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Storia del digitale

Campagne di marketing di successo: 7 esempi famosi e che cosa li avrebbe resi misurabili

Di Enrico Giubertoni

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Una campagna di marketing di successo è quella che si ricorda; per un’impresa, però, è quella di cui si può dire quanto è costata e che cosa ha portato. Le sette campagne che seguono sono fra quelle che cito più spesso nelle mie attività di consulenza e formazione: le racconto come sono andate, e per ciascuna aggiungo che cosa si sarebbe potuto misurare.

Toccano la storia di internet in Italia e quella del commercio elettronico, dal 1995 al 2017. Chi lavora oggi in un ufficio marketing ci trova due cose: le leve creative che funzionano ancora, e l’errore che quasi tutte condividono.

1. USB Wine: l’innovazione e l’umorismo in questa campagna francese del 2007

Nel 2007, “USB Wine” sorprese il web. L’idea, nata come uno scherzo, presentava un dispositivo USB che, collegato al computer, avrebbe permesso di spillare vino direttamente dai produttori francesi.

Questa trovata di buzz marketing combinava pubblicità online, video virali e TV advertising. Il sito dedicato e il video esplicativo suscitarono grande curiosità, svelando poi lo scherzo e invitando gli utenti all’e-commerce di 1jour1vin.com.

Campagne di Marketing di successo: USB WINE, un esempio della tradizione pubblicitaria francese applicata al digitale.

Un esempio di come umorismo e originalità possano generare un forte impatto.

Che cosa si poteva misurare. le visite arrivate a 1jour1vin.com dal video e quante diventavano un primo ordine.

2. Volvo Trucks: la forza della precisione (e dei meme) (2013)

Un’altra campagna costruita sulla stessa leva è quella che Firefox lanciò sui social: impatto visivo, e un pubblico che la rilancia da solo.

La campagna di Volvo Trucks, con il celebre video di Jean-Claude Van Damme che esegue una spaccata tra due camion in movimento, divenne un fenomeno virale.

Lo spot, che celebrava la precisione e la stabilità dei mezzi Volvo, lanciato nel 2013, generò milioni di visualizzazioni e innumerevoli meme, dimostrando come un contenuto di qualità possa inserirsi nella cultura popolare e rafforzare l’immagine di un brand.

Che cosa si poteva misurare. oltre alle visualizzazioni, le richieste di preventivo ai concessionari nei mesi dopo il lancio.

3. Lurpak: il burro salato che emoziona (dal 2001)

La pubblicità del burro salato Lurpak si distingue per immagini sensoriali e suggestive che catturano sapori e profumi della cucina. Dal 2001, gli spot Lurpak hanno saputo creare un’atmosfera unica, trasformando la preparazione dei cibi in un’esperienza quasi magica. La cura per i dettagli e la qualità delle immagini ne hanno fatto un esempio di eccellenza nel food marketing.

Che cosa si poteva misurare. le vendite a scaffale nei Paesi e nei mesi con gli spot, confrontate con quelli senza.

4. IOL: “Apriti Sesamo”, la magia della connessione (Anni ’90)

Vincitore del Grand Prix di Pubblicità Italia nel 2000, lo spot della pubblicità di Italia Online è stato girato da Emir Kusturica. Rappresenta uno smemorato Alì Babà alle prese con l’ apertura della caverna dei suoi tesori. Uno dei primi spot su internet a girare nelle televisioni italiane.

La campagna “Apriti Sesamo” di IOL ha segnato un’epoca nelle telecomunicazioni.

Con uno slogan semplice e diretto, ha saputo comunicare l’importanza della connessione internet come strumento per aprire nuove opportunità e orizzonti. Un esempio di come un messaggio efficace possa rendere un prodotto tecnologico accessibile e desiderabile.

Che cosa si poteva misurare. i nuovi abbonamenti a Italia Online nelle settimane della messa in onda.

