Abbandono dei clienti
vedi Customer churn
vedi Customer churn
vedi Sales enablement
anche: Account-based marketing, Marketing per conti nominati
L'ABM, sigla di account-based marketing (in italiano marketing per conti nominati), rovescia l'ordine abituale del lavoro commerciale: si scelgono per nome le imprese da conquistare e si costruisce per ciascuna un'azione dedicata, invece di raccogliere contatti da un pubblico ampio e filtrarli dopo.
Conviene quando poche decine di clienti fanno la maggior parte del fatturato, e chiede a Marketing e Vendite di lavorare sullo stesso elenco di nomi con lo stesso ordine di priorità.
Esempio. Il caso che segue è costruito, perché il termine non compare ancora negli articoli. Un fornitore industriale con poche decine di clienti possibili lavora su un elenco più che su un pubblico: ogni riga porta il nome dell'impresa da conquistare, il venditore che la segue e il motivo per cui quell'impresa dovrebbe cambiare fornitore. I materiali di marketing nascono per quelle righe, e il costo per contatto smette di essere la misura del lavoro.
Un agente di intelligenza artificiale è un sistema che riceve un obiettivo, sceglie da solo la sequenza di passaggi per raggiungerlo e usa gli strumenti dell'azienda, dalla posta elettronica al gestionale al magazzino, per eseguirli.
La distanza dall'automazione sta in chi sceglie il passaggio successivo, e sposta la domanda di governo: da «la regola è scritta bene?» a «fin dove può spingersi da solo, e chi se ne accorge se supera il confine?». Negli articoli di Enrico Giubertoni l'agente compare anche dall'altra parte del banco: il consumatore gli delega ricerca e confronto, e il brand si trova a parlare con una macchina che rappresenta il cliente.
Esempio. Un'impresa affida a un agente i solleciti di pagamento: legge lo scaduto nel gestionale, sceglie il tono, scrive al cliente e programma il richiamo. Finché nessuno ha messo per iscritto quali clienti l'agente può sollecitare da solo, il confine lo disegna il sistema un caso alla volta, e lo scopre chi legge il registro dopo l'incidente.
Dove lo trovi, in 1 articolo
L'Agentic AI (agente di intelligenza artificiale) è uno strumento che riceve un obiettivo e lo porta a termine da solo, scomponendolo in passaggi e usando i software a cui ha accesso: calendario, posta, gestionale, sito di e-commerce.
Serve ad automatizzare le operazioni ripetitive e a svolgere compiti che richiedono un grado avanzato di decision making, cioè la capacità di scegliere fra alternative, con una supervisione umana ridotta.
Esempio. Verificare le disponibilità in agenda, proporre tre orari alla cliente su WhatsApp, prenotare l'appuntamento e inviare il link per l'acconto; oppure controllare il magazzino e riordinare un prodotto quando scende sotto la soglia.
anche: Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 1° agosto 2024 e applicabile per gradi.
Negli articoli di Enrico Giubertoni conta l'ordine in cui arrivano gli obblighi più della data d'entrata in vigore: l'articolo 50 sulla trasparenza dei contenuti generati colpisce già oggi l'impresa che li pubblica, mentre i doveri che la obbligherebbero a sapere quali sistemi girano in casa sua sono stati spostati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento (UE) 2026/1744. Prima arriva la responsabilità, la visibilità arriva sedici mesi dopo.
Esempio. Un'azienda pubblica sul proprio sito un video promozionale con una voce generata artificialmente e non lo dichiara: la sanzione dell'articolo 50 arriva fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo ed è esigibile dal 2 agosto 2026. Gli obblighi che imporrebbero alla stessa azienda di sapere quali sistemi girano in casa sua sono altri, cioè i doveri degli articoli 26 e 27 su chi impiega un sistema ad alto rischio dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, e maturano il 2 dicembre 2027.
Dove lo trovi, in 1 articolo
anche: Governo dell’intelligenza artificiale
L'AI governance è il modo in cui un'impresa stabilisce chi autorizza, chi controlla e chi risponde dei sistemi di intelligenza artificiale che usa.
Negli articoli di Enrico Giubertoni è una questione di architettura prima che di conformità alle norme, e la domanda ricorrente suona così: se il consiglio di amministrazione chiedesse oggi di dimostrare con prove inconfutabili che l'adozione dell'AI è un bene sotto controllo, la direzione saprebbe farlo? Chi rinuncia a costruirla cade nella paralisi da governance dell'AI, che è la conseguenza diretta del lavorare senza una guida: nessuno sa fin dove può spingersi, e i progetti restano fermi.
Esempio. In un'impresa manifatturiera tre reparti usano tre strumenti diversi, nessuno dei tre è passato dall'ufficio legale e nessuno ha un responsabile. Il governo dell'intelligenza artificiale comincia da una casella dell'organigramma con dentro un nome: il documento di linee guida viene dopo, e senza quel nome resta sulla scrivania.
anche: Alfabetizzazione all’intelligenza artificiale
L'AI literacy (in italiano alfabetizzazione all'intelligenza artificiale) è quanto le persone di un'organizzazione capiscono davvero dei sistemi che usano: che cosa il sistema sa fare, dove sbaglia, quali dati riceve, quali decisioni restano a una persona.
L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, la nomina in un solo punto, l'articolo 4, che dal luglio 2026 chiede di «adottare misure per sostenere lo sviluppo» di quella competenza e resta fuori dall'elenco degli obblighi sanzionati. Da qui discende il passaggio che Enrico Giubertoni mette in evidenza: l'unico articolo che tocca il terreno su cui cresce lo shadow AI (gli strumenti di intelligenza artificiale che le persone usano per lavorare fuori da ogni scelta e da ogni censimento dell'impresa) è privo di sanzione ed è appena stato ammorbidito.
Esempio. In un'azienda di distribuzione il responsabile commerciale fa riassumere le trattative aperte a un assistente e considera quel testo affidabile quanto un foglio di calcolo. Nessuno gli ha spiegato che è una previsione statistica da rileggere: l'alfabetizzazione mancante costa una riunione passata a discutere di un numero che il sistema ha inventato.
vedi Washing
vedi AI literacy
L'allineamento fra Marketing e Vendite è l'insieme delle regole scritte con cui un'informazione passa da una funzione all'altra senza perdere valore, e serve a impedire che un'opportunità già pagata muoia nel tragitto.
Enrico Giubertoni lo misura nei passaggi invece che nelle riunioni: il Marketing risponde del volume dei contatti, le Vendite del fatturato chiuso, e il tratto che unisce i due numeri resta fuori dalla scheda obiettivi di entrambi, quindi nessuno lo presidia.
Esempio. Il marketing consegna alle vendite un contatto che ha già chiesto un preventivo, e nel passaggio resta indietro il contesto: che cosa aveva letto e con quale urgenza aveva scritto. Il venditore richiama tre giorni dopo e riparte dalla prima domanda, così la stessa qualificazione si paga due volte. Nessuno dei due reparti ha sbagliato il proprio pezzo: al pezzo in mezzo mancano un nome che ne risponda, un tempo entro cui prenderlo in carico e una prova che dimostri che è avvenuto.
L'allucinazione è la risposta che un sistema di intelligenza artificiale produce con tono sicuro e che risulta inventata: un dato sbagliato, una citazione inesistente, una fonte attribuita a chi non l'ha scritta.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il pericolo sta nella credibilità percepita più che nell'errore: man mano che questi sistemi entrano nei flussi di lavoro, chi li usa sopravvaluta l'affidabilità della risposta diretta e rinuncia alla verifica critica delle fonti. Mitigare quel rischio è un dovere di chi porta lo strumento in azienda, accanto alla trasparenza e al rispetto della riservatezza.
Esempio. Un venditore prepara l'offerta per un cliente industriale e chiede all'assistente quale direttiva europea regoli quel componente. Riceve un numero preciso, citato con sicurezza, che nella realtà non esiste. L'offerta parte, il cliente ha un ufficio tecnico, e la credibilità persa costa più delle ore risparmiate.
Always-On è la presenza continua della marca accanto alla persona, che la assiste ogni giorno e non soltanto quando lancia un prodotto.
Amplifying Signal Advantage è la formula con cui Enrico Giubertoni riassume il proprio lavoro, e sta nel marchio accanto al suo nome: amplificare il vantaggio che nasce dai segnali.
In italiano si legge «amplificare il vantaggio di segnale», e dice una cosa precisa: il vantaggio non sta nel possedere i dati, che ormai possiedono tutti, ma nel leggerli prima degli altri e nel trasformarli in una decisione. Il lavoro consiste nell'allargare quella distanza.
Esempio. Due concorrenti ricevono lo stesso segnale, cioè un cliente storico che smette di chiedere preventivi. Il primo se ne accorge a fine trimestre leggendo il fatturato, il secondo la settimana dopo leggendo il gestionale: fra i due c'è un vantaggio di segnale, e amplificarlo significa renderlo sistematico invece che fortunato.
L'analisi dei dati (in inglese data analysis) è la lettura dei dati di acquisto, di comportamento e di contesto per anticipare un bisogno invece di aspettare che si manifesti.
L'analisi del traffico, in inglese analytics, è la misura di ciò che le persone fanno su un sito o dentro un'applicazione: da dove arrivano, quali pagine guardano, in quale punto si fermano.
Google Analytics è lo strumento più diffuso per farla, e il valore della misura dipende dall'uso a cui serve: gli stessi dati possono decidere quali contenuti scrivere la settimana successiva, oppure riempire un cruscotto che nessuno traduce in una decisione. Il secondo caso ha un nome nel lessico di Enrico Giubertoni, Analytical Inertia, e descrive i dati che crescono mentre le decisioni stanno ferme.
Esempio. Dai dati di traffico del blog aziendale si vede che un quinto degli articoli porta quattro quinti delle visite. Il calendario editoriale del trimestre successivo parte da quella lista invece che dalle idee emerse in riunione, e il reparto smette di produrre contenuti che nessuno cerca.
Dove lo trovi, in 6 articoli
L'Analytical Inertia è la condizione dell'impresa che guarda il passato nei rapporti e spera che il futuro gli somigli. Enrico Giubertoni usa il termine per la reportistica fine a se stessa: cruscotti che descrivono e non fanno agire.
Esempio. Un'azienda avvia tre progetti pilota di intelligenza artificiale, ciascuno con il suo cruscotto, e nessuno cambia una decisione: è una nuova forma di Analytical Inertia travestita da innovazione.
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L'ancoraggio è l'effetto per cui la prima informazione ricevuta fissa il metro con cui si giudicano tutte le successive, anche quando quella informazione vale poco.
Negli articoli compare come bias di ancoraggio (in inglese anchoring bias, cioè la distorsione sistematica del giudizio prodotta dalla prima cifra o dal primo dato incontrato), fra le trappole che deformano l'analisi della concorrenza. Riconoscerlo è il primo passo per ridurne l'impatto sulle decisioni.
Esempio. Un venditore apre la trattativa con il listino pieno e poi concede il dieci per cento: il cliente valuta l'offerta a partire da quella prima cifra. Lo stesso prezzo finale, presentato subito come «prezzo netto», viene percepito come più alto.
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L'antropologia digitale è lo studio di come culture e paesi diversi usano piattaforme e strumenti digitali. Va fatto prima di esportare in un mercato nuovo.
vedi Scontrino medio
L'apprendimento automatico (in inglese machine learning) è la scienza di progettare sistemi che imparano dai dati e migliorano le proprie prestazioni su un compito nel tempo, senza essere programmati per ogni singola casistica.
È un sottoinsieme dell'intelligenza artificiale: l'intelligenza artificiale è l'ambizione di far esibire alle macchine facoltà cognitive umane, l'apprendimento automatico è il percorso più diffuso per arrivarci. Dove la programmazione tradizionale chiede regole precise per ogni azione, qui si forniscono al sistema grandi quantità di dati e algoritmi che ci trovano dentro le regolarità.
Esempio. Una catena di negozi dà al sistema tre anni di scontrini, e il sistema isola micro-segmenti che nessuno aveva mai definito: chi compra solo durante i saldi, chi torna ogni sei settimane, chi ha smesso dopo il cambio di insegna. La regola «cliente che torna ogni sei settimane» l'ha scritta il sistema leggendo i dati, e da lì nascono offerte molto più mirate.
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AR e VR sono le sigle di Realtà Aumentata (Augmented Reality) e Realtà Virtuale (Virtual Reality). Servono a far provare un prodotto al cliente che acquista o si informa a distanza, cioè senza contatto fisico con il prodotto.
La differenza: la Realtà Aumentata sovrappone elementi digitali al mondo reale inquadrato dalla fotocamera, e il rossetto appare sulle proprie labbra in tempo reale; la Realtà Virtuale sostituisce il mondo reale con un ambiente interamente digitale, in cui si entra di solito con un visore, per esempio un negozio o una cabina estetica ricostruiti in tre dimensioni.
Un archetipo è una figura ricorrente che il pubblico riconosce senza bisogno di spiegazioni: l'eroe e le altre figure di quel «linguaggio del mito» con cui Enrico Giubertoni raccoglie valori universali e simboli profondi che risuonano con l'inconscio collettivo.
Nei suoi testi ha due usi: i valori a cui attinge il racconto di marca, e la figura rappresentativa da cui nasce una target persona (il ritratto tipico del cliente a cui ci si rivolge). La selezione conta più della quantità: pochi archetipi che i reparti usano davvero valgono più di molti ritratti fermi su una presentazione.
Esempio. Un produttore di infissi costruisce due ritratti di cliente: il geometra che ordina cento pezzi e la famiglia che ristruttura una volta nella vita. Sono due archetipi, e la rete di venditori li adopera perché sono pochi e riconoscibili.
vedi Copilot
L'attribuzione è la regola con cui un'impresa decide a quale canale, reparto o punto di contatto assegnare il merito di una vendita.
Diventa la giunzione in cui il denaro si perde quando quella regola resta implicita: finché l'origine del contatto e il luogo della consegna stanno in due registri diversi, l'attribuzione è un'opinione contro un'altra, e in consiglio vince chi parla per ultimo. La regola si scrive prima, e vale per tutti.
Esempio. Un cliente confronta il prezzo sullo smartphone mentre è dentro il negozio e poi compra online. Il gesto è uno, e dentro l'azienda la sua attribuzione è contesa fra due direzioni con due bilanci e due premi: la soluzione comincia da un'unica scrittura che conserva insieme l'origine del contatto e il luogo della consegna.
vedi Realtà Aumentata
L'automazione è l'esecuzione di una regola scritta prima da una persona: il criterio lo sceglie chi scrive la regola, e la macchina lo applica.
Negli articoli di Enrico Giubertoni serve da termine di confronto per l'agentificazione (il passaggio a sistemi che scelgono da soli i passaggi con cui raggiungere un obiettivo assegnato), e l'errore di valutazione che ricorre è proprio confondere le due: all'agente si delega un'autonomia esecutiva di reazione dentro scopi definiti, mentre la visione, la strategia e la decisione che indirizzano quello scopo restano di una persona. Nel marketing prende la forma della marketing automation (l'automazione del marketing), cioè software che incrociano dati complessi per segmentare il pubblico, riconoscere quando un segmento è pronto all'acquisto e adattare di conseguenza i messaggi.
