblicato il W3C (il consorzio che stabilisce gli standard del web) nel 2009, e si appoggia sul linguaggio dei dati collegati del web semantico. Ogni concetto riceve un indirizzo proprio e poche proprietà chiare. prefLabel è l'etichetta preferita, una per lingua; altLabel raccoglie sinonimi e sigle; broader punta al concetto più generale e narrower a quello più specifico. Da qui discende il valore pratico: un motore di ricerca o un modello linguistico capisce che due parole diverse indicano la stessa cosa, e risale la gerarchia senza ambiguità. Lo standard è del W3C, perciò resta internazionale; nell'Unione Europea lo usa l'Ufficio delle pubblicazioni per EuroVoc (il thesaurus multilingue delle istituzioni dell'Unione), per ESCO (la classificazione europea di abilità e professioni) e per la raccolta EU Vocabularies.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un'azienda chimica pubblica il vocabolario dei suoi prodotti: «solvente» è il concetto più ampio (broader), «acetone» quello più stretto (narrower), e «dimetilchetone» resta come etichetta alternativa che porta allo stesso concetto.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Service level agreement
Lo SLA, sigla di service level agreement (in italiano accordo sul livello di servizio), è un impegno scritto e misurabile su che cosa si consegna, entro quando e con quale qualità.
Nel marketing è l'accordo fra Marketing e Vendite: il Marketing si impegna a consegnare un certo numero di lead qualificati secondo una definizione condivisa, le Vendite si impegnano a contattarli entro un tempo stabilito e a dire che fine hanno fatto. Senza SLA ogni reparto giudica l'altro con il proprio metro; con lo SLA il contatto che si perde fra i due ha un responsabile e un orario.
Esempio. Lo SLA di un'azienda B2B stabilisce che ogni richiesta di preventivo arrivata dal sito venga richiamata entro quattro ore lavorative, e che il venditore registri l'esito nel CRM (il gestionale dei clienti) entro una settimana. Al primo mese si scopre quante richieste restavano senza risposta, un numero che prima nessuno aveva mai visto.
Area tematica Canali e strumenti
Uno Smart Assistant è un assistente vocale domestico connesso, come Amazon Alexa o Google Nest.
Lo smart buying (in italiano acquisto intelligente) è il modo di comprare di chi usa l'intelligenza artificiale per fare domande mirate, confrontare le alternative e decidere in fretta e con più informazioni.
Riguarda ogni azione di scambio, dall'acquisto alla richiesta di contatto. È l'evoluzione dell'InfoCommerce: la ricerca prima dell'acquisto non passa più da dieci pagine di risultati ma da una conversazione con un assistente, che sceglie le fonti al posto della persona. Per un'impresa significa che la risposta di un assistente conversazionale pesa quanto una vetrina, ed è qui che entra in gioco l'ottimizzazione per le risposte generative.
Prima di scegliere un aspirapolvere, una persona chiede a un assistente di intelligenza artificiale di confrontare tre modelli sulla sua casa e sul suo budget.
Area tematica Canali e strumenti
Gli Smart Glasses sono occhiali connessi che scattano foto, girano video e dialogano con l'intelligenza artificiale.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Gli Smart Mirrors sono gli specchi intelligenti nei punti vendita, che permettono di provare virtualmente i prodotti.
Area tematica Canali e strumenti
Lo smart retail è l'applicazione di tecnologie intelligenti al punto vendita per renderlo più efficiente e più personale: sensori e oggetti connessi (Internet of Things), intelligenza artificiale, beacon (piccoli trasmettitori che dialogano con il telefono del cliente), realtà aumentata e analisi dei dati.
Scaffali che segnalano le scorte, camerini interattivi, casse automatiche, analisi dei flussi per ridurre le attese. La differenza con il New Retail: lo smart retail lavora sul negozio e può essere adottato un pezzo alla volta anche da un piccolo commerciante, mentre il New Retail ripensa l'intero modello di business intorno ai dati. Il caso più noto è il negozio senza casse Amazon Go, aperto a Seattle nel 2018.
Un camerino con uno specchio interattivo che propone abbinamenti e fa arrivare la taglia giusta senza uscire.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Pubblicità sui social
Le social ads, o social advertising (in italiano pubblicità sui social), sono lo spazio a pagamento comprato dentro una piattaforma sociale per portare un messaggio davanti a un pubblico scelto per interessi e comportamenti.
Negli articoli compare con la forma «social ads» (gli annunci a pagamento dentro le piattaforme sociali), e il criterio che conta è chi vede il messaggio, deciso prima di quante persone lo vedono. L'effetto misurabile arriva dopo: l'approvazione pubblica di chi lo riceve diventa riprova sociale, e la vendita ne è la conseguenza.
Esempio. Una persona apre un blog sulla propria passione e ci affianca un piccolo negozio online, poi usa i social ads per portare i propri contenuti davanti a un pubblico di appassionati. Like, condivisioni e commenti costruiscono la riprova sociale, e gli ordini arrivano dopo: quando la spesa si sposta dai contenuti ai soli prodotti le vendite scendono, perché quello che convince è il perché delle scelte.
Area tematica Canali e strumenti
Il social commerce è l'acquisto che avviene dentro un social network, senza uscire dall'app: si scopre un prodotto in un post, in un video o nella raccomandazione di un amico, e lo si compra lì.
L'espressione la introduce Yahoo! nel 2005, per i suoi servizi in cui gli utenti consigliavano prodotti ad altri utenti; il modello prende forza con Instagram Shopping (2018) e con TikTok Shop, arrivato nell'Unione Europea nel 2024. Per il marketing sposta il centro dell'acquisto dal sito dell'azienda alla conversazione fra persone: la fiducia nasce dalla comunità prima che dal marchio, e la misura conta le vendite nate dai contenuti, oltre alle visite.
Esempio. Un'azienda produttrice di cosmetici naturali collabora con una creatrice di contenuti che mostra la propria routine in un video. Il prodotto è acquistabile con un tocco sotto il video, e la maggior parte degli ordini del mese arriva da lì.
Area tematica Canali e strumenti
Il Social Graph è la logica di distribuzione dei contenuti basata sulle connessioni: si vedono i contenuti di chi si conosce o si segue.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il social listening (in italiano ascolto sociale) è l'ascolto e l'analisi sistematica di ciò che le persone dicono di una marca, di un prodotto, di un concorrente o di un tema sui social network, nei forum, nei blog e nelle recensioni.
Va oltre il monitoraggio, che conta le menzioni: interpreta che cosa dicono, con quale stato d'animo (l'analisi del sentiment, che distingue un giudizio positivo da uno negativo) e da parte di quali gruppi di persone, e trasforma le conversazioni in decisioni su prodotto, comunicazione e assistenza. Lavora su contenuti pubblici, quindi senza invadere la sfera privata delle persone. È nato con il Web 2.0, quando le conversazioni sui marchi sono diventate pubbliche e ricercabili, e si è fatto industria con piattaforme dedicate, alcune europee come la britannica Brandwatch (2005) e la lussemburghese Talkwalker (2009). Oggi l'intelligenza artificiale permette di leggere anche immagini, video e ironia, che le prime analisi per parole chiave fraintendevano.
Un'azienda produttrice di detergenti per la casa nota che molte persone lamentano in rete la stessa difficoltà ad aprire un flacone, e cambia il tappo prima che il problema arrivi alle recensioni del negozio online.
Area tematica Canali e strumenti
Il social media marketing è l'insieme delle attività con cui un'impresa costruisce presenza, relazione e vendita dentro le piattaforme sociali.
Negli articoli ha il rango degli altri canali: per la farmacia contemporanea Enrico Giubertoni lo chiama «una leva strategica fondamentale per la crescita e la rilevanza», e quando arriva l'intelligenza artificiale la affianca a queste attività invece di metterla al loro posto. Il suo motore è la condivisione fra pari: chi condivide un contenuto ci mette la propria reputazione, e per questo il coinvolgimento dei clienti pesa più della dimensione del pubblico raggiunto.
Esempio. Una farmacia apre un profilo e pubblica le offerte della settimana, poi comincia a rispondere in pubblico alle domande sui prodotti. I clienti condividono le risposte e lasciano stare le offerte, perché condividere qualcosa di utile mette in gioco anche il loro nome.