5. Buondì Motta: l’ironia che conquista (2017)

Nel 2017, la campagna Buondì Motta ha suscitato scalpore con il suo spot irriverente e surreale. La storia di una bambina che desidera un Buondì perfetto, e che affronta disavventure comiche, ha generato grande dibattito e viralità. La campagna ha dimostrato come ironia e originalità possano rompere gli schemi e creare un legame con il pubblico più giovane.

Che cosa si poteva misurare. il dibattito misurato in menzioni, e accanto il venduto, che è la sola cifra che paga lo spot.

6. Budweiser Buddy Cup: una campagna controversa basata sul rituale del brindisi (2013)

Nel 2013, Budweiser lanciò la controversa campagna “Buddy Cup”, un bicchiere di birra che si collegava a Facebook. L’idea era che, brindando con un altro utente Buddy Cup, si diventasse automaticamente amici sul social network. La campagna, pur innovativa, sollevò preoccupazioni sulla privacy e sulla promozione dell’alcol tra i giovani. Molti criticarono l’iniziativa, definendola un’invasione della sfera personale e un’incentivazione al consumo eccessivo di alcol. Nonostante le polemiche, la campagna generò un notevole buzz mediatico, portando Budweiser al centro del dibattito sul rapporto tra social media e marketing.

Che cosa si poteva misurare. le amicizie create su Facebook contro il costo di ogni bicchiere distribuito.

7. Amplifon: “Basta Provarci” (2015)

Termino questo articolo con la più commovente campagna digitale che ha come testimonial i Bambini.

La campagna “Basta Provarci” di Amplifon, lanciata ad aprile 2015 per i 65 anni dell’azienda, ha affrontato il tema dell’importanza di prendersi cura della propria salute uditiva.

Attraverso testimonianze e storie di persone che hanno superato le difficoltà legate alla perdita dell’udito, Amplifon ha promosso un messaggio di inclusione e di incoraggiamento ad affrontare il problema. La campagna si è distinta per la sua sensibilità e per la capacità di sensibilizzare il pubblico su un tema spesso trascurato.

Che cosa si poteva misurare. le prenotazioni del controllo dell’udito dopo la campagna.

Comunicare, Emozionare, Conquistare: 7 esempi iconici di Campagne di marketing di successo:

Questi sette esempi ci mostrano come il marketing digitale possa essere un potente strumento per comunicare, emozionare e generare impatto.

Le campagne a confronto
CampagnaAnnoLeva principaleChe cosa si poteva misurare
USB Wine2007Umorismo e buzz marketingVisite al sito e primi ordini
Volvo Trucks, spaccata di Van Damme2013Impatto visivo e viralitàRichieste di preventivo ai concessionari
Lurpakdal 2001Immagini sensorialiVendite a scaffale con e senza spot
IOL, “Apriti Sesamo”anni ’90Messaggio semplice che rende desiderabile la connessioneNuovi abbonamenti nelle settimane della messa in onda
Buondì Motta2017Ironia e irriverenzaVenduto accanto alle menzioni
Budweiser Buddy Cup2013Integrazione con Facebook, controversaAmicizie create contro costo dei bicchieri
Amplifon, “Basta Provarci”2015Emozione e sensibilizzazionePrenotazioni del controllo dell’udito
Fonte: Elaborazione di Enrico Giubertoni

Ogni campagna, con la sua unicità, ci insegna l’importanza di conoscere il proprio pubblico, di utilizzare la creatività e di saper sfruttare le potenzialità dei diversi canali digitali. Sia che si tratti di un’idea divertente come “USB Wine”, di un’emozione profonda come “Basta Provarci” o di un fenomeno virale come la spaccata di Van Damme, l’obiettivo rimane lo stesso: creare un legame duraturo con il pubblico e lasciare un segno indelebile.

