Intelligenza artificiale
anche: Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 1° agosto 2024 e applicabile per gradi.
Negli articoli di Enrico Giubertoni conta l'ordine in cui arrivano gli obblighi più della data d'entrata in vigore: l'articolo 50 sulla trasparenza dei contenuti generati colpisce già oggi l'impresa che li pubblica, mentre i doveri che la obbligherebbero a sapere quali sistemi girano in casa sua sono stati spostati al 2 dicembre 2027 dal Regolamento (UE) 2026/1744. Prima arriva la responsabilità, la visibilità arriva sedici mesi dopo. È la prima legge organica al mondo sull'intelligenza artificiale, e la sua logica è il rischio: vieta le pratiche a rischio inaccettabile, come il punteggio sociale dei cittadini e la manipolazione che sfrutta le fragilità delle persone (divieti in vigore dal 2 febbraio 2025); sottopone a obblighi stringenti i sistemi ad alto rischio, come quelli usati per selezionare il personale o concedere un credito; chiede trasparenza ai sistemi a rischio limitato, come le chat e i contenuti generati; lascia libero il resto. Dal 2 agosto 2025 valgono gli obblighi per i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, quelli alla base degli assistenti generativi. Come il GDPR, si applica a chiunque offra sistemi nel mercato europeo, ovunque abbia sede.
Un esempio
Un'azienda pubblica sul proprio sito un video promozionale con una voce generata artificialmente e non lo dichiara: la sanzione dell'articolo 50 arriva fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo ed è esigibile dal 2 agosto 2026. Gli obblighi che imporrebbero alla stessa azienda di sapere quali sistemi girano in casa sua sono altri, cioè i doveri degli articoli 26 e 27 su chi impiega un sistema ad alto rischio dell'Allegato III, fra cui la selezione del personale, e maturano il 2 dicembre 2027.
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