Social proof
Altro nome di Riprova sociale
Il social selling è l'uso dei social network da parte di chi vende per costruire relazioni di fiducia con i potenziali clienti, prima e durante la trattativa.
Lo scopo non è vendere online, ma diventare il riferimento che il cliente sceglie quando arriva il momento di decidere. Nasce dal fatto che il cliente, soprattutto fra imprese, arriva al primo incontro con il venditore avendo già fatto da solo buona parte del percorso d'acquisto: chi vuole esserci deve farsi trovare prima. LinkedIn ne ha fatto una disciplina misurabile nel 2014 con il Social Selling Index, costruito su quattro attività: curare la propria immagine professionale, trovare le persone giuste, condividere contenuti che aiutano a capire (insight) e coltivare relazioni. Si distingue dal social commerce, che è la vendita diretta dentro i social, e funziona solo se l'azienda lo sostiene con contenuti e con un metodo, altrimenti resta l'iniziativa di pochi venditori.
Un commerciale pubblica ogni settimana su LinkedIn un'analisi del suo settore, commenta i post dei responsabili acquisti che segue, e viene contattato da un'azienda che lo legge da mesi quando si apre una gara.
La SOP, sigla di standard operating procedure (in italiano procedura operativa standard), è la descrizione scritta di come si esegue un'attività, passo per passo, in modo che chiunque nel ruolo la svolga allo stesso modo e con lo stesso risultato.
Una SOP chiara è la condizione per automatizzare: un agente di IA (un sistema che sceglie da solo i passaggi per raggiungere un obiettivo) lavora bene solo su procedure già validate. Quando un collaboratore trova con l'IA un modo migliore di lavorare, trasformarlo in SOP è ciò che lo rende un vantaggio dell'azienda e non del singolo.
Esempio. In un impianto di produzione, un tecnico usa l'IA per preparare in dieci minuti il rapporto di fine turno. Il responsabile lo trascrive in una SOP con i passaggi e i controlli, e dal mese dopo tutti i turni lo preparano allo stesso modo.
Area tematica Norme, rischi e conformità
La Sovranità Digitale Europea è la capacità dell'Europa di agire in modo indipendente nel mondo digitale. Comprende il controllo delle infrastrutture tecnologiche critiche, come il cloud e le reti, la protezione dei dati di cittadini e imprese, la capacità di definire standard tecnologici e un ecosistema digitale europeo forte e competitivo, che riduca la dipendenza da potenze extra-europee.
Il tema è diventato centrale dopo il 2020 per tre ragioni. La prima è giuridica: nel luglio 2020 la Corte di giustizia dell'Unione, nella causa promossa dall'attivista austriaco Max Schrems (detta Schrems II), ha annullato l'accordo che regolava il trasferimento dei dati personali verso gli Stati Uniti, mostrando che i dati europei custoditi altrove non sono protetti allo stesso modo. La seconda è industriale: nello stesso anno Francia e Germania hanno avviato Gaia-X, il progetto per un'infrastruttura europea di dati e cloud, e nel 2023 il Chips Act (Reg. UE 2023/1781) ha puntato a riportare in Europa la produzione di semiconduttori. La terza è regolatoria: con il GDPR, il Digital Markets Act, il Digital Services Act e l'AI Act l'Europa ha scelto di esercitare la sovranità anzitutto scrivendo le regole a cui chiunque operi nel suo mercato deve attenersi.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Un'azienda produttrice di impianti industriali sposta l'archivio dei dati delle macchine dei clienti su un cloud con server e società di gestione nell'Unione Europea. Dopo la sentenza Schrems II ogni trasferimento di quei dati verso gli Stati Uniti chiedeva verifiche caso per caso; tenendoli in Europa l'azienda riduce la dipendenza da un fornitore extraeuropeo. È la Sovranità Digitale Europea alla scala di un'impresa.
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
SPES è l'insieme dei criteri di qualità del prodotto cosmetico: Sicuro, Piacevole, Efficace, Stabile.
spirito del tempo
Altro nome di Zeitgeist
Spreco
Altro nome di Muda
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Sales qualified lead, Contatto qualificato dalle vendite
L'SQL, sigla di sales qualified lead, è il contatto che le vendite, dopo una verifica diretta, considerano un'opportunità reale: c'è un bisogno, un budget, una persona che decide e un tempo.
Viene dopo il marketing qualified lead e il sales accepted lead, ed è il punto in cui si apre una trattativa. Il rapporto fra MQL e SQL è una delle misure più utili dell'allineamento fra marketing e vendite: un rapporto basso dice che i criteri del marketing e quelli delle vendite descrivono clienti diversi. Da non confondere con SQL, il linguaggio per interrogare i database.
Esempio. Su cento contatti passati dal marketing, il commerciale di un'azienda produttrice di vernici industriali ne trasforma dodici in SQL dopo la prima telefonata. Gli altri ottantotto tornano al marketing con il motivo dello scarto, e il trimestre dopo il punteggio cambia.
Area tematica Persuasione
Lo storytelling è la costruzione di una storia in cui il pubblico si riconosce e che lega l'impresa a chi compra oltre la funzione del prodotto.
Il suo motore è il viaggio: il cliente è l'eroe che passa da uno stato di mancanza a uno di soddisfazione, e il prodotto è l'aiutante che rende possibile quel passaggio. Il corporate storytelling (il racconto che l'azienda fa di se stessa) funziona quando dichiara valori in cui una comunità può identificarsi, e si spegne quando elenca la cronologia della fondazione. Le radici sono antiche e in buona parte europee: il folklorista russo Vladimir Propp individuò nel 1928, in Morfologia della fiaba, le funzioni ricorrenti dei racconti popolari; lo statunitense Joseph Campbell descrisse nel 1949 il viaggio dell'eroe, lo schema comune ai miti di ogni cultura. Il francese Christian Salmon, in Storytelling (2007), ha mostrato come il racconto sia diventato strumento di potere in politica e nelle imprese; in Italia Andrea Fontana ne ha fatto una disciplina di studio e di insegnamento applicata alle organizzazioni.
Esempio. Un'azienda produttrice di macchine per il caffè può raccontare i suoi trent'anni di attività, oppure la mattina del barista che apre alle cinque e ha novanta secondi per servire il primo cliente. La seconda storia contiene gli stessi dati tecnici e li fa ricordare.
Area tematica Norme, rischi e conformità
La Strategia Digitale Europea è l'insieme delle scelte con cui l'Unione Europea traduce in politiche la propria identità digitale.
Non è un percorso isolazionista: è il tentativo di offrire al mondo un modello di digitalizzazione economicamente dinamico, socialmente inclusivo e democraticamente responsabile.
Esempio. Il caso che segue è costruito. Una PMI italiana che adotta un assistente di intelligenza artificiale si muove dentro scelte già fatte dall'Unione: l'AI Act le chiede trasparenza sui testi generati, il Mercato Unico Digitale le apre la vendita negli altri paesi, le regole sulla concorrenza dei mercati digitali le garantiscono l'accesso alle grandi piattaforme. Sono pezzi della Strategia Digitale Europea, e insieme disegnano il campo in cui l'impresa compete.
Area tematica Termini coniati da Enrico Giubertoni
La Strategic Blindness è la cecità di chi ha i dati sotto gli occhi e non ha le lenti per leggerli. Enrico Giubertoni la usa per descrivere le organizzazioni con un CRM ricco e una pipeline (l'elenco delle trattative in corso) povera.
Esempio. I dipendenti usano già l'intelligenza artificiale per lavorare, e l'azienda non sa chi, né con quali dati: l'informazione esiste, ma nessuno la guarda. È la Strategic Blindness nella sua forma più costosa.
Area tematica Dati e infrastruttura
conosciuto anche come: Architettura dell'informazione
La struttura di un sito web è l'organizzazione gerarchica delle sue pagine e dei suoi contenuti: come sono raggruppati, come si chiamano e come sono collegati fra loro.
Decide come le persone trovano ciò che cercano e come i motori di ricerca e le intelligenze artificiali capiscono il sito, perché i collegamenti interni dicono quali pagine contano e di che cosa parlano. La disciplina che se ne occupa è l'architettura dell'informazione: l'espressione «architetto dell'informazione» è dello statunitense Richard Saul Wurman (1976), e Louis Rosenfeld e Peter Morville ne hanno fatto il manuale per il web nel 1998.