Riferimenti

www.1jour1vin.com per la campagna USB Wine

“Basta Provarci”: lancio ad aprile 2015 per i 65 anni di Amplifon, secondo il blog cocotetlavieenrose.com

Apriti Sesamo. Articolo di Riccardo Luna su Repubblica

Dal buzz al fatturato: perché le campagne famose non si sanno misurare

Le sette campagne qui sopra hanno una cosa in comune che nel 2007 non vedevo: nessuna ha mai pubblicato quanto ha reso. Il buzz (il rumore mediatico attorno a una campagna) si conta, l’emozione si racconta, ma la domanda che un amministratore delegato fa oggi è un’altra: quanto di quel rumore è diventato un contratto firmato?

In molte imprese la risposta non arriva per un motivo preciso. I dati ci sono, i cruscotti pure, ma descrivono il mese passato e non cambiano nessuna decisione del prossimo. È quella che chiamo Analytical Inertia (l’inerzia analitica): l’impresa guarda il passato nei rapporti e spera che il futuro gli somigli. Ne consegue che una campagna di successo, per un’impresa, è quella di cui si può dire quanto è costata e quanto ha portato, con una data accanto.

Il metodo per arrivarci l’ho raccolto in come il marketing smette di essere un centro di costo, e vale per la campagna virale come per il volantino.

Se lavori in un ufficio marketing e vuoi portare il metodo nella tua squadra, c’è la formazione che faccio in azienda.

Domande frequenti

Quali sono esempi di campagne di marketing di successo nella storia del digitale?

Fra le campagne che cito più spesso nelle mie attività di consulenza e formazione ci sono USB Wine, lo spot Volvo Trucks con la spaccata di Jean-Claude Van Damme, gli spot del burro Lurpak, “Apriti Sesamo” di Italia Online, Buondì Motta e “Basta Provarci” di Amplifon. Ognuna mostra una leva diversa: umorismo, impatto visivo, emozione, ironia.

Che cosa fu la campagna USB Wine?

Fu una trovata di buzz marketing nata come uno scherzo: un dispositivo USB che, collegato al computer, avrebbe permesso di spillare vino direttamente dai produttori francesi. Combinava pubblicità online, video virali e TV advertising; poi svelava lo scherzo e invitava gli utenti all’e-commerce di 1jour1vin.com.

Perché la campagna Budweiser Buddy Cup fu controversa?

Perché il bicchiere Buddy Cup si collegava a Facebook e, brindando con un altro utente, si diventava automaticamente amici sul social network. Molti la criticarono come un’invasione della sfera personale e un incentivo al consumo di alcol fra i giovani, ma la campagna generò comunque un notevole buzz mediatico.

Che cosa insegnano le campagne di marketing di successo a un’impresa?

Insegnano le leve che funzionano ancora (umorismo, emozione, un’idea semplice) e un errore comune: quasi nessuna ha misurato che cosa ha portato in vendite. Per un’impresa la campagna riuscita è quella di cui si conoscono costo e ritorno.

Come si misura il successo di una campagna di marketing?

Si decide prima che cosa deve cambiare (richieste, ordini, abbonamenti), lo si conta prima e dopo la campagna e lo si mette accanto alla spesa. Visualizzazioni e menzioni sono un indizio, non il risultato.

Enrico Giubertoni

Enrico Giubertoni

Performance Systems Architect™

Enrico Giubertoni è un progettista di sistemi di ricavo, consulente di direzione e keynote speaker.

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Come Performance Systems Architect™, dal 1998 decodifica i segnali digitali per la governance dei ricavi e la Signal Intelligence™ (la lettura dei segnali d’acquisto latenti) nelle imprese B2B. Il suo lavoro individua l’Analytical Inertia (i dati che l’impresa possiede e non trasforma in decisioni) nelle business unit e la trasforma in Financial Velocity, la velocità con cui l’impresa genera valore.

È autore di cinque pubblicazioni sul marketing digitale e di oltre 340 articoli, e dal 2006 cura uno dei blog di strategia più longevi d’Europa.

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