Esempio. Un'azienda cosmetica collega il gestionale dei clienti alla piattaforma di invio e imposta una regola: chi compra la crema viso riceve dopo venti giorni il messaggio sul siero. Il criterio lo ha scelto la responsabile Marketing, la macchina lo esegue, e la responsabilità di quel messaggio resta di chi ha scritto la regola.
anche: Marketing automation
L'automazione del marketing, che negli articoli si chiama marketing automation, è l'uso di programmi basati su intelligenza artificiale, algoritmi e analisi del linguaggio per affidare alla macchina compiti di marketing ripetitivi: dividere i clienti per interesse, unire dati che arrivano da fonti diverse, far partire le campagne quando un segmento è pronto a comprare.
Il risultato dipende da come l'impresa ha disegnato i propri flussi prima di comprare lo strumento: due aziende con la stessa piattaforma ottengono esiti diversi, perché ciascuna vi ha versato la propria definizione di contatto e di conversione.
Esempio. La piattaforma registra un contatto quando qualcuno scarica un documento, mentre la rete vendita chiama contatto soltanto chi ha chiesto un preventivo. In consiglio i due numeri si contraddicono e la discussione sull'attribuzione (quale canale si prende il merito di una vendita) diventa un'opinione contro un'altra. Prima si ridisegna il confine fra Marketing e Vendite, poi si configura la piattaforma.
L'autorevolezza (in inglese authority) è il credito riconosciuto a chi parla, e nasce dalla competenza dimostrata e dalla coerenza fra ciò che si dice e ciò che si fa.
Vale per le persone e per i siti: un venditore autorevole conosce a fondo il prodotto e gestisce le obiezioni con professionalità, e un sito autorevole su un tema passa quel credito alle proprie pagine, tanto che i motori di ricerca e i sistemi di intelligenza artificiale lo scelgono come fonte.
Esempio. In un punto vendita l'addetto che conosce a fondo il prodotto, propone soluzioni su misura e gestisce le obiezioni con professionalità costruisce un'autorevolezza professionale da cui nasce un rapporto più solido con il pubblico, e si vede nel rendimento complessivo del negozio e nella lealtà del cliente. Sul sito, gli approfondimenti collegati fra loro attorno a una pagina pilastro (in inglese pillar page, la pagina che copre l'argomento per intero) concentrano l'autorevolezza su un argomento e la distribuiscono alle pagine collegate.
Il BeautyTwin è un assistente predittivo basato su un gemello digitale della pelle, che anticipa i bisogni prima che diventino visibili.
Un benchmark è un caso o uno standard di riferimento con cui confrontare la propria pratica.
I bias algoritmici sono i preconcetti incorporati in un algoritmo. Non sono semplici errori tecnici: l'algoritmo è progettato da esseri umani e addestrato su dati prodotti da esseri umani, e ne eredita i pregiudizi.
Il risultato sono risposte sistematicamente distorte a danno di alcuni gruppi.
Esempio. Se la ricerca «donna» restituisce quasi solo immagini di donne bianche caucasiche, l'algoritmo ha identificato il concetto di donna con uno solo dei suoi gruppi. Nella cosmetica lo stesso meccanismo produce diagnosi meno precise su pelli scure o mature.
Il brief è il documento che fissa gli obiettivi e i requisiti di un nuovo prodotto prima della formulazione.
Il budget è la quota di risorse che un'azienda assegna a un'attività in un periodo, e nel marketing è soprattutto una decisione di allocazione: quanto va a ciascun canale e quanto alle competenze da costruire.
La cifra da sola dice poco, perché avere un budget non garantisce di allocarlo bene: la resa dipende dalla capacità del team che lo guida. Negli articoli la scelta ricorrente riguarda la destinazione: meno spesa per interrompere il consumatore con la pubblicità tradizionale e più per accompagnarlo e assisterlo.
Esempio. Nel quarto trimestre la direzione alloca il budget dell'anno successivo e ci mette una voce per la formazione sui nuovi strumenti, intelligenza artificiale compresa. La stessa somma spesa tutta in spazi pubblicitari compra dodici mesi di visibilità; spesa in parte sulle competenze del team lascia una capacità che resta anche l'anno dopo.
Il bundling dinamico è la composizione automatica di una routine di più prodotti, costruita sui dati della singola persona.
anche: Profilo del cliente tipo
La buyer persona (in italiano profilo del cliente tipo) è il personaggio costruito a tavolino che rappresenta chi userà il prodotto, tenuto il più vicino possibile a sentimenti, abitudini e comportamenti del cliente reale.
Enrico Giubertoni lo distingue dal target (il gruppo di clienti a cui si vuole vendere, descritto per grandi categorie): il target si ferma alle variabili socio-demografiche, cioè età, sesso, ruolo e luogo, mentre il profilo del cliente tipo indaga quelle psicografiche, cioè identità e interessi, abitudini di consumo, luoghi frequentati, modo di decidere un acquisto.
Esempio. Due clienti hanno la stessa età, lo stesso ruolo e la stessa città. Uno entra in negozio dopo aver letto le recensioni, l'altro ordina dal telefono alle undici di sera. Per il target sono la stessa riga, per il profilo del cliente tipo sono due persone diverse, e il sito va progettato perché entrambe arrivino in fondo.
vedi CTA (Call to action)
Il cash flow, cioè il flusso di cassa, è la liquidità che entra ed esce dall'impresa nell'attività quotidiana.
Il caso di studio (in inglese case study) è il racconto documentato di un intervento reale, con lo scenario di partenza, le scelte compiute e i risultati verificabili.
Regge come prova quando porta numeri e fonti che chi legge può controllare, e mostra un metodo al lavoro.
Esempio. Un corso di formazione digitale del 2010 diventa un caso di studio perché il verbale della commissione esaminatrice registra un fatto misurabile: la maggior parte degli stage proseguì come collaborazione oltre il termine previsto, condizione che gli accordi non contemplavano. Il documento rende il risultato controllabile da chi legge, e la lezione trasferibile a un'altra organizzazione.
Un chatbot è un programma che risponde automaticamente in conversazione scritta, di solito alle domande frequenti.
vedi CTA (Call to action)
Il ciclo di vendita (in inglese sales cycle) è il tempo che passa dal primo contatto alla firma del contratto. Enrico Giubertoni lo tratta come un numero da ricalcolare sui contratti chiusi negli ultimi dodici mesi, perché la durata che l'organizzazione ripete in riunione e quella che i contratti raccontano sono quasi sempre due numeri diversi, e la distanza fra i due misura quanta previsione poggia sull'abitudine invece che sui dati.
Esempio. In un'azienda di servizi industriali la direzione commerciale dichiarava un ciclo di vendita fra i sei e i trentasei mesi, e quella cifra spiegava perché i contatti generati restassero senza esito. I contratti effettivamente firmati raccontavano meno di due mesi: i contatti lenti restavano fermi, e chi comprava lo faceva in fretta.
Dove lo trovi, in 1 articolo
Un claim è un'affermazione pubblicitaria sulle prestazioni di un prodotto, soggetta a verifica e a norme.
La clean beauty è l'orientamento verso formule con ingredienti percepiti come sicuri, trasparenti e sostenibili.
anche: Engagement
Il coinvolgimento (in inglese engagement) è la somma delle reazioni con cui un pubblico risponde a un contenuto: like, commenti, condivisioni, salvataggi, tempo passato a guardare.
Negli articoli di Enrico Giubertoni conta la sua profondità più della sua quantità: il tono dei commenti e la loro articolazione dicono di un pubblico cose che il conteggio delle interazioni lascia fuori. È un indicatore quantitativo che risponde alla domanda «quanto è coinvolto il mio target», e il perché sta nei dati qualitativi.
Esempio. Una community aziendale misura il proprio successo su follower, like e impressioni, e i numeri salgono ogni mese. Passando a misurare coinvolgimento attivo, sentiment (il tono, favorevole o ostile, di ciò che il pubblico scrive), ritorno dei membri e qualità delle interazioni, la stessa community mostra dove il legame è davvero relazionale e dove è rimasto transazionale.
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anche: E-commerce
Il commercio elettronico, scritto negli articoli anche e-commerce, è la vendita di beni e servizi attraverso un canale digitale, dal sito proprio all'applicazione fino al punto vendita che chiude online un acquisto cominciato allo scaffale.
Negli articoli è un canale da progettare e non un catalogo da pubblicare: l'esperienza d'uso decide se un visitatore compra, e il modo in cui un negozio proprio si distingue dai grandi mercati digitali è ciò che lo tiene in piedi accanto a loro.
Esempio. Un'impresa misura che i clienti vicini ai negozi riempiono il carrello e abbandonano il pagamento, mentre quelli lontani concludono online. Lo stesso dato letto per zona cambia la decisione: il carrello abbandonato a due strade dal negozio diventa un ritiro in negozio da proporre, e il venditore allo scaffale entra nel percorso.
La commoditizzazione è la perdita di distinzione di un prodotto, che finisce per competere solo sul prezzo.
anche: Marketing di community
Il community marketing (in italiano marketing di community) è il marketing che si rivolge a gruppi di persone con interessi comuni e ne alimenta la partecipazione.
anche: Silos
I compartimenti stagni, che negli articoli vivono quasi sempre nella parola inglese silos (i sili del grano: torri chiuse, ognuna con la propria scorta, separate l'una dall'altra), sono i reparti che lavorano ognuno sui propri numeri e sui propri obiettivi senza scambiarli con gli altri.
Il costo si misura nei passaggi di consegne fra Marketing, Vendite, logistica e assistenza clienti, dove l'informazione si ferma e il cliente lo sente. Chi li smantella parte dagli obiettivi condivisi, perché una riunione in più senza un obiettivo comune lascia i silos dove sono.
Esempio. In un'azienda che vende sia in negozio sia online i due canali hanno responsabili distinti, sistemi di incentivi distinti e il timore che l'uno rubi le vendite all'altro: è un silo che si difende. Il cliente che cerca sul telefono e compra in negozio attraversa quella frattura, e la ritrova ogni volta che chiede una disponibilità o un reso.
Dove lo trovi, in 12 articoli
La Computer Vision è la branca dell'intelligenza artificiale che analizza immagini e video, per esempio per mappare rughe, macchie e pori da un selfie.
La connotazione è lo strato di significato che un segno porta oltre alla sua funzione letterale: i valori e l'idea di mondo che si attaccano a un nome o a un prodotto.
Negli articoli di Enrico Giubertoni la parola nomina l'inclinazione che qualcuno o qualcosa si porta addosso. Nel novembre 2007 il blog Ecoweb diventa Buzzes.eu, perché la connotazione europeista del suo autore lo spinge verso i domini .eu (il suffisso europeo degli indirizzi web) appena nati. Al SANA 2016, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale che si tiene a Bologna, l'intervento riguarda l'eco sui social network generata dalla cosmesi a connotazione naturale, dove la parola qualifica una categoria di prodotto. Gran parte del lavoro su una campagna avviene su questo piano, e avviene spesso mentre si crede di lavorare sulle caratteristiche del prodotto.
Esempio. Un'erboristeria mette in vetrina due creme con la stessa formula: una in vasetto di vetro con etichetta di carta riciclata, l'altra in tubo di plastica bianca. Il piano letterale è identico, la connotazione no, e il prezzo che il cliente accetta segue la connotazione.
Il consenso al trattamento è la dichiarazione con cui una persona autorizza un'azienda a usare i propri dati per una finalità dichiarata.
È una delle basi giuridiche previste dal regolamento europeo, e nel lavoro commerciale si comporta come un requisito di apertura: un'insegna verifica consenso, sicurezza e finalità d'uso prima di aprire un flusso di dati verso un fornitore. Chi lo tratta come un adempimento da sistemare in fondo al progetto lo scopre quando il flusso è già costruito e va rifatto.
Esempio. Una community di clienti vale come canale quando esiste un elenco dell'azienda, con il consenso raccolto e l'identità nota di chi ne fa parte. Le stesse conversazioni ospitate soltanto su una piattaforma altrui restano un luogo in affitto, e il giorno in cui quella piattaforma cambia le condizioni il rapporto si interrompe.
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vedi Lead
anche: Marketing dei contenuti
Il content marketing (in italiano marketing dei contenuti) è la produzione di materiali che rispondono a una domanda del cliente prima che il cliente chieda un preventivo.
Negli articoli la sua strategia parte dal problema da risolvere e arriva al prodotto in fondo, e si giudica con indicatori dichiarati in partenza: quando quegli indicatori mancano, il numero di contenuti pubblicati diventa l'unica misura disponibile.
Esempio. Un costruttore di macchinari pubblica ogni settimana una scheda tecnica e conta le schede. Riletta sul problema del cliente, la stessa produzione cambia forma: le schede diventano risposte alle domande che arrivano al servizio clienti, e l'indicatore diventa quante di quelle domande smettono di arrivare al telefono.
Dove lo trovi, in 9 articoli
vedi Lead magnet
Il conversational commerce è il commercio basato sulla conversazione. Al posto del catalogo da scorrere, cioè lo «scaffale elettronico» dell'e-commerce tradizionale, l'utente dialoga con un sistema, di solito un chatbot evoluto, che attraverso domande mirate individua i prodotti più adatti alla persona.
Oggi il settore parte dalla vendita condotta dentro una conversazione su app di messaggistica o chat. È destinato a estendersi attraverso l'assistente personale d'acquisto (personal shopping assistant) integrato negli e-commerce, che funziona come un nuovo motore di ricerca basato sul dialogo.
vedi Tasso di conversione
Un cookie è un piccolo file che un sito deposita nel programma di navigazione di chi lo visita, per riconoscerlo alla visita successiva e ricostruire il percorso che ha fatto.
Ha retto per vent'anni la misura della pubblicità online, e oggi regge meno: i programmi di navigazione limitano i cookie posati da soggetti diversi dal sito visitato, quindi la misura si sposta sui dati che l'azienda raccoglie in prima persona. Chi legge un cruscotto pubblicitario oggi legge una stima, e conviene saperlo prima di portarla in riunione.
Esempio. Un negozio online vede cento conversioni nel cruscotto della piattaforma pubblicitaria e sessanta ordini attribuiti nel gestionale. Lo scarto nasce da più cause che convivono, dai cookie caduti fra un dispositivo e l'altro alle finestre di attribuzione che la piattaforma decide da sé (il periodo entro cui un ordine viene ancora contato come effetto di un annuncio), e la domanda utile riguarda quale dei due numeri entra nella riunione commerciale e chi risponde di quella differenza.
La copertura (in inglese reach) è il numero di persone diverse che hanno visto un messaggio almeno una volta, distinta dalle impressioni, che contano ogni singola visualizzazione.
Misura l'ampiezza del pubblico raggiunto: una copertura che sale mentre il valore medio per contratto resta fermo descrive un pubblico più grande, e un mercato che compra meglio si vede su altri indicatori.
Esempio. Una direzione marketing ottimizza i contenuti per la copertura e la visibilità, e il conto lo paga la profondità: è il punto in cui l'algoritmo diventa il direttore creativo al posto di chi scrive. La copertura dice quante persone diverse hanno visto, e quanto vale quel pubblico si legge sul valore dei contratti firmati.