Una pagina principale per ogni servizio, con sotto le pagine di approfondimento collegate fra loro e verso i casi dei clienti.
I suoni binaurali (o battimenti binaurali) nascono quando due toni di frequenza leggermente diversa arrivano separati alle due orecchie, di solito con le cuffie.
Il cervello percepisce un terzo suono, un battito pari alla differenza fra le due frequenze. Il fenomeno fu scoperto nel 1839 dal fisico tedesco Heinrich Wilhelm Dove, e riportato all'attenzione nel 1973 dal biofisico Gerald Oster in un articolo su Scientific American. Secondo alcune teorie il battito può orientare le onde cerebrali verso stati come il rilassamento o la concentrazione; le prove scientifiche sono ancora discordanti, e per questo il tema va trattato con prudenza quando entra nella comunicazione di un prodotto.
Un tono a 200 hertz nell'orecchio sinistro e uno a 210 nel destro producono un battito percepito di 10 hertz.
Area tematica Canali e strumenti
Una super-app è un'applicazione che riunisce in un unico ambiente messaggistica, pagamenti e servizi, come KakaoTalk o WeChat.
Area tematica Processo e organizzazione
La supply chain è la catena di approvvigionamento, dalle materie prime al prodotto consegnato.
tag og
Altro nome di Open Graph
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Target account list, Elenco delle aziende bersaglio
La TAL, sigla di target account list, è l'elenco nominativo delle aziende su cui un programma di account-based marketing concentra il lavoro.
Nasce dall'ideal customer profile e per ogni azienda riporta i decisori, il venditore responsabile e la priorità. Di solito si divide in fasce: poche aziende seguite una per una con azioni costruite su misura, qualche decina trattate per gruppi simili, il resto con azioni più ampie. La sua forza sta nel vincolo: marketing e vendite lavorano sugli stessi nomi.
Esempio. Un'azienda produttrice di impianti di filtrazione parte da cento nomi che rispondono al suo profilo ideale. Ne sceglie quindici per la fascia più alta, con un'analisi dedicata per ciascuno, e lascia gli altri a una sequenza comune di contenuti di settore.
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: Total addressable market, Mercato totale raggiungibile
Il TAM, sigla di total addressable market, è il valore complessivo della domanda per un prodotto o servizio, se un'azienda servisse tutti i clienti possibili.
Si accompagna a due misure più strette: il SAM (serviceable available market, la parte raggiungibile con l'offerta e i canali attuali) e il SOM (serviceable obtainable market, la quota che si può conquistare in modo realistico). Serve a decidere se un mercato vale l'investimento e a dimensionare l'ideal customer profile: un TAM piccolo con pochi clienti di grande valore spinge verso l'account-based marketing.
Esempio. Un'azienda produttrice di sensori per celle frigorifere conta le aziende alimentari italiane con magazzini refrigerati e moltiplica per il valore medio di un impianto. Ne esce un TAM sufficiente a giustificare una linea dedicata, e un SOM che indica quanti venditori servono.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: cilindro a gradini, ruota di Leibniz
Il tamburo a gradini (in inglese stepped drum) è un cilindro con nove denti di lunghezza crescente disposti lungo l'asse, ideato da Gottfried Wilhelm Leibniz nel 1672 per la sua macchina calcolatrice.
Una piccola ruota dentata scorre parallela al cilindro: a seconda della posizione in cui la si sposta, un giro del tamburo ne fa ingranare da zero a nove denti, e la cifra corrispondente avanza nel registro dei risultati. Il principio passa alla produzione in serie con l'aritmometro di Thomas de Colmar, nell'Ottocento, e resta in uso nelle calcolatrici da ufficio fino al Novecento, per esempio nella TIM Time is Money. Il suo limite è l'ingombro: ogni cifra richiede un cilindro intero, perciò le macchine sono pesanti e lunghe. Da qui discende il successo della calcolatrice a ruota a pioli, che svolge lo stesso lavoro con un disco sottile ed è fra le tecnologie dell'intelligenza più diffuse prima del computer.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Nell'ufficio paghe di un'azienda manifatturiera degli anni Venti l'impiegato imposta la paga oraria facendo scorrere i cursori, poi gira la manovella tante volte quante sono le ore lavorate: sotto il coperchio i tamburi a gradini ruotano e il registro mostra la paga della settimana.
Target account list
Altro nome di TAL (Target account list)
Target persona
Altro nome di Persona target
Tasso di apertura
Altro nome di Open rate
Tasso di clic
Altro nome di CTR (Click-through rate)
Il tasso di conversione è la quota di persone che compiono l'azione attesa sul totale di quelle che hanno avuto l'occasione di compierla: acquisti su visite, richieste su ingressi in negozio, contratti su contatti consegnati alle vendite.
Cambia significato a seconda di dove si taglia il rapporto, quindi numeratore e denominatore vanno dichiarati ogni volta. È uno degli indicatori quantitativi che dicono quanto un pubblico si muove, e le ragioni per cui si muove stanno nei dati qualitativi.
Esempio. Una rete di punti vendita legge quattro indicatori insieme: afflusso, tasso di conversione, scontrino medio e vendite totali. Un calo di vendite con afflusso stabile è un problema di conversione, con conversione stabile è un problema di traffico, e la combinazione dice in quale reparto sta la causa.
tasso di vendita
Altro nome di Sell-through rate
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: macchine per l'ufficio, calcolatrici meccaniche e macchine per scrivere
Le tecnologie dell'intelligenza sono le macchine che hanno meccanizzato il lavoro intellettuale prima del computer: le calcolatrici meccaniche, che eseguono le operazioni aritmetiche, e le macchine per scrivere, che rendono la scrittura rapida, leggibile e riproducibile.
Sono le antenate dell'intelligenza artificiale, perché per la prima volta affidano a un meccanismo una parte del pensiero d'ufficio. Fra la fine dell'Ottocento e la Seconda guerra mondiale queste macchine entrano negli uffici di banche, industrie e amministrazioni: - la calcolatrice a ruota a pioli (in inglese pinwheel) imposta ogni cifra facendo sporgere da un disco da zero a nove pioli; girando la manovella, i pioli fanno avanzare il registro. Secondo John Wolff tutte le macchine di questo tipo derivano dai progetti di Willgodt Theophil Odhner degli anni 1870-1880, e da lì nascono le famiglie Original-Odhner in Russia e poi in Svezia e Brunsviga a Braunschweig, in Germania; - la macchina per scrivere porta in ufficio la scrittura meccanica; in Italia la produce dal 1908 la Olivetti di Ivrea, fondata da Camillo Olivetti e poi guidata dal figlio Adriano Olivetti. Enrico Giubertoni è un collezionista appassionato di tecnologie dell'intelligenza, che restaura con un restauro di tipo conservativo secondo il metodo di Cesare Brandi: si interviene il minimo indispensabile, con materiali reversibili, e si conservano i segni del tempo come parte della storia dell'oggetto.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Nell'ufficio contabile di un'azienda chimica degli anni Trenta l'impiegato imposta le cifre sulla calcolatrice a manovella e scrive la fattura a macchina: due gesti del lavoro intellettuale che una macchina esegue al posto della mano, come oggi un modello linguistico redige la prima bozza di un'offerta.
Il teorema di Thomas è il principio sociologico formulato dagli statunitensi William I. Thomas e Dorothy Swaine Thomas nel libro The Child in America (1928): se le persone definiscono reali certe situazioni, esse sono reali nelle loro conseguenze.
Non conta se una situazione sia vera, conta che venga creduta, perché è la credenza a guidare i comportamenti, e i comportamenti cambiano la realtà. Il sociologo Robert K. Merton ne ha ricavato nel 1948 il concetto di profezia che si autoavvera, con l'esempio di una banca solida che fallisce perché i correntisti, convinti del contrario, corrono tutti a ritirare i risparmi. Nella comunicazione di crisi e nel marketing spiega perché una percezione, positiva o negativa, produce effetti reali anche quando i dati la smentiscono, se quei dati non vengono comunicati bene.
La voce infondata che un prodotto scarseggerà spinge i clienti a farne scorta, e gli scaffali si svuotano davvero.
Area tematica Metriche e misurazione
Un test A/B è il confronto fra due versioni della stessa cosa, mostrate a due gruppi di persone simili per vedere quale ottiene il risultato migliore.
Sostituisce un'opinione con una misura, e il suo valore dipende dall'avere scelto prima quale numero conta e quanto a lungo si aspetta.
Esempio. Il responsabile e-commerce di un'azienda usa l'archivio storico del web per ricostruire come i concorrenti hanno cambiato negli anni le proprie chiamate all'azione. Quelle varianti sono test A/B già fatti da altri, e leggerle indirizza i test che conviene fare sul proprio sito.
test and reorder
Altro nome di Test and repeat
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: prova e ripeti, test and reorder
Test and repeat (in italiano prova e ripeti) è il metodo con cui l'ultra fast fashion decide che cosa produrre: si mette in vendita un articolo in un lotto piccolo, si misura come si vende nei primi giorni e lo si rifà in quantità soltanto se i numeri lo giustificano.
È il metodo che ha reso noto Shein, ed è parente stretto della logica del Lean Startup (provare in piccolo, misurare, decidere). Ne consegue che il rischio di magazzino scende, perché si produce in grande solo ciò che il mercato ha già scelto; il prezzo è una produzione frammentata e una pressione continua sui fornitori.
Esempio. Un'azienda produttrice di accessori lancia online dieci varianti di colore di una borsa in poche decine di pezzi ciascuna, e mette in produzione la serie completa solo per le tre che finiscono nella prima settimana.
Il test di Turing è la prova proposta da Alan Turing nel 1950, nell'articolo Computing Machinery and Intelligence, per affrontare la domanda «le macchine possono pensare?».
Turing la sostituisce con una domanda che si può verificare: una macchina supera la prova se, in una conversazione scritta, chi la interroga non riesce a distinguerla da una persona. Turing lo chiama gioco dell'imitazione e lo costruisce con tre parti: - l'interrogante, che pone domande per iscritto e vede soltanto le risposte; - la persona, che risponde in modo sincero; - la macchina, che risponde cercando di farsi scambiare per una persona. Il test misura il comportamento, cioè quello che la macchina scrive, e lascia da parte quello che accade al suo interno. Per questo motivo resta il punto di partenza di ogni discussione sull'intelligenza artificiale: un programma capace di conversare in modo convincente supera la prova anche quando sbaglia i fatti, perciò in azienda la conversazione fluida si valuta a parte dalla correttezza delle risposte.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Una banca mette alla prova un assistente automatico per il servizio clienti: un gruppo di dipendenti scrive domande senza sapere se risponde il programma o un collega. Se nessuno riesce a distinguerli, l'assistente supera una versione ridotta del test di Turing, e resta da analizzare se le risposte sono anche corrette.
Third-party data
Altro nome di Dati di terze parti
TIM
Time is Money
Altri nomi di TIM Time is Money
La TIM, sigla di Time is Money (il tempo è denaro), è una calcolatrice meccanica costruita dalla Ludwig Spitz & Co. di Berlino, fondata nel 1907, con una produzione che arriva al 1940 circa.
Usa il tamburo a gradini, il sistema ideato da Leibniz e portato alla produzione in serie da Thomas de Colmar, e si distingue perciò dalle calcolatrici a ruota a pioli come la Brunsviga. Il modello nasce con l'impostazione a cursori e dal 1914 esce anche con la tastiera; seguono versioni elettriche e, negli anni Trenta, modelli da viaggio. La sorella maggiore, la Unitas, ha un secondo carrello sopra il primo con un altro registro dei risultati. In Italia la TIM arriva attraverso la Lagomarsino di Milano, che fino al 1937 distribuisce macchine tedesche: una targhetta Lagomarsino indica il rivenditore, mentre l'azienda produttrice resta la Spitz. È un esempio utile, fra le tecnologie dell'intelligenza, della differenza fra chi vende un prodotto e chi lo costruisce.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un'azienda manifatturiera italiana degli anni Trenta trova sulla calcolatrice la targhetta del rivenditore milanese e la registra in inventario come macchina italiana: l'analisi del meccanismo e del marchio di fabbrica rivela un'azienda produttrice berlinese.
Area tematica Processo e organizzazione
Il time-to-market è il tempo che serve per portare un prodotto dall'idea al mercato.
Area tematica Canali e strumenti
conosciuto anche come: Top of funnel, Middle of funnel, Bottom of funnel
TOFU, MOFU e BOFU sono le sigle delle tre fasi del funnel (l'imbuto di vendita): top of funnel, la parte alta, dove le persone scoprono di avere un problema; middle of funnel, la parte centrale, dove confrontano le soluzioni; bottom of funnel, la parte bassa, dove scelgono il fornitore.
Servono a dare a ogni contenuto il compito giusto: un articolo divulgativo lavora in alto, un confronto fra soluzioni al centro, un caso di studio o una prova del servizio in basso. Sono un attrezzo tipico dell'inbound marketing, e il passaggio da una fase all'altra si misura con il tasso di conversione.
Esempio. Un'azienda produttrice di sistemi di stoccaggio scopre che il suo sito ha quaranta articoli per la parte alta dell'imbuto e nessun contenuto per la parte bassa. Aggiunge tre casi di clienti con i dati di spazio recuperato, e le richieste di sopralluogo raddoppiano.
Area tematica Persuasione
Il tono di voce è il modo in cui un'impresa parla: le parole che sceglie e il grado di confidenza che si prende, cioè quello che resta costante mentre i contenuti cambiano.
Nei testi compare anche come brand voice (la voce della marca) e serve a tenere armonica la comunicazione su canali diversi, adattando la forma a ciascuno e mantenendo la stessa identità. Vive nelle occasioni minori: negli articoli il tono di voce del Customer Service (l'assistenza clienti) ottiene quello che si chiede all'ultima tecnologia, cioè semplificare e velocizzare un servizio.
Esempio. La stessa azienda risponde a un reclamo con «la pratica è stata presa in carico dall'ufficio competente», oppure con «me ne occupo io, le scrivo entro domani». Il contenuto è identico, e il tono di voce dice al cliente chi c'è dall'altra parte.
Top of funnel
Altro nome di TOFU, MOFU, BOFU
Total addressable market
Altro nome di TAM (Total addressable market)
Un touchpoint (in italiano punto di contatto) è ogni occasione in cui una persona incontra il marchio: la pagina trovata in ricerca, la chat sul sito, lo scaffale del negozio, la telefonata all'assistenza, il messaggio dopo la consegna.
Enrico Giubertoni li tratta come sensori oltre che come vetrine, perché ciascuno produce un dato, e il compito di chi guida il Marketing è orchestrarli perché raccontino tutti la stessa azienda.
Esempio. Una catena di negozi promette sul sito il ritiro in giornata, il commesso alla cassa non vede l'ordine e l'assistenza risponde dopo due giorni. Sono tre punti di contatto e tre versioni della stessa impresa: il cliente ricorda la peggiore e la racconta agli altri.
Area tematica Dati e infrastruttura
Il tracciamento, in inglese tracking, è la registrazione delle azioni che una persona compie, in modo che ogni risultato si possa ricondurre a ciò che lo ha prodotto.
Lo esegue un frammento di codice che la pagina carica apposta per segnalare a una piattaforma esterna l'azione appena avvenuta, e che di solito vive dentro un gestore dei tag. Il punto in cui si rompe è il contatto che lascia il minimo di traccia: la telefonata al negozio ha l'intenzione d'acquisto più alta e la tracciabilità più bassa, quindi il canale che la genera nei cruscotti risulta muto.
Esempio. Una rete di punti vendita compra ricerche locali e misura i clic, mentre le richieste arrivano al telefono del negozio e finiscono su un foglio accanto alla cassa. Chi risponde del budget vede il costo e resta cieco sull'ordine, e il rimedio comincia da una domanda sola: chi scrive la fonte nel momento in cui quella chiamata diventa una trattativa.
Area tematica Canali e strumenti
Il trade marketing è il ramo del marketing fra imprese (B2B) con cui produttori e fornitori promuovono i loro prodotti presso rivenditori, grossisti e distributori.