Dove lo trovi, in 5 articoli
anche: Assistente di lavoro, Copilota
Un copilot (in italiano copilota, o assistente di lavoro) è un sistema di intelligenza artificiale che propone una risposta e lascia la scelta alla persona, ogni volta: la decisione resta umana, mentre cambia la velocità con cui la proposta arriva sul tavolo.
Il confronto che ne chiarisce la posizione è con l'automazione, dove il criterio l'ha scelto chi ha scritto la regola, e con l'agente, che sceglie da sé il passaggio successivo dentro un perimetro assegnato: qui, invece, decide la persona ogni volta. Nei testi di Enrico Giubertoni la parola compare come nome di prodotto, Bing Copilot, accanto a Search GPT e Google Gemini, fra i motori che leggono i dati strutturati di un sito per costruire le proprie risposte.
Esempio. In un punto vendita l'addetto interroga un assistente sul modello che il cliente ha in mano e riceve in tre secondi disponibilità, alternative e condizioni di garanzia. L'assistente propone, l'addetto sceglie che cosa dire e si prende la responsabilità del consiglio.
vedi Copilot
I Core Web Vitals sono i tre indicatori con cui Google misura l'esperienza tecnica di una pagina web: quanto tempo passa prima che compaia il contenuto principale, con quanta prontezza la pagina risponde al primo tocco, quanto gli elementi si spostano mentre il caricamento va avanti.
Contano perché entrano nella valutazione del posizionamento, e perché una pagina lenta perde il visitatore prima che il contenuto abbia avuto la sua occasione.
Esempio. Il sito di un'impresa manifatturiera ha schede prodotto ricche di immagini che continuano a caricarsi mentre la persona sta già leggendo, e il testo si sposta sotto le dita. Chi arriva da telefono se ne va prima del modulo di richiesta, e il difetto si vede nei Core Web Vitals prima ancora che nel numero di richieste ricevute.
anche: CAC
Il costo di acquisizione del cliente (in inglese CAC, customer acquisition cost, oppure CPA, cost per acquisition) è quanto un'impresa spende in media, fra marketing e vendite, per portare a casa un cliente nuovo.
Preso da solo dà il prezzo dell'ingresso, e il margine che quell'ingresso porta sta in un altro numero, il valore del cliente nel tempo. I due si leggono insieme.
Esempio. In un'impresa il costo per acquisizione sale su tutti i canali nello stesso trimestre, e la prima ipotesi è che l'agenzia stia lavorando male. Quando sale ovunque insieme la causa sta di solito nella saturazione del mercato, cioè nel numero di concorrenti che comprano lo stesso spazio: si cambia il mix di canali prima della cifra.
Il costo per clic (in inglese CPC, cost per click) è la cifra che un inserzionista paga ogni volta che una persona clicca il suo annuncio.
Il prezzo lo fa un'asta, e in un'asta il prezzo dipende dal numero dei partecipanti: quanti più inserzionisti comprano lo stesso spazio, tanto più il costo sale, a parità di bravura di chi imposta la campagna.
Esempio. Un'azienda di componentistica vede il costo per clic salire da un anno all'altro, con le stesse impostazioni e la stessa agenzia. La causa sta nel numero di concorrenti entrati nella stessa asta: alzare l'offerta compra spazio già affollato, e la mossa utile è cambiare il mix dei canali.
Il costo per contatto (in inglese cost per lead, CPL) è quanto costa in media ottenere un nominativo interessato, cioè una persona che lascia i propri dati.
È l'indicatore che scende più facilmente di tutti: una piattaforma pubblicitaria impostata sul numero di conversioni spinge la spesa dove le conversioni costano poco, e le conversioni che costano poco sono quasi sempre le meno preziose.
Esempio. In un'azienda il costo per contatto scende riunione dopo riunione mentre il valore dei contratti firmati resta fermo. La riga di configurazione che chiedeva al sistema di ottimizzare sul numero dei contatti stava lì da mesi, e faceva esattamente quello che le era stato chiesto.
Il costo per mille impressioni (in inglese CPM, cost per mille) è la cifra che un inserzionista paga per mille visualizzazioni del proprio annuncio, a prescindere da quante persone lo cliccano.
Serve a confrontare il prezzo dello spazio pubblicitario fra canali diversi: dice quanto costa farsi vedere, e quanto vale essere visti si legge su altri indicatori.
Esempio. Una catena di negozi confronta due piattaforme e trova lo stesso costo per mille impressioni. La scelta si decide altrove: su quale delle due porta persone che poi entrano in negozio, perché il prezzo della visibilità è identico e il valore di ciò che arriva dopo è diverso.
CRM sta per Customer Relationship Management: è il sistema che raccoglie e gestisce i dati e la storia di ogni cliente.
vedi Dashboard
anche: Call to action, Chiamata all’azione
La CTA, sigla di call to action (in italiano chiamata all'azione), è l'invito esplicito a compiere il passo successivo: chiedere un preventivo, iscriversi, prenotare una visita.
Il testo e la posizione cambiano il numero di clic e di conversioni, e la stessa chiamata va calibrata sull'intento di ricerca di chi arriva, cioè su ciò che quella persona voleva ottenere quando ha digitato la propria domanda: informarsi, oppure comprare.
Esempio. Su una pagina di listino «Richiedi il preventivo» funziona con chi è pronto a comprare, mentre chi arriva da una ricerca informativa risponde meglio a «Scarica il confronto fra le tre soluzioni». Rileggere le versioni archiviate delle proprie pagine, e di quelle dei concorrenti, mostra quali chiamate hanno generato clic e quali sono state ignorate.
Dove lo trovi, in 4 articoli
anche: Tasso di clic
Il CTR, sigla di click-through rate (in italiano tasso di clic), è la quota di persone che cliccano un annuncio o un risultato di ricerca sul totale di quelle a cui è stato mostrato.
Misura quanto un risultato si fa scegliere fra gli altri della stessa pagina, e negli articoli compare quasi sempre nella forma inglese.
Esempio. Secondo un'analisi di Schema App del 2023 sulle pagine dei propri clienti, le pagine che adottano i dati strutturati, cioè le etichette che spiegano ai motori di ricerca che cosa contiene la pagina, hanno registrato un tasso di click-through superiore del 40% rispetto a quelle che ne sono sprovviste. Lo stesso contenuto, mostrato meglio nella pagina dei risultati, viene scelto più spesso.
anche: Digital culture
La cultura digitale (in inglese digital culture) è il modo di pensare, comunicare e lavorare che il digitale ha portato con sé, fatto di apertura, condivisione e collaborazione fra persone lontane.
Nei testi di Enrico Giubertoni vive su due piani: quello storico, dove nasce negli anni della rete aperta e del software libero, e quello aziendale, dove indica la mentalità che decide se una trasformazione riesce, perché dove la cultura digitale interna resta ferma i processi macchinosi continuano a essere tollerati dentro l'azienda proprio quando i clienti hanno smesso di tollerarli.
Esempio. Due aziende dello stesso settore ricevono lo stesso strumento nuovo. Nella prima i responsabili chiedono di provarlo su un caso reale entro due settimane e raccontano in riunione anche i tentativi falliti. Nella seconda si aspetta l'istruzione dall'alto e si torna al foglio di calcolo: la differenza fra le due sta nella cultura digitale, prima ancora che nel budget.
Dove lo trovi, in 6 articoli
anche: Abbandono dei clienti
Il customer churn, o semplicemente churn (in italiano abbandono dei clienti, e churn rate per il tasso che lo misura), è la quota di clienti che smette di comprare o disdice in un periodo.
Negli articoli è una conseguenza culturale prima che commerciale: le piattaforme più avanzate lasciano intatto l'abbandono dove manca una cultura del cliente. I modelli predittivi servono a vedere chi sta per andarsene mentre si può ancora parlargli.
Esempio. Un'impresa applica l'apprendimento automatico ai propri dati di vendita per prevedere quali clienti sono a rischio di abbandono, e ottiene un elenco di nomi da richiamare. L'elenco vale quanto l'organizzazione che lo riceve: con la chiamata in carico a qualcuno diventa una trattativa, altrimenti il modello ha soltanto anticipato una perdita.
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anche: Piattaforma dei dati sui clienti
La customer data platform, sigla CDP (in italiano piattaforma dei dati sui clienti), è il software che raccoglie da più fonti i dati riferiti alla stessa persona e li riconcilia in un profilo solo.
Unifica ciò che è già definito, e sull'ambiguo resta impotente: se «contatto» significa due cose diverse in due reparti, la piattaforma replica quella differenza più in fretta e a costo più alto. L'ordine giusto mette prima le definizioni e poi lo strumento.
Esempio. Per il Marketing è un contatto chi ha scaricato una guida, per le Vendite è un contatto chi ha chiesto un preventivo. Finché le due definizioni convivono, la piattaforma consegna un profilo unico che i due reparti continuano a leggere in due modi, e la riunione mensile discute di nuovo su quale numero sia quello vero.
anche: Percorso del cliente
Il customer journey (in italiano percorso del cliente) è l'insieme delle interazioni fra una persona e un'azienda attraverso tutti i punti di contatto, fisici e digitali: dalla scoperta del marchio alla valutazione, all'acquisto, all'assistenza dopo la vendita, fino al riacquisto.
Enrico Giubertoni lo usa anche come perimetro su cui si misurano i danni, perché un attrito in un solo passaggio interrompe il percorso intero e consegna il cliente al concorrente che in quel punto funziona.
Esempio. Un'avvocata compra su un negozio online che con il suo browser rompe il completamento automatico dei campi e poi non le mostra l'ordine. L'acquisto si perde lì, e con l'acquisto se ne va il racconto che quella cliente farà del marchio: un difetto tecnico in un passaggio diventa un problema di reputazione.
Le customer personas sono profili rappresentativi dei clienti tipo, costruiti su dati reali di comportamento e di bisogno.
Il customer service è il servizio di assistenza ai clienti prima e dopo l'acquisto.
anche: Cruscotto
La dashboard (in italiano cruscotto) è la schermata che raccoglie in un posto solo gli indicatori di un'attività, perché chi decide li legga insieme.
Vale per le decisioni che fa prendere: togliere un numero da un cruscotto ha spesso lo stesso valore che aggiungerne uno, e un cruscotto con quaranta voci è un cruscotto che nessuno legge.
Esempio. Un'azienda avvia tre progetti pilota di intelligenza artificiale, ciascuno con il proprio cruscotto, e alla fine del trimestre nessuna decisione è cambiata. I cruscotti descrivono, e la reportistica che si ferma alla descrizione è quella che Enrico Giubertoni chiama Analytical Inertia, l'inerzia analitica.
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Data-driven significa guidato dai dati: decisioni e prodotti basati su evidenze misurate invece che sull'intuizione.
anche: Third-party data
I dati di terze parti, in inglese third-party data, sono informazioni su persone o su imprese che un'azienda acquista o riceve in licenza da un fornitore esterno, e che descrivono un pubblico con cui quell'azienda ha ancora un rapporto da costruire.
Servono a raggiungere chi non conosce il marchio, e il loro limite sta proprio nella disponibilità: li può comprare anche il concorrente, quindi il vantaggio che offrono dura il tempo di un contratto. Diventano patrimonio nel momento in cui la prima risposta entra nel gestionale dei clienti con la fonte scritta accanto e si trasforma in dato proprietario.
Esempio. Un produttore che vuole entrare in una nuova regione compra da un fornitore una lista di aziende selezionate per codice di attività e fatturato. La lista apre la porta, e vale qualcosa solo se ogni richiamata lascia una riga nel gestionale: dopo sei mesi il valore sta in quelle righe, non più nella lista.
anche: First-party data
I dati proprietari, in inglese first-party data, sono le informazioni che un'azienda raccoglie direttamente dalle persone con cui ha già un rapporto: acquisti, richieste di preventivo, iscrizioni, chiamate al punto vendita.
Sono una delle poche materie prime che un concorrente non può comprare, insieme ai casi dei propri clienti e a una posizione dichiarata su una questione controversa, e per questo decidono la distanza fra due imprese che usano lo stesso modello di intelligenza artificiale: il vantaggio si sposta su ciò che solo tu puoi dargli in pasto. L'errore ricorrente è lasciarli sparsi in sistemi separati, dove ogni reparto possiede una fetta della stessa persona e nessuno ha davanti la persona intera.
Esempio. Una rete di punti vendita tiene le vendite nel gestionale, le richieste nel modulo del sito e le telefonate su un centralino: tre archivi di dati proprietari che descrivono lo stesso cliente, e nessuno li mette in fila. Il patrimonio esiste già, il lavoro consiste nel ricomporlo prima di comprare un altro strumento.
I dati strutturati, in inglese structured data, sono il codice con cui una pagina dichiara a una macchina che cosa contiene: chi è l'azienda, dove sta, quando è aperta, quanto costa un prodotto.
Il vocabolario condiviso con cui si scrivono si chiama schema.org, e lo leggono sia i motori di ricerca sia gli assistenti vocali che rispondono a voce. Il difetto tipico sta a monte della pagina: quei campi nascono nel gestionale, e finché nessuno li traduce in codice leggibile il negozio conosce i propri orari mentre il motore di ricerca resta all'oscuro.
Esempio. Chiedere a un assistente vocale se il negozio è aperto adesso è già una visita al punto vendita. Se la risposta arriva da un orario scritto a mano su una pagina mentre il gestionale ne registra un altro, la rete ha comprato traffico che accompagna il cliente davanti a una porta chiusa.
Il Deep Learning è il ramo avanzato del Machine Learning. Usa reti neurali artificiali a molti strati, da qui «profondo», ispirate al funzionamento del cervello, che imparano da sole quali caratteristiche dei dati contano.
La differenza con il Machine Learning classico: là una persona deve indicare al sistema quali variabili osservare, come l'età, la frequenza d'acquisto o il tipo di pelle, mentre il Deep Learning le individua da solo, e per questo sa elaborare dati non strutturati come immagini, video e voce. È la tecnologia dietro gli skin analyzer, che leggono rughe, macchie e pori da un selfie.
La denotazione è il significato letterale di un segno: quello che una parola o un'immagine indicano prima di qualsiasi valore aggiunto.
È il piano che si misura, si confronta e si scrive in un capitolato, ed è il pavimento su cui la connotazione poggia, perché il significato aggiunto regge finché il prodotto fa davvero quello che dice. Chi negozia lavora qui, chi comunica lavora un piano sopra, e i due piani vanno tenuti allineati.
Esempio. La scheda tecnica di una pompa dichiara portata, prevalenza e consumo: quella è la denotazione. Il catalogo che la chiama «il cuore silenzioso dell'impianto» lavora su un altro piano, e il venditore che confonde i due si ritrova a difendere una promessa con un numero.
La Digital Beauty Routine è la routine di bellezza frammentata e continua dell'era OnLife: scoperta, acquisto e uso passano dallo smartphone. Il concetto è stato introdotto da Enrico Giubertoni nel 2022.
vedi Cultura digitale
vedi Maturità digitale
anche: Gemello digitale
Il digital twin (in italiano gemello digitale) è la rappresentazione digitale fedele di un prodotto o del volto di una persona, usata per simulare, prevedere e validare.
Il Direct-to-Consumer (DTC) è la vendita diretta dalla marca al consumatore, senza intermediari.