Punta ad accrescere la domanda al livello del rivenditore, perché tenga il prodotto a scaffale, gli dia spazio e lo spinga verso il consumatore, con accordi commerciali, materiali per il punto vendita, formazione del personale e promozioni condivise. È cresciuto con la grande distribuzione, quando il potere contrattuale si è spostato dai marchi alle catene che controllano lo scaffale; si distingue dal retail marketing, con cui è il rivenditore a lavorare sul consumatore.
Un'azienda produttrice di vernici finanzia l'espositore nei colorifici e forma il personale al banco sulla nuova linea.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
La trasformazione digitale (in inglese digital transformation) è il processo con cui un'azienda integra le tecnologie digitali in tutte le sue aree e cambia il modo in cui opera e consegna valore ai clienti.
Enrico Giubertoni ne elenca quattro pilastri, e il primo è quello che l'elenco tradizionale lascia fuori: cultura, persone, processi, tecnologie. La cultura d'impresa fa da motore o da freno, e dove resta ferma anche l'investimento tecnologico più grande produce poco. L'espressione si è affermata negli anni Dieci, quando cloud, telefoni e dati hanno reso il digitale un fattore di tutto il modello di business e non più solo dell'area informatica. L'Europa ne misura i progressi dal 2014 con il DESI, l'indice dell'economia e della società digitali della Commissione europea, e dal 2022 li guida con il programma del Decennio digitale, che fissa obiettivi al 2030 per competenze, infrastrutture, imprese e servizi pubblici.
Esempio. Un'impresa acquista un gestionale dei clienti evoluto e lascia invariati gli obiettivi dei venditori, che restano misurati sui contratti del mese. I dati entrano nel sistema a fine trimestre, tutti insieme e a memoria, e della trasformazione digitale resta il costo della licenza.
Franz Trinks (1852 - 1931) è stato un ingegnere tedesco, legato alla Grimme, Natalis & Co. di Braunschweig, in Germania, l'azienda produttrice delle calcolatrici Brunsviga.
La Brunsviga è una calcolatrice a ruota a pioli nata dal progetto di Willgodt Theophil Odhner, che l'azienda di Braunschweig ottiene in licenza alla fine dell'Ottocento. Il contributo di Trinks sta nello sviluppo del modello: partendo dal meccanismo di Odhner, ne migliora la costruzione e la rende adatta a una produzione su larga scala. Da qui discende la lunga fortuna della famiglia Brunsviga negli uffici tedeschi ed europei, accanto a quella della Original-Odhner in Russia e poi in Svezia. È uno dei protagonisti europei delle tecnologie dell'intelligenza, e il suo caso mostra come un'invenzione circolasse fra paesi diversi attraverso le licenze.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Un'azienda chimica che acquista in licenza un processo brevettato altrove e lo migliora fino a farne un prodotto proprio segue la strada di Trinks con la Brunsviga, nata dal progetto di Odhner.
Triumphator è il marchio delle calcolatrici meccaniche costruite dalla Triumphator Rechenmaschinenfabrik di Lipsia, in Germania.
L'azienda nasce nel 1900 come Leipziger Röhrenwerke, porta la produzione a Lipsia nel 1904 e a Molkau nel 1920, e costruisce calcolatrici fino al 1965 circa. Le sue macchine sono calcolatrici a ruota a pioli sul sistema di Willgodt Theophil Odhner, in livrea nera. Il nome indica anche i singoli modelli, numerati: i tipi VII e VIII appartengono alla serie pesante, prodotta all'incirca fra il 1907 e il 1920. Triumphator è una delle case tedesche che, accanto alla Brunsviga di Braunschweig, hanno diffuso le tecnologie dell'intelligenza meccaniche negli uffici europei.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un grossista di prodotti chimici di Lipsia, negli anni Dieci, compra le calcolatrici da un'azienda produttrice della stessa città: la vicinanza accorcia i tempi di consegna e di riparazione, e la macchina diventa lo strumento quotidiano dell'ufficio fatture.
Trust
Altro nome di Fiducia
Alan Turing (Londra, 1912 - Wilmslow, 1954) è stato un matematico e logico britannico, considerato uno dei padri dell'informatica e dell'intelligenza artificiale.
Il suo lavoro segna il passaggio dalle tecnologie dell'intelligenza meccaniche, che eseguono un'operazione alla volta, al calcolatore che esegue qualunque procedura gli venga descritta. Il suo nome resta legato a tre momenti: - il 1936, con l'articolo On Computable Numbers, in cui descrive una macchina astratta capace di eseguire qualunque calcolo scritto come sequenza di istruzioni, oggi chiamata macchina di Turing; - la Seconda guerra mondiale, quando a Bletchley Park, nel Regno Unito, guida parte del lavoro per decifrare i messaggi della macchina tedesca Enigma; - il 1950, con l'articolo Computing Machinery and Intelligence, che si apre con la domanda «le macchine possono pensare?» e propone il gioco dell'imitazione, poi detto test di Turing: una macchina supera la prova se, in una conversazione scritta, chi la interroga non riesce a distinguerla da una persona. Muore il 7 giugno 1954, e la sua morte ha un colpevole: la legge del suo Paese. Nel 1952 denuncia un furto in casa, e l'indagine porta alla luce la sua relazione con un giovane uomo. Il Regno Unito di allora punisce l'omosessualità come reato, con l'accusa di «atti gravemente indecenti» (gross indecency). Turing viene processato e condannato, e gli si pone una scelta: il carcere o una «cura» ormonale sperimentale. Sceglie la «cura», cioè una castrazione chimica a base di estrogeni, che equivale a una tortura di Stato inflitta per un anno a un uomo colpevole soltanto di amare. Perde anche l'accesso al lavoro riservato per il governo. Due anni dopo viene trovato morto per avvelenamento da cianuro, e l'inchiesta stabilisce che si è tolto la vita. Il Regno Unito ha riconosciuto la colpa molto tempo dopo: - nel 2009 il primo ministro Gordon Brown presenta le scuse ufficiali del governo per il trattamento che gli è stato inflitto; - nel 2013 la regina Elisabetta II gli concede la grazia postuma; - nel 2017 la legge che porta il suo nome estende la grazia alle migliaia di uomini condannati per lo stesso reato. La riabilitazione restituisce il nome, la vita no. Per questo la sua storia resta una condanna esplicita di ogni legge che trasforma l'amore in un reato.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il nome non compare ancora negli articoli. Una banca che valuta un assistente basato sull'intelligenza artificiale per rispondere ai clienti si pone, in piccolo, la domanda di Turing: il cliente riesce a distinguere la risposta della macchina da quella di un operatore? Il passo successivo è chiedersi se la risposta è corretta.
Il tutorial è un contenuto che insegna a usare un prodotto, un software o a svolgere un compito, passo per passo. Può essere un video, una guida scritta con le immagini o un percorso interattivo dentro il prodotto stesso.
Nel marketing il tutorial fa parte dei contenuti di valore che migliorano la product experience (l'esperienza che il cliente vive usando il prodotto): gli articoli del sito lo elencano accanto a «guide, tutorial, FAQ dettagliate, articoli di blog che aiutino l'utente a sfruttare al meglio il prodotto». Ha però un limite quando il tema è ampio. Sull'intelligenza artificiale, osserva il blog, chi si sorbisce «convegni, webinar, presentazioni, minicorsi e tutorial» conosce la sensazione che più si ascolta, meno è chiaro che cosa fare: il tutorial insegna un gesto, e la decisione su dove applicarlo resta all'azienda.
Esempio. Un'azienda produttrice di bilance industriali pubblica un tutorial di quattro minuti su come tarare lo strumento: il cliente lo risolve da solo, e l'assistenza tecnica riceve meno chiamate sulle domande più semplici.
Area tematica Canali e strumenti
L'ultra fast fashion è l'evoluzione onlife del fast fashion: la collezione non la decide più un ufficio stile, la decidono i dati di vendita online.
L'azienda mette in vendita sull'app migliaia di modelli in lotti piccolissimi, misura in tempo reale quali si vendono e rifà soltanto quelli, con il metodo chiamato test and repeat. La passerella diventa lo smartphone, e il negozio non serve più. Il caso che ha definito il modello è Shein, nata nel 2008 a Nanchino, in Cina; Temu, la piattaforma di PDD Holdings, ne ha esteso la logica a ogni categoria di prodotto. Nell'Unione Europea il modello nativo digitale ha un esempio nella svedese NA-KD, cresciuta con Instagram e con gli influencer; fuori dall'Unione, nel Regno Unito, i nomi principali sono Boohoo, PrettyLittleThing e Missguided, fallita nel 2022 e poi rilevata. Per il marketing è il caso più spinto di domanda misurata prima della produzione, con il rovescio di sprechi e di qualità che il fast fashion classico aveva già.