La Discovery Predittiva è la prima fase del Funnel Cosmetico Aumentato: intercettare un bisogno latente prima che la persona lo cerchi.
anche: Pubblicità display
Il display advertising (in italiano pubblicità display) è l'annuncio grafico ospitato dentro siti e applicazioni di altri, comprato a impressioni (le volte in cui l'annuncio viene caricato) oppure a clic.
Raggiunge persone che in quel momento stanno facendo altro, quindi la misura che conta sta a valle dell'annuncio, nel comportamento che ne segue.
Esempio. Un costruttore di macchinari compra spazi grafici (i banner) sui portali di settore e li giudica sulle impressioni. Riletta sulle richieste di preventivo arrivate dal sito nelle settimane successive, la stessa spesa racconta un'altra storia, e il budget si sposta sui portali che hanno prodotto conversazioni.
L'email marketing è la comunicazione inviata per posta elettronica a persone che hanno chiesto di riceverla, e negli articoli vive quasi sempre nella sua forma più riconoscibile, la newsletter (la lettera periodica agli iscritti).
Serve a riportare qualcuno dove il contenuto sta, e funziona quando arriva nel momento in cui quel contenuto gli è utile: fuori contesto viene letta come rumore anche da chi si era iscritto.
Esempio. Un'impresa annuncia una vendita a tempo prima dell'apertura: una lettera agli iscritti con l'anteprima di ciò che sarà in vendita, i post sui social, un conto alla rovescia e la collaborazione con qualche voce del settore. L'attesa si costruisce nei giorni precedenti, e all'apertura chi si era iscritto arriva preparato all'acquisto, perché data e condizioni gli sono state comunicate con chiarezza.
Le emissioni Scope 3 sono le emissioni di gas serra indirette lungo tutta la catena del valore, cioè fornitori, trasporti, uso e smaltimento del prodotto, secondo la classificazione del GHG Protocol.
L'empatia digitale è l'uso dei dati per comprendere e servire la persona, invece che per sommergerla di messaggi.
vedi Coinvolgimento
anche: Trust
La fiducia (in inglese trust) è la disponibilità di un cliente a esporsi con un'impresa prima di avere la prova che andrà bene: consegnare i propri dati, pagare in anticipo, tornare dopo un problema.
Si costruisce con le promesse mantenute e con la trasparenza su come i dati vengono usati, e si perde in un passaggio interno gestito male, perché il cliente giudica l'azienda intera dal reparto con cui ha parlato per ultimo.
Esempio. Un cliente cambia operatore e una fattura ancora da scadere finisce al recupero crediti, con una pioggia di solleciti che sembrano un tentativo di truffa. L'incasso perso è la parte piccola del danno: quel cliente racconterà la vicenda a chiunque stia valutando quel fornitore.
Dove lo trovi, in 43 articoli
La Financial Velocity è il tempo che separa un segnale di mercato dal fatturato che ne deriva. Il termine, coniato da Enrico Giubertoni, sposta l'attenzione dalla quantità del ricavo alla velocità con cui arriva.
Esempio. Due aziende ricevono la stessa richiesta di offerta: la prima la vede subito e risponde in giornata, la seconda la trova nel rapporto di fine mese. Il segnale è lo stesso, la Financial Velocity no.
Dove lo trovi, in 3 articoli
vedi Dati proprietari
Un focus group è un gruppo di discussione guidato, usato per raccogliere opinioni qualitative su un prodotto o un messaggio.
La formazione è il percorso con cui le competenze di un team vengono costruite su misura del lavoro che quel team fa davvero, e negli articoli italiani torna come percorso formativo e come formazione digitale; nei testi inglesi si chiama training.
Parte dall'ascolto organizzato di ciò che serve a quelle persone in quel contesto, e finisce in risultati che si possono misurare. Un programma preconfezionato e calato dall'alto riempie l'aula e lascia i comportamenti dove erano.
Esempio. Una rete di punti vendita indipendenti deve imparare a usare gli strumenti digitali, e i titolari hanno orari, età e dimestichezza molto diversi fra loro. Una piattaforma che permette a ciascuno di seguire il modulo a negozio chiuso abbatte i costi di trasferta e porta dentro anche chi in aula non sarebbe mai arrivato.
Dove lo trovi, in 46 articoli
La forza vendita è la rete di persone che vende il prodotto ai punti vendita o ai clienti.
La frequenza di rimbalzo (in inglese bounce rate) è la quota di visite che si chiudono sulla pagina d'ingresso, con la persona che se ne va da lì.
Nell'articolo che la cita sta fra gli indicatori di utilità percepita di una pagina, letta insieme al tempo medio di permanenza e alla quota di uscite.
Esempio. Le pagine di categoria di un sito aziendale ricevono traffico dai motori di ricerca e hanno una frequenza di rimbalzo alta. Il visitatore arriva e si ferma lì: la struttura interna del sito lo rimanda a ricominciare la ricerca, e la tassonomia delle categorie sta guidando male la navigazione.
Dove lo trovi, in 1 articolo
anche: Imbuto di vendita
Il funnel (in italiano imbuto di vendita) è la rappresentazione del percorso che porta molte persone a conoscere un'offerta e poche a comprarla, diviso in fasi: scoperta, valutazione, decisione.
Enrico Giubertoni lo usa soprattutto per mostrare dove quel percorso si rompe: chi si informa attraverso un assistente automatico attraversa le fasi in un ordine proprio, e un imbuto disegnato sull'ordine vecchio misura passaggi che il cliente ha già saltato.
Esempio. Un servizio con versione gratuita costruisce l'imbuto sul numero di iscritti e converte in clienti paganti una quota piccola di quella base. Finché il cruscotto guarda gli iscritti, il marketing festeggia una crescita che i conti dell'azienda non registrano.
Il Funnel Cosmetico Aumentato è il modello proposto da Enrico Giubertoni nel capitolo: un percorso circolare in quattro fasi, Discovery, Diagnosi, Conversione e Relazione, in cui i dati d'uso tornano alla formulazione.
anche: Punto di guadagno
Il gain point (in italiano punto di guadagno) è il risultato che una persona o un reparto vuole ottenere: l'obiettivo dichiarato, insieme alla soluzione che lo rende raggiungibile.
Sta all'altro capo del punto di dolore, e il lavoro consiste nel trasformare i punti di dolore emersi in punti di guadagno, concreti come contatti più qualificati e un supporto alla forza vendita, oppure emozionali come l'esperienza che il pubblico ricorda.
Esempio. Una rete di venditori lamenta contatti poco qualificati, che è il punto di dolore; il punto di guadagno corrispondente sono contatti più qualificati in arrivo, insieme allo strumento scelto per selezionarli. Nell'analisi di un gruppo di marketing i punti di dolore fotografano la situazione attuale, i punti di guadagno dicono dove si vuole arrivare.
Dove lo trovi, in 3 articoli
La Gap Analysis è l'analisi della distanza fra la situazione attuale e uno standard di riferimento.
vedi Digital twin
vedi IA generativa
La generazione con recupero dei documenti (in inglese retrieval augmented generation, sigla RAG) è la tecnica che fa rispondere un sistema di intelligenza artificiale sui documenti dell'impresa: prima il sistema cerca i passaggi pertinenti negli archivi che gli sono stati indicati, poi scrive la risposta a partire da quei passaggi.
Serve a legare ogni risposta a una fonte controllabile, e restringe il margine di invenzione che un modello lasciato solo con il proprio addestramento si concede.
Esempio. Il servizio clienti di un'azienda di macchinari risponde sui tempi di consegna leggendo il gestionale e i manuali caricati, e accanto a ogni risposta compare il documento da cui è stata tratta. Chi la riceve può aprirlo e controllare, e chi la firma sa su che cosa sta mettendo il proprio nome.
anche: Posizionamento nelle risposte generative, AEO (Answer Engine Optimization)
La GEO, sigla di generative engine optimization (in italiano posizionamento nelle risposte generative, chiamata anche AEO, answer engine optimization), è il lavoro che porta un'impresa dentro le risposte scritte da un assistente conversazionale, dove al posto di dieci risultati da scorrere c'è una risposta sola.
Negli articoli il concetto arriva prima del nome: la battaglia per la visibilità si sposta sul grounding (l'ancoraggio della risposta ai dati e ai contenuti su cui il modello si appoggia), e l'obiettivo diventa l'affidabilità del proprio marchio agli occhi del modello, perché i dati e i contenuti dell'impresa siano la base di ciò che l'assistente racconta al cliente.
Esempio. Un costruttore scopre che l'assistente consiglia tre concorrenti a chi chiede chi fornisce un certo componente, e che la propria scheda tecnica esiste soltanto come immagine. Riscritta in testo, con dati strutturati e fonti citabili, la stessa informazione diventa citabile e il nome dell'azienda entra nella risposta.
Il gestionale dei clienti, in inglese CRM (customer relationship management), è il sistema in cui un'azienda registra i propri contatti e la storia di ogni trattativa commerciale.
Il suo valore dipende da come viene compilato: un gestionale ricco di righe e povero di campi coerenti alimenta decisioni sbagliate con la stessa velocità con cui alimenterebbe quelle giuste. Il salto arriva quando i venditori smettono di essere compilatori di CRM e diventano cacciatori predittivi: la macchina processa il rumore, la persona decide su chi intervenire.
Esempio. Un direttore commerciale apre il gestionale e conta, su cento righe recenti, quante hanno il campo della fonte vuoto o scritto in grafie diverse. Quella percentuale è il tetto di ogni analisi sulle campagne, perché nessun cruscotto può ricostruire un'informazione che al momento della registrazione nessuno ha scritto.
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La gestione del cambiamento (nei testi compare quasi sempre come change management) è la disciplina che guida le trasformazioni aziendali con un obiettivo preciso: generare innovazione, cioè un miglioramento concreto e duraturo del modo in cui l'impresa crea valore.
Enrico Giubertoni la considera il contenuto vero di un progetto tecnologico, perché l'organizzazione è un sistema vivente di strutture, processi e culture, e il lavoro consiste nel creare le condizioni perché impari a evolvere da sé.
Esempio. Un assistente automatico entra nella rete vendita e produce effetti solo quando cambia anche il modo di qualificare una richiesta commerciale. Ai venditori servono competenze aggiornate per il ruolo che hanno (upskilling, il potenziamento delle abilità) e, per qualcuno, la riqualificazione verso un ruolo nuovo (reskilling). Senza quel lavoro la tecnologia si somma ai problemi che c'erano già.
Il gestore dei tag, in inglese tag manager (il più diffuso è Google Tag Manager, abbreviato GTM), è lo strumento che raccoglie in un unico posto i tag, cioè i frammenti di codice con cui un sito comunica alle piattaforme esterne le azioni compiute dai visitatori.
Serve a spostare quei frammenti dalle mani degli sviluppatori a quelle di chi misura, quindi una modifica alla misura richiede minuti invece di un rilascio di software. Porta con sé una responsabilità precisa: chi pubblica una modifica dal gestore dei tag cambia in un colpo il dato che legge tutta l'azienda, e quel permesso va assegnato a una persona con un nome.
Esempio. Il Marketing vuole contare quante persone aprono il modulo di preventivo e lo abbandonano prima di inviarlo. Con un gestore dei tag la misura si attiva in una mattina; senza, entra nella coda degli sviluppatori e arriva dopo il trimestre di cui doveva parlare.
Il go-to-market è l'insieme delle attività con cui un prodotto viene portato sul mercato.
La governance è l'insieme di regole, ruoli e controlli con cui un'organizzazione gestisce dati e intelligenza artificiale in modo sicuro, etico e conforme.
La Governance dei Ricavi è il governo dell'insieme di flussi, dati e decisioni che porta un'impresa dal primo segnale d'acquisto al fatturato: chi decide che cosa, su quali dati e in quale ordine.
Enrico Giubertoni usa il termine per separare il governo del sistema dalla somma degli strumenti, perché un'impresa può avere il gestionale, le campagne e la rete di vendita e non avere nessuno che governa il modo in cui le tre cose si parlano.
Esempio. Marketing porta contatti e li misura in quantità, Vendite li giudica in qualità, e nessuno dei due misura quanto tempo passa fra il primo segnale e la firma. La Governance dei Ricavi comincia da quella misura, perché è l'unica che appartiene a entrambi.
Dove lo trovi, in 1 articolo
La governance è l'insieme delle regole, dei ruoli, delle responsabilità e dei processi con cui una cosa viene gestita e mantenuta nel tempo: chi decide, chi valida, chi ha l'autorità di approvare o di fermare un progetto.
Negli articoli si applica ai contenuti di un sito, ai dati e soprattutto all'intelligenza artificiale, e vale come architettura del ricavo più che come adempimento normativo. La strategia dice che cosa fare, la governance dice come lo si tiene in piedi.
Esempio. Un'azienda rifà il sito e nessuno stabilisce chi può aprire una nuova categoria, chi controlla i doppioni e ogni quanto si rivede la tassonomia (l'albero con cui i contenuti sono classificati). Due anni dopo tre sezioni dicono la stessa cosa: il progetto iniziale reggeva, mancava la governance che lo mantenesse.
vedi AI governance
La Green Beauty è la cosmetica attenta alla sostenibilità e agli ingredienti naturali.
Il greenwashing (letteralmente «lavaggio verde») è la comunicazione che attribuisce a un prodotto o a un'impresa meriti ambientali che non ha, o che ingrandisce un merito piccolo fino a farlo sembrare la regola.
È la forma più nota del washing, ed è anche la più regolata: in Europa la direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde (UE 2024/825) vieta le dichiarazioni ambientali generiche non dimostrabili, come «ecologico» o «sostenibile» senza una prova riconosciuta.
Esempio. Una marca cosmetica scrive «green» sulla confezione perché ha cambiato il colore del tappo, mentre formula e filiera restano le stesse. Il claim non regge a una verifica, e da quel momento anche le dichiarazioni vere della marca vengono lette con sospetto.
Halal significa conforme ai precetti islamici. Nella cosmetica riguarda gli ingredienti e i processi di produzione.
Human-in-the-loop è il modello in cui una persona competente supervisiona e convalida ciò che produce l'intelligenza artificiale.
anche: Generative AI (GenAI)
L'IA generativa è la famiglia di sistemi che producono contenuti nuovi, testi, immagini, audio, video, a partire da una richiesta scritta in linguaggio corrente.
Negli articoli di Enrico Giubertoni compare per due effetti misurabili: il consumatore che ormai affianca l'IA generativa ai motori di ricerca quando cerca un prodotto, e l'impresa che resta ferma alla tattica, cioè alla ricerca della richiesta perfetta, mentre il modo in cui decide rimane quello di prima. Il rischio ricorrente è la credibilità percepita: un testo sicuro e dal tono autorevole può contenere incongruenze fattuali, invenzioni o citazioni errate, e chi legge alza la fiducia e abbassa la verifica delle fonti. La differenza con l'intelligenza artificiale analitica: quella classifica e prevede su dati esistenti, la generativa crea. La differenza con l'Agentic AI: la generativa produce un contenuto e si ferma lì, l'agente usa anche strumenti per agire.
Esempio. Il reparto Marketing di un'azienda di cosmetica fa generare trecento schede prodotto in due settimane. La direzione vede subito le ore risparmiate e vede molto più tardi che le indicazioni d'uso non erano state controllate: il lavoro si è spostato dalla scrittura alla verifica, e la verifica non era assegnata a nessuno.
Dove lo trovi, in 6 articoli
vedi Funnel
Un'impressione è una singola visualizzazione di un annuncio o di un contenuto, contata ogni volta che compare sullo schermo di qualcuno.
È l'unità con cui si comprano gli spazi pubblicitari: per ogni impressione la piattaforma presenta un'offerta all'asta. In consiglio è anche il primo indicatore a essere retrocesso, perché dice quante persone hanno visto e lascia aperta la domanda su quanto vale ciò che è entrato.
Esempio. Un'azienda rifà l'elenco degli indicatori del proprio marketing e comincia da ciò che smette di contare: le impressioni grezze, la crescita dei follower, i «mi piace» senza contesto. Al loro posto entrano la profondità del coinvolgimento e lo spostamento del ricordo di marca. Le impressioni restano utili a chi conduce le campagne, per decidere dove intervenire domani, e servono poco a chi decide se quel budget esiste ancora l'anno prossimo.
L'influencer marketing è la collaborazione a pagamento con persone che hanno un pubblico proprio e una relazione di fiducia con quel pubblico.
Negli articoli la scelta si fa con l'ascolto della rete (il social listening, cioè l'analisi di quello che si dice online di un marchio), che individua chi è già compatibile con il marchio e misura quanto coinvolge davvero la sua comunità. Il rischio sta nello stesso meccanismo: dietro compenso una voce può promuovere l'immagine ambientale di un'impresa senza averne verificato le implicazioni, e allarga la portata di un'affermazione che nessuno ha ancora provato.
Esempio. Un marchio di cosmetici confronta due creatori di contenuti con lo stesso numero di iscritti: uno parla di ingredienti da anni, l'altro promuove qualunque settore. L'ascolto della rete mostra che solo il primo ha una comunità che discute i prodotti, e il contratto va lì.
L'infosfera è un concetto del filosofo Luciano Floridi: l'ambiente fatto insieme di atomi e di informazioni in cui oggi viviamo.
Ingegnere del Risultato è il nome con cui Enrico Giubertoni descrive il proprio ruolo: la persona che analizza i processi di un'azienda, individua le perdite di carico e li ottimizza.
Non è un titolo professionale: la parola «ingegnere» descrive un metodo di lavoro, fatto di misura e progettazione, non una laurea.
Esempio. Come in un impianto idraulico, dove la perdita di carico è la pressione che si disperde lungo un tubo mal collegato, in un'azienda l'energia commerciale si disperde nei passaggi fra un reparto e l'altro. L'Ingegnere del Risultato cerca quei punti di dispersione prima di chiedere più spinta.
L'integrazione dei sistemi è il lavoro di far dialogare fra loro i programmi che un'azienda possiede già, perché un dato scritto una volta valga in tutti.
Il punto delicato si chiama giunzione: è il punto in cui due sistemi che nessuno ha progettato insieme si passano un'informazione, e una giunzione senza un proprietario resta invisibile in ogni cruscotto, perché i due sistemi funzionano entrambi e ciò che manca sta nello spazio fra loro. Chi cerca la causa dentro i singoli programmi guarda dalla parte sbagliata.
Esempio. Un'insegna paga campagne che portano le persone su una scheda di prodotto, e la scheda dichiara una disponibilità che il magazzino ha già smentito. Entrambi i reparti hanno fatto bene il proprio lavoro e il cliente compra dal concorrente: l'integrazione dei sistemi si misura in quei passaggi di mano, prima che dentro i programmi.
anche: AI
L'intelligenza artificiale è l'insieme dei sistemi informatici capaci di svolgere compiti che chiedono facoltà cognitive umane: ragionare, capire il linguaggio, riconoscere immagini, imparare dai dati.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il termine arriva quasi sempre accompagnato da una precisazione di metodo: chi la tiene per uno strumento da gestire la riduce a un centro di costo da ottimizzare, mentre il vantaggio competitivo nasce dall'organizzazione che la governa, cioè dall'organigramma, dai ruoli e dalla cultura, prima che dal modello acquistato. È qui che si sbaglia più spesso: comprare una piattaforma è molto più semplice che ridisegnare ruoli, flussi decisionali e responsabilità sui dati.
Esempio. Una direzione compra una licenza, la distribuisce a Marketing e Vendite e annuncia il progetto, mentre ruoli e responsabilità restano quelli di prima. Lo strumento si appoggia sopra un processo rimasto identico, e il progetto pilota si chiude senza aver cambiato una sola decisione.
Dove lo trovi, in 31 articoli
L'Interest Graph è la logica di distribuzione dei contenuti basata sugli interessi dell'utente e non sulle sue connessioni: è il modello di TikTok e dei Reels.
Un'API (application programming interface, l'interfaccia che permette a un programma di dialogare con un altro) è la porta documentata attraverso cui due sistemi si scambiano dati senza che una persona li ricopi.
Un'interfaccia aperta trasforma un prodotto in un ecosistema, perché altri sviluppatori aggiungono servizi che il produttore non aveva immaginato. Il suo peso commerciale si vede per assenza: due sistemi che funzionano benissimo ciascuno per conto proprio si passano il dato a mano, e il passaggio a mano è il punto in cui il dato invecchia.
Esempio. La vetrina digitale di una rete di negozi deve leggere la disponibilità dal gestionale di magazzino. Con un'interfaccia fra i due la promessa sullo schermo regge per tutta la giornata; con un foglio esportato ogni notte, regge fino al primo esaurimento del pomeriggio.
L'iper-personalizzazione è l'offerta costruita sui dati della singola persona, fino alla routine o alla formula su misura.
La ISO/IEC 42001:2023 è lo standard internazionale pubblicato nel dicembre 2023 da ISO (International Organization for Standardization) e IEC (International Electrotechnical Commission).
È il primo standard al mondo sui sistemi di gestione dell'intelligenza artificiale (AI Management System). Specifica i requisiti con cui un'organizzazione che sviluppa, fornisce o usa sistemi di intelligenza artificiale stabilisce, attua, mantiene e migliora nel tempo un sistema di gestione dell'AI: politica e obiettivi, ruoli e responsabilità, valutazione dei rischi e dell'impatto dei sistemi su persone e società, controlli su dati, trasparenza e supervisione umana, monitoraggio e miglioramento continuo. Ha la stessa struttura degli altri standard di sistema di gestione, come la ISO 9001 per la qualità e la ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni, e come questi è certificabile da un ente terzo. Non sostituisce l'AI Act, ma aiuta a dimostrare di aver gestito i rischi in modo strutturato.
Un'isotopia è il filo di significato che attraversa un testo e lo tiene insieme: la ricorrenza di un tema o di un registro che fa sentire come una sola voce pagine scritte in mesi diversi.
Nella comunicazione d'impresa è ciò che permette al sito e al catalogo di sembrare la stessa azienda. Quando si rompe, il lettore fatica a dire perché, e intanto smette di fidarsi.
Esempio. Un'azienda meccanica parla di precisione in ogni pagina del sito, poi manda una promozione scritta come un volantino di supermercato. I due testi sono corretti uno per uno, e insieme rompono l'isotopia su cui poggiava la reputazione.
Il prompt è l'istruzione che si scrive a un sistema di intelligenza artificiale per ottenere una risposta: la domanda, il testo da riscrivere, il compito da svolgere.
Negli articoli di Enrico Giubertoni regge due discorsi distinti. Il primo riguarda il dato riservato o personale che finisce dentro quella finestra ed esce dal perimetro dell'impresa; il secondo riguarda l'ossessione per il prompt perfetto, che tiene i dirigenti sulla maestria tattica mentre il lavoro davanti a loro è strategico.
Esempio. Una responsabile del personale incolla in un servizio gratuito le venti candidature ricevute e chiede una classifica. Quel prompt contiene nomi, recapiti e valutazioni: in dieci secondi il dato personale è uscito dall'azienda, senza base giuridica e senza contratto di trattamento.
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La K-Beauty è la cosmetica coreana, nota per le routine in più passaggi e per l'innovazione negli ingredienti.
KakaoTalk è l'app di messaggistica della Corea del Sud, usata dalla quasi totalità della popolazione. In Corea non è vissuta come una semplice chat: è un social network identitario nazionale, con un coinvolgimento ben più alto dei social network del gruppo Meta, e integra pagamenti, prenotazioni, servizi bancari e funzioni di e-commerce, compreso l'invio di regali fisici.
Le persone vi comprano prodotti, e per questo è diventata il social network di bandiera del paese: chi esporta cosmetici in Corea deve passare da qui.
anche: Indicatori di risultato
Un KPI, sigla di key performance indicator (in italiano indicatore di risultato), è il numero su cui si giudica l'andamento di una funzione aziendale.
In consiglio regge quello che possiede tre proprietà insieme: un denominatore, cioè un rapporto invece di un totale; un perimetro dichiarato, cioè linea di business, canale e periodo di confronto; una voce di conto economico all'altra estremità, cioè un ricavo o un costo che si muove quando l'indicatore si muove. Negli articoli pubblicati la lezione è la sorella di questa: un indicatore quantitativo dice quanto un pubblico si muove, e le ragioni per cui si muove stanno nei dati qualitativi.
Esempio. Cento contatti possono valere meno di venti. Un indicatore che conta i contatti generati lascia quella differenza invisibile; il valore medio per contratto firmato la mostra, ed è il numero che la direzione finanziaria riconosce come proprio.
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anche: Pagina di destinazione
La landing page (in italiano pagina di destinazione) è la pagina su cui arriva chi ha cliccato un annuncio o un collegamento, costruita intorno a una sola azione.
Negli articoli la sua qualità è una questione di flusso logico: la navigazione è volutamente ridotta, quindi ogni elemento deve portare avanti la lettura. Con le risposte generative il suo compito cambia: il consumatore chiede a un assistente di riassumerla, e allora la pagina va scritta anche per essere letta da una macchina che la citerà.
Esempio. Una campagna porta mille visitatori su una pagina che elenca dodici prodotti e ha il menu completo in cima. Riscritta su una sola offerta, con il modulo visibile senza scorrere e la navigazione ridotta all'essenziale, la stessa spesa produce richieste di preventivo invece di visite.
anche: Contatto qualificato
Un lead, e in particolare un lead qualificato (in italiano contatto qualificato), è una richiesta commerciale verificata e pronta da lavorare, con un bisogno riconosciuto e una persona che può decidere.
Enrico Giubertoni lo tratta come il termine su cui due reparti si dividono senza accorgersene: per il marketing basta un nome con un recapito, per le vendite serve la verifica, e le sigle MQL e SQL (Marketing Qualified Lead e Sales Qualified Lead, cioè contatto qualificato dal marketing e contatto qualificato dalle vendite) sembrano una definizione condivisa mentre ne sono due.
Esempio. In un'azienda di servizi industriali la domanda su che cosa contasse come contatto qualificato è rimasta aperta dodici mesi. Il marketing consegnava volumi, le vendite li giudicavano vuoti, e per un anno si è cercato il colpevole a valle, dove mancava il risultato, invece che a monte, dove stava la parola ambigua.
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anche: Contenuto di scambio
Il contenuto di scambio (in inglese lead magnet) è un materiale utile offerto in cambio di un contatto: una guida, un foglio di calcolo, una diagnosi.
Il valore da guardare è quello che riceve chi lo scarica: un materiale che risolve un pezzo del suo problema porta contatti che sanno già di averlo, mentre un materiale generico porta indirizzi che nessuno chiamerà.
Esempio. Un fornitore business-to-business (che vende ad altre imprese) sostituisce la brochure scaricabile con un foglio di calcolo che stima quanto costano i contatti mai lavorati. Chi lo compila arriva alla telefonata con il proprio numero in mano, e la conversazione comincia da un passaggio più avanti.
Il leapfrogging è il salto tecnologico: un paese passa direttamente alla tecnologia più recente saltando le tappe intermedie, come l'Africa arrivata allo smartphone senza passare dal computer.
anche: Modello linguistico di grandi dimensioni
Un LLM, sigla di large language model (in italiano modello linguistico di grandi dimensioni), è un sistema addestrato su enormi quantità di testo che, ricevuta una richiesta, prevede parola dopo parola la risposta più probabile.
È il motore che sta sotto gli assistenti conversazionali come ChatGPT e Gemini, e negli articoli di Enrico Giubertoni ricorre per una conseguenza commerciale precisa: una quota crescente di persone porta lì le ricerche informative che prima faceva su un motore di ricerca. Il limite resta da tenere in vista: il modello impara dai dati con cui è addestrato, quindi ne eredita anche i pregiudizi.
Esempio. Un'azienda di componentistica scopre che i suoi clienti tecnici arrivano da una conversazione con un assistente, che cita tre fornitori fra cui lei non compare. La domanda per la direzione cambia forma: da come salire nella pagina dei risultati a come mettere a disposizione del modello linguistico materiale aziendale attendibile da citare.
La loyalty è la fedeltà del cliente, e con essa i programmi che la alimentano nel tempo.
Il magazzino dei dati, in inglese data warehouse, è l'archivio centrale in cui i dati dei diversi sistemi aziendali vengono raccolti in una forma pensata per essere interrogata e confrontata.
Conviene costruirlo quando l'azienda sa già quali incroci chiede davvero, e aspettarlo prima di cominciare è il modo più comune per perdere un anno: una sola promozione seguita dall'inizio alla fine su un perimetro definito dà una risposta utilizzabile in poche settimane. Quella prima prova indica quali dati vale la pena portare nel magazzino, quindi lo progetta meglio di qualunque riunione preliminare.
Esempio. Una direzione commerciale vuole sapere se lo sconto sul prodotto di punta ha spostato il fatturato del canale o ha solo anticipato ordini che sarebbero arrivati comunque. Una promozione tracciata su venti punti vendita risponde in tre settimane, e proprio quella misura dice quali tabelle del gestionale servono davvero.
Il margine è quello che resta di un ricavo dopo i costi che quel ricavo si porta dietro. Quando serve a misurare il rientro di un investimento la forma che conta è il margine di contribuzione, cioè il ricavo meno i costi variabili, quelli che crescono con il volume venduto.
Enrico Giubertoni ne fa una regola di calcolo: il rientro si calcola sul margine, non sul ricavo, perché un progetto da centomila euro di ricavo con un margine del trenta per cento ne restituisce trentamila l'anno, e sul tempo di rientro la differenza è un fattore tre. Negli articoli pubblicati il termine compare nella forma «marginalità», dove la perdita di marginalità è il costo dell'attesa.
Esempio. Un reparto commerciale chiude una commessa da centomila euro concedendo uno sconto che erode il margine di contribuzione. La cifra entra nel fatturato che si legge in riunione, e la cassa disponibile per assumere un venditore in più resta quella del mese prima.
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vedi Content marketing
vedi Community marketing
Un marketplace è la piattaforma che ospita l'offerta di molti venditori e gestisce per loro la ricerca, il pagamento e spesso la consegna, in cambio di una commissione e del rapporto con il cliente.
Negli articoli è il termine di confronto di ogni negozio proprio: la sua forza è l'efficienza logistica, e un cliente servito male si sposta lì accettando anche un prodotto non originale, purché l'acquisto scorra. Il potere delle piattaforme più grandi è oggi regolato in Europa: il Digital Markets Act (il regolamento europeo sui mercati digitali) impone obblighi a chi controlla l'accesso al mercato, i cosiddetti gatekeeper (i guardiani del varco), per tenere quei mercati equi e contendibili.