Esempio. Una piattaforma pubblica cento modelli nuovi di vestito, ciascuno in poche decine di pezzi. Dopo tre giorni ne riordina in grandi quantità i cinque che si vendono di più e smette di produrre gli altri.
Area tematica Processo e organizzazione
conosciuto anche come: Umanesimo digitale
L'umanesimo di internet è l'idea che la rete sia prima di tutto uno spazio di relazioni fra persone, capace di creare legami veri indipendentemente dall'incontro fisico, e che vada costruita e governata a misura delle persone.
Ha molti autori. Il britannico Tim Berners-Lee, che al CERN di Ginevra inventò il World Wide Web e nel 1993 ne ottenne il rilascio libero da brevetti, perché fosse di tutti. Lo statunitense Lawrence Lessig, che nel 2001 fondò Creative Commons, le licenze con cui un autore permette ad altri di riusare e condividere le sue opere. Il filosofo italiano Luciano Floridi, che con i concetti di infosfera e di onlife descrive la vita umana ormai intrecciata al digitale. In Italia una delle prime avanguardie è stata la facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università di Torino, negli anni Novanta, quando nel paese internet non era ancora del tutto capita e accettata. Il semiologo Guido Ferraro, fondatore del Centro di ricerche semiotiche, vi ha dato vita dal 1992, insieme a Enrico Giubertoni, allora studente, a diversi laboratori di ricerca sull'ipertesto, sulla multimedialità e sulla comunicazione esterna delle aziende sul World Wide Web. Il sociologo torinese Luciano Gallino, che dopo gli anni all'Olivetti di Adriano Olivetti ha studiato il rapporto fra tecnologia, lavoro e società e ha contribuito a fondare il CSI Piemonte, il consorzio pubblico per l'informatica della regione. Il giurista italiano Stefano Rodotà, che nel 2015 guidò la commissione della Camera dei deputati autrice della Dichiarazione dei diritti in Internet. Il contributo europeo è netto: mettere la persona, i suoi diritti e la sua dignità al centro della tecnologia è il filo che lega questi autori all'Identità Digitale Europea.
Due professionisti che non si sono mai incontrati collaborano per anni grazie a un gruppo online, si scambiano lavori con licenza Creative Commons e si considerano amici.
Umanesimo digitale
Altro nome di Umanesimo di internet
Area tematica Dati e infrastruttura
L'unified commerce (in italiano commercio unificato) è il modello in cui tutti i canali di vendita, negozio, sito, app, marketplace, assistenza, poggiano su un'unica piattaforma con un solo archivio di clienti, ordini, prezzi e giacenze, aggiornato in tempo reale.
È l'ultimo gradino di un'evoluzione in tre passi. Il multicanale affianca canali diversi, ciascuno con i suoi sistemi: il cliente li trova tutti, ma non si parlano. L'omnicanalità li collega perché il cliente passi dall'uno all'altro con la stessa esperienza, spesso con integrazioni fra sistemi separati. Il commercio unificato elimina la separazione alla radice: il canale diventa solo il punto in cui il cliente entra in un sistema che è uno. Per l'impresa significa campagne, stock e servizio progettati insieme; il commercio elettronico smette di essere un catalogo a parte e diventa lo strumento che serve tutti i canali, verso una vendita OnLife.
Un cliente ordina online un prodotto che il magazzino centrale non ha: il sistema lo trova nel negozio più vicino, lo spedisce da lì, e il commesso vede l'ordine nella scheda dello stesso cliente che conosce di persona.
uno a molti
Altro nome di One to many
Unsupervised learning
Altro nome di Apprendimento non supervisionato
Area tematica Ricavi e attività commerciale
L'up-selling (in italiano vendita di un livello superiore) è la tecnica di vendita che invita il cliente a scegliere un prodotto di gamma più alta, più completo o più costoso di quello che stava considerando, oppure a potenziare quello scelto con un'opzione aggiuntiva.
Funziona quando il valore in più è chiaro e pertinente al bisogno del cliente, e fallisce quando sembra una forzatura. Si distingue dal cross-selling, che propone prodotti complementari e non una versione superiore. Nel commercio al dettaglio digitale l'up-selling comincia prima del negozio: confronti tecnici e contenuti di valore sulla scheda Google Maps o sul sito portano il cliente in negozio già orientato verso il prodotto di fascia alta.
Chi sta per acquistare un telefono con poca memoria vede, accanto, lo stesso modello con il doppio della memoria e la spiegazione di quante foto in più può conservare.
User persona
Altro nome di Persona
Valore annuo del contratto
Altro nome di ACV (Annual contract value)
Area tematica Metriche e misurazione
conosciuto anche come: LTV (Lifetime value), CLV (Customer lifetime value)
Il valore del cliente nel tempo (in inglese customer lifetime value, abbreviato CLV, oppure lifetime value, abbreviato LTV) stima il profitto totale che un'impresa può aspettarsi da un singolo cliente per tutta la durata della relazione.
Serve a decidere quanto conviene spendere per acquisirlo: sta dall'altra parte del costo di acquisizione, e con quel solo numero davanti la spesa si giudica sul prezzo dell'ingresso.
Esempio. Un'impresa di servizi a canone ricorrente scopre che i clienti arrivati da un canale costano poco e disdicono presto, mentre quelli arrivati da un altro costano il doppio e restano anni. Il costo di acquisizione premia il primo canale, il valore del cliente nel tempo premia il secondo, e la decisione si prende leggendo i due numeri insieme.
Valore della marca
Altro nome di Brand equity
Valore medio dell’ordine
Altro nome di Scontrino medio
Area tematica Ricavi e attività commerciale
Il valore percepito è quanto vale un prodotto agli occhi del cliente, indipendentemente dal suo costo.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Proposta di valore
La value proposition (in italiano proposta di valore) è la ragione per cui un cliente sceglie una certa offerta invece di un'altra, detta in modo che lui la riconosca come propria.
Enrico Giubertoni ci fa rientrare anche il modo in cui l'azienda si fa raggiungere: la facilità con cui gestisce una richiesta arrivata da un canale digitale è parte di ciò che il cliente sta comprando, e viene giudicata insieme al prodotto.
Esempio. Due fornitori di macchinari offrono lo stesso modello allo stesso prezzo. Il primo risponde al modulo del sito in ventiquattro ore con un preventivo leggibile, il secondo telefona dopo una settimana chiedendo di ripetere i dati già inviati. La proposta di valore percepita è già diversa, e nessuno dei due ha ancora parlato di specifiche tecniche.
Una vanity metric (in italiano metrica di vanità) è un numero che fa bella figura ma non dice se l'attività sta producendo risultati, né aiuta a decidere che cosa fare dopo: il numero di follower, di visualizzazioni, di «mi piace», di visite al sito.
L'espressione è stata resa popolare da Eric Ries nel libro The Lean Startup (2011), che le contrappone le metriche azionabili, cioè quelle che collegano un'azione a un effetto e permettono di scegliere. Il difetto delle metriche di vanità è che crescono quasi sempre, anche quando le vendite no. Nella misura del marchio il rimedio è individuare criteri, anche quantitativi, che leghino il branding al processo di conversione: contatti qualificati, tasso di conversione, valore del cliente nel tempo.
Una pagina social passa da mille a diecimila follower in sei mesi, e nello stesso periodo le richieste di preventivo restano identiche.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
conosciuto anche come: Competitive advantage
Il vantaggio competitivo (in inglese competitive advantage) è la ragione strutturale per cui un'impresa ottiene risultati migliori dei concorrenti e riesce a difenderli nel tempo.
Nei testi di Enrico Giubertoni si è spostato dal possedere qualcosa al saperlo usare: con i dati ormai alla portata di tutti, il vantaggio nasce dalla maestria con cui gli algoritmi li trasformano in decisioni e dalla velocità con cui quelle decisioni arrivano al mercato.