Esempio. Un ricambista manda al cliente un codice sbagliato e il cliente tace. Alla necessità successiva cerca su un mercato digitale, dove la consegna è certa, e compra un pezzo non originale. L'impresa perde il cliente senza ricevere un reclamo, quindi senza sapere perché.
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anche: Digital maturity
La maturità digitale (in inglese digital maturity) è il grado in cui il digitale è entrato nelle abitudini di un'organizzazione e del suo mercato, dai processi interni alle attese dei clienti.
Enrico Giubertoni la usa per descrivere il terreno su cui si lavora oggi: dove la maturità digitale è diffusa, la tecnologia smette di distinguere un'impresa dall'altra e la gara torna a giocarsi sulla relazione con il cliente.
Esempio. Due fornitori dello stesso mercato hanno entrambi il sito, l'assistente automatico e i dati dei clienti in ordine: la dotazione tecnologica è la stessa, e a scegliere resta altro. Il cliente, più informato e attento a come vengono trattati i suoi dati, resta con quello che ricorda la conversazione precedente e gli risparmia le domande già fatte. Dove la maturità digitale è diffusa, la fiducia è quello che distingue due offerte equivalenti.
Il media buying è l'acquisto di spazi pubblicitari sui media, oggi soprattutto digitali.
vedi Vanity metric
I micro-momenti sono i brevi istanti in cui una persona prende lo smartphone per sapere, andare, fare o comprare qualcosa.
Il Mobile Money è l'insieme dei servizi di pagamento e di deposito gestiti dal telefono cellulare, come M-Pesa in Africa.
Mobile-only indica i mercati o gli utenti per cui lo smartphone è l'unico punto di accesso a internet e all'economia.
anche: Predictive model
Un modello predittivo usa i dati del passato per stimare un comportamento futuro: chi sta per abbandonare, quanto varrà un cliente nel tempo, quale tendenza sta per crescere.
Negli articoli di Enrico Giubertoni il valore sta in ciò che la previsione consente, cioè intervenire in modo proattivo e mirato mentre la cosa si può ancora cambiare. Nei testi il termine vive quasi sempre nella forma «analisi predittiva», affiancata all'intuito strategico di chi decide.
Esempio. Il gestionale di un'azienda di servizi segnala che un cliente storico ha smesso di chiedere preventivi e che il suo profilo assomiglia a quello di chi ha disdetto negli ultimi due anni. La rete vendita riceve quel nome oggi, invece che nel rapporto di fine trimestre: il modello predittivo ha comprato settimane di vantaggio, e la telefonata la fa comunque una persona.
L'omnicanalità è la condizione in cui una persona passa dal sito al negozio al telefono e trova la stessa storia, perché i sistemi che la servono si parlano.
Negli articoli è una domanda di diagnosi prima di essere un obiettivo: «abbiamo integrato il digitale nella nostra strategia omnicanale?» è una delle tre domande con cui Enrico Giubertoni apre una consulenza. Il punto dove si rompe è la tenuta dei registri, prima della tecnologia: sito, piattaforma pubblicitaria, centralino, registro commerciale (la scheda del cliente tenuta dal commerciale), punto vendita e lettera agli iscritti conoscono ciascuno un pezzo del cliente, e la somma dei sei lascia fuori la persona.
Esempio. Un cliente prova un prodotto in negozio, lo ordina la sera dal telefono e chiama il centralino per la consegna. Tre sistemi registrano tre clienti diversi, e il venditore che lo ha servito allo scaffale resta fuori da tutti e tre. L'omnicanalità si misura lì, sul riconoscimento della stessa persona nei tre passaggi.
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Il marketing one-to-one è quello rivolto alla singola persona invece che a un gruppo.
OnLife è un concetto del filosofo Luciano Floridi: la condizione esistenziale in cui la distinzione fra vita online e offline non ha più senso, perché siamo sempre connessi e il digitale fa parte della vita quotidiana, del corpo e delle relazioni.
La differenza con Phygital: OnLife descrive la condizione della persona e della società, ed è un concetto filosofico e antropologico, mentre Phygital descrive una strategia dell'impresa, ed è un concetto di marketing e di retail. Si usa OnLife per spiegare come vive e decide il consumatore, e Phygital per spiegare come una marca progetta i suoi punti di contatto per quella persona.
L'ottimizzazione della conversione (in inglese CRO, conversion rate optimization) è il lavoro di alzare la quota di visitatori che compiono l'azione attesa, intervenendo sul percorso più che sulla quantità di traffico.
Comincia dall'individuare la barriera vera: a volte sta nel dubbio sul prodotto, più spesso sta nel percorso, e in quel caso portare più persone allo stesso ostacolo moltiplica la perdita.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali a canone ricorrente, business-to-business, oltre 50 milioni di fatturato nel mercato di riferimento, novantotto visitatori a pagamento su cento lasciavano il sito senza nemmeno iniziare il modulo di richiesta, e lo scarto di conversione fra telefono e scrivania era di circa venti volte. Perimetro: linea di core business (l'attività principale, quella da cui arriva la maggior parte del fatturato) sulla rete di ricerca a pagamento, rilevazione diretta del 16 luglio 2026, primo semestre 2026 contro primo semestre 2025. L'ottimizzazione della conversione comincia da quel modulo e dal percorso che ci arriva, e un'esperienza immersiva aggiunta alla scheda prodotto avrebbe lasciato quel numero dov'era.
Il packaging è la confezione del prodotto, che nel digitale deve funzionare anche a schermo.
vedi Landing page
anche: Ricerca a pagamento
La paid search (in italiano ricerca a pagamento) è l'annuncio che compare fra i risultati di un motore di ricerca quando una persona digita una domanda, e si paga a clic.
Negli articoli il termine vive come «rete di ricerca a pagamento» e serve a dichiarare il perimetro di una misura: un ritorno rilevato su quella rete vale lì, e non sull'intero investimento pubblicitario dell'impresa.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali il ritorno sulla spesa pubblicitaria cresce del 25% sulla linea di offerta che regge il fatturato, misurata sulla rete di ricerca a pagamento, mentre il ritorno dell'intero investimento pubblicitario resta in parte sotto la soglia di pareggio. Il numero e il suo perimetro viaggiano attaccati.
anche: Punto di dolore
Il pain point (in italiano punto di dolore) è il problema concreto che rallenta il lavoro di una persona o di un reparto e che pesa abbastanza da spingere a cercare una soluzione.
Serve a decidere da dove si parte: l'errore più frequente è scegliere lo strumento digitale prima di avere individuato il punto di dolore, e in quel modo si compra la soluzione al problema di un'altra azienda.
Esempio. In un progetto di abilitazione della forza vendita i punti di dolore si raccolgono con un audit (l'esame sistematico di come si lavora oggi) e con sessioni di ascolto individuali e di gruppo, prima di scegliere qualunque strumento. Solo dopo quell'analisi entrano gli strumenti digitali, scelti per risolvere i problemi emersi: in quel progetto i punti di dolore si trasformarono in contatti più qualificati e in un supporto personalizzato alla forza vendita.
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vedi Customer journey
Performance Systems Architect™ è il ruolo con cui Enrico Giubertoni definisce il proprio lavoro: progettare le infrastrutture di ricavo delle imprese B2B, cioè l'architettura che collega dati, Marketing, Vendite e Direzione al fatturato.
Il termine descrive una funzione e non un titolo: si interviene sul sistema che produce il risultato, non sul singolo strumento.
Esempio. Un'azienda ha un CRM (il gestionale dei clienti), un'agenzia per le campagne e una rete di venditori, e nessuno dei tre sa che cosa fanno gli altri due. Il lavoro di un Performance Systems Architect™ comincia dai collegamenti fra le parti, prima che dalle parti.
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Phygital è l'unione di physical e digital: la strategia con cui una marca integra punto vendita fisico e canali digitali in un'unica esperienza d'acquisto, per esempio lo specchio intelligente in negozio, l'app che riconosce il cliente in cassa o la prova virtuale prima dell'acquisto in profumeria.
La differenza con OnLife: Phygital è la risposta operativa dell'impresa, OnLife è la condizione della persona a cui quella risposta si rivolge.
La pianificazione è il lavoro con cui obiettivi, tempi, risorse e responsabilità vengono fissati prima dell'esecuzione, e negli articoli italiani torna come piano di marketing e, per gli spazi pubblicitari, come media planning (la pianificazione dei mezzi su cui comprare pubblicità); nei testi inglesi la stessa cosa si chiama planning.
Serve a rendere ripetibile ciò che altrimenti dipende dall'improvvisazione di chi c'è quel giorno. Il segno di una pianificazione vera sta nei collegamenti: una campagna pensata per conto suo funziona una volta, la stessa campagna dentro un piano di marketing più ampio regge anche la volta dopo.
Esempio. Una vendita lampo (in inglese flash sale, lo sconto forte aperto per poche ore) riesce quando obiettivo, scorte, prezzi, avvisi ai clienti e turni di magazzino sono decisi prima: alzare il fatturato e liberare un magazzino sono due piani diversi, con due assortimenti diversi. Improvvisata sull'entusiasmo, la stessa promozione svuota gli articoli più venduti e insegna ai clienti ad aspettare lo sconto.
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anche: Portafoglio di trattative
La pipeline (in italiano portafoglio di trattative) è l'insieme delle trattative aperte, ciascuna con un valore atteso e una fase di avanzamento.
Risponde a una domanda sola: quanto si potrebbe vendere se le trattative in corso andassero come sembrano andare. Enrico Giubertoni lo tiene distinto dagli altri due numeri con cui viene confuso: il budget dice quanto si vorrebbe vendere, il portafoglio quanto si potrebbe, la previsione di vendita quanto si venderà.
Esempio. Un direttore commerciale porta in consiglio un portafoglio da due milioni e lo presenta come previsione. Dentro ci sono trattative ferme da nove mesi con la fase mai aggiornata: la previsione nasce già sbilanciata dal lato dell'ottimismo, e il consiglio decide gli investimenti su quella.
vedi Pipeline
Il posizionamento (in inglese positioning) è il posto che un'offerta occupa nella testa di chi compra, costruito con il messaggio, la proposta di valore e l'identità di marca.
Negli articoli di Enrico Giubertoni la stessa parola porta anche il significato tecnico di posizione ottenuta nei risultati dei motori di ricerca, e conviene chiarire subito quale dei due si sta usando: il primo si decide in direzione, il secondo si misura ogni settimana.
Esempio. Prima di riscrivere il messaggio, si guarda come i concorrenti hanno cambiato il proprio negli ultimi dieci anni, consultando l'archivio storico delle pagine web. Si vede quali segmenti hanno lasciato e quali promesse hanno abbandonato: quello spazio rimasto vuoto è il posizionamento su cui vale la pena costruire.
La Precision Cosmetics, cioè la cosmetica di precisione, è l'insieme di prodotti e routine calibrati sui dati biologici e sul contesto della singola persona.
vedi Modello predittivo
Il pricing è la definizione del prezzo e della sua strategia.
Il processo decisionale è la catena che porta da un dato a un atto: chi lo guarda, con quale metro lo legge, chi ha l'autorità di scegliere e in quanto tempo.
L'espressione vale su due fronti: il processo decisionale dell'azienda e quello del cliente, che negli articoli sulla chat con intelligenza artificiale è ciò che un assistente virtuale comprende, assiste e potenzia. Negli articoli italiani la forma è questa, mentre nei testi inglesi la stessa cosa si chiama decision making; accanto compare l'aggettivo data-driven (guidato dai dati), riferito all'azienda in cui la decisione parte dalla misura invece che dall'opinione di chi parla più forte. La parte delicata è la velocità: un processo decisionale lento trasforma un dato fresco in una constatazione tardiva.
Esempio. Il gestionale dei clienti segnala che un cliente storico ha smesso di chiedere preventivi. Se il segnale raggiunge il venditore soltanto con il rapporto di fine mese, la decisione è formalmente basata sui dati e in pratica arriva dopo la firma di un concorrente.
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La profilazione è la costruzione del profilo di una persona a partire dai dati che ha lasciato, allo scopo di prevederne il comportamento futuro.
Nel marketing è ciò che permette di rivolgere un messaggio a segmenti di pubblico specifici invece che a un indirizzario intero; nell'apprendimento automatico (i sistemi che imparano dagli esempi) è il compito su cui si misura la qualità dei dati di partenza, perché un profilo vale quanto valgono i dati che lo hanno costruito. Porta con sé un vincolo giuridico esplicito: profila chi sa dire da dove arriva ogni campo e con quale base giuridica lo tratta.
Esempio. Un'azienda cosmetica ricava dall'ascolto delle conversazioni in rete la composizione demografica e la posizione geografica delle proprie community, e decide su quali province concentrare la distribuzione. Qui la profilazione resta anonima e serve a una scelta di rete commerciale, prima ancora che a un messaggio personalizzato.
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vedi Buyer persona
vedi Value proposition
vedi Display advertising
vedi Touchpoint
vedi Pain point
vedi Gain point
Il Quantum Leap è il passaggio da un'intelligenza artificiale che assiste a un'architettura che prevede. Enrico Giubertoni usa il termine per il salto evolutivo che separa l'impresa che automatizza i compiti da quella che anticipa i segnali.
Esempio. Un assistente che riassume le riunioni fa risparmiare tempo; un sistema che avvisa il Board prima che un cliente importante se ne vada cambia le decisioni. Il Quantum Leap è la distanza fra i due.
La Real World Evidence è l'insieme delle evidenze raccolte sull'uso reale del prodotto dopo la vendita, invece che in laboratorio.
anche: Augmented Reality
La Realtà Aumentata è la tecnologia che sovrappone elementi digitali all'immagine reale, per esempio un rossetto sul volto inquadrato dalla fotocamera.
anche: Virtual Reality
La Realtà Virtuale è la tecnologia che immerge l'utente in un ambiente interamente digitale.
La reciprocità è la spinta a restituire ciò che si è ricevuto, e nel marketing si attiva offrendo valore reale prima di chiedere qualcosa in cambio.
Una community aziendale (un gruppo di clienti o di appassionati che si parlano fra loro attorno a un marchio) vive di questo: i membri che ricevono aiuto lo restituiscono agli altri, e il valore che circola cresce senza che l'azienda debba produrlo tutto da sola.
Esempio. Quechua, il marchio di Decathlon per le attività all'aperto, tiene una community di appassionati che si scambiano consigli e soluzioni, e Decathlon si limita a facilitare quello scambio: ne ricava fedeltà e contenuti autentici. Il valore che circola lo producono i membri che restituiscono l'aiuto ricevuto.
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vedi Ricavo ricorrente
Il GDPR (general data protection regulation, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, Reg. UE 2016/679) è la legge che dal maggio 2018 governa in tutta l'Unione Europea l'uso dei dati riferiti a persone identificabili.
Si applica oggi e senza gradualità, quindi vale anche per il dato personale che un dipendente incolla dentro un servizio di intelligenza artificiale scelto da nessuno. L'articolo 22 dà a chi subisce una decisione automatizzata tre diritti: ottenere l'intervento di una persona, esprimere la propria posizione, contestare l'esito.
Esempio. Uno screening di candidature fatto con uno strumento personale produce effetti su persone reali senza controllo e senza tracciabilità. Gli obblighi dell'AI Act (il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, Reg. UE 2024/1689) sui sistemi ad alto rischio dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, arrivano il 2 dicembre 2027, mentre il regolamento sui dati personali vale da otto anni: la domanda da portare in direzione riguarda chi, in azienda, sa dire origine, proprietario e base giuridica di ogni campo che un modello legge.
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vedi AI Act
La Relazione Aumentata è la quarta fase del Funnel Cosmetico Aumentato: la cura del cliente dopo la vendita e il ritorno dei dati d'uso alla ricerca e sviluppo.
vedi Retargeting
La reputazione (in inglese reputation) è il giudizio che circola su un'impresa quando l'impresa è fuori dalla stanza, formato dalle recensioni, dalle conversazioni online e dalle esperienze che i clienti si raccontano fra loro.
Si governa ascoltando e rispondendo, e si misura nel tempo: le crisi passate lasciano tracce consultabili anni dopo, e il modo in cui sono state affrontate pesa sulla crisi successiva.
Esempio. Un'impresa attiva l'ascolto delle conversazioni online (in inglese social listening) e legge in tempo reale il sentimento, cioè il tono positivo o negativo di ciò che si dice attorno alle proprie parole chiave: vede subito se la percezione gira al negativo e su quali componenti del prodotto, e corregge prima che il fenomeno si allarghi, invece di decidere su supposizioni. Chi prepara il piano rilegge anche le versioni archiviate del sito, per vedere come l'azienda aveva risposto alla contestazione di qualche anno prima.
anche: Remarketing
Il retargeting, negli articoli scritto remarketing, è la pubblicità che torna davanti a chi ha già visitato un sito o toccato un prodotto, e sceglie il messaggio in base a quel comportamento.
Negli articoli compare fra le cose che gli algoritmi orchestrano da soli, a partire dal comportamento di chi compra rilevato mentre accade. La differenza fra un richiamo utile e un'insistenza fastidiosa sta nel dato che l'annuncio porta con sé.
Esempio. Un cliente mette un ricambio nel carrello e si ferma prima del pagamento. Il giorno dopo vede un annuncio di quel ricambio con il tempo di consegna del magazzino più vicino, letto dal gestionale: lo stesso spazio pubblicitario, con dentro un dato di disponibilità vero, smette di essere un promemoria e diventa una risposta.
Il Revenue Blueprint™ è il protocollo proprietario di Enrico Giubertoni per eliminare gli attriti che separano l'attività commerciale dal fatturato.
È un intervento strutturale, non un ritocco: la mappa su cui si allineano Marketing, Vendite e Direzione, e con cui si governa anche l'intelligenza artificiale.
Esempio. Governare l'intelligenza artificiale, per chi decide, significa assicurarsi che ogni algoritmo sia sincronizzato con il Revenue Blueprint™ aziendale: uno strumento che non serve quella mappa aggiunge un attrito invece di toglierlo.
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anche: Recurring revenue
Il ricavo ricorrente (in inglese recurring revenue) è la parte di fatturato che si rinnova da sé a scadenze fisse, per contratto o per abbonamento, invece di dipendere da una vendita nuova ogni volta.
Nel metodo di Enrico Giubertoni è il metro con cui si misura l'abbandono dei clienti: accanto al numero di clienti usciti si mette la quota di ricavo ricorrente uscita nello stesso periodo, perché la perdita di due contratti grandi non si vede in un conteggio fatto sulle teste.
Esempio. Un'azienda di servizi industriali lavora a canone annuale. In un trimestre perde dieci clienti piccoli e due contratti importanti: il conteggio dei clienti segnala un calo modesto e la quota di ricavo ricorrente uscita racconta la perdita vera, quella che il budget dell'anno dopo dovrà coprire.
vedi Paid search
La ricerca conversazionale è la ricerca di informazioni con domande in linguaggio naturale rivolte ad assistenti di intelligenza artificiale, al posto delle parole chiave.
anche: Social proof
La riprova sociale (in inglese social proof) è il principio per cui si giudica più valida una scelta compiuta da un numero elevato di altre persone, descritto da Robert Cialdini in «Le armi della persuasione».
Nel marketing digitale si costruisce portando il pubblico giusto davanti ai propri messaggi, perché recensioni, commenti e «Mi piace» diventano il segnale che rassicura chi deve decidere.
Esempio. Una viaggiatrice appassionata di Oriente teneva un blog e un piccolo negozio online, e le vendite salirono quando cominciò a promuovere i propri racconti con le inserzioni social; quando spostò la spesa dai racconti ai soli prodotti le vendite crollarono, e tornarono appena riprese a promuovere i racconti. Con la riprova sociale si vende il perché delle proprie scelte, e la vendita arriva di conseguenza.
Il ritorno sulla spesa pubblicitaria (in inglese ROAS, return on ad spend) è il rapporto fra il fatturato che una campagna genera e la cifra spesa per farla girare.
Il numero vale con il suo perimetro accanto: una linea di prodotto, un canale, un periodo. Il ritorno si legge dove il denaro è stato spostato, e la media dell'intera azienda lo nasconde. Negli articoli pubblicati serve a confrontare una piattaforma pubblicitaria con le altre, a parità di categoria di prodotto.
Esempio. In un'impresa di servizi industriali a canone ricorrente, business-to-business, oltre 50 milioni di fatturato nel mercato di riferimento, la spesa pubblicitaria viene spostata sulla sola linea di core business (l'attività principale, quella da cui arriva la maggior parte del fatturato) sulla rete di ricerca a pagamento. Rilevazione diretta del 16 luglio 2026, primo semestre 2026 contro primo semestre 2025: il ritorno sulla spesa di quella linea sale del 25% e sta sopra la soglia di pareggio, mentre il ritorno dell'intero investimento pubblicitario resta in parte sotto quella soglia. I due numeri sono veri insieme, e la differenza fra loro è il perimetro dichiarato. I valori assoluti sono piccoli, quindi la percentuale è un segnale e non una legge.
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Il ROI (return on investment, il ritorno sull'investimento) misura quanto rende una somma investita rispetto a quanto è costata, ed è la sigla che negli articoli compare più spesso quando si parla di rendimento del marketing.
Chi decide il budget la usa come una domanda in tre parti: quanto costa, che cosa ha prodotto, che cosa succede se lo tagliamo. Una campagna che cresce in visibilità e lascia fermo il fatturato ha risposto a una parte sola.
Esempio. Il responsabile marketing di un'impresa manifatturiera porta in consiglio l'aumento delle interazioni sui social e il direttore finanziario chiede quanto vale in denaro quella crescita. Il ritorno sull'investimento entra in consiglio quando arriva con una cifra che esiste già nei documenti dell'amministrazione e che il marketing dimostra di avere spostato.
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anche: Abilitazione della rete vendita
Il sales enablement (in italiano abilitazione della rete vendita) è il processo continuo con cui l'azienda mette a disposizione dei venditori tutto ciò che serve per lavorare una trattativa: strumenti, contenuti, formazione e, oggi, le indicazioni che arrivano dall'intelligenza artificiale.
Enrico Giubertoni la descrive come un lavoro sulla cultura e sui processi prima che sul software: comprata come strumento, fallisce come strumento.
Esempio. Un direttore vendite introduce un assistente automatico per preparare le visite, e la rete continua a presentare l'offerta come prima, perché i materiali che il venditore usa davanti al cliente sono rimasti quelli del catalogo. L'abilitazione comincia dall'ascolto di ciò che i venditori fanno ogni giorno, e da lì decide quali contenuti riscrivere.
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La scarsità è la leva per cui un'offerta disponibile per poco tempo o in poche unità viene percepita come più desiderabile.
Poggia sulla FOMO (fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa) e va maneggiata con misura: l'impresa che costruisce tutto il proprio modello sulla scarsità resta scoperta quando il mercato si sposta sull'abbondanza.
Esempio. In una vendita lampo (flash sale) la durata limitata e la disponibilità ridotta creano urgenza, l'accesso riservato agli iscritti aggiunge esclusività e lo sconto temporaneo alza il valore percepito senza svalutare il listino. Blockbuster aveva costruito i propri negozi sulla scarsità e sui grandi successi, e Netflix vinse con l'opposto, l'abbondanza e la personalizzazione.
anche: AOV (Average order value), Valore medio dell’ordine
Lo scontrino medio (in inglese average order value, AOV) è il valore medio di un singolo acquisto, cioè il fatturato diviso per il numero di scontrini o di ordini.
Dice che cosa è successo alla cassa, e le ragioni per cui è successo stanno nei segnali a monte: ingressi, rapporto fra chi entra e chi compra, tempo di permanenza. Su quei segnali si può intervenire la settimana dopo.
Esempio. La sede di una catena misura iscrizioni, presenze e gradimento dei corsi rivolti alla rete di vendita; il negozio misura scontrino medio e riassortimento. Ciascuno misura ciò che controlla, il tratto che unisce le due misure resta senza padrone, ed è esattamente il tratto in cui il denaro si perde.
La segmentazione è la divisione di un pubblico in gruppi omogenei, per rivolgersi a ciascun gruppo con un messaggio pertinente invece che a tutti con lo stesso.
I criteri si sono spostati dall'anagrafica al comportamento effettivo, perché un gruppo costruito su età e provincia predice l'acquisto molto meno di un gruppo costruito su ciò che le persone hanno fatto davvero. Il suo limite si vede quando viene presentata come personalizzazione: un messaggio uguale per tutto il gruppo parla a un insieme, mentre chi lo riceve si aspetta una conversazione con sé.
Esempio. Una farmacia con un programma fedeltà può dividere i clienti per fascia d'età, oppure per ciò che comprano al cambio di stagione. Il secondo taglio fa partire una comunicazione che arriva nella settimana in cui quel bisogno esiste, il primo fa partire una comunicazione che arriva a tutti nello stesso giorno.
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Un segno è qualcosa che sta al posto d'altro: una parola, un'immagine, un colore, un gesto che chi riceve legge come portatore di un significato.
Nei testi di Enrico Giubertoni il senso tecnico compare in un punto preciso: Pinterest (la piattaforma di immagini che le persone usano per cercare ispirazione prima di comprare) è descritto come un social network basato sul segno grafico, con utenti emotivamente coinvolti dal segno grafico e dalle immagini impattanti e per questo più propensi all'acquisto. La conseguenza pratica è che il significato lo assegna chi guarda.
Esempio. Un'azienda rifà il listino e sposta gli sconti dalla colonna «promozione» alla colonna «condizioni riservate». I numeri restano gli stessi, il segno cambia, e la rete di venditori smette di trattare quel prezzo come un cedimento.
La semiotica è la disciplina che studia come i segni producono significato: come un testo, un'immagine o una schermata dicano più di quello che mostrano, e con quale meccanismo.
Enrico Giubertoni viene da lì: la formazione universitaria a Torino e la collaborazione con il Centro Ricerche Semiotiche stanno all'origine del modo in cui legge il marketing digitale, dove l'analisi del significato precede la scelta del canale. Applicata al marketing, serve a capire perché un messaggio corretto nei fatti può essere letto in un altro modo.
Esempio. Due campagne annunciano lo stesso sconto: la prima lo chiama «ultimi pezzi», la seconda «errore di listino». L'informazione è identica, la lettura cambia, e la semiotica è lo strumento con cui si prevede quella differenza prima di spendere il primo euro.
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anche: Posizionamento nei motori di ricerca
La SEO, sigla di search engine optimization (in italiano ottimizzazione o posizionamento nei motori di ricerca), è il lavoro che rende una pagina trovabile quando qualcuno cerca.
Riguarda le parole con cui il contenuto è scritto, la struttura del sito e i collegamenti interni, e si giudica su quante volte quella pagina viene letta, più che sul gusto di chi l'ha scritta. Negli articoli la disciplina si sta spostando: quando la risposta la scrive un'intelligenza artificiale, la battaglia per la visibilità diventa il grounding, cioè far sì che i propri dati aziendali siano la base su cui il modello costruisce la risposta.
Esempio. Un'impresa con dieci punti vendita scopre che le ricerche che portano fatturato contengono il nome della città: la scheda del negozio, gli orari e le pagine locali pesano più della pagina principale (la homepage), e il lavoro sul posizionamento comincia da lì.
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Shadow AI, alla lettera «AI ombra», è l'uso di strumenti di intelligenza artificiale dentro un'impresa senza che l'impresa li abbia scelti, autorizzati o censiti: il dipendente entra nella versione gratuita di un servizio che tutti conoscono, incolla il testo su cui sta lavorando e chiede una riscrittura.
Il nome fa pensare a qualcosa di clandestino, ed è il primo equivoco da smontare: quasi sempre c'è una persona con un lavoro ripetitivo da chiudere entro sera. Enrico Giubertoni ne rovescia il segno: la pratica produce esposizione e va governata, mentre il segnale che la genera è la migliore ricerca interna sui processi che l'azienda abbia mai avuto, e non l'ha pagata nessuno.
Esempio. In un'impresa di ottanta persone tre impiegate dell'amministrazione smettono di compilare a mano il riepilogo settimanale degli ordini e lo fanno generare da un servizio gratuito. Ogni volta che una persona automatizza un pezzo del proprio lavoro indica con precisione dove il processo aziendale perde tempo: chi punisce la pratica tiene l'esposizione e butta via la mappa.
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La Signal Intelligence™ è l'estrazione dei segnali d'acquisto dal rumore dei dati aziendali, per trasformarli in decisioni prima della concorrenza.
Enrico Giubertoni, che ha coniato il termine, la descrive come la capacità del Marketing di fornire al Board non dei report, ma dei vantaggi predittivi.
Esempio. Lo stesso gestionale può fare da archivio o da radar: da archivio registra gli ordini arrivati, da radar segnala il cliente storico che ha smesso di chiedere preventivi, e riduce il tempo fra il primo segnale e la firma. Nel commercio al dettaglio, il punto vendita diventa anche un punto di raccolta dati per la Signal Intelligence™.
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vedi Compartimenti stagni
La simpatia (in inglese liking) è la disponibilità a farsi convincere da chi si percepisce vicino, per somiglianza, cortesia o familiarità.
Nella vendita accorcia la distanza con il cliente e apre la conversazione. Fra due reparti serve il passo successivo: l'allineamento si regge sui confini scritti e sulle misure con cui ciascuna funzione viene valutata, ed è lì che si interviene.
Esempio. Marketing e Vendite si accusano a vicenda: il primo è misurato sul volume dei contatti, il secondo sul fatturato chiuso, e il tratto che unisce i due numeri non sta in nessuna scheda obiettivi. La riunione fra i due responsabili produce cordialità e ognuno torna al proprio pezzo di processo; cambiare la misura condivisa cambia il comportamento di entrambi i reparti.
anche: Organizational Synchrony
La Sincronia organizzativa (in inglese Organizational Synchrony) è la condizione in cui i reparti di un'azienda leggono i dati che prima non riuscivano a leggere o a interpretare, ne danno un'interpretazione corretta e si organizzano perché quell'interpretazione diventi stabile.
Enrico Giubertoni usa il termine per descrivere il proprio lavoro con le direzioni: non aggiungere dati, ma far sì che tutti li leggano allo stesso modo.