Esempio. Una banca sviluppa in casa il sistema che riconosce le frodi, perché quella capacità è il suo vantaggio competitivo, e acquista da fuori il servizio che gestisce le buste paga. La scelta fra costruire e comprare si risolve con una domanda: quale delle due cose un concorrente può copiare in un trimestre.
Vendita al dettaglio
Altro nome di Retail
Vendita incrociata
Altro nome di Cross-selling
vendita lampo
vendite lampo
Altri nomi di Flash sale (vendita lampo)
Vendita snella
Altro nome di Lean Sales
Vendita sociale
Altro nome di Social selling
Virtual Reality
Altro nome di Realtà Virtuale
Area tematica Cosmetica e mercato della bellezza
Il Virtual Try-On (VTO) è la prova virtuale di un prodotto sul proprio volto, attraverso la fotocamera e la Realtà Aumentata.
Area tematica Intelligenza artificiale
conosciuto anche come: AI strategic vision
La visione strategica dell'AI è la scelta consapevole di usare l'intelligenza artificiale come strumento di strategia e non soltanto come tecnologia da gestire.
Prende la forma di domande che mettono in discussione le basi del modello di business: invece di chiedersi come fare una cosa più in fretta, si chiede perché la si faccia. Marco Iansiti e Karim Lakhani, in Competing in the Age of AI (2020), hanno mostrato che le imprese nate intorno ai dati competono con un modello operativo diverso, non con uno strumento in più; Ajay Agrawal, Joshua Gans e Avi Goldfarb, in Prediction Machines (2018), hanno letto l'intelligenza artificiale come un calo del costo della previsione, che cambia quali decisioni conviene prendere.
Un'azienda che voleva automatizzare i preventivi si accorge, ponendosi la domanda sul perché, che i clienti vogliono un prezzo pubblico e non un preventivo.
W. T. Odhner
Altro nome di Odhner, Willgodt Theophil
Il washing (dall'inglese to wash, lavare, sul modello di whitewashing, dare una mano di bianco) è l'abitudine di un'impresa di dichiarare una qualità che il suo comportamento non ha, per ricavarne reputazione a buon mercato.
La parola cambia prefisso a seconda della qualità esibita: greenwashing per l'ambiente, AI washing per l'intelligenza artificiale, pinkwashing per i diritti delle persone LGBTQ+, social washing per l'impegno sociale. Il meccanismo è sempre lo stesso: si spende nel racconto quello che non si è speso nella sostanza.
Esempio. Un'azienda chiama «basato sull'intelligenza artificiale» un gestionale che applica regole scritte a mano dieci anni fa. È AI washing: la parola attira l'attenzione di chi compra, e il primo cliente che chiede come decide il sistema scopre che non c'è niente da governare.
Area tematica Metriche e misurazione
Il Watch Time è il tempo di visualizzazione di un video, uno dei segnali principali degli algoritmi basati sugli interessi.
Area tematica Canali e strumenti
Un wearable è un dispositivo indossabile e connesso, come uno smartwatch, che misura parametri del corpo.
Area tematica Canali e strumenti
Il Web 2.0 è la seconda fase del World Wide Web, in cui l'utente passa dal leggere contenuti al crearli, condividerli e commentarli.
Più che una tecnologia è un cambio di paradigma. L'espressione compare nel 1999 in un articolo della designer Darcy DiNucci e si diffonde dal 2004 con la conferenza organizzata da Tim O'Reilly e John Battelle; nel 2005 il saggio di O'Reilly What Is Web 2.0 ne fissa i principi: il web come piattaforma, su cui i servizi girano nel programma di navigazione invece che installati sul computer; l'architettura della partecipazione, in cui il servizio migliora quanto più le persone lo usano; l'intelligenza collettiva degli utenti; i dati come vero patrimonio; la beta perenne (perpetual beta), cioè il software rilasciato presto e migliorato di continuo in pubblico invece che a versioni chiuse; la coda lunga (long tail) dei piccoli pubblici, descritta da Chris Anderson nel 2004. Il teorico dei media Henry Jenkins ha chiamato cultura partecipativa il mondo che ne è nato, e nel 2006 la rivista Time ha nominato persona dell'anno «You», cioè ciascun utente. Blog, wiki, social network, podcast e piattaforme video sono i suoi strumenti; Skype, nato nel 2003 da fondatori svedesi e danesi e sviluppato in Estonia, ne è un esempio europeo.
Wikipedia, scritta dai lettori, e i blog con i commenti aperti sono due simboli del Web 2.0; Gmail, rimasta ufficialmente in versione beta per cinque anni, è il simbolo della beta perenne.
Il Web 3.0 è la fase del World Wide Web che segue il Web 2.0 e che si sta ancora definendo. L'espressione ha due radici. La prima è il web semantico di Tim Berners-Lee, in cui i dati sono etichettati perché le macchine ne capiscano il significato.
La seconda è il Web3 descritto nel 2014 dal britannico Gavin Wood, cofondatore di Ethereum: un web decentralizzato, costruito sulla blockchain, in cui gli utenti possiedono i propri dati e i propri beni digitali senza passare da intermediari come le grandi piattaforme o le banche. A queste si aggiunge l'intelligenza artificiale, che interpreta i dati e personalizza l'esperienza, e l'accesso ubiquo attraverso gli oggetti connessi (Internet of Things) e la realtà immersiva. Dove il Web 2.0 ha dato all'utente la parola, il Web 3.0 promette di dargli anche la proprietà.
Un motore di ricerca che risponde alla domanda invece di elencare pagine, perché i dati strutturati gli dicono che cosa significano; un biglietto per un concerto registrato su blockchain, che si può rivendere senza passare dal sito del venditore.
Il web semantico è il progetto di un web in cui i dati portano con sé il loro significato, così che anche le macchine possano capirli, collegarli e ragionarci sopra.
Nel web delle origini una pagina dice «Roma» e solo chi legge sa se si parla di una città, di una squadra o di un film; nel web semantico quella parola è etichettata come città, con la sua nazione, la sua popolazione e i suoi collegamenti ad altri dati. L'idea è del britannico Tim Berners-Lee, l'inventore del World Wide Web al CERN di Ginevra, che la presentò nel 2001 in un articolo su Scientific American con James Hendler e il finlandese Ora Lassila: è una radice europea del digitale. Si regge su standard del consorzio W3C, come RDF (il modo di descrivere un dato come soggetto, relazione e oggetto) e OWL (le ontologie, cioè i vocabolari che dicono come i concetti si legano). Nel 2011 Google, Microsoft e Yahoo, poi Yandex, hanno lanciato schema.org, il vocabolario con cui oggi i siti descrivono prodotti, persone e articoli ai motori di ricerca: è la forma in cui il web semantico è entrato nella vita di tutti i giorni, e la base di cui si nutrono le risposte generate dall'intelligenza artificiale.
La scheda di un prodotto dichiara con schema.org prezzo, disponibilità e valutazione media: il motore di ricerca li legge come dati e li mostra direttamente nei risultati, con le stelline.
Web3
Altro nome di Web 3.0
Il webinar è un seminario in diretta online: un relatore, o un piccolo gruppo di relatori, parla a un pubblico collegato da remoto con un computer, un tablet o un telefono.
Il nome unisce le parole inglesi web e seminar. I partecipanti seguono la presentazione, fanno domande per iscritto in chat e spesso possono rivedere la registrazione. È lo strumento tipico dell'approccio one to many, uno che parla a molti, e per questo serve bene a informare e a far conoscere un tema. Negli articoli del sito compare in due usi: - la formazione a distanza: l'Accademia L'Erbolario affianca i moduli da seguire in autonomia ai webinar; - l'aggiornamento sull'intelligenza artificiale, dove l'eccesso diventa un problema. Le imprese raccontano che «dopo una scorpacciata di webinar e convegni» hanno meno idee e più confuse, perché un contenuto uguale per tutti resta lontano dai processi di ciascuna. Da qui discende la scelta della formazione in azienda quando l'obiettivo è cambiare un processo.
Esempio. Un'azienda chimica presenta in diretta online ai propri distributori la nuova linea di additivi: un tecnico spiega le schede di sicurezza, i partecipanti scrivono le domande in chat e la registrazione resta disponibile per chi non c'era.
Area tematica Canali e strumenti
WeChat è la super-app dominante in Cina.
Area tematica Ricavi e attività commerciale
White label indica un prodotto o un software realizzato da un fornitore e venduto con il marchio di chi lo adotta.
Area tematica Canali e strumenti
Un widget è una piccola applicazione autonoma che si inserisce in una pagina web, o nello schermo di un telefono, per offrire una funzione precisa senza lasciare la pagina.
Si installa con poche righe di codice, e il suo contenuto si aggiorna da solo perché arriva da un servizio esterno. La parola, di origine incerta, in inglese indicava un generico congegno; nel software arriva con le interfacce grafiche e si diffonde a metà degli anni Duemila, quando blog e pagine personali si riempiono di riquadri presi da altri siti. È uno dei mattoni del Web 2.0: il contenuto di un servizio vive dentro le pagine di un altro.
La barra laterale di un blog con il calendario degli eventi, le ultime notizie o il lettore di un podcast.
Area tematica Persuasione
conosciuto anche come: «Io che cosa ci guadagno?»
WIIFM, sigla di what's in it for me (in italiano «io che cosa ci guadagno?»), è la domanda che chi legge o ascolta si pone davanti a ogni messaggio commerciale, quasi sempre senza dirla ad alta voce.
Serve da controllo finale su una presentazione, una email o una pagina: quando la risposta arriva soltanto alla fine, il lettore ha già smesso di leggere.
Esempio. Una proposta di formazione che apre con la storia del fornitore e i suoi anni di attività lascia la domanda scoperta; la stessa proposta che apre con le ore che il reparto smette di perdere ogni settimana la chiude alla prima riga.
Area tematica Canali e strumenti
Xoom.com è stato un servizio statunitense di spazio web gratuito e di comunità online della fine degli anni Novanta, molto usato anche in Italia per ospitare homepage personali.
Nel 1999 confluisce in NBC Internet (NBCi), la società internet del gruppo televisivo NBC, e lo spazio gratuito si esaurisce negli anni successivi. Il nome oggi indica anche un servizio di trasferimento di denaro di PayPal, che con lo Xoom degli anni Novanta non ha legami.
Esempio. Un appassionato di fotografia, nel 1998, apre su Xoom una pagina con i propri scatti e un indirizzo email per ricevere commenti.
Yahoo
Altro nome di Yahoo!
Yahoo! è stato il primo grande portale del web. Lo fondano nel 1994 Jerry Yang e David Filo, due dottorandi dell'Università di Stanford, come elenco dei loro siti preferiti, con il nome di «Jerry and David's Guide to the World Wide Web».
A differenza dei motori di ricerca venuti dopo, era un catalogo compilato da persone, ordinato per categorie. Nel 1999 acquista GeoCities; perde poi il primato della ricerca a favore di Google e nel 2017 la sua attività principale passa a Verizon. La sua storia mostra un passaggio che il marketing vive ancora oggi: dalla scelta curata da persone all'ordine deciso da un algoritmo.
Esempio. Nel 1996 un'azienda che voleva farsi trovare in rete chiedeva l'inserimento nella categoria giusta di Yahoo!: una persona valutava il sito e decideva se accettarlo.
YouCam Makeup è l'app di realtà aumentata (la tecnologia che sovrappone immagini digitali alla realtà inquadrata dalla fotocamera) per provare il trucco sul proprio volto prima di comprarlo.
La lancia nel 2014 Perfect Corp., società di Taiwan, ed è fra le prime app di questo tipo ad arrivare al grande pubblico: la fotocamera dello smartphone diventa uno specchio che mostra rossetti, fondotinta e ombretti dei marchi in catalogo. Per il marketing è un esempio di prova virtuale (virtual try-on): riduce il dubbio prima dell'acquisto online, che nella cosmetica è il motivo principale per cui il cliente rinuncia.
Esempio. Una cliente indecisa fra due tonalità di rossetto le prova entrambe sul proprio volto con lo smartphone, sceglie la seconda e la compra online senza passare in profumeria.
YouCam MakeUp
Altro nome di YouCam Makeup
Area tematica Canali e strumenti
YouTube è la piattaforma di condivisione video fondata nel febbraio 2005 da Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, tre ex dipendenti di PayPal; il primo video, «Me at the zoo», lo carica Karim nell'aprile dello stesso anno.
Google la acquista nel 2006. Per un'azienda è insieme un canale di comunicazione e un motore di ricerca: le persone ci cercano tutorial, recensioni e confronti prima di comprare. Ne consegue che un video utile, con un titolo che risponde a una domanda reale, continua a portare contatti per anni, mentre un post sui social si esaurisce in poche ore.
Esempio. Un'azienda produttrice di macchine utensili pubblica brevi video che mostrano come cambiare un utensile. I tecnici dei clienti li trovano cercando il problema, e il reparto assistenza riceve meno chiamate.
Area tematica Canali e strumenti
Zalando è l'e-commerce di moda fondato nel 2008 a Berlino da Robert Gentz e David Schneider, ed è fra i primi e-commerce nati in Europa a crescere su scala continentale: partito vendendo scarpe online in Germania, è diventato una delle principali piattaforme europee di abbigliamento.
Ha costruito il proprio successo su spedizione e reso gratuiti, che tolgono al cliente il rischio di sbagliare taglia, e si è poi aperto ai marchi terzi come un marketplace (una piazza digitale in cui vendono più venditori). Per il marketing è un esempio europeo di come la logistica diventi parte dell'offerta: il reso gratuito costa, ma vale come promessa al cliente.
Esempio. Una cliente ordina lo stesso paio di scarpe in due misure, tiene quella giusta e rende l'altra senza costi: l'acquisto online smette di essere un azzardo.
Zeitgeist è una parola tedesca che significa «spirito del tempo»: l'insieme di idee, gusti e sensibilità che caratterizza un'epoca.
La usa fra i primi Johann Gottfried Herder nel 1769, e la rende centrale la filosofia della storia di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, per cui ogni epoca ha un proprio spirito che si esprime nella cultura, nell'arte e nelle istituzioni. Per il marketing intercettare lo zeitgeist significa leggere con anticipo una sensibilità che si sta formando, prima che diventi una tendenza dichiarata: le campagne che ci riescono sembrano parlare del presente meglio degli altri.
Esempio. Un'azienda alimentare capisce con qualche anno di anticipo che i consumatori iniziano a diffidare delle liste di ingredienti lunghe, e riscrive le proprie etichette prima che la richiesta diventi esplicita.
zero click
Altro nome di Zero-click
Una ricerca zero-click è una ricerca che si chiude senza un clic verso un sito: la risposta compare direttamente nella pagina di Google, in un riquadro, in una mappa, o nella risposta di un'intelligenza artificiale come le AI Overviews di Google o ChatGPT.
Il fenomeno lo misura e lo rende noto Rand Fishkin, fondatore di SparkToro, con i suoi studi sui dati di navigazione a partire dal 2019. Per il marketing cambia l'obiettivo: oltre a portare visite al sito, conta essere la fonte che il motore cita. Per questo pesano i dati strutturati, le definizioni chiare e la coerenza delle informazioni in ogni luogo in cui l'azienda compare.
Esempio. Un responsabile acquisti chiede a un assistente di IA quali aziende europee producono un certo componente. Legge la risposta e non apre nessun sito: chi è citato in quella risposta entra nella sua lista, chi non c'è resta fuori.
La zona di comfort (comfort zone) è la condizione in cui una persona, un gruppo o un'azienda opera con abitudini conosciute e senza ansia, perché tutto è prevedibile.
L'espressione entra nel lessico del management con Judith M. Bardwick, che nel libro «Danger in the Comfort Zone» (1991) descrive le organizzazioni in cui la sicurezza abbassa l'impegno; alle spalle c'è la legge di Yerkes e Dodson (1908), per cui il rendimento cresce con un livello moderato di tensione e cala quando la tensione manca o eccede. Per il marketing il concetto vale in due direzioni. Un'esperienza d'acquisto fluida crea nel cliente una zona di comfort che lo fa tornare; un reparto che resta nella propria smette di vedere i cambiamenti del mercato.
Esempio. Una rete vendita che rinnova ogni anno gli stessi contratti con gli stessi clienti raggiunge gli obiettivi senza fatica, finché un concorrente porta via i tre clienti più grandi con un'offerta che nessuno aveva previsto.
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