Esempio. Marketing e Vendite guardano lo stesso calo di ordini: per il primo è colpa dei prezzi, per il secondo delle campagne. Finché ciascuno legge il dato a modo suo, nessuno interviene. La Sincronia organizzativa comincia quando i due reparti concordano che cosa il dato dice e fissano quella lettura nel modo di lavorare.
anche: Service level agreement
Lo SLA, sigla di service level agreement (in italiano accordo sul livello di servizio), è un impegno scritto e misurabile su che cosa si consegna, entro quando e con quale qualità.
Nel marketing è l'accordo fra Marketing e Vendite: il Marketing si impegna a consegnare un certo numero di lead qualificati secondo una definizione condivisa, le Vendite si impegnano a contattarli entro un tempo stabilito e a dire che fine hanno fatto. Senza SLA ogni reparto giudica l'altro con il proprio metro; con lo SLA il contatto che si perde fra i due ha un responsabile e un orario.
Esempio. Lo SLA di un'azienda B2B stabilisce che ogni richiesta di preventivo arrivata dal sito venga richiamata entro quattro ore lavorative, e che il venditore registri l'esito nel CRM (il gestionale dei clienti) entro una settimana. Al primo mese si scopre quante richieste restavano senza risposta, un numero che prima nessuno aveva mai visto.
Uno Smart Assistant è un assistente vocale domestico connesso, come Amazon Alexa o Google Nest.
Gli Smart Glasses sono occhiali connessi che scattano foto, girano video e dialogano con l'intelligenza artificiale.
Gli Smart Mirrors sono gli specchi intelligenti nei punti vendita, che permettono di provare virtualmente i prodotti.
anche: Pubblicità sui social
Le social ads, o social advertising (in italiano pubblicità sui social), sono lo spazio a pagamento comprato dentro una piattaforma sociale per portare un messaggio davanti a un pubblico scelto per interessi e comportamenti.
Negli articoli compare con la forma «social ads» (gli annunci a pagamento dentro le piattaforme sociali), e il criterio che conta è chi vede il messaggio, deciso prima di quante persone lo vedono. L'effetto misurabile arriva dopo: l'approvazione pubblica di chi lo riceve diventa riprova sociale, e la vendita ne è la conseguenza.
Esempio. Una persona apre un blog sulla propria passione e ci affianca un piccolo negozio online, poi usa i social ads per portare i propri contenuti davanti a un pubblico di appassionati. Like, condivisioni e commenti costruiscono la riprova sociale, e gli ordini arrivano dopo: quando la spesa si sposta dai contenuti ai soli prodotti le vendite scendono, perché quello che convince è il perché delle scelte.
Il Social Graph è la logica di distribuzione dei contenuti basata sulle connessioni: si vedono i contenuti di chi si conosce o si segue.
Il social listening è l'ascolto e l'analisi di ciò che le persone dicono di una marca o di un tema sui social.
Il social media marketing è l'insieme delle attività con cui un'impresa costruisce presenza, relazione e vendita dentro le piattaforme sociali.
Negli articoli ha il rango degli altri canali: per la farmacia contemporanea Enrico Giubertoni lo chiama «una leva strategica fondamentale per la crescita e la rilevanza», e quando arriva l'intelligenza artificiale la affianca a queste attività invece di metterla al loro posto. Il suo motore è la condivisione fra pari: chi condivide un contenuto ci mette la propria reputazione, e per questo il coinvolgimento dei clienti pesa più della dimensione del pubblico raggiunto.
Esempio. Una farmacia apre un profilo e pubblica le offerte della settimana, poi comincia a rispondere in pubblico alle domande sui prodotti. I clienti condividono le risposte e lasciano stare le offerte, perché condividere qualcosa di utile mette in gioco anche il loro nome.
vedi Riprova sociale
SPES è l'insieme dei criteri di qualità del prodotto cosmetico: Sicuro, Piacevole, Efficace, Stabile.
Lo storytelling è la costruzione di una storia in cui il pubblico si riconosce e che lega l'impresa a chi compra oltre la funzione del prodotto.
Il suo motore è il viaggio: il cliente è l'eroe che passa da uno stato di mancanza a uno di soddisfazione, e il prodotto è l'aiutante che rende possibile quel passaggio. Il corporate storytelling (il racconto che l'azienda fa di se stessa) funziona quando dichiara valori in cui una comunità può identificarsi, e si spegne quando elenca la cronologia della fondazione.
Esempio. Un produttore di macchine per il caffè può raccontare i suoi trent'anni di attività, oppure la mattina del barista che apre alle cinque e ha novanta secondi per servire il primo cliente. La seconda storia contiene gli stessi dati tecnici e li fa ricordare.
La Strategic Blindness è la cecità di chi ha i dati sotto gli occhi e non ha le lenti per leggerli. Enrico Giubertoni la usa per descrivere le organizzazioni con un CRM ricco e una pipeline (l'elenco delle trattative in corso) povera.
Esempio. I dipendenti usano già l'intelligenza artificiale per lavorare, e l'azienda non sa chi, né con quali dati: l'informazione esiste, ma nessuno la guarda. È la Strategic Blindness nella sua forma più costosa.
Una super-app è un'applicazione che riunisce in un unico ambiente messaggistica, pagamenti e servizi, come KakaoTalk o WeChat.
La supply chain è la catena di approvvigionamento, dalle materie prime al prodotto consegnato.
anche: Conversion rate
Il tasso di conversione è la quota di persone che compiono l'azione attesa sul totale di quelle che hanno avuto l'occasione di compierla: acquisti su visite, richieste su ingressi in negozio, contratti su contatti consegnati alle vendite.
Cambia significato a seconda di dove si taglia il rapporto, quindi numeratore e denominatore vanno dichiarati ogni volta. È uno degli indicatori quantitativi che dicono quanto un pubblico si muove, e le ragioni per cui si muove stanno nei dati qualitativi.
Esempio. Una rete di punti vendita legge quattro indicatori insieme: afflusso, tasso di conversione, scontrino medio e vendite totali. Un calo di vendite con afflusso stabile è un problema di conversione, con conversione stabile è un problema di traffico, e la combinazione dice in quale reparto sta la causa.
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Un test A/B è il confronto fra due versioni della stessa cosa, mostrate a due gruppi di persone simili per vedere quale ottiene il risultato migliore.
Sostituisce un'opinione con una misura, e il suo valore dipende dall'avere scelto prima quale numero conta e quanto a lungo si aspetta.
Esempio. Il responsabile e-commerce di un'azienda usa l'archivio storico del web per ricostruire come i concorrenti hanno cambiato negli anni le proprie chiamate all'azione. Quelle varianti sono test A/B già fatti da altri, e leggerle indirizza i test che conviene fare sul proprio sito.
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vedi Dati di terze parti
Il time-to-market è il tempo che serve per portare un prodotto dall'idea al mercato.
Il tono di voce è il modo in cui un'impresa parla: le parole che sceglie e il grado di confidenza che si prende, cioè quello che resta costante mentre i contenuti cambiano.
Nei testi compare anche come brand voice (la voce della marca) e serve a tenere armonica la comunicazione su canali diversi, adattando la forma a ciascuno e mantenendo la stessa identità. Vive nelle occasioni minori: negli articoli il tono di voce del Customer Service (l'assistenza clienti) ottiene quello che si chiede all'ultima tecnologia, cioè semplificare e velocizzare un servizio.
Esempio. La stessa azienda risponde a un reclamo con «la pratica è stata presa in carico dall'ufficio competente», oppure con «me ne occupo io, le scrivo entro domani». Il contenuto è identico, e il tono di voce dice al cliente chi c'è dall'altra parte.
anche: Punto di contatto
Un touchpoint (in italiano punto di contatto) è ogni occasione in cui una persona incontra il marchio: la pagina trovata in ricerca, la chat sul sito, lo scaffale del negozio, la telefonata all'assistenza, il messaggio dopo la consegna.
Enrico Giubertoni li tratta come sensori oltre che come vetrine, perché ciascuno produce un dato, e il compito di chi guida il Marketing è orchestrarli perché raccontino tutti la stessa azienda.
Esempio. Una catena di negozi promette sul sito il ritiro in giornata, il commesso alla cassa non vede l'ordine e l'assistenza risponde dopo due giorni. Sono tre punti di contatto e tre versioni della stessa impresa: il cliente ricorda la peggiore e la racconta agli altri.
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Il tracciamento, in inglese tracking, è la registrazione delle azioni che una persona compie, in modo che ogni risultato si possa ricondurre a ciò che lo ha prodotto.
Lo esegue un frammento di codice che la pagina carica apposta per segnalare a una piattaforma esterna l'azione appena avvenuta, e che di solito vive dentro un gestore dei tag. Il punto in cui si rompe è il contatto che lascia il minimo di traccia: la telefonata al negozio ha l'intenzione d'acquisto più alta e la tracciabilità più bassa, quindi il canale che la genera nei cruscotti risulta muto.
Esempio. Una rete di punti vendita compra ricerche locali e misura i clic, mentre le richieste arrivano al telefono del negozio e finiscono su un foglio accanto alla cassa. Chi risponde del budget vede il costo e resta cieco sull'ordine, e il rimedio comincia da una domanda sola: chi scrive la fonte nel momento in cui quella chiamata diventa una trattativa.
La trasformazione digitale (in inglese digital transformation) è il processo con cui un'azienda integra le tecnologie digitali in tutte le sue aree e cambia il modo in cui opera e consegna valore ai clienti.
Enrico Giubertoni ne elenca quattro pilastri, e il primo è quello che l'elenco tradizionale lascia fuori: cultura, persone, processi, tecnologie. La cultura d'impresa fa da motore o da freno, e dove resta ferma anche l'investimento tecnologico più grande produce poco.
Esempio. Un'impresa acquista un gestionale dei clienti evoluto e lascia invariati gli obiettivi dei venditori, che restano misurati sui contratti del mese. I dati entrano nel sistema a fine trimestre, tutti insieme e a memoria, e della trasformazione digitale resta il costo della licenza.
vedi Fiducia
L'Unified Commerce è la piattaforma dati unica in cui canale fisico e digitale non sono più separati.
L'up-selling è la proposta al cliente di un prodotto di valore superiore o aggiuntivo.
anche: LTV (Lifetime value), CLV (Customer lifetime value)
Il valore del cliente nel tempo (in inglese customer lifetime value, abbreviato CLV, oppure lifetime value, abbreviato LTV) stima il profitto totale che un'impresa può aspettarsi da un singolo cliente per tutta la durata della relazione.
Serve a decidere quanto conviene spendere per acquisirlo: sta dall'altra parte del costo di acquisizione, e con quel solo numero davanti la spesa si giudica sul prezzo dell'ingresso.
Esempio. Un'impresa di servizi a canone ricorrente scopre che i clienti arrivati da un canale costano poco e disdicono presto, mentre quelli arrivati da un altro costano il doppio e restano anni. Il costo di acquisizione premia il primo canale, il valore del cliente nel tempo premia il secondo, e la decisione si prende leggendo i due numeri insieme.
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vedi Scontrino medio
Il valore percepito è quanto vale un prodotto agli occhi del cliente, indipendentemente dal suo costo.
anche: Proposta di valore
La value proposition (in italiano proposta di valore) è la ragione per cui un cliente sceglie una certa offerta invece di un'altra, detta in modo che lui la riconosca come propria.
Enrico Giubertoni ci fa rientrare anche il modo in cui l'azienda si fa raggiungere: la facilità con cui gestisce una richiesta arrivata da un canale digitale è parte di ciò che il cliente sta comprando, e viene giudicata insieme al prodotto.
Esempio. Due fornitori di macchinari offrono lo stesso modello allo stesso prezzo. Il primo risponde al modulo del sito in ventiquattro ore con un preventivo leggibile, il secondo telefona dopo una settimana chiedendo di ripetere i dati già inviati. La proposta di valore percepita è già diversa, e nessuno dei due ha ancora parlato di specifiche tecniche.
anche: Metrica di vanità
Una vanity metric è una metrica che appaga e non misura risultati reali, come il numero di follower.
anche: Competitive advantage
Il vantaggio competitivo (in inglese competitive advantage) è la ragione strutturale per cui un'impresa ottiene risultati migliori dei concorrenti e riesce a difenderli nel tempo.
Nei testi di Enrico Giubertoni si è spostato dal possedere qualcosa al saperlo usare: con i dati ormai alla portata di tutti, il vantaggio nasce dalla maestria con cui gli algoritmi li trasformano in decisioni e dalla velocità con cui quelle decisioni arrivano al mercato.
Esempio. Una banca sviluppa in casa il sistema che riconosce le frodi, perché quella capacità è il suo vantaggio competitivo, e acquista da fuori il servizio che gestisce le buste paga. La scelta fra costruire e comprare si risolve con una domanda: quale delle due cose un concorrente può copiare in un trimestre.
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vedi Realtà Virtuale
Il Virtual Try-On (VTO) è la prova virtuale di un prodotto sul proprio volto, attraverso la fotocamera e la Realtà Aumentata.
anche: AI washing
Il washing (dall'inglese to wash, lavare, sul modello di whitewashing, dare una mano di bianco) è l'abitudine di un'impresa di dichiarare una qualità che il suo comportamento non ha, per ricavarne reputazione a buon mercato.
La parola cambia prefisso a seconda della qualità esibita: greenwashing per l'ambiente, AI washing per l'intelligenza artificiale, pinkwashing per i diritti delle persone LGBTQ+, social washing per l'impegno sociale. Il meccanismo è sempre lo stesso: si spende nel racconto quello che non si è speso nella sostanza.
Esempio. Un'azienda chiama «basato sull'intelligenza artificiale» un gestionale che applica regole scritte a mano dieci anni fa. È AI washing: la parola attira l'attenzione di chi compra, e il primo cliente che chiede come decide il sistema scopre che non c'è niente da governare.
Il Watch Time è il tempo di visualizzazione di un video, uno dei segnali principali degli algoritmi basati sugli interessi.
Un wearable è un dispositivo indossabile e connesso, come uno smartwatch, che misura parametri del corpo.
WeChat è la super-app dominante in Cina.
White label indica un prodotto o un software realizzato da un fornitore e venduto con il marchio di chi lo adotta.
anche: «Io che cosa ci guadagno?»
WIIFM, sigla di what's in it for me (in italiano «io che cosa ci guadagno?»), è la domanda che chi legge o ascolta si pone davanti a ogni messaggio commerciale, quasi sempre senza dirla ad alta voce.
Serve da controllo finale su una presentazione, una email o una pagina: quando la risposta arriva soltanto alla fine, il lettore ha già smesso di leggere.
Esempio. Una proposta di formazione che apre con la storia del fornitore e i suoi anni di attività lascia la domanda scoperta; la stessa proposta che apre con le ore che il reparto smette di perdere ogni settimana la chiude alla prima riga.
Le definizioni nascono dagli articoli pubblicati: un censimento su 965.532 parole e 324 articoli ha misurato quali termini vengono davvero usati e in quanti pezzi, e gli articoli elencati sotto ogni voce vengono da quel conteggio invece che da un elenco scritto a mano. Alcune voci entrano perché servono al lettore anche se negli articoli non compaiono ancora.
Parlaci delle tue priorità e degli obiettivi che vuoi raggiungere